PESTICIDI

XII SIMPOSIO INTERNAZIONALE DI MONITORAGGIO BIOLOGICO ISBM-12

È ai nastri di partenza il 12° Simposio Internazionale sul Monitoraggio Biologico nella Salute Occupazionale e Ambientale (ISBM-12) che si tiene in questi giorni dal 21 al 23 giugno 2023 a Porto.
Questo importante evento scientifico è organizzato dall’Istituto Nazionale Portoghese di Sanità (INSA, IP), dall’Istituto di Sanità Pubblica dell’Università di Porto (ISPUP) e dal Comitato Scientifico di Tossicologia Occupazionale (SCOT) della Commissione Internazionale per la Salute Occupazionale (ICOH ), in collaborazione con altri comitati scientifici dell’ICOH, vale a dire il comitato scientifico per la salute dei lavoratori dei nanomateriali, il comitato scientifico per la salute rurale: agricoltura, pesticidi e polveri organiche e il comitato scientifico per la tossicologia dei metalli.
 ISBM-12: Next Generation Biomonitoring continuerà la serie di congressi ISBM con una visione multidisciplinare e olistica degli ultimi sviluppi nelle scienze del biomonitoraggio umano (HBM), riunendo i principali scienziati, esperti e studenti del mondo.

Sito web: https://www.isbm12.com/

I 10 PEGGIORI PESTICIDI COINVOLTI NEL PARKINSON.

Un gruppo di studiosi provenienti dall’UCLA Health e da Harvard ha individuato 10 sostanze antiparassitarie che causano gravi danni ai neuroni coinvolti nella malattia di Parkinson, fornendo così nuove informazioni sul ruolo delle tossine ambientali nella patologia. Sebbene l’esposizione ai pesticidi sia stata a lungo associata al Parkinson, individuare quali sostanze aumentino effettivamente il rischio di sviluppare questa malattia neurodegenerativa è stato un compito arduo. Solo in California, esistono quasi 14.000 prodotti antiparassitari che contengono oltre 1.000 principi attivi registrati per l’utilizzo.
Attraverso una combinazione innovativa di epidemiologia e screening di tossicità, che ha sfruttato il vasto database sull’utilizzo dei pesticidi in California, i ricercatori dell’UCLA e di Harvard sono stati in grado di identificare 10 sostanze antiparassitarie direttamente tossiche per i neuroni dopaminergici. Questi neuroni sono responsabili del movimento volontario e la loro morte rappresenta un segnale distintivo del Parkinson.
Tra i 10 pesticidi identificati come tossici per questi neuroni, figuravano quattro insetticidi (dicofol, endosulfan, naled e propargite), tre erbicidi (diquat, endothall e trifluralin) e tre fungicidi (solfato di rame [basico e pentaidrato] e folpet). La maggior parte di questi pesticidi sono ancora comunemente utilizzati negli Stati Uniti.
Nonostante la loro tossicità per i neuroni dopaminergici, questi pesticidi non hanno molte caratteristiche in comune. Infatti, presentano differenti modalità d’uso, sono strutturalmente distinti e non hanno una classificazione di tossicità precedente in comune. I ricercatori hanno anche testato la tossicità di diverse combinazioni di pesticidi comunemente utilizzati nei campi di cotone nello stesso periodo, utilizzando il database dei pesticidi della California. Tra queste combinazioni, quelle contenenti trifluralin, uno dei più comuni erbicidi utilizzati in California, hanno prodotto la maggiore tossicità. (Fonte: Natura comunicazions)

Dott Alessandro Guerri medico specialista in medicina del Lavoro

SEMIOCHIMICI IN AGRICOLTURA

da inail.it

Nell’ambito dell’approfondimento del rischio chimico in agricoltura, tra i mezzi alternativi agli insetticidi, i ‘semiochimici’ (sostanze emesse da piante, animali e altri organismi), coinvolti nella comunicazione chimica tra organismi viventi, provocando una risposta comportamentale in individui della stessa o altra specie, offrono nuovi strumenti per il controllo integrato degli insetti.

Immagine I semiochimici: Un nuovo approccio in agricoltura e stato dell’arte

Tra questi i feromoni prodotti dai lepidotteri (Straight-Chained Lepidopteran Pheromones), sebbene sostanze a basso impatto sulla salute umana e sull’ambiente, sono spesso classificati irritanti e/o sensibilizzanti cutanei. Il fact sheet rappresenta un utile compendio nella fase di formazione/informazione, prevista dal d.lgs. 81/2008 e s.m.i., evidenziando l’importanza del ricorso alle idonee misure di prevenzione e di protezione per i lavoratori professionalmente esposti in tutte le fasi di utilizzo delle suddette sostanze.


Prodotto: Fact sheet
Edizioni: Inail 2022
Disponibilità: Consultabile solo in rete
Info: dcpianificazione-comunicazione@inail.it 

IL GLIFOSATO NON È CANCEROGENO PER L’ECHA.

da dottnet.it

Il parere è stato anticipato dall’agenzia Ue in una nota e si inserisce nell’ambito di una più ampia valutazione della sostanza.

Il glifosato “provoca gravi lesioni oculari ed è tossico per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata”, ma non ci sono prove sufficienti per classificarlo come “tossico” per specifici “organi bersaglio o come sostanza cancerogena, mutagena o tossica per la riproduzione”. È questo il parere della European Chemicals Agency (Echa), agenzia UE deputata alla sorveglianza delle sostanze chimiche, in merito al noto erbicida. Il parere è stato anticipato dall’agenzia Ue in una nota e si inserisce nell’ambito di una più ampia valutazione della sostanza, i cui risultati complessivi saranno trasmessi alla Commissione europea e all’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) entro metà agosto. 

A sua volta, “l’Efsa effettuerà la sua valutazione del rischio del glifosato, che dovrebbe essere pronta nel luglio 2023″, fa sapere l’Echa. Sulla base di questi dati, continua l’agenzia Ue, “la Commissione presenterà quindi agli Stati membri una nuova relazione e un progetto di regolamento sulla possibilità di rinnovare o meno l’approvazione del glifosato”.  La nuova valutazione dell’Echa stride con quella dell’International Agency for Research on Cancer (Iarc), che nel 2015 ha classificato il glifosato come “probabilmente cancerogeno per l’uomo”. La classificazione, spiega lo Iarc, “si basava su prove limitate di cancro negli esseri umani e prove sufficienti di cancro negli animali da esperimento”.

MA GLI AMBIENTALISTI INSORGONO…

https://www.today.it/europa/ambiente/glifosato-non-cancerogeno-ue.html

PESTICIDI E IPOACUSIA

Si pensa che numerose sostanze chimiche siano ototossiche, inclusi il toluene, lo stirene, l’etilbenzene, il disolfuro di carbonio, il piombo, il mercurio e il monossido di carbonio. Diversi pesticidi sono sospettati di essere neurotossici per l’uomo, e possono quindi influenzare il sistema uditivo.

Studiosi del Dipartimento di Igiene del Lavoro dell’INAIL – Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro di Monte Porzio Catone (Roma) e del Centro di Ricerca e Servizio per la Tutela della Salute e la Sicurezza negli Ambienti di Lavoro dell’Università Politecnica delle Marche di Ancona hanno analizzato i lavori scientifici sugli esseri umani e sperimentali sugli animali che hanno verificato l’ipotesi che l’esposizione ai pesticidi possa essere associata alla perdita dell’udito.

L’analisi si è concentrata sugli studi epidemiologici volti a valutare le associazioni fra ipoacusia ed esposizione ai pesticidi, e su studi relativi agli effetti dei pesticidi sul sistema uditivo negli animali di laboratorio. La ricerca nella letteratura del gruppo di scienziati ha prodotto circa settanta riferimenti, e gli antiparassitari sotto esame hanno incluso organofosfati (OP), piretroidi, composti dipiridilici ed esaclorobenzene (HCB).

I risultati di questa analisi sono stati pubblicati sulla rivista “NeuroToxicology” il mese scorso. Le conclusioni provenienti dagli studi sull’uomo suggeriscono che l’esposizione ai pesticidi neurotossici può indurre il danno al sistema uditivo centrale. Tuttavia, gli autori hanno verificato che nessuna conclusione significativa può essere tratta a causa di una serie di carenze in alcuni degli studi valutati, ad esempio la mancanza di informazioni dettagliate sul livello e la modalità dell’esposizione, e fattori di confusione, in particolare la contemporanea esposizione al rumore. Inoltre, non hanno trovato alcuna evidenza sul potenziamento delle menomazioni uditive indotte dal rumore.

Considerati i dati limitati, gli autori suggeriscono ulteriori indagini sull’ototossicità dei pesticidi. Tuttavia, come misura precauzionale, raccomandano di considerare i pesticidi come possibili agenti ototossici, soprattutto in popolazioni vulnerabili come le donne in gravidanza e i bambini all’inizio dello sviluppo.

Fonte: Gatto MP et al. “Effects of potential neurotoxic pesticides on hearing loss: a review”. Neurotoxicology 2014;42C:24-32.

da Audio-infos.it

RISCHIO CHIMICO IN AGRICOLTURA: LA VALUTAZIONE DI INSETTICIDI E FUNGHICIDI SULLE FOGLIE.

da inail.it

Il Quaderno si inserisce nel filone di ricerca sulla valutazione del rischio chimico nei lavoratori del comparto agricolo e presenta un approccio completamente nuovo per la valutazione dell’esposizione.

A questo scopo è stato sviluppato un metodo quantitativo per l’analisi diretta di alcuni comuni pesticidi sulle foglie di due colture estremamente diffuse in Italia: l’olivo e la vite. L’obiettivo del progetto era quello di ottenere un metodo di analisi molto veloce ed affidabile per valutare l’effettiva esposizione dei lavoratori agricoli durante le operazioni di rientro in campo. L’uso di una innovativa interfaccia per spettrometria di massa, la desorption electrospray ionization interface, ha permesso di raggiungere tale obiettivo fornendo i valori di concentrazione dei residui dei pesticidi semplicemente scansionando la superficie della foglia. Tali valori sono direttamente correlabili, tramite un’equazione, all’esposizione dermica potenziale e quindi possono fornire una stima molto accurata della quantità potenzialmente assorbibile dal lavoratore. Il metodo sviluppato è risultato quindi essere sensibile e accurato ma anche molto rapido essendo privo di pretrattamento (scarsa manipolazione del campione da parte dell’analista); inoltre, la quantità di solventi usata in tutto il processo risulta decisamente esigua (nell’ordine di pochi millilitri). Tutti questi aspetti hanno contribuito a rendere il metodo anche ecologico e a basso rischio di esposizione per coloro che devono effettuare i controlli.




Prodotto: Volume – Collana Quaderni di ricerca
Edizioni: Inail – marzo 2020
Disponibilità: Consultabile solo in rete
Informazioni e richieste: dcpianificazione-comunicazione@inail.it

QUANDO SEI ALLA FRUTTA CON I PESTICIDI

Da ” il fatto quotidiano ”

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I residui di pesticidi sono su due alimenti su tre, tra quelli che poi risultano regolari, soprattutto sulla frutta. Nel rapporto annuale ‘Stop ai pesticidi’, Legambiente spiega come resti elevata la quantità di residui derivanti dall’impiego dei prodotti fitosanitari in agricoltura, che i laboratori pubblici regionali hanno rintracciato in campioni di ortofrutta e prodotti trasformati. A preoccupare non sono tanto i campioni fuorilegge, che non superano l’1,3% del totale, quanto quel 34% di campioni regolariche presentano uno o più residui di pesticidi. E il problema vero, infatti, è il multiresiduo, che la legislazione europea non considera ‘non conforme’ se ogni singolo livello di residuo non supera il limite massimo consentito. Il risultato? Boscalid, Chlorpyrifos, Fludioxonil, Metalaxil, Imidacloprid, Captan, Cyprodinil sono i pesticidi più diffusi negli alimenti campionati in Italia. Si tratta di fungicidi e insetticidi utilizzati in agricoltura. “Non si vedono e non si sentono – scrive Legambiente – ma troppo spesso sono lì, nonostante il nostro Paese abbia adottato un Piano d’Azione Nazionale che mira a una sensibile riduzione del rischio associato ai pesticidi per la tutela della salute dell’uomo e dell’ambiente”.

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IL RAPPORTO ‘STOP PESTICIDI’ – Nel 2017 i laboratori pubblici italiani, accreditati per il controllo ufficiale dei residui di prodotti fitosanitari negli alimenti, hanno inviato i risultati per 9.939 campioni analizzati. Il 61% sono regolari e senza residuo. “Un risultato che registriamo come positivo – spiega Legambinete – ma che da solo non basta a far abbassare l’attenzione su quanti e quali residui si possono rintracciare negli alimenti e permanere nell’ambiente”. In primis a causa del multiresiduo, spesso fatto passare per conforme “benché sia noto da anni che le interazionidi più e diversi principi attivi tra loro possano provocare effetti additivi o addirittura sinergici a scapito dell’organismo umano”. Il multiresiduo è più frequente del monoresiduo: è stato ritrovato nel 18% del totale dei campioni analizzati, rispetto al 15% dei campioni con un solo residuo

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QUEI CAMPIONI ‘REGOLARI’ DI FRUTTA – La frutta è la categoria dove si concentra la percentuale maggiore di campioni regolari multiresiduo. È privo infatti di residui di pesticidi solo il 36% dei campioni analizzati, mentre l’1,7% è irregolare e oltre il 60%, nonostante sia considerato regolare, presenta uno o più di un residuo chimico. Il 64% delle pere, il 61% dell’uva da tavola e il 57% delle pesche sono campioni regolari con multiresiduo. Le fragole spiccano per un 54% di campioni regolari con multiresiduo e anche per un 3% di irregolarità. Alcuni campioni di fragole, anche di provenienza italiana, hanno fino a nove residuicontemporaneamente. Situazione analoga per l’uva da tavola, che è risultata avere fino a sei residui. I campioni di papaya sono risultati tutti irregolari per il superamento del limite massimo consentito del fungicida carbendazim.

GLI ALTRI ALIMENTI – Per la verdura il quadro è contraddittorio. Da un lato, il 64% dei campioni risulta senza alcun residuo. Dall’altro, si riscontrano significative percentuali di irregolarità in alcuni prodotti, come l’8% di peperoni, il 5% degli ortaggi da fusto e oltre il 2% dei legumi, rispetto alla media degli irregolari per gli ortaggi (1,8%). Ad accomunare la gran parte dei casi di irregolarità è il superamento dei limiti massimi di residuo consentiti per i fungicidi, tra cui il più ricorrente è il boscalid. Inoltre, alcuni campioni di pomodoro provenienti da Sicilia e Lazio presentano fino a sei residui simultaneamente, e un campione di lattuga proveniente dal Lazio addirittura otto. Passando ai prodotti di origine animale, undici campioni di uovaitaliane (il 5% del totale campionato) risultano contaminate dall’insetticida fipronil. Sul fronte dell’agricoltura biologica, i 134 campioni analizzati risultano regolari e senza residui, ad eccezione di un solo campione di pere, di cui non si conosce l’origine, che risulta irregolare per la presenza di fluopicolide.

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I PRODOTTI IMPORTATI – In generale, nel confronto tra i campioni esteri e italiani, quelli a presentare più irregolarità e residui sono i primi: sono irregolari infatti il 3,9% dei campioni esteri rispetto allo 0,5% di quelli nazionali. Presentano inoltre almeno un residuo il 33% dei campioni, rispetto al 28% di quelli italiani. La frutta estera è la categoria in cui si osserva la percentuale più alta di residui: il 61% di tali campioni presenta almeno un residuo. Tra gli ortaggi, il 51% dei pomodori e il 70% dei peperoni esteri contengono almeno un residuo. Oltre alla percentuale più alta di multiresiduo, pomodori e peperoni presentano anche il maggior numero di irregolarità, rispettivamente il 7% e il 4% del totale analizzato. Quest’anno il record è di un campione di peperone di provenienza cinese, con 25 residui di pesticidi. Al secondo posto c’è un campione di pepe, proveniente dal Vietnam, con 12 residui, seguito da una pomacea prodotta in Colombia con 15 residui diversi. In particolare, 14 campioni presentano da 6 a 25 residui contemporaneamente. Di questi uno arriva dalla Grecia e 13 sono di provenienza extra-Ue.

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MEDICINA DEL LAVORO E AGRICOLTURA : A MILANO UNO DEI CENTRI OMS PER LE MALATTIE

Da Meteoweb

Tra i 73 centri di collaborazione riconosciuti in tutto il mondo, solo 40 sono stati riconfermati dall’Organizzazione Mondiale della Sanita’ come centri di collaborazione attiva in ambito di Medicina del Lavoro: l’International Centre for Rural Health (Centro Internazionale di Medicina Rurale) dell’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano e’ uno di questi.

teco milano per medicina del lavoro agricolturaSi tratta di un traguardo importante per Claudio Colosio, direttore del Centro e della Struttura di Medicina del Lavoro dell’ASST e per il Dipartimento di Scienze della Salute dell’Universita’ degli Studi di Milano Polo San Paolo, considerato che, in Italia l’altro istituto che ha guadagnato questo riconoscimento è l’INAIL.

L’International Centre for Rural Health promuove e tutela la salute e la sicurezza dei lavoratori agricoli sul territorio nazionale e raccoglie esperienze e competenze necessarie ad affrontare il complesso tema della prevenzione sanitaria nelle aree agricole. Per i prossimi 4 anni il Centro continuera’ quindi ad operare sui tavoli di lavoro a livello nazionale ed internazionale per fornire supporto alle attivita’ svolte dall’OMS in ambito di malattie da lavoro, criteri diagnostici, di esposizione e diagnosi precoce di malattie professionali.

Si occupera’ dello sviluppo di progetti pilota al fine di migliore l’accesso delle popolazioni rurali a servizi di Medicina del Lavoro, supportare le attivita’ svolte dall’OMS in ambito di protezione e promozione della salute dei lavoratori delle strutture sanitarie, compresi “capacity building”, metodi per la prevenzione e networking. Dal 2006 il Centro di Medicina Rurale dell’ASST Santi Paolo e Carlo svolge attivita’ di sorveglianza sanitaria sui lavoratori delle oltre 53.000 aziende agricole lombarde che contano circa 150-200.000 operatori (tra fissi e stagionali).

Le patologie professionali piu’ diffuse sono principalmente quelle muscoloscheletriche (artrite, tendinite, osteoartrosi, ecc.) e l’ipoacusia da rumore, per la troppa esposizioni prolungate a rumori intensi.

Immagine correlata teco medicina del alvoro agricoltura“Siamo molto soddisfatti di questo riconoscimento ma consideriamo questo successo un punto di partenza e non un punto di arrivo”, dichiara Colosio. “Ambiziosi i progetti a cui stiamo lavorando come l’esame di tutti i rapporti annuali dei Medici Competenti lombardi attivi presso imprese agricole, l’attivita’ di armonizzazione dell’approccio dei Medici del Lavoro all’Agricoltura, l’attivazione di un ambulatorio di allergologia, lo svolgimento di iniziative volte a garantire la sorveglianza sanitaria sul luogo di lavoro dei lavoratori stagionali e, auspichiamo a breve, l’apertura di un Osservatorio Epidemiologico Regionale Agricoltura”, conclude.

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ERBICIDA DELLA MONSANTO CANCEROGENO

Da agi.it

Dewayne Johnson sie era ammalato per un uso prolungato di un erbicida a base di glifosato. L’azienda dovrà risarcirlo con 290 milioni di dollari (ma ricorrerà in appello)

Risultati immagini per erbicidi

Una giuria californiana ha ordinato al gigante chimico Monsanto di pagare quasi 290 milioni di dollari per non aver avvertito che un diserbante a base di glifosato poteva causare il cancro. I giurati hanno sentenziato all’unanimità che Monsanto agiva con “malizia” e che i suoi diserbanti hanno contribuito “sostanzialmente” alla malattia terminale di Dewayne Johnson, giardiniere che ha fatto causa.

Risultati immagini per ERBICIDI CANCEROGENI

A Johnson, californiano, è stato diagnosticato nel 2014 un linfoma non Hodgkin – un tumore che colpisce i globuli bianchi. L’uomo ha affermato di aver usato ripetutamente il diserbante mentre lavorava in una scuola a Benicia, in California. Si tratta della prima sentenza che accusa il prodotto di provocare il cancro, ma potrebbe aprire la strada a molte altre sfide legali: gli osservatori sostengono che una sconfitta della Monsanto probabilmente aprirà la porta a centinaia di altre rivendicazioni contro la compagnia, che è stata recentemente acquisita dalla tedesca Bayer.

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GLIFOSATO PERICOLOSO PER L’ISTITUTO RAMAZZINI

GLIFOSATO PERICOLOSO PER L’ISITUTO RAMAZZINI MA NON PER L’ EFSA

DA” LA STAMPA” DEL 23/05/2018

Anche a dosi basse e per un periodo breve, essere esposti al ERBICIDA GLIFOSATO fa male all’organismo e altera alcuni importanti parametri biologici.  Questo evidenziano i primi risultati di uno studio pilota “Global Glyphosate Study” condotto dall’Istituto Ramazzini di Bologna e diffuso in questi giorni.

Obiettivo dello studio è stato capire “se e come” gli erbicidi a base di glifosato siano tossici ai vari stadi della vita precoce (neonato, infanzia e adolescenza) e identificare i marker precoci di esposizione. Lo studio ha testato gli effetti prodotti dal glifosato e di uno dei suoi formulati (Roundup Bioflow, MON 52276) su ratti Sprague Dawley. In pratica i topi, a partire dalla vita prenatale fino a 13 settimane dopo lo svezzamento, sono stati esposti ogni giorno a una dose di glifosato nell’acqua potabile pari a 1,75 mg / kg corrispondente al livello di esposizione giornaliero ritenuto accettabile secondo l’EPA, l’Agenzia per la Protezione Ambientale degli Stati Uniti.

Risultati immagini per PESTICIDI

Ne è emerso, invece, che anche a dosi ritenute sicure e per un tempo di esposizione relativamente breve (corrispondente nella vita dell’uomo dalla fase embrionale a 18 anni), gli erbicidi a base di glifosato sono in grado di alterare determinati parametri biologici importanti, principalmente i marcatori relativi alla sessualità, genotossicità e alterazione del microbioma intestinale.

 

In particolare, i risultati hanno mostrato nei ratti esposti al glifosato l’alterazione di alcuni parametri di sviluppo sessuale. Così come hanno ecidenziato cambiamenti statisticamente significativi del microbioma intestinale, rilevati in particolare durante la fase di sviluppo.

 

Appena un giorno dopo l’uscita degli studi del Ramazzini l’EFSA – la stessa agenzia per la sicurezza degli alimenti che aveva assolto l’erbicida sulla base di studi che vengono anche dalle industrie produttrici e che oggi è sotto osservazione di un comitato europarlamentare – ha invece corretto al ribasso le quantità di glifosato permesse nei cibi

“Dopo lo scandalo dei Monsanto Papers, la ricerca italiana ha dimostrato di poter creativamente trovare le strade per garantire una ricerca indipendente e libera dai condizionamenti dell’industria agrochimica in evidente conflitto di interesse afferma Maria Grazia Mammuccini, responsabile del progetto Cambia la terra. “Gli studi presentati dal Ramazzini dimostrano quanto fossero fondate le preoccupazioni di oltre un milione di cittadini europei che avevano chiesto #stopglifosato subito e stupisce – afferma la responsabile del progetto -come l’EFSA si sia precipitata immediatamente a rassicurare sull’assenza di rischi per l’uomo piuttosto che acquisire tali studi con l’obiettivo prioritario di tutelare la salute dei cittadini”.

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Per avviare lo studio pilota – condotto dal 2016, grazie a un finanziamento di 300.000 euro –  l’Istituto Ramazzini ha costruito una rete di partner autorevoli tra cui l’Università di Bologna (Facoltà di Agraria, Scienze Veterinarie e Biostatistica) l’Ospedale di Genova San Martino, l’Istituto Nazionale di Sanità, la Scuola di Medicina Icahn a Monte Sinai a New York e la George Washington University. Ora però è necessario effettuare uno studio a lungo termine e più completo sul glifosato in modo da estendere e confermare quanto emerso dallo studio pilota.  Per raccogliere i fondi necessari  – stimati in 5 milioni di euro – l’Istituto Ramazzini, con il supporto di altri Istituti e Università indipendenti in Europa e negli Stati Uniti, ha lanciato una campagna di crowdfunding che sta già ricevendo supporto da pubblico, politici e ONG in tutto il mondo.

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