STRESS LAVORO CORRELATO

PROMOZIONE DELLA SALUTE PER I LAVORATORI ANZIANI

La promozione della salute mentale sui luoghi di lavoro è fondamentale per garantire a tutti una vita i sana e attiva anche nelle età più avanzate. Può inoltre ridurre la necessità di cure , prevenire il pensionamento anticipato e problematiche di l’invalidità. Il documento qui di seguito è tratto dal sito eurohealth.net ed offre alcuni consigli e strategie per ridurre i rischi psicosociali che riguardano la salute di quella parte della popolazione lavorativa anziana.

da Eurohealth.net

I lavoratori più anziani tendono a sperimentare più rischi psicosociali rispetto ad altri gruppi di età. Le loro competenze possono diventare obsolete più rapidamente di quanto non siano in grado di riqualificare e migliorare le competenze e contratti di lavoro precari possono minare la loro capacità di costruire risorse sociali ed economiche. I lavoratori più anziani segnalano più spesso rischi per la salute legati al lavoro e hanno tassi più elevati di assenze per malattia. Ma non deve essere così. Se adeguatamente supportati e protetti, i lavoratori anziani sono una risorsa per l’organizzazione, l’economia e la società. 

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Le prove crescenti lo dimostrano la salute dei lavoratori è influenzata da rischi psicosociali, come obblighi conflittuali tra lavoro e vita familiare, precarietà del lavoro e stress correlato al lavoro. Coloro che soffrono di problemi psicosociali sul lavoro hanno tassi più elevati di problemi cardiaci e cardiovascolari e soffrono di una maggiore privazione del sonno e depressione.

 Leggi la nostra policy brief per la protezione dei lavoratori anziani sul posto di lavoro

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Migliorare la salute e la sicurezza sul lavoro è a obiettivo chiave della politica sociale dell’UE. Il pilastro europeo dei diritti sociali specifica i diritti a modalità di lavoro che facilitino le responsabilità assistenziali (Principio 9) e a un ambiente di lavoro adeguato alle esigenze professionali e che protegga la salute e la sicurezza (Principio 10). Mentre la Commissione Europea sta lanciando il suo Strategia assistenziale europea e fare progetti per a approccio globale alla salute mentale a livello europeo, la nostra policy brief offre percorsi per il progresso.

Il brief fa sei raccomandazioni per la mitigazione dei rischi psicosociali sul lavoro che devono essere adottate dai datori di lavoro e portate avanti dai responsabili politici. Ciò andrà a vantaggio di tutti i lavoratori, ma soprattutto dei lavoratori più anziani.

  • Incoraggiare l’apprendimento permanente e lo sviluppo di competenze diverse  
  • Offri opzioni per un lavoro flessibile 
  • Sfruttare processi di tutoraggio “bidirezionali”.  
  • Offrire strutture pensionistiche flessibili 
  • Stabilire politiche di supporto e rafforzare le capacità organizzative per i benefici per la salute  
  • Identificare (mentali) “promotori della salute” e programmi promettenti 

Risorse correlate

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Affrontare i rischi psicosociali e sostenere la salute mentale dei lavoratori anziani: politica e pratica in azione – KO ki:

Banner seminario annuale 2022

Seminario annuale EuroHealthNet sull’investimento nel benessere e nell’equità sanitaria per giovani e meno giovani’
– Rapporto disponibile

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Ridurre le disuguaglianze investendo in assistenza sanitaria

INTERVENTI MIRATI E STRESS LAVORO CORRELATO : UNO STUDIO.

da doctor33.it

Gli interventi mirati a ridurre lo stress correlato al lavoro per gli operatori sanitari possono portare a miglioramenti nel modo in cui le persone affrontano situazioni stressanti fino a un anno dopo, secondo una revisione Cochrane delle più recenti prove disponibili sull’argomento, che aggiorna una precedente ricerca del 2015.
«Gli operatori sanitari spesso affrontano situazioni stressanti ed emotive nella cura dei pazienti, sofferenza umana e pressione dalle relazioni con pazienti, familiari e datori di lavoro, nonché lunghi orari di lavoro. Abbiamo scoperto che questi professionisti potrebbero essere in grado di ridurre il loro stress mediante interventi a livello individuale come la terapia cognitivo comportamentale, l’esercizio fisico o l’ascolto di musica. Ciò può essere vantaggioso per gli stessi operatori sanitari e può ripercuotersi sui pazienti di cui si prendono cura e sulle organizzazioni per cui lavorano» spiega Sietske Tamminga, dell’Amsterdam University Medical Centre, nei Paesi Bassi, che ha guidato il gruppo di lavoro.
I ricercatori hanno valutato i dati di 117 studi riguardanti gli effetti di vari approcci per la riduzione dello stress, che hanno coinvolto 11.119 operatori sanitari in tutto il mondo randomizzati a diversi interventi. Lo stress è stato valutato mediante questionari che misuravano i sintomi a breve termine (fino a tre mesi dopo la fine di un intervento), a medio a lungo termine (da tre a 12 mesi), e a lungo termine (fino a dopo più di un anno).
La revisione ha esaminato gli interventi a livello del singolo operatore sanitario che focalizzavano l’attenzione sull’esperienza dello stress o che allontanavano dall’esperienza dello stress.
Le strategie per focalizzare l’attenzione sullo stress includevano la terapia cognitivo comportamentale (CBT) e la formazione sull’assertività, le capacità di coping e di comunicazione. Gli interventi che focalizzavano l’attenzione lontano dallo stress includevano rilassamento, meditazione consapevole, esercizi come yoga e tai chi, massaggi, agopuntura e ascolto di musica.
Gli operatori sanitari coinvolti negli studi stavano sperimentando livelli di stress e burnout da bassi a moderati, con sintomi fisici come mal di testa, tensione muscolare o dolore, ma anche sintomi mentali, come depressione, ansia, difficoltà di concentrazione e problemi emotivi e relazionali.
Gli esperti sottolineano che saranno necessari studi più ampi e di migliore qualità per esaminare gli effetti sia a breve che a lungo termine degli interventi a livello individuale, e che potrebbe essere ancora più vantaggioso migliorare direttamente le condizioni di lavoro, invece di aiutare le persone ad affrontare meglio gli oneri psicosociali. Ad esempio, i datori di lavoro dovrebbero affrontare problemi di carenza di personale, eccesso di lavoro e schemi di turni.
I ricercatori avvertono inoltre che le stime degli effetti degli interventi di gestione dello stress a livello individuale potrebbero essere state distorte a causa delle caratteristiche di alcuni studi inclusi, e del fatto che ci fossero troppo pochi studi incentrati su fattori specifici che possono causare stress sul posto di lavoro. «Attualmente siamo di fronte a una carenza di operatori sanitari a causa degli alti tassi di turnover, e un’efficace prevenzione dello stress e del burnout può aiutare a ridurla» concludono gli autori.

Cochrane 2023. Doi: 10.1002/14651858.CD002892.pub6
http://doi.org/10.1002/14651858.CD002892.pub6

PIATTAFORME DIGITALI E LAVORO .

Le piattaforme di lavoro digitali hanno trasformato il mondo del lavoro e rappresentano una nuova sfida nella gestione della sicurezza sul lavoro . Attualmente sono presenti nella comunità Europea oltre 500 piattaforme . Questa nuova modalità di lavoro permette diverse opportunità occupazionali ma pone anche interrogativi per la presenza inevitabile di nuovi rischi professionali quali l’incremento del ritmo lavoro, l’applicazione parziale delle norme vigenti in materia di SSL e la precarietà del tipo di lavoro. Allo stesso tempo, lavorare per una piattaforma di lavoro digitale , rappresenta un’opportunità eccezionale per alcuni particolari gruppi di lavoratori (in genere svantaggiati ), come i lavoratori disabili o i migranti, di entrare o rientrare nel mercato del lavoro.

( Dott Alessandro Guerri)

Su queste problematiche è possibile consultare la documentazione prodotta dall Agenzia Europea sulla sicurezza :

 progetto di ricerca sulla SSL sulla digitalizzazione ,

Prevenire e gestire i rischi per la salute e la sicurezza nel lavoro su piattaforme digitali 

Diversità della forza lavoro e piattaforme di lavoro digitali: implicazioni per la sicurezza e la salute sul

“Lavoro sano e sicuro nell’era digitale” 2023-25

RUMORE AMBIENTALE E QUALITÀ DEL SONNO

Diversi recenti studi hanno evidenziato come il rumore ambientale possa incidere notevolmente sulla durata e sulla qualità del sonno.

Il sonno notoriamente svolge un ruolo molto importante nella salute e nel benessere generale del nostro corpo e della nostra mente :

  1. Migliora la memoria e la capacità di apprendimento: durante il sonno il cervello elabora le informazioni acquisite durante la giornata, consolidando le memorie e migliorando la capacità di apprendimento.
  2. Riduce lo stress: il sonno aiuta a ridurre i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, nel corpo.
  3. Migliora l’umore: le persone che dormono bene tendono ad essere più felici e positive.
  4. Rinforza il sistema immunitario: durante il sonno il corpo produce proteine che aiutano a combattere le infezioni, rafforzando il sistema immunitario.
  5. Aiuta a mantenere un peso sano: il sonno regolare aiuta a mantenere un peso sano, poiché influisce sui livelli di ormoni che regolano l’appetito.
  6. Favorisce la salute del cuore: il sonno aiuta a ridurre la pressione sanguigna e il rischio di malattie cardiovascolari.
  7. Il rumore ambientale è invece una fonte di disturbo comune nella vita quotidiana, che può influire sulla salute e sul benessere delle persone. In particolare, il rumore aereoportuale in particolare è un tipo di rumore ambientale che può avere un impatto significativo sulla qualità del sonno delle persone che vivono vicino agli aeroporti.

Gli effetti del rumore aereoportuale sulla qualità del sonno sono stati ampiamente studiati negli ultimi decenni. Le ricerche hanno dimostrato che il rumore aereoportuale può interrompere il sonno, causando un sonno meno profondo e meno riposante. Questo può portare ad una diminuzione della qualità del sonno, con conseguente affaticamento, sonnolenza durante il giorno e una maggiore probabilità di problemi di salute a lungo termine.

Uno dei modi principali in cui il rumore aereoportuale può influire sulla qualità del sonno è attraverso la sua capacità di interrompere il sonno durante le fasi più leggere. Il rumore può causare un aumento della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna, così come un aumento del tono muscolare, che può portare ad un risveglio o ad una diminuzione della qualità del sonno. Inoltre, il rumore aereoportuale può anche causare un aumento del rischio di apnee notturne, disturbi respiratori durante il sonno che possono portare a problemi di salute a lungo termine.

Alcuni studi hanno anche evidenziato una maggiore suscettibilità degli anziani, delle donne in gravidanza e dei bambini agli effetti del rumore aereoportuale sulla qualità del sonno. In particolare, i bambini possono essere più vulnerabili ai disturbi del sonno causati dal rumore aereoportuale a causa della loro maggiore sensibilità uditiva.

Esistono diverse tecniche per ridurre l’impatto del rumore aereoportuale sulla qualità del sonno. Ad esempio, la riduzione del rumore attraverso l’uso di materiali fonoassorbenti o l’installazione di finestre insonorizzate può aiutare a ridurre la quantità di rumore che penetra in una casa. Inoltre, l’uso di dispositivi di mascheramento del rumore, come ventilatori o apparecchi acustici, può anche aiutare a mascherare il rumore aereoportuale e a migliorare la qualità del sonno.

Il rumore aereoportuale ed ambientale può avere un impatto significativo sulla qualità del sonno delle persone che vivono vicino agli aeroporti. Tuttavia, esistono diverse tecniche per ridurre l’impatto del rumore sulla qualità del sonno, che possono aiutare le persone a dormire meglio e ad evitare i problemi di salute a lungo termine associati al sonno disturbato.

link :

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35857401/

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29538344/

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36981810/

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/27529260/

dott Alessandro Guerri medico Specialista in Medicina del Lavoro

LAVORO NOTTURNO E TUMORE AL SENO: SENTENZA STORICA IN FRANCIA.

da dottnet.it

A distanza di 14 anni, il Consiglio dei Medici francese ha stabilito il legame diretto tra la patologia contratta dall’infermiera e la gran quantità di turni di notte svolti durante il servizio

Una sentenza storica in Francia che potrebbe avere ripercussioni anche nel resto dell’Europa. Per la prima volta è stato riconosciuto un legame diretto tra il lavoro notturno e il rischio di sviluppare tumori al seno per le donne. Lo ha stabilito afine marzo il Consiglio nazionale dell’Ordine dei medici francese, che ha esaminato il caso di un’ex infermiera (ora in pensione) dell’ospedale di Sarreguemines, piccolo comune transalpino situato al confine con la Germania.

Nel corso dei suoi 28 anni trascorsi nei reparti di cardiologia e ginecologia, l’infermiera Martine (nome di fantasia), riporta il Messaggero, oggi 61enne, ha trascorso in totale 873 turni di lavoro notturno. Nel 2009, a 48 anni, ha chiesto e ottenuto dalla direzione ospedaliera di lavorare soltanto di giorno, poco prima di scoprire di essere afflitta da un tumore al seno. A distanza di 14 anni, il Consiglio dei Medici francese ha stabilito il legame diretto tra la patologia contratta dall’infermiera e la gran quantità di turni di notte svolti durante il servizio. Il suo tumore, in altre parole, è annoverabile come malattia contratta sul posto di lavoro. Una sentenza storica, grazie alla quale la donna potrà chiedere un risarcimento all’assicurazione sanitaria. Cosa in precedenza negata ad altre due sue colleghe in passato.

La causa legale di Martine è stata sostenuta da un’ex infermiera della regione francese della Mosella (dove si trova il comune di Sarreguemines), Josiane Clavelin, ora sindacalista di categoria, che ha testimoniato: «Ho lavorato in pediatria, un servizio di pronto soccorso, e regolarmente un radiologo entrava nella stanza per fare i raggi X. Con le conseguenze che questo può avere. Allo stesso tempo, ho notato che emergevano molti più tumori al seno nel personale infermieristico che lavorava turni notturni».

Accompagnata da medici nucleari, epidemiologi, medici del lavoro, Clavelin ha redatto un questionario di 124 domande distribuito in tutti gli ospedali della Mosella, rivolto a circa 700 persone, congedando tutto il personale ospedaliero che correva il rischio di sviluppare un cancro a causa degli orari di lavoro. «La comunità scientifica ha stabilito che il lavoro notturno e l’inversione di ritmo sonno-veglia hanno conseguenze sulla salute, con un possibile aumento dei tumori al seno», ha dichiarato Clavelin.

Il fatto è stato confermato da un rapporto, pubblicato a marzo 2016, dell’Agenzia nazionale francese per la salute e la sicurezza alimentare, l’ambiente e il lavoro (ANSES), intitolato “Valutazione dei rischi per la salute connessi al lavoro notturno”. A pagina 124 si legge: «I lavoratori notturni devono sopportare condizioni di lavoro molto più difficili rispetto agli altri dipendenti. I principali studi hanno dimostrato l’esistenza di associazioni statistiche, generalmente deboli, tra cancro al seno e turni di notte».

Un anno fa i  ricercatori dell’Università Paris-Saclay, con i loro colleghi dell’Inserm e dell’Inrae, pubblicarono i risultati di questa ricerca su Nature Communications: l’interruzione del ritmo circadiano, quindi del ritmo-sonno veglia, può aumentare il rischio di cancro al seno.  Il tumore al seno è la forma di cancro più comune tra le donne. Nella maggior parte dei casi, i vari fattori di rischio sono comportamentali e legati, per esempio, a una cattiva alimentazione o al consumo di alcol, a fattori ormonali correlati all’assunzione di una pillola contraccettiva o a trattamenti ormonali in menopausa, oltre che a fattori ambientali come l’inquinamento atmosferico o le modifiche dei cicli luce/buio.

In uno lavoro condotto sui topi gli studiosi hanno sottoposto gli animali a un jet lag continuo che riproduceva un cambio di ritmo di lavoro tra il giorno e la notte.  E’ grazie a questa attività sperimentale che hanno osservato come il disturbo circadiano abbia avuto un impatto significativo sullo sviluppo di tumori al seno. Questa interruzione del ritmo sonno/veglia ha aumentato la diffusione delle cellule tumorali e la formazione di metastasi. E’ stato notato come la maggiore espressione della una chemochina nei tumori, porti a una maggiore infiltrazione di alcune cellule mieloidi che permettono lo sviluppo di un microambiente che sopprime il sistema immunitario.

Gli effetti negativi possono essere però corretti con l’uso di un inibitore e quindi limitare l’effetto dello stress circadiano sulla progressione del tumore. Queste ricerche sperimentali, secondo gli studiosi, rafforzano i risultati di studi epidemiologici che dimostrano che le donne in pre-menopausa esposte per lunghi periodi a cambi del loro ritmo di lavoro, sarebbero particolarmente esposte a tumori mammari più aggressivi.

STRESS E MALATTIE CARDIOVASCOLARI

da osha.europa.eu

Questo documento esplora i collegamenti tra i fattori di rischio psicosociale e l’aumento del rischio di malattie cardiache e ictus. Esamina gli effetti diretti che i meccanismi dello stress possono avere sul sistema cardiovascolare e come l’impatto che lo stress correlato al lavoro può avere su abitudini di vita malsane può a sua volta avere un impatto sulla salute cardiovascolare. Considera inoltre il contributo di un ambiente di lavoro psicosociale lavorativo favorevole come fattore protettivo nei confronti delle malattie cardiovascolari. Viene suggerito un approccio di prevenzione multifattoriale e olistico.

ScaricamentoIn:IT

ESERCIZIO FISICO E STRESS.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) riferisce che una persona su otto nel mondo vive con un disturbo mentale. In Australia, in particolare, si stima che un individuo su cinque di età compresa tra 16 e 85 anni abbia sofferto di un disturbo mentale negli ultimi 12 mesi. «È noto che l’attività fisica aiuta a migliorare la salute mentale. Tuttavia, nonostante i dati disponibili, questa non è stata adottata ampiamente come trattamento di prima scelta. La nostra revisione mostra che gli interventi di attività fisica possono ridurre significativamente i sintomi di depressione e ansia in tutte le popolazioni cliniche, e che alcuni gruppi mostrano segni di miglioramento ancora maggiori» afferma Ben Singh, della University of South Australia di Adelaide, primo autore del lavoro.

I ricercatori hanno portato avanti la revisione della letteratura più completa esistente fino a oggi sull’argomento, includendo 97 revisioni, 1.039 studi e 128.119 partecipanti. Dall’analisi è emerso che l’attività fisica è estremamente utile per migliorare i sintomi di depressione, ansia e angoscia. In particolare, l’analisi dei dati ha mostrato che gli interventi di esercizio di 12 settimane o meno sono stati i più efficaci nel ridurre i sintomi relativi alla salute mentale, evidenziando la velocità con cui l’attività fisica può apportare un cambiamento. I maggiori benefici sono stati osservati tra le persone depresse, le donne in gravidanza e dopo il parto, le persone sane, e le persone con diagnosi di HIV o malattie renali. L’esercizio ad alta intensità ha mostrato più miglioramenti per depressione e ansia, ma tutti i tipi di attività fisica ed esercizio sono stati utili, inclusi esercizi aerobici come camminare, allenamento di resistenza, pilates e yoga. «È importante sottolineare che la ricerca mostra che non ci vuole molto perché l’esercizio operi un cambiamento positivo sulla salute mentale» concludono gli autori.

Un recente studio pubblicato sul British Journal of Sports Medicine ha dimostrato che l’esercizio fisico è più efficace del counselling e dei principali farmaci nella gestione della salute mentale. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), una persona su otto nel mondo vive con un disturbo mentale. In Australia, in particolare, si stima che un individuo su cinque di età compresa tra 16 e 85 anni abbia sofferto di un disturbo mentale negli ultimi 12 mesi.

L’esercizio fisico è stato dimostrato essere un modo molto efficace per migliorare i sintomi di depressione, ansia e angoscia. La ricerca ha mostrato che gli interventi di esercizio di 12 settimane o meno sono stati i più efficaci nel ridurre i sintomi relativi alla salute mentale. Gli interventi di attività fisica hanno dimostrato di ridurre significativamente i sintomi di depressione e ansia in tutte le popolazioni cliniche, e alcuni gruppi hanno mostrato segni di miglioramento ancora maggiori.

I ricercatori hanno condotto la revisione della letteratura più completa finora sull’argomento, includendo 97 revisioni, 1.039 studi e 128.119 partecipanti. Tutti i tipi di attività fisica ed esercizio sono stati utili, inclusi esercizi aerobici come camminare, allenamento di resistenza, pilates e yoga. L’esercizio ad alta intensità ha mostrato più miglioramenti per depressione e ansia, ma tutti i tipi di attività fisica ed esercizio sono stati efficaci.

La ricerca ha dimostrato che gli interventi di attività fisica possono ridurre significativamente i sintomi di depressione e ansia in tutte le popolazioni cliniche. I maggiori benefici sono stati osservati tra le persone depresse, le donne in gravidanza e dopo il parto, le persone sane e le persone con diagnosi di HIV o malattie renali. È stato dimostrato che l’esercizio fisico può apportare un cambiamento positivo sulla salute mentale in modo molto rapido, in particolare gli interventi di esercizio di 12 settimane o meno.

L’esercizio fisico può quindi essere utilizzato come trattamento di prima scelta per migliorare la salute mentale. Nonostante i dati disponibili, l’attività fisica non è viene impiegata ampiamente come trattamento di prima scelta. È importante sottolineare che la ricerca mostra che non ci vuole molto perché l’esercizio operi un cambiamento positivo sulla salute mentale.

articolo originale: British Journal of Sports Medicine 2023. Doi: 10.1136/bjsports-2022-106195
http://doi.org/10.1136/bjsports-2022-106195

Rielaborato ed adattato da dott. Alessandro Guerri medico del lavoro.

UNA DIETA CONTRO LO STRESS

da dottnet.it

La ricerca irlandese, che ha coinvolto l’unità di metabolomica del Centro ricerca e innovazione di Fem, con l’analisi dei biofluidi umani, ha confermato i benefici prodotti da questi microorganismi

La Fondazione Edmund Mach di San Mic tele all’Adige ha partecipato allo studio internazionale coordinato dalla University College Cork (Irlanda) che dimostra come la combinazione virtuosa di stile di vita e alimentazione incida sulla salute mentale delle persone. Focus dello studio – si apprende – sono gli psicobiotici, microrganismi benefici che si affiancano ai probiotici, che operano lungo l’asse microbiota-intestino-cervello e contribuiscono a migliorare le prestazioni del sistema nervoso umano.     La ricerca, che ha coinvolto l’unità di metabolomica del Centro ricerca e innovazione di Fem, con l’analisi dei biofluidi umani, ha confermato i benefici prodotti da questi microorganismi, compiendo un ulteriore passo nella direzione di un intervento preventivo o curativo attraverso l’alimentazione, di sindromi quali depressione, Alzheimer, autismo o disturbi da stress in generale. Dallo studio emergono, in particolare, quattro elementi principali della dieta che sono in grado di migliorare la salute mentale: gli acidi grassi omega-3, i polifenoli, le fibre e gli alimenti fermentati. Si può realizzare una dieta bilanciata, senza dovere assumere integratori, semplicemente associando ad una dieta mediterranea elevate dosi di alimenti fermentati, come crauti, yogurt, kefir e kombucha.  “Con tutte le necessarie limitazioni date dalla durata dell’indagine e dalle dimensioni esigue del campione di studio, è possibile affermare che l’adozione di una dieta mirata può rappresentare un valido strumento nella riduzione di stress, ansia e depressione”, afferma Andrea Anesi, ricercatore della Fem.

ANIMALI IN UFFICIO E PET THERAPY

da ferplast.com

Le aziende pet friendly in Italia

Portare gli animali al lavoro, in Italia, è ancora una pratica poco diffusa, soprattutto per il fatto che non esistono delle normative precise. Si conta che nel nostro Paese solo il 9 % delle aziende concede ai pet parents di portare i propri animali al lavoro. Tra gli esempi più virtuosi, in Italia, c’è la stilista Elisabetta Franchi, che ha addirittura creato un dog hospitality dotato di mensa per gli amici a quattro zampe dei suoi dipendenti.

Le altre aziende pet friendly sono perlopiù multinazionali americane come Purina, Amazon, Google, Zynza, Unicredit, Mars e Nintendo Italia. Purina ha costruito, in azienda, un’area dedicata agli animali. Mars una volta al mese festeggia il “Pet friendly day”, giornata in cui i dipendenti possono portare i propri amici a quattro zampe al lavoro. La Nintendo, invece, apre le porte agli animali di venerdì, nel cosiddetto “pet Friday”.

Anche il Comune di Genova – assessorato alla cultura – ha concesso ai propri impiegati di portare in ufficio gli animali domestici.Cane in ufficio con la padrona: esempio virtuoso di animali al lavoro

Le aziende pet friendly nel resto del mondo

Quella di portare gli animali al lavoro è una consuetudine negli Stati Uniti, dove un’azienda su cinque è pet friendly. Inoltre, è già da anni che si festeggia la Giornata Mondiale del cane il 25 giugno. Ma non soltanto i cani sono ben accolti in ufficio. A Tokio la Ferray Corporation ha accolto nove gatti abbandonati nei suoi uffici per ridurre lo stress dei dipendenti.

Portare i propri animali al lavoro, quindi, è un’idea che sta prendendo sempre più piede in Italia e all’esterno. Questo significa che i benefici della compagnia di cani e gatti sul luogo di lavoro sono tangibili e coinvolgono tutti.

LINK:

STRESS LAVORO CORRELATO : IL DOCUMENTO DI CIIP.

da Ciip-consulta.it

GdL coordinato da Antonia Ballottin ha prodotto un primo documento di consenso: “Dallo stress lavoro-correlato alla prevenzione dei rischi psicosociali“.
La pandemia ma anche la guerra, la precarietà, le condizioni economiche, la crisi climatica, hanno contribuito ad elevare l’attenzione nei confronti dei cambiamenti organizzativi e sociali anche sul lavoro e ad attivare interventi di supporto in azienda per singoli e gruppi di lavoratori, opportunità e necessità che deve essere mantenuta come integrazione della gestione dello stress lavoro correlato.

 Il documento è allegato e può essere scaricato.

Primo documento di consenso su Stress Lavoro Correlato[GdL CIIP]