Monthly Archives: Aprile 2024

INTERPELLO 2/2024 : NUMERO MASSIMO DI PARTECIPANTI AI CORSI DI FORMAZIONE SU SICUREZZA E SALUTE SUL LAVORO.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato un interpello in materia di salute e sicurezza sul lavoro ai sensi dell’articolo 12 del d.lgs. n. 81/2008 e s.m.i.
Il quesito chiede se” è da ritenersi conforme all’Accordo Stato – Regioni del 21.12.11, relativamente alle modalità della formazione del personale ex art. 37, comma 2 del D. Lgs. 81/2008, un accordo “aziendale” che, nel rispetto del dettato di cui al punto 5-bis del citato Accordo, preveda un numero di studenti, equiparabili ai lavoratori, partecipanti ad ogni corso di formazione non superiore a 100 unità anziché a 35″.

https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/interpelli/risposta-ad-interpello_universita-federico-ii-signed.pdf

RAPPORTO ILO SULLA SICUREZZA DEL LAVORO ED EMERGENZA CLIMA

ILO ha pubblicato in occasione della Giornata Mondiale per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro un interessante rapporto “Ensuring safety and health at work in a changing climate” (file pdf), dove vengono analizzati i nuovi allarmanti dati sull’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute e la sicurezza dei lavoratori, in considerazione dei crescenti rischi legati all’esposizione a pericoli come il caldo eccessivo, le radiazioni ultraviolette, gli eventi meteorologici estremi, l’inquinamento atmosferico, le malattie trasmesse da vettori e i prodotti chimici per l’agricoltura.

INFORTUNI IN AGRICOLTURA 2018/2022

Al settore è dedicato il nuovo numero del periodico statistico Dati Inail, che nel quinquennio segnala un calo del 21,5% dei casi denunciati all’Istituto. I decessi sono in media 150 all’anno

Infortuni in agricoltura, tra il 2018 e il 2022 confermato il trend decrescente

ROMA – Nel 2022 gli infortuni denunciati all’Inail nella gestione assicurativa Agricoltura sono stati 26.459, in calo del 2,9% rispetto all’anno precedente (27.239) e del 21,5% rispetto al 2018 (33.705). Gli infortuni sono di gran lunga più frequenti durante lo svolgimento dell’attività lavorativa (24.934) rispetto a quelli avvenuti in itinere, nel tragitto di andata e ritorno tra la casa e il luogo di lavoro (1.525). A rilevarlo è il nuovo numero del periodico Dati Inail, curato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto, che segnala anche la progressiva riduzione degli occupati di questo settore, passati dai 927mila del 2019 agli 872mila del 2023 (-5,9%), con una leggera prevalenza dei dipendenti (53,4%) rispetto agli indipendenti (46,6%).  

Nel Nord-Est quasi un terzo delle denunce. Dal punto di vista territoriale, nel 2022 il maggior numero di infortuni è stato denunciato nel Nord-Est con 8.433 casi, pari al 31,9% del totale. Seguono il Sud (5.457), il Centro (4.958), il Nord-Ovest (4.666) e le Isole (2.945). Tra le regioni più colpite l’Emilia Romagna (13% del totale), seguita da Lombardia e Toscana (circa il 9,1% ciascuna), Veneto (8,8%) e Puglia (8,0%). L’81,8% dei casi (21.244) riguarda lavoratori di nazionalità italiana, seguiti con il 13,8% dagli extra Ue (4.103) e con il 4,4% dai comunitari (1.112). A fronte del calo registrato per italiani (-24,4%) e comunitari (-30,4%), le denunce di infortunio dei lavoratori extracomunitari nel 2022 sono aumentate del 2,3% rispetto al 2018.   

Otto infortunati su 10 sono uomini. Prendendo in considerazione il genere, il settore agricolo è caratterizzato da una netta prevalenza di occupati uomini (la quota delle lavoratrici è pari a circa un quarto del totale), che si riflette anche dal punto di vista infortunistico. Circa l’82% dei casi denunciati nel quinquennio 2018-2022, infatti, riguarda i maschi. La distribuzione delle denunce per classi di età risulta piuttosto stabile nel tempo, ma si differenzia in maniera evidente se vista rispetto al genere. Per i lavoratori gli infortuni fino a 44 anni costituiscono il 40,5% degli eventi contro il 29,1% delle lavoratrici. Tra i 44 e i 64 anni, invece, si concentra il 46,8% degli infortuni degli uomini e il 58,5% di quelli delle donne.  

La perdita di controllo del mezzo utilizzato prima causa di morte. Nel quinquennio analizzato i decessi sono stati in media 150 all’anno, con un picco di 171 nel 2019, su cui hanno inciso anche due incidenti plurimi nei quali hanno perso la vita sei lavoratori, e un minimo di 137 nel 2022. Poco meno dei due terzi dei deceduti hanno 50 o più anni e l’incidenza è tendenzialmente crescente (+8% nel quinquennio), a conferma dell’invecchiamento progressivo anche della forza lavoro agricola. I tre quarti delle vittime sono italiani, il resto stranieri a partire dai lavoratori indiani (33 morti nel quinquennio), marocchini (16), albanesi (11) e senegalesi (11). La prima causa di morte è la perdita di controllo totale o parziale del mezzo utilizzato (di trasporto o attrezzo in movimento).

Prosegue l’incremento delle malattie professionali denunciate. Dopo la flessione del 2020 causata dalla pandemia, la ripresa delle denunce di malattia professionale registrata nel 2021 è proseguita anche nel 2022 con 10.020 casi protocollati in agricoltura, in aumento del 9,5% rispetto ai 9.151 dell’anno precedente. L’incidenza del dato agricolo sul complesso delle patologie denunciate all’Istituto è pari al 17% ed è molto più alta di quella riscontrata per gli infortuni sul lavoro (4%), a dimostrazione di un’attività particolarmente logorante per il fisico. L’età media del lavoratore alla denuncia è di 59 anni (contro i 57 nell’Industria e servizi e i 61 nel Conto Stato). I casi dei lavoratori stranieri rappresentano solo il 3% (nell’Industria e servizi sono il 9%). Le malattie più frequenti tra gli agricoltori sono quelle a carico dell’apparato muscolo-scheletrico (77% del totale), in particolare dorsopatie e tendiniti.

Con i bandi Isi finanziati più di settemila progetti. Grazie ai bandi Isi rivolti a tutte le imprese agricole sono stati finanziati circa 7.200 progetti. L’asse dedicato alle micro e piccole imprese agricole ha consentito l’acquisto di macchine e trattori moderni, che contribuiscono da un lato al miglioramento delle condizioni di sicurezza e dall’altro alla sostenibilità ambientale. Nelle ultime tre edizioni, in particolare, sono stati erogati contributi a fondo perduto per un importo medio di 44mila euro. Con il bando Isi 2023, inoltre, l’importo massimo erogabile per ciascun progetto è stato più che raddoppiato, da 60mila a 130mila euro, mentre l’intensità di aiuto è passata dal 40% al 65% per la generalità delle imprese agricole e dal 50% all’80% per i giovani agricoltori.

QUI IL LINK:

  • Marzo 2024
  • Argomenti
    Il settore agricolo perde terreno – La gestione Agricoltura: le denunce di infortunio nel quinquennio 2018-2022 confermano il trend decrescente – Il lavoro nei campi miete vittime anche nel 2022 – Disturbi alla colonna vertebrale e tendinopatie le malattie più denunciate dagli agricoltori – Finanziamenti Isi al settore agricoltura: sguardo d’insieme e focus sulla sostenibilità – Dai bandi Isi un supporto alle micro e piccole imprese agricole per macchine più sicure
    (.pdf – 1 mb)

LE DINAMICHE DEGLI INFORTUNI NELL’INDUSTRIA METALMECCANICA.

da Inail.it

La scheda presenta un approfondimento del fenomeno infortunistico nell’industria metalmeccanica ed in particolare delle attività di cui alle seguenti voci della classificazione Ateco 2007: C24 Metallurgia e C25 Fabbricazione di prodotti in metallo (esclusi macchinari e attrezzature).

Immagine Infor.Mo, Dinamiche infortunistiche nell’industria metalmeccanica

La scheda analizza le cause degli infortuni registrati nella banca dati del sistema di sorveglianza nazionale degli infortuni mortali e gravi Infor.Mo per stimolare l’individuazione di linee di azione efficaci per la riduzione di situazioni di rischio grave. Nella scheda vengono fornite anche indicazioni sulle buone pratiche di prevenzione e protezione da applicare per la corretta gestione dei fattori di rischio evidenziati nella disamina.

Prodotto: Fact sheet
Edizioni: Inail – 2024
Disponibilità: Consultabile solo in rete
Info: dcpianificazione-comunicazione@inail.it

OFTALMOLOGIA LE ULTIME NOTIZIE DAL CONVEGNO DELLA SISO.

da ansa.it

La Medicina oculistica offre soluzioni sempre più raffinate ma deve fare i conti con un sistema sanitario che impone regole superate e con tagli alla spesa pubblica che frenano il loro utilizzo, con attese sempre più lunghe e disparità tra i pazienti nelle diverse Regioni.

Se ne è parlato in occasione del terzo congresso nazionale SISO (Società Italiana di Scienze Oftalmologiche), in corso a Roma, con oltre 2800 specialisti provenienti da tutta Italia. “Da una parte registriamo avanzamenti sul piano scientifico e clinico – spiega Teresio Avitabile, Presidente SISO e Ordinario di Oculistica all’Università di Catania – dall’altra abbiamo problemi normativi. Un esempio per tutti, è l’intervento di cataratta: oggi lo eseguiamo in 20 minuti, abbiamo protesi di cristallino avanzatissime, ne facciamo 600 mila all’anno ma normative anacronistiche ci costringono a regole ridondanti che alzano i costi e allungano conseguentemente le liste di attesa”.
    L’Italia è anche al primo posto in Europa per somministrazione di iniezioni intravitreali con cui si somministrano farmaci che, inibibendo i fattori di crescita di nuovi vasi sanguigni, frenano la degenerazione della macula, cioè la zona centrale della retina. “Ne pratichiamo circa 400 mila l’anno – dichiara Scipione Rossi, Segretario Siso e Direttore dell’UOC di Oculistica Ospedale S.Carlo di Nancy di Roma – Il problema è l’erogazione delle prestazioni: i rimborsi, cioè i Drg, per questo tipo di malattie sono in diminuzione”. Nel caso del glaucoma, è stato inoltre prodotto un cristallino artificiale speciale. 

 “In pratica, se un paziente che deve operarsi di cataratta soffre anche di un glaucoma controllato farmacologicamente – continua- si può impiantare questo tipo di cristallino che gli consentirà di fare a meno delle gocce quotidiane di collirio per un anno o due”. Ma se i trattamenti ci sono, il Ssn non consente a tutti di beneficiarne. “Stiamo assistendo a una graduale fuoriuscita dell’Oftalmologia dal Sistema Sanitario Nazionale – spiega Francesco Bandello, Direttore Unità di Oculistica dell’Ospedale S. Raffaele di Milano – I nuovi Lea infatti prevedono una riduzione sostanziale di rimborso di prestazioni importanti tra cui l’intervento di cataratta rimborsato con 800 euro, una somma insufficiente”.
Rassicurazioni arrivano dal Ministero “disponibile a rivedere il tariffario – conclude Romolo Appolloni del Consiglio Direttivo SISO, Direttore U.O.C. Oftalmologia Ospedale S. Eugenio – CTO di Roma – ovviamente nel rispetto della sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale”

LAVORI IN QUOTA : QUANDO IL PERICOLO È “ALTO” .

fonte: ANFOS

All’interno dell’ampio spazio dedicato ai cantieri temporanei o mobili, il Testo Unico riserva un intero Capo, il secondo, per illustrare le norme relative alla prevenzione degli infortuni sul lavoro in quota.
L’art. 107 definisce i lavori in quota come quelle attività lavorative che espongono il lavoratore al rischio di caduta da una altezza superiore a due metri rispetto ad un piano stabile, ne sono quindi compresi anche le attività di scavo che prevedono profondità superiori a quella sopra indicata.

La sezione II, articoli dal 108 al 111, illustra quindi le disposizioni di carattere generale, precisando che i cantieri in cui siano adibite attività che prevedano lavori in quota debbano essere provvisti di idonee recinzioni per impedire l’accesso ad estranei e che il transito sotto ponti sospesi, scale ed aree simili, deve essere impedito mediante barriere.
L’articolo 111 illustra quindi gli obblighi ascrivibili al Datore di Lavoro, con due precisazioni introduttive di carattere generale:

  1. deve essere data la priorità alle misure di protezione di tipo collettivo rispetto a quelle individuali;
  2. deve essere posta particolare attenzione alle dimensioni e all’ergonomia delle attrezzature di lavoro.

Sulla base di questi due principi si elencano quindi i conseguenti e relativi obblighi
Questi vanno dalle disposizioni sulle attrezzature da adottare quali funi (art. 116), scale (art. 113) e ponteggi (sezioni IV, Ve VI) alla descrizione nel dettaglio delle caratteristiche tecniche che devono possedere, le dimensioni, il posizionamento ed i requisiti di conformità minimi affinché possano essere impiegate. Particolare evidenza viene data ai dispositivi di protezione collettiva anti caduta, specificandone l’obbligo di adozione e l’impossibilità di iniziare una attività in loro assenza.
Tra gli obblighi del Datore di Lavoro, infine, rientrano anche il divieto di far assumere bevande alcoliche e superalcoliche (art. 111, c8) ed il divieto di far effettuare lavori temporanei in quota se le condizioni metereologiche non ne consentono l’esecuzione in sicurezza (art. 111, c9).

Così come già per altre tipologie di rischio, viene data particolare evidenza agli aspetti relativi alla formazione ed informazione dei preposti e dei dirigenti; formazione che assume carattere prioritario in questo ambito, per gli elementi che costituiscono il corretto impiego dei Dispositivi di Protezione Individuali, come descritti nell’art. 115 (assorbitori di energia, dispositivi di ancoraggio, cordini ed imbragature) che devono essere obbligatoriamente utilizzati qualora non sia stato possibile per motivi tecnici adottare idonee misure di protezione collettiva.

Chiudono il Titolo IV due ultime sezioni rispettivamente dedicate alle costruzioni edilizie (sez. VII) e alle demolizioni (sez. VIII), sempre in ottica di voler tutelare i lavoratori dal rischio di cadute dall’alto sono interessanti alcune misure di sicurezza relative per esempio ad alcune lavorazioni speciali (art. 148) ed al divieto di lavorare su muri in demolizione di altezza superiore ai due metri (art. 152).
In tema di edilizia, e di prevenzione sui luoghi di lavoro relativamente al settore in cui si registrano ancora oggi il maggior numero di incidenti sul lavoro, risulta chiaro l’obiettivo del legislatore di voler approfondire in modo esaustivo e dettagliato un aspetto importante come quello della protezione nei lavori in quota, definendo integralmente anche gli aspetti che potrebbero a prima vista apparire più marginali, ma la cui applicazione può invece risultare significativa in termini di riduzione degli infortuni.

fonte : Inail

IL CONTRIBUTO DI INAIL

Online sul portale dell’Istituto, il volume – realizzato dai ricercatori di Dit e Cte – raccoglie i risultati di due importanti seminari svolti al Made di Milano e al Saie di Bologna e offre una panoramica delle diverse problematiche relative alla sicurezza nelle attività di manutenzione sulle coperture degli edifici

Lavorare in quota

ROMA – Tecnici, installatori ed esperti di lavorazioni su tetti e coperture: si rivolge a loro il volume “La sicurezza nei lavori sulle coperture. Sistemi di prevenzione e protezione contro la caduta dall’alto”, realizzato dai ricercatori dell’Inail del dipartimento Innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici (Dit) e dalla Consulenza tecnica per l’Edilizia (Cte). La pubblicazione – online sul portale dell’Istituto – raccoglie gli atti di due seminari svolti nel 2013 al Made di Milano e al Saie di Bologna: ”Un cantiere sicuro per riqualificare l’esistente – lavori in copertura” e “Lavori su coperture: problematiche, approfondimenti”.

Dalla legislazione ai casi di studio. Ad aprire il manuale un breve excursus sulla legislazione vigente nei lavori in quota e sui dispositivi di protezione. In particolare, ampio spazio è dedicato ai sistemi di ancoraggio utilizzati nelle opere di costruzione, che vengono presentati e descritti attraverso schede illustrative. Oltre a promuovere la cultura della manutenzione, il testo si sofferma anche sulla fase della progettazione, durante la quale vengono spesso sottovalutate le possibili implicazioni di salute e sicurezza nelle fasi successive. Non ultimi, alcuni casi di studio realizzati su diversi edifici dell’Inail e delle tabelle comparative per la valutazione del rischio.

Cadute dall’altro: come procedere in sicurezza. Uno dei capitoli del volume affronta anche l’attuale problema delle cadute dall’alto. “Troppi vanno sui tetti non pensando a quanto possa essere pericoloso – precisa Michele Candido Meschino, ingegnere e coordinatore generale Cte – Il rischio, invece, è alto e aumenta soprattutto perché sottovalutato”. “A volte utilizzare le attrezzature di sicurezza sembra un fastidioso onere in termini di perdita di tempo e così si pensa di poterne fare a meno – aggiunge – In queste circostanze quasi sempre il nemico principale è la fretta e, dopo questa, la sopravvalutazione della propria abilità. Non va trascurato, infine, anche l’aspetto legato a una non adeguata formazione”.

Meschino: “Oltre alle norme anche manutenzioni e controlli”. Tra le finalità dello studio la necessità di fare il punto su un problema che produce numerosi incidenti e sul quale di recente ci sono stati aggiornamenti normativi importanti. “Purtroppo è frequente che ci si metta a norma sulla base di una nuova legge, ma poi non si facciano nel tempo manutenzione e controllo dell’efficienza dei dispositivi, vanificando così l’efficacia degli accorgimenti a suo tempo adottati”, conclude Meschino che sollecita a non dimenticare che “dove vengono fatti più interventi e le condizioni climatiche sono più severe il rischio aumenta notevolmente. Non a caso il 65% degli infortuni avvenuti su tetti e terrazze è concentrato al Nord Italia”.

APP FONOMETRO NIOSH

L’app NIOSH Sound Level Meter può misurare il rumore sul posto di lavoro per determinare se i lavoratori possono essere esposti a rumori pericolosi. L’app gratuita combina le migliori funzionalità dei fonometri professionali e dei dosimetri di rumore in un unico semplice strumento. L’app è stata creata per consentire alle persone di testare i livelli di rumore sul posto di lavoro, prendere decisioni informate sull’esposizione al rumore e prevenire la perdita dell’udito professionale.

app Store

Scarica l’app gratuita oggi.
Scarica il manuale utente

Leggi informazioni sull’app SLM sul blog scientifico NIOSH

L’EMPATIA DEL MEDICO RIDUCE IL DOLORE CRONICO

da doctor33.it

Un recente studio pubblicato su JAMA Network Open rivela significative correlazioni tra la capacità del medico di mostrare empatia e il miglioramento della qualità della vita, la riduzione del dolore e la disabilità nei pazienti affetti da dolore lombare cronico. Secondo John C. Licciardone, della University of North Texas Health Science Center di Fort Worth, e primo autore dello studio: “la capacità empatica del medico si associa a risultati favorevoli molto più significativi delle cure standard, incluse le terapie non farmacologiche e gli interventi chirurgici alla colonna lombare”.

Lo studio, condotto su 1.470 pazienti adulti con dolore lombare cronico, ha osservato che coloro che sono stati trattati da medici particolarmente empatici hanno riportato un notevole miglioramento in termini di intensità del dolore, disabilità correlata alla schiena e deficit di qualità della vita correlata alla salute (HRQOL) rispetto ai pazienti curati da medici meno empatici. I pazienti hanno completato complessivamente 5.943 incontri di follow-up durante il periodo di studio, durato da aprile 2016 a luglio 2023. I risultati dimostrano che un aumento dell’empatia è inversamente correlato all’intensità del dolore, alla disabilità correlata alla schiena e ai deficit di HRQOL in tutte le misure valutate.
La ricerca ha impiegato lo strumento “Consultation and Relational Empathy” (CARE) per valutare l’empatia del medico, classificando i medici in gruppi di alta o bassa empatia basandosi sul punteggio ottenuto. Questo approccio non solo conferma l’importanza dell’empatia nella relazione medico-paziente ma suggerisce anche che maggiore attenzione dovrebbe essere data allo sviluppo di questa qualità nei medici.

JAMA Network Open 2024. Doi: 10.1001/jamanetworkopen.2024.6026
http://doi.org/10.1001/jamanetworkopen.2024.6026

UNO STUDIO SU ASMA ED IRRITANTI – CORTE COSTANCES.

da OEM.bmj

L’impatto delle esposizioni professionali croniche a sostanze irritanti sull’asma rimane oggetto di discussione. Sono state studiate le associazioni tra esposizioni professionali e asma, con interesse specifico per l’esposizione cronica a sostanze irritanti, inclusi disinfettanti e prodotti per la pulizia (DCP) e solventi.

Metodi Le analisi trasversali hanno incluso 115.540 adulti (55% donne, età media 43 anni, 10% asma attuale) che hanno lavorato all’inclusione nella coorte CONSTANCES basata sulla popolazione francese (2012-2020). L’asma attuale è stata definita dall’asma con sintomi, farmaci o attacchi d’asma (ultimi 12 mesi) e il punteggio dei sintomi dell’asma dalla somma di 5 sintomi respiratori (ultimi 12 mesi). Sia le esposizioni professionali attuali che quelle nel corso della vita sono state valutate mediante la matrice di esposizione lavorativa specifica per l’asma professionale. Le associazioni sono state valutate per genere utilizzando regressioni logistiche e binomiali negative aggiustate per età, abitudine al fumo e indice di massa corporea.

Risultati Nelle donne, sono state osservate associazioni tra asma attuale ed esposizione nel corso della vita a sostanze irritanti (OR 1,05, IC 95% da 1,00 a 1,11), DCP (1,06, IC 95% da 1,00 a 1,12) e solventi (1,06, IC 95% da 0,98 a 1,14). . Negli uomini, solo l’esposizione una tantum ai DCP (1,10, IC 95% da 1,01 a 1,20) era associata all’asma in atto. L’esposizione nel corso della vita a sostanze irritanti è stata associata a un punteggio più elevato dei sintomi dell’asma sia nelle donne (rapporto di punteggio medio: 1,08, IC 95% da 1,05 a 1,11) che negli uomini (1,11, IC 95% da 1,07 a 1,15), in particolare per i DCP (donne: 1,09, 95 % IC da 1,06 a 1,13, uomini: 1,21, IC 95% da 1,15 a 1,27) e solventi (donne 1,14, IC 95% da 1,10 a 1,19, uomini: 1,10, IC 95% da 1,05 a 1,15). Per le esposizioni attuali, non sono state osservate associazioni coerenti con l’asma attuale e il punteggio dei sintomi dell’asma.

Conclusioni Le esposizioni professionali nel corso della vita a sostanze irritanti erano associate all’asma attuale e a un punteggio più elevato dei sintomi dell’asma. Queste esposizioni dovrebbero essere attentamente considerate nella gestione dell’asma.

Link allo studio:

https://oem.bmj.com/content/oemed/81/3/129.full.pdf

https://oem.bmj.com/content/oemed/81/3/129.full.pdf?with-ds=yes