SICUREZZA SAFETY TU 81/08

INAIL : MALATTIE PROFESSIONALI RESPIRATORIE

Le patologie respiratorie dei lavoratori possono essere direttamente o indirettamente correlate a fattori di rischio professionale di tipo fisico, chimico e biologico.

Immagine MalProf, Le malattie professionali dell'apparato respiratorio

Le broncopneumopatie che riconoscono fattori e cofattori eziologici professionali sono oggetto di attenzione sia per la loro frequenza sia perché spesso rappresentano un’importante causa di invalidità. Molte sostanze, inoltre, sono irritanti e/o allergizzanti per l’apparato respiratorio, che rappresenta la loro porta di ingresso. Le patologie che più frequentemente si presentano all’osservazione sono le pnemoconiosi, la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), l’asma bronchiale, le alveoliti allergiche estrinseche e i tumori polmonari. Lo studio intende fornire una panoramica dei più recenti dati statistici in Italia sulle malattie professionali dell’apparato respiratorio, definendo ampiezza e distribuzione del fenomeno tra i vari settori lavorativi, per valutare i fattori di rischio ad esse connessi al fine di contribuire nelle scelte di prevenzione.


Prodotto: Fact sheet
Edizioni: Inail – 2021
Disponibilità: Consultabile solo in rete
Info: dcpianificazione-comunicazione@inail.it

INAIL MALATTIE PROFESSIONALI DELLA PELLE

La scheda sulle malattie della pelle segue il format della Collana Malprof che, dopo aver inquadrato il problema a livello internazionale (e specialmente europeo) e circostanziato la situazione italiana, analizza le differenze tra i settori economici o tra le professioni in termini di nessi di causa con le patologie considerate.

Immagine Malprof, Malattie della pelle: analisi per comparti economici e professioni dei lavoratori

Risultano più colpite le lavoratrici giovani, ma ciò dipende soprattutto dalla breve latenza di queste malattie e dalle professioni più a rischio, svolte principalmente dalle donne (infermiere, parrucchiere, estetiste, addette alle pulizie), che originano vari tipi di dermatiti da contatto. L’adozione dei principi basilari della prevenzione potrebbe arginare il fenomeno.


Prodotto: Fact sheet
Edizioni: Inail – 2021
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Info: dcpianificazione-comunicazione@inail.it

AMBIENTI CONFINATI E NUOVE PUBBLICAZIONI INAIL

da Inail.it

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Edizioni: Inail – 2020
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NUOVE REGOLE PROTOCOLLO E VACCINI IN AZIENDA

Da adnkronos.

Vaccini anti coronavirus in azienda, intesa raggiunta tra Governo, imprese e sindacati sull’aggiornamento del Protocollo per la sicurezza ed il contrasto al Covid 19. Il sì al termine di un confronto durato oltre 7 ore tra il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, il ministro della Salute, Roberto Speranza, i leader delle associazioni datoriali e i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl.

Al via quindi la vaccinazione dei lavoratori in azienda con cui si potrà potenziare la campagna nazionale una volta che sarà entrata finalmente a regime. Un canale, quello aziendale, parallelo alla rete ordinaria e non già una procedura alternativa: costituirà infatti, si legge nel protocollo, un’attività di sanità pubblica nell’ambito del Piano strategico nazionale per la vaccinazione anti-Covid-19 predisposto dal Commissario Straordinario. E non si tradurrà in norme vincolanti: presupporrà l’adesione volontaria dei datori di lavoro e dei lavoratori. Tutte le aziende potranno candidarsi liberamente; non è previsto nessun requisito minimo di carattere dimensionale così come la vaccinazione sarà offerta a tutti i lavoratori, “a prescindere dalla tipologia contrattuale”.

Se la vaccinazione verrà eseguita in orario di lavoro, prosegue il Protocollo, il tempo necessario “sarà equiparato a tutti gli effetti all’orario di lavoro“. Esclusa inoltre espressamente la responsabilità penale degli operatori sanitari per eventi avversi nelle ipotesi di uso conforme del vaccino mentre i costi per la realizzazione e la gestione dei piani aziendali, inclusi quelli per la somministrazione, “sono interamente a carico del datore di lavoro”.

Restano invece ovviamente a carico dello Stato la fornitura dei vaccini, dei dispositivi per la somministrazione (siringhe/aghi) e la messa a disposizione degli strumenti formativi previsti e degli strumenti per la registrazione delle vaccinazioni eseguite. Il protocollo assicura la vaccinazione anche a quei lavoratori le cui aziende non sono tenute alla nomina del medico competente oppure non possano fare ricorso a strutture sanitarie private: possono infatti avvalersi comunque “delle strutture sanitarie dell’Inail” e, in questo caso, trattandosi di iniziativa vaccinale pubblica, gli oneri restano a carico dell’ente.

Governo, imprese e sindacati hanno poi firmato anche l’aggiornamento del Protocollo delle regole anti contagio, per il contrasto e il contenimento del Covid, cui devono uniformarsi datori di lavoro e lavoratori: il testo è stato adeguato ai cambiamenti intervenuti nel corso della pandemia. Sciolti anche gli ultimi nodi che sembravano aver riportato in discussione il documento. E’ stato reintrodotta la regola per cui “la mancata attuazione del Protocollo, che non assicuri adeguati livelli di protezione, determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza”. Risolti anche i capitoli relativi all’aggiornamento del documento di valutazione del rischio che non è più incluso nel testo mentre è stata semplificata la parte relativa alle parte mascherine, alle trasferte e al reingresso al lavoro dopo la positività.

In particolare, si legge nel testo, “i lavoratori positivi oltre il 21 esimo giorno saranno riammessi al lavoro solo dopo la negativizzazione del tampone molecolare o antigenico effettuato in struttura accreditata o autorizzata dal servizio sanitario” mentre per le trasferte il datore di lavoro deve tenere in conto “il contesto associato alle diverse tipologie di trasferta/viaggio previste, anche in riferimento all’andamento epidemiologico delle sedi di destinazione”. Anche l’utilizzo del lavoro agile da parte dei datori di lavoro privati entra di diritto nell’aggiornamento del Protocollo che sollecita le imprese a garantire il massimo utilizzo di questa nuova forma di lavoro per quelle attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza, nonché per quelle non sospese.

lavoro privati entra di diritto nell’aggiornamento del Protocollo che sollecita le imprese a garantire il massimo utilizzo di questa nuova forma di lavoro per quelle attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza, nonché per quelle non sospese.

Orlando: “Accordi perfettibili ma importanti punti fermi”

“Penso che siano accordi perfettibili ma credo che oggi sia più importante mettere un punto fermo e poi riservarsi la possibilità di integrazione, piuttosto che attendere l’optimum ma che poi rischia di non arrivare”. Così il ministro del Lavoro, Andrea Orlando al termine della ‘maratona’ che ha approvato gli accordi. “Credo si sia evitata la sindrome che spesso caratterizza la politica: quella dell’anno zero. Mi auguro che questo spirito possa caratterizzare anche le prossime impegnativi appuntamenti che abbiamo di fronte: la riforma gli ammortizzatori sociali e le crisi industriali oltre alla gestione nel concreto delle riaperture e della ripartenza”, conclude.

Casasco: “Accordo non scontato, grande responsabilità”

“L’accordo siglato questa sera è molto importante in questo momento così delicato e complicato che vive il nostro Paese. Non è stato semplice arrivare a questa firma condivisa, ma ha prevalso il senso di responsabilità”. Lo ha dichiarato il presidente di Confapi, Maurizio Casasco dopo la firma.

“Confapi, portando avanti le istanze e gli interessi delle nostre Pmi, ha ritenuto doveroso intraprendere un’opera di mediazione. In questo momento così difficile per la nostra economia, l’Italia non può permettersi fratture tra le parti sociali: è necessario capire che l’avversario da combattere sono il covid e le sue varianti. E l’accordo va propria in questa direzione. Voglio dire grazie al ministro Orlando, per la serietà e la grande capacità messe in campo, al Ministero dello Sviluppo Economico e al Ministero per la Salute: con il contributo di tutti si è arrivati a un risultato per niente scontato ma davvero importante”, conclude.

Bombardieri: “Con doppia firma assicurata sicurezza e coerenza”

“Con la firma di questi accordi abbiamo ottenuto un grande risultato: la sicurezza prima di tutto. La pandemia costringe tutti a comportamenti corretti e coerenti. Non sono tollerabili differenziazioni sulla base di aree geografiche e di scelte politiche”. Così il leader Uil, Pierpaolo Bombardieri, commenta la doppia firma di stasera.

Sbarra: “Accordo segnale di grande responsabilità”

“È un segnale di grande responsabilità la sigla stasera del Protocollo nazionale sulle vaccinazioni nei luoghi di lavoro, così come anche, la revisione ed aggiornamento del Protocollo condiviso del 24 aprile 2020”. È quanto sottolinea il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra al termine del confronto con il governo e le imprese.

Landini: “Intesa importante”

“Un’intesa importante” quella raggiunta questa sera sul Protocollo e il piano vaccini, “in coerenza e nel rispetto delle priorità definite nel piano strategico nazionale di vaccinazione”. Così il leader Cgil, Maurizio Landini, commenta l’accordo tra il governo e le parti sociali. “Due protocolli che confermano la centralità del valore della protezione della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e nel Paese e che con il contributo dell’Inail, dimostrano l’importanza di un lavoro condiviso per combattere e sconfiggere il virus”, ha concluso.

VACCINAZIONE COVID NELLE AZIENDE. SULLA CARTA CI SAREBBE L ‘ACCORDO.

Da il corriere.it

INTESA IN LOMBARDIA, VENETO E FRIULI VENEZIA GIULIA

La Lombardia getta il cuore oltre l’ostacolo e approva un protocollo d’intesa insieme con Confindustria, Confapi e l’Anma, l’associazione dei medici competenti. Altre Regioni stanno lavorando nella stessa direzione, in particolare Friuli Venezia Giulia e Veneto. Ma anche Puglie a Trentino Alto Adige. La Confindustria nazionale ha presentato un piano al governo per il coordinamento nazionale delle vaccinazioni in azienda. Inoltre, «in attesa delle determinazioni e dei protocolli specifici che la gestione commissariale straordinaria ha annunciato alle parti sociali», Confindustria ha avviato una ricognizione sull’intero sistema associativo. Le associazioni di tutto il territorio nazionale hanno ricevuto un questionario volto a identificare le imprese concretamente disponibili alla funzione di «fabbriche di comunità», quindi idonee per essere configurate come siti vaccinali e moltiplicare così quelli già attivi nel Paese.

Oltre 300-400 vaccinazioni potenziali

Tornando al protocollo lombardo, diventerà operativo quando comincerà la vaccinazione di massa. «È un allargamento ci consente di avere minore tensione sugli ospedali perché il vaccino potrebbe essere somministrato in altre strutture», dice la vicepresidente della Regione Lombardia, Letizia Moratti, ricordando che l’iniziativa non modifica la lista delle categorie che hanno la priorità, a partire dagli anziani. La delibera lombarda è stata inviata al commissario per l’emergenza Covid, il generale Francesco Figliuolo, che definirà le modalità con cui può essere applicata. «Apriamo le porte delle fabbriche per uscire più in fretta da questa emergenza — dice il presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti —. Basta chiacchiere, dobbiamo fare azioni, intervenire. I vincoli sono due: gli spazi dove fare le vaccinazioni e la disponibilità dei vaccini». E il sindacato? «Andremo nelle prossime settimane a condividere il protocollo e le modalità applicative con il sindacato come abbiamo fatto con i protocolli per la sicurezza in azienda — spiega Bonometti —. In poco tempo potremmo arrivare a vaccinare 300-400 mila lavoratori. Potremmo fare 150 mila vaccinazioni alla settimana, coinvolgendo anche i familiari dei dipendenti. Mi auguro che l’iniziativa parta subito». Per Maurizio Casasco, presidente di Confapi «coniugare salute e attività produttive è fondamentale». «Da medico cercherò di portare la mia esperienza e il mio contributo — continua Casasco — prima vacciniamo tutti meno contagi avremo e meno varianti avremo».

Tra le criticità, la conservazione dei vaccini

In realtà l’operazione “vaccinazione in azienda” ha alcune criticità da superare. Per cominciare non tutti i vaccini possono essere somministrati in fabbrica: quelli che devono essere conservati a -70 -80 gradi difficilmente possono essere utilizzati nei luoghi di lavoro. Inoltre le piccole aziende non hanno un medico competente e andrebbe quindi definita una modalità per intervenire in aree industriali con presidi logistici ad hoc. Tra i lavoratori dipendenti esistono poi categorie che aspettano con più ansia il vaccino. Tra questi i dipendenti della grande distribuzione che però non sono coinvolti da questo protocollo. «Anche Confcommercio ha manifestato l’interesse a essere coinvolta in questa sfida — ha detto l’assessore lombardo alle attività produttive Guidesi. Rassicurando i sindacati, che nei giorni scorsi avevano diffidato da fughe in avanti senza essere coinvolti: «Ci accompagneranno nella applicazione del protocollo».

Le richieste dei medici competenti

L’intesa coinvolge i cosiddetti medici competenti, quelli che si occupano della tutela della salute all’interno delle imprese. In Lombardia sono circa un migliaio. L’associazione della categoria, l’Anma, ha posto alcuni vincoli. Primo fra tutti: la volontarietà. A vaccinare, quindi, sarebbero solo i medici che si rendono disponibili. Il secondo: i medici avrebbero bisogno di una assicurazione aggiuntiva per la coperture dei rischi che possono derivare dallo svolgimento di un’attività che non è tra quelle comprese di solito tra le loro mansioni. In altre parole, i medici competenti sarebbero disponibili perché non ci sia un aggravio di spese a loro carico.

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IL NOSTRO COMMENTO

Come ho scritto nel titolo sulla carta tutto bello. A tutti noi viene la voglia di contribuire allo sforzo “bellico” nel debellare il covid. Peró analizziamo anche le criticità : È impensabile utilizzare vaccini diversi da quelli tipo Johnson e Johnson per questioni legate alla conservazione.

Altra criticità sarebbe legata alla possibilità di reperire i vaccini, avere a disposizione degli idonei locali, avere tempi sufficienti a controllare l assenza di effetti collaterali, avere a disposizione personale in grado di eseguire tutte quelle attività di registrazione digitale ed informatica della avvenuta vaccinazione. Cito il commento di un mio autorevole collega che mi ha insegnato la medicina del lavoro.. ” Guardiamo negliallegati i requisiti  e principi generali per consentire in sicurezza le operazioni vaccinali. Ben difficilmente le aziende possano sobbarcarsi tutti gli oneri previsti e i medici tutte le responsabilità previste. Una per tutte: “Il medico competente che presiede la somministrazione vaccinale assume la responsabilità di tutto il percorso vaccinale e in particolare:
– della verifica sulla corretta conduzione dell’operatività (adesione ai protocolli, applicazione
delle regole di buona pratica vaccinale, ecc.);
– della garanzia in merito all’approfondimento informativo per una consapevole adesione
all’offerta vaccinale
– del pronto intervento in caso di emergenza ed esercita ogni altra funzione che contribuisca ad
assicurare il regolare svolgimento dell’attività”.

In Lombardia ci sono 817.999 imprese a vario titolo per  4.120.113 addetti. Diviso per i 1200 circa  medici competenti vuol dire che ogni medico dovrebbe occuparsi di 680 aziende per un totale di 3433 lavoratori”

Dott. Alessandro Guerri specialista in Medicina del Lavoro

Segnalo inoltre il seguente link su “quotidiano sanità

https://www.quotidianosanita.it/regioni-e-asl/articolo.php?approfondimento_id=15869

MONITORAGGIO INAIL DEI SANITARI COVID POSITIVI

La pubblicazione, frutto di un lavoro tecnico di ricerca condotto dall’Inail, in collaborazione con l’ISS, è stata realizzata grazie al prezioso contributo delle regioni nella raccolta dei dati relativi al personale sanitario contagiato, consentendo di realizzare lo studio retrospettivo descritto nel volume.

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ll documento affronta il tema del contagio tra il personale sanitario che, fin dalle primissime fasi, ha svolto un ruolo cruciale nella gegtione dell’epidemia sia per la cura in prima linea dei pazienti infetti, con il conseguente maggior rischio di esposizione, sia nell’assicurare la piena implementazione delle misure di prevenzione e controllo per il contenimento del contagio. Questo ha determinato un’elevata diffusione di contagi tra gli operatori sanitari con percentuali molto elevate rispetto ai casi registrati nella popolazione generale.


Prodotto: Vomune
Edizioni Inail – 2021
Disponibilità: Consultabile solo in rete
Info: dcpianificazione-comunicazione@inail.it

APPARECCHI DI SOLLEVAMENTO : ACCERTAMENTO TECNICO E VERIFICA PERIODICA

Partendo dal patrimonio informativo che negli anni l’Istituto ha costituito e dalle competenze maturate nell’espletamento delle attività di verifica periodica e di accertamento tecnico, il documento rappresenta un archivio dei pareri tecnici elaborati sugli apparecchi di sollevamento materiali, al fine di fornire utili indirizzi che possano rendere più efficace l’attività di verifica periodica, nell’ottica di un miglioramento dei livelli di sicurezza nei luoghi di lavoro, come previsto nella mission istituzionale.

Immagine Apparecchi di sollevamento materiali - L'accertamento tecnico per la verifica periodica

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Prodotto: Volume
Edizioni: Inail – 2020
Disponibilità: Sì – Consultabile anche in rete
Info: dcpianificazione-comunicazione@inail.it

Da Inail.it

UNA APP RICONOSCE LA GRAVITÀ DELLE CADUTE A TERRA

FallCall Detect, é una tecnologia nata per rilevare la gravità delle cadute mediante una analisi combinata dei dati mediante intelligenza artificiale. Nata come un supporto alla gestione delle cadute degli anziani può rappresentare un ulteriore evoluzione dei sistemi di rilevamento del lavoro in solitario.

Da 001health.it

FallCall Solutions rilascerà FallCall Detect, tecnologia brevettata che combina il rilevamento intelligente delle cadute con un sistema completo di risposta alle emergenze personali (PERS).

Non tutte le cadute richiedono l’intervento di un medico, eppure i sistemi standard di rilevamento delle cadute spesso fanno scattare l’allarme di emergenza ogni volta che viene rilevata una caduta.

La tecnologia di FallCall Detect distingue tra le cadute con maggiore forza che hanno maggiori probabilità di causare lesioni e le cadute che avvengono da seduti.

Se viene rilevata una caduta ad alto impatto, il servizio di monitoraggio medico di FallCall viene automaticamente contattato e, se necessario, invierà i servizi di emergenza. Se viene rilevata una caduta a basso impatto, viene contattata solo la comunità di supporto predesignata dall’utente.

Un’app per Apple Watch

Disponibile come applicazione per Apple Watch, FallCall Detect permette agli anziani una maggiore libertà e la sicurezza di vivere uno stile di vita indipendente e attivo, sapendo che riceveranno un aiuto immediato in caso di caduta. Possono anche stare tranquilli sapendo che le possibilità di attivare inutili attivazioni di servizi di emergenza sono ridotte.

Secondo il Consiglio nazionale sull’invecchiamento, le cadute sono la principale causa di mortalità per gli anziani, con un morto per caduta ogni 19 minuti. FallCall Solutions, che è stata fondata da medici specializzati in traumatologia che hanno curato migliaia di vittime di cadute, ha l’obiettivo di ridurre radicalmente questo numero. L’azienda mira a sfruttare la crescente adozione della tecnologia intelligente da parte degli anziani per incoraggiare un maggiore utilizzo dei servizi di allerta medica.

Diversi anziani che ho curato per le cadute possedevano un dispositivo di allarme medico ma non lo hanno utilizzato. Hanno detto che era troppo ingombrante, stigmatizzante o scomodo, e hanno sperimentato falsi allarmi imbarazzanti – dice il co-fondatore di FallCall Solutions, il dottor Shea Gregg –. Offrendo una tecnologia semplice, sicura e intelligente combinata con le funzionalità PERS su un Apple Watch, crediamo che avremo un’adozione molto maggiore, un uso quotidiano e un trattamento più precoce delle lesioni da caduta“.

FallCall Detect si connette all’applicazione di assistenza per le emergenze della piattaforma FallCall Solution che fornisce una comunità di supporto agli utenti con avvisi per le cadute, indicando la posizione e la frequenza cardiaca. Offre anche indicazioni sugli aggiornamenti della batteria e si abbina al servizio di monitoraggio medico di FallCall a prezzi accessibili. Una volta attivato, gli utenti ricevono il rilevamento non invasivo e on-demand delle cadute con l’attivazione e la disattivazione della risposta di emergenza a un tocco, oltre alla possibilità di utilizzare comandi vocali su Apple Watch e iPhone.

Il rilevamento intelligente differenziato delle cadute è solo l’inizio per FallCall Solutions –afferma il Dr. Gregg –. Nel prossimo futuro arriveranno sulla nostra piattaforma  il rilevamento personalizzato delle cadute basato sull’IA, l’apprendimento del movimento delle cadute nel cloud e la previsione del rischio di cadute notturne“.

Gli attuali utenti di FallCall Lite e coloro che si iscrivono su smartfalldetection.com riceveranno un invito esclusivo per scaricare la versione beta di FallCall Detect e installarla sul loro Apple Watch.

COMPARTIMENTAZIONI ANTINCENDIO

Il capitolo S.3 del Codice è dedicato alla compartimentazione antincendio. La misura di compartimentazione S.3 ha la funzione di suddividere l’opera da costruzione in volumi, ciascuno dei quali consentirà di mantenere al proprio interno l’eventuale incendio per un tempo prefissato. Il compartimento antincendio rappresenta, pertanto, una “cella” continua per la quale le prestazioni di contenimento dell’incendio al suo interno non degradano, almeno per il tempo stabilito dalla classe, in caso di sviluppo di incendio generalizzato.


Prodotto: Volume
Edizioni: Inail –  2020
Disponibilità: Sì – Consultabile anche in rete
Info: dcpianificazione-comunicazione@inail.it

  • Compartimentazione antincendio(.pdf – 10,5 mb)
  • Il codice di prevenzione incendiIl Codice di prevenzione incendi si propone come promotore del cambiamento privilegiando un approccio prestazionale alla prevenzione incendi, in grado di garantire standard di sicurezza antincendio elevati, mediante un insieme di soluzioni progettuali sia conformi che alternative.

CANGEROGENI E TU 81: SOSTITUITI GLI ALLEGATI XLII e XLIII

Da insic.it

Con Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e del Ministro della Salute dell’11 febbraio 2021 viene recepita la direttiva (UE) 2019/130 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 gennaio 2019 e la direttiva (UE) 2019/983 del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 giugno 2019 (che modificano la direttiva “Cancerogeni” 2004/37/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004) sullaprotezione dei lavoratori contro irischi derivanti da un’esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro.

Ciò comporta una sostituzione degli Allegati XLII (Elenco di sostanze miscele e processi) e XLIII (Valori limite di esposizione professionale) al D.Lgs. n. 81/2008 Testo unico di Salute e sicurezza sul lavoro con quelli contenuti nel DM 11/2/2021

Le modifiche agli allegati XLII e XLIII

I due allegati del testo unico di Salute e Sicurezza sul Lavoro All. XLII e XLIII) sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un’esposizione ad agenti cancerogeni e mutageni durante il lavoro erano stati aggiornati di recente con DECRETO LEGISLATIVO 1 giugno 2020, n. 44,di attuazione della direttiva (UE) 2017/2398 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2017, che modifica anch’essa la Direttiva “Madre” 2004/37).
In quel caso il Decreto aveva modificato anche l’art. 242 comma 6 in materia disorveglianza sanitaria dei lavoratori egli Allegati XLII (Elenco di sostanze miscele e processi) e XLIII (Valori limite di esposizione professionale)
.

Vedi l’analisi sul D.lgs. n.44/2020 su InSic per le misure introdotte durante il 2020.

Allegati Agenti chimici al Testo unico di Sicurezza

: le modifiche 2021

Fra le modifiche introdotte dal DM 11 febbraio 2021 agli Allegati segnaliamo:

  • Allegato XLII: aggiunte nella lista delle Sostanze , Miscele e processi del testo unico di Sicurezza, il riferimento alla
  1. Lavorazioni comportanti penetrazione cutanea negli oli minerali usati nei motori a combustione interna (voce 7)
  2. Lavorazioni comportanti l’esposizione alle emissioni di gas di scarico dei motori diesel (voce 8)
  • Allegato XLIII: modifica sostanziale della lista degli agenti, in particolare
  1. quelli che hanno effetti sulla cute: vengono maggiormente differenziati
  2. inseriti ex novo agenti come Berillio, Acido arsenico, Formaldeide, Emissioni dei gas di scarico dei motori diesel. Miscele di idrocarburi policiclici, Oliminerali usati nei motori a combustione interna.

Le direttive sui cancerogeni: 2019/130 e 2019/983

Il Decreto 11/2/2021 recepisce due importanti direttive che apportano modifica alla direttiva 2004/37/CE a distanza di quasi due anni dalla loro pubblicazione in Gazzetta ufficiale europea.

La Direttiva 2019/130 del Parlamento e del Consiglio UE, del 16 gennaio 2019 (in Gazzetta europea L 30 del 31/1/2019): oltre all’inserimento dell’articolo 13 bis nella Direttiva cancerogeni (che prevede la pubblicazione degli accordi delle parti sociali eventualmente conclusi sul sito web dell’EU-OSHA), modifica significativamentel’Allegato I “Elenco di sostanze, preparati e procedimenti” (nuovi inserimenti di voci) el’Allegato III “Valori limite e altre disposizioni direttamente connesse”, che viene completamente sostituito.

La Direttiva UE 2019/983 del 5 giugno 2019 del Parlamento Europeo e del Consiglio modifica in particolare,l’Allegato III della Direttiva Cancerogeni, sui VALORI LIMITE di specifiche sostanze e introduce nella Tabella di cui all’Allegato la nota “Cute”, in quanto si era reso necessario tenere presenti le vie di assorbimento di agenti cancerogeni e mutageni diverse da quella inalatoria.
Inoltre, aggiunge all’articolo 18 bis un comma che prevede l’eventualità,entro l’11 luglio 2022, di una modifica alla direttiva 2004/37/CE includervi disposizioni relative alla combinazione di un limite di esposizione professionale nell’aria e un valore limite biologico per il cadmio e suoi composti inorganici