Monthly Archives: Maggio 2022

ACRILAMIDE ED ALIMENTI

Nonostante non ci sono più dubbi circa la correlazione tra l’aumentata esposizione all’acrilamide e il maggior rischio di sviluppare il cancro, l’Unione europea è lontana da una normativa che tuteli la salute dei consumatori. L’acrilammide è un contaminante di processo è che si forma naturalmente negli alimenti amidacei durante la normale cottura ad alta temperatura. La principale reazione chimica che ne è la causa è nota come “reazione di Maillard”, la stessa reazione chimica che conferisce ai cibi l’aspetto abbrustolito e li rende più gustosi. L’acrilammide ha inoltre diffusi impieghi non alimentari in ambito industriale ed è presente nel fumo di tabacco.

Cos’è l’acrilammide

Questa sostanza è presente in diversi alimenti: dai prodotti fritti a base di patate alle fette biscottate e i biscotti passando per il pane morbido e i cracker. Di recente, uno studio condotto dall’Università Federico II di Napoli e Roma San Raffaele su 90 campioni di baby food, indicati per lo svezzamento dei bambini da 4 a 36 mesi, ha evidenziato una concentrazione molto alta (seppur al di sotto delle soglie di riferimento) in quasi tutti i prodotti, in particolare modo nei biscotti.

Un’esposizione preoccupanti soprattutto per i bambini: l’acrilammide è stata classificata nel gruppo 2A dalla Iarc dell’Oms come “probabile cancerogeno per l’uomo” e l’Efsa ne raccomanda l’assenza. Tuttavia, non esiste un vero e proprio limite di legge, ma solo delle soglie – periodicamente riviste al ribasso – alle quali le aziende alimentari devono tendere per tenere sotto controllo la sostanza tossica. Così, in pratica, in caso vengano rilevate dei prodotti con concentrazioni superiori al livello di riferimento, non scatta nessun ritiro alimentare ma solo l’obbligo per le aziende di mettere in atto una serie di azioni di contenimento.

La denuncia di Safe

L’associazione Safe – Safe Food Advocacy Europe che segue molto da vicino l’evolversi della legislazione europea, da tempo denuncia le falle di questo sistema: “L’attuale meccanismo di controllo non è efficiente nel ridurre l’esposizione all’acrilammide poiché la procedura di avviso agli altri Stati membri viene attuata tra 15 e 30 giorni dopo che uno Stato membro ha notificato la contaminazione”. L’organizzazione fa riferimento al sistema di allerta europeo, Rassf che raccoglie le segnalazioni. “Secondo le notifiche degli Stati membri al sistema di allerta rapido su alimenti e mangimi (RASFF) nel 2020-2021, le contaminazioni da acrilammide erano comprese tra 497 e 2690 µg/kg, che sono 4-5 volte superiori ai valori di riferimento in vigore in l’Unione Europea” fa sapere l’associazione.

I prossimi passi

La Commissione europea ha avviato da poco un nuovo giro di consultazioni per rivedere nuovamente i limiti di mitigazione. Le aziende – dal canto loro – hanno presentato all’esecutivo i risultati del monitoraggio dell’acrilammide che sono tenuti costantemente a svolgere, mentre dall’altro Safe ha mostrato, ancora una volta, tutte le falle di quel sistema di controllo tanto decantato e chiesto alla Commissione di accelerare la fissazione di limiti di legge certi.

da ilsalvagente.it

FESTIVAL DELLA SALUTE E DELLA SICUREZZA SUL LAVORO AD URBINO

URBINO – La strada per una prevenzione realmente partecipata passa attraverso il coinvolgimento di tutti. Istituzioni, parti sociali, forze dell’ordine, imprese e lavoratori, università e mondo della scuola, cittadini e società civile devono fare ognuno la propria parte in un dialogo reciproco e proficuo perché la salute e la sicurezza sul lavoro e dei lavoratori diventino patrimonio condiviso e bagaglio formativo permanente. Senza parlarne solamente in occasione della drammatica conta delle 3 vittime quotidiane sul lavoro e puntando, per quanto possibile, all’obiettivo indicato dal presidente Mattarella di “zero morti” con un “patto di alleanza tra istituzioni, società civile, forze sociali ed economiche”. È il messaggio che viene dal Palazzo Ducale di Urbino, sede prestigiosa dal 4 al 6 maggio della prima edizione del Festival internazionale della salute e sicurezza sul lavoro.

Tre giorni di ascolto e confronto di esperienze. Promosso dalla fondazione Rubes Triva, ente bilaterale paritetico per la formazione dei lavoratori, e dall’Università degli studi di Urbino Carlo Bo attraverso l’osservatorio Olympus per il monitoraggio della legislazione e giurisprudenza sulla sicurezza del lavoro, il Festival ha ricevuto il patrocinio convinto anche dell’Inail, presente sia nel Comitato tecnico scientifico sia all’assise urbinate con il contributo dei suoi professionisti e ricercatori. Numerose le proposte, le esperienze, le testimonianze dal vivo e le sollecitazioni emerse nelle tre giornate di approfondimento, moderate dai giornalisti Rai Filippo Gaudenzi e Gianpiero Scarpati, che hanno incluso anche una sessione della Conferenza sul futuro dell’Europa a cui hanno partecipato il vicepresidente della Commissione europea Maroš Šefčovič e il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova.

Bettoni: “Un cambiamento culturale per favorire partecipazione e prevenzione”. “Necessario e importante” per il sindaco di Urbino, Maurizio Gambini, il Festival si è aperto ufficialmente nel pomeriggio di mercoledì 4 maggio. Per il presidente dell’Inail, Franco Bettoni, “la sfida dei promotori è stata accolta dall’Istituto con la piena convinzione che senza partecipazione non è possibile parlare di vera prevenzione. La sicurezza – ha proseguito Bettoni nel messaggio letto dal direttore regionale Inail Marche, Giovanni Contenti – non deve mai essere percepita come un costo, ma come un valore aggiunto. Una buona e strutturata strategia di salute e sicurezza sul lavoro risulta proficua in termini di competitività, sostenibilità e benessere dei lavoratori. Coinvolgendo istituzioni, parti sociali e altri attori del mondo produttivo, nonché dando voce a coloro che hanno vissuto sulla propria pelle il dramma di un infortunio sul lavoro – ha concluso Bettoni – dobbiamo incoraggiare un cambiamento culturale”.  

Le buone pratiche della bilateralità e della contrattazione. Sulla stessa linea anche l’intervento di Giuseppe Mulazzi, direttore della fondazione Rubes Triva, per il quale “i temi della salute e della sicurezza non devono avere barriere. Se ogni giorno si contano 3 infortuni mortali la risposta forse sta nel fatto che manca la percezione del pericolo, insieme a carenze di natura organizzativa”. Per il presidente della fondazione, Angelo Curcio, “occorre anche guardare all’applicazione delle norme e in questo senso può essere d’aiuto l’esperienza bilaterale nella contrattazione, che ha sviluppato il tema della sicurezza facendo tesoro delle buone pratiche condivise o dell’analisi dei “quasi incidenti”.

L’esperienza della pandemia. Secondo il presidente di Utilitalia, Filippo Brandolini, “la salute e la sicurezza vanno condivise anche con enti esterni e stazioni appaltanti in contesti territoriali diversi, che necessitano di misure differenziate da calibrare continuamente. I servizi essenziali, vitali nel periodo pandemico, hanno continuato a funzionare con continuità”. E all’esperienza tratta dall’emergenza sanitaria si sono collegati anche l’intervento di Sergio Iavicoli, direttore della Comunicazione del ministero della Salute e la relazione introduttiva di Paolo Pascucci, presidente dell’osservatorio Olympus e del Comitato scientifico del Festival. “La pandemia – ha sottolineato Pascucci – ci ha insegnato non poco anche in tema di sicurezza lavorativa, come ad esempio la prevenzione primaria per ridurre il rischio alla fonte, e soprattutto il fare squadra, con la stesura dei protocolli anti Covid tra imprese e sindacati, che ha esaltato il ruolo delle rappresentanze.

Il confronto fra le parti sociali. Proprio le forze sociali sono state al centro della prima tavola rotonda, con un confronto schietto fra le parti e l’invito a incontrarsi per rinnovare il patto per la sicurezza richiesto dal Capo dello Stato. Per Pierpaolo Bombardieri, segretario generale Uil, “la vera questione è culturale, e va fatta una riflessione più ampia su qualità e condizioni del lavoro”, mentre per Daniela Barbaresi, componente della segreteria nazionale Cgil, “è necessario intervenire alla radice dei problemi, lottando contro sommerso e frantumazione del lavoro”. Secondo Luigi Sbarra, segretario generale Cisl, “la battaglia va condotta con rafforzamento dell’attività ispettiva, incrocio di banche dati e qualificazione delle imprese attraverso una saldatura con prevenzione, formazione e comunicazione”. “Il tema della sicurezza riguarda tutto il mondo del lavoro, ma è sbagliato affrontarlo solo con logiche repressive” – ha replicato il vicepresidente di Confindustria, Maurizio Stirpe. “Occorre mettere in campo una cassetta degli attrezzi con nuove misure tecnologiche e organizzative, valorizzando i comportamenti individuali”.

Le nuove tecnologie per migliorare la prevenzione. I nuovi rischi e l’evoluzione organizzativa sono stati al centro della sessione mattutina di giovedì 5 maggio, aperta dal saluto del prefetto di Pesaro e Urbino, Tommaso Ricciardi, che ha individuato le cause della mancanza di sicurezza anche in una grave carenza della cultura della legalità. Negli interventi di Aude Cefaliello e di Michele Tiraboschi sono state analizzate tutele e nuovi rischi lavorativi. Dal giuslavorista, in particolare, è venuto l’invito a capire il disagio del lavoro attuale, comprendendo che oggi si muore “sul” lavoro, ma anche “di” lavoro. Va quindi ricercata un’osmosi tra salute pubblica, occupazionale e ambientale. L’anticipo e la gestione dei cambiamenti e il miglioramento degli interventi in prevenzione alla luce delle sfide future, anche grazie all’aiuto di robotica e sensoristica, sono stati trattati da Stefano Signorini, direttore Dimeila Inail. Argomenti esaminati anche dalla tavola rotonda successiva, moderata dal direttore centrale Prevenzione, Ester Rotoli, in cui è stato ripercorso il contributo delle norme UNI, dei sistemi di gestione della sicurezza e dei modelli organizzativi gestionali, al centro degli interventi di Antonio Terracina e di Fabrizio Benedetti, coordinatore generale Contarp Inail.   

Tardiola: “Serve formazione in linea con le trasformazioni in atto”. Il dibattito pomeridiano si è articolato intorno al tema della formazione, che oggi richiede interventi diversi rispetto a quelli attuati finora. Le modalità dinamiche di apprendimento come la realtà virtuale e immersiva e le utilizzazioni di caschetti intelligenti che stimolano attenzione e interazione con il mondo digitale sono state illustrate da Alessandro Innocenti, direttore del dipartimento di scienze sociali dell’università di Siena, ed esaminate da accademici ed esperti nel dibattito a seguire. La sessione si è conclusa con l’intervento del direttore generale Inail, Andrea Tardiola, per il quale il tema della formazione deve necessariamente prendere atto delle trasformazioni e dell’accelerazione, anche economica, in corso in Italia dopo la pandemia e le conseguenze del conflitto in Ucraina. Per Tardiola, “bisogna realizzare programmi aggiuntivi di formazione con progetti speciali, che vadano oltre il quadro ordinamentale previsto dalla normativa vigente. Siamo in un mercato dell’occupazione dove il luogo del lavoro sta svanendo o dove il lavoro viene realizzato in altri luoghi ed è necessario ritarare la formazione rispetto a questi mutamenti”. Il direttore ha poi insistito su altre emergenze, come quella climatica, che produrrà i suoi effetti anche nei cantieri lavorativi, e ha richiamato l’impegno dell’Istituto nel garantire strumenti straordinari di gestione della sicurezza negli interventi connessi al Pnrr, oggetto di accordi con grandi realtà industriali del Paese.  

Attenzione al sommerso e alle discontinuità lavorative. Alla tavola rotonda conclusiva del Festival, svoltasi nella mattinata di venerdì 6 maggio e moderata da Roberto Riverso, consigliere giuridico del ministro del Lavoro, hanno preso parte, tra gli altri, Bruno Giordano, direttore dell’Ispettorato nazionale del lavoro (Inl) e Cesare Damiano, consigliere d’amministrazione Inail. Per il primo, “il costo della non sicurezza è anche sociale, pesa sul Pil e sulla bilancia economica. Noi abbiamo in Italia un’economia sommersa che secondo i dati Istat va oltre i 200 miliardi di euro all’anno e all’interno di questa cifra, più di 1/3, più di 70 miliardi di euro, è occupata dal lavoro sommerso. Il lavoro sommerso è una truffa, perché è privo di diritti e regole. L’istituzione recente del portale su questo fenomeno, con il contributo anche dell’Inail, va nella direzione di far emergere tutte le attività ispettive idonee ad analizzarlo e contrastarlo”. Per Damiano, “l’attenzione va rivolta oggi al lavoratore ‘povero’, un neologismo sociologico che riassume sottopaga e discontinuità lavorativa e che riguarda specialmente le donne e i giovani”. Occorre poi – ha concluso l’ex ministro del Lavoro – “trovare una sintesi tra flessibilità e regolarità nei rapporti di lavoro, con allargamento delle tutele e garanzia di formazione, che deve diventare un diritto costituzionale del cittadino”.

Le “belle storie” Inail di reinserimento lavorativo e sociale. Al Festival è stato dato spazio anche alle voci commosse di chi dopo un infortunio sul lavoro è ritornato a integrarsi. Come Stefania Benedetti, imprenditrice marchigiana titolare di un’azienda di presse per stampaggio e infortunata nel 2017 alla mano sinistra, oggi formatrice Anmil. Come Ivana Giancamilli, lavoratrice agricola nell’azienda familiare a Corinaldo, in provincia di Ancona, ritornata alla guida del suo nuovo trattore con un progetto personalizzato sviluppato dall’Inail dopo il riconoscimento di una malattia professionale iniziata nel 2011. O come Michele Caputo, lucano di Rionero in Vulture, che dopo l’incidente del 2015 in cui venne schiacciato da un cestello di metallo, ha ritrovato il sorriso e la speranza grazie alla pallanuoto e all’impegno degli assistenti sociali dell’Istituto. Ivana e Michele sono anche fra i testimonial della campagna di comunicazione Inail dedicata alle “belle storie” di reinserimento lavorativo e sociale degli assistiti dopo malattie e infortuni professionali. “Con questa formula – ha spiegato Mario Recupero, vicario della direzione Comunicazione – abbiamo costruito e consolidato una modalità di narrazione che parla alla parte emotiva e che rimane impressa molto più profondamente, un racconto completo di vicende di lavoratori infortunati che sono riusciti a ritornare pienamente alla vita di relazione e al loro lavoro”.

Sul sito del Festival disponibili materiali e video. Il Festival si è chiuso con l’avvio e la lectio magistralis di inaugurazione della Scuola di alta formazione in salute e sicurezza sul lavoro, voluta dalla fondazione Rubes Triva e dall’osservatorio Olympus per rendere operativi gli indirizzi di sicurezza partecipativa auspicati nei tre giorni di dibattito. I materiali presentati dai relatori, nonché i video integrali delle sessioni, sono disponibili sul sito dell’evento. Da Inail.it

COME SARÀ L’UFFICIO DEL FUTURO PROSSIMO.

da il corriere it

Uno smartphone al posto di una scrivania in ufficio. In un tablet tutto quello che ora affolla il ripiano e i cassetti del nostro tavolo di lavoro. Il cambiamento delle aspettative dei dipendenti e la rapida evoluzione di IA e tecnologia stanno rimodellando ogni aspetto del modo di lavorare.

E il futuro degli uffici è già qui, tra noi. Parola di Stim Tech Group, l’azienda di system integration milanese che ha investito nei due anni di pandemia 6,5 milioni di euro in attività di ricerca e sviluppo, acquisizioni e ristrutturazioni di sedi e risorse umane proprio intorno a una strategia di innovazione del digital workplace. «Il lavoro è diventato più “liquido” e sarà sempre meno vincolato allo spazio», spiega il ceo di Stim Tech, Stefano Marazzi, «e nei prossimi anni l’ufficio cambierà in maniera radicale».

Tutto in uno smartphone

Dunque, stop alle scrivanie stile “batterie” (con meno persone negli uffici, infatti, serviranno meno postazioni fisiche assegnate ai singoli): al loro posto aree condivise, “quartieri”, sale riunioni altamente tecnologizzate, dove più colleghi possono lavorare insieme in modo flessibile. Ai dipendenti servirà solo una tastiera e un monitor (ma presto anche questo potrebbe essere sostituito da un ologramma del desktop) con cui collegarsi wireless attraverso i propri smartphone. Un ruolo decisivo sarà giocato dalla domotica e dai sistemi di sicurezza nel controllo degli accessi. Lo spazio fisico diventerà interattivo con prenotazioni in remoto della postazione, sanificazioni automatiche, niente password ma riconoscimenti facciali per accedere fisicamente alle sale, per connettersi a Internet dall’ufficio e per accedere al data base aziendale.

60 mila sale riunioni da riconvertire

E’ in dubbio che il mondo delle aziende italiane ha mostrato e sta mostrando una certa resistenza – almeno in alcuni settori – verso il lavoro agile, «ma questo è un processo irreversibile. Al momento il segmento che sta mostrando più sensibilità è quello bancario e delle utilities. Ci sono almeno 60 mila sale da riconvertire e rendere più efficienti, dinamiche e attrattive», spiega Stefano Marazzi. Tutto questo infatti prevede un ripensamento su scala dell’ufficio, inteso come spazio ma anche come arredo. E non è un caso che nel team della Stim Tech Group ci sia anche un architetto. Insomma, l’impatto che la pandemia ha avuto sulle attività di trasformazione digitale delle aziende è innegabile, dando un’accelerazione ai progetti di trasformazione. «Molti sono stati costretti a rivalutare le proprie priorità e creare nuove strategie di adattamento», spiega ancora Marazzi, «e l’espansione dei servizi digitali è diventata una necessità imprescindibile».

L’occasione della pandemia

Anche se l’approccio delle grandi aziende non è quello delle medio-piccole, tutte evolveranno in un sistema di modello di lavoro ibrido, in presenza e da remoto. Proprio puntando tutto sull’innovazione del digital workplace e per ampliare l’offerta ai propri clienti, Stim (fondata nel 1988 da Francesco Marazzi, padre dell’attuale ceo) decide tra il 2020 e il 2021 di ampliarsi con l’obiettivo di costruire proprio un polo di aggregazione rivolto alle soluzioni per l’ambiente di lavoro digitale e della System Integration. «In piena pandemia abbiamo investito risorse e tempo concentrandoci sullo sviluppo e implementazione di progetti di ricerca per portare Stim a un livello più elevato di innovazione», racconta Marazzi, «consapevoli dell’accelerazione del fenomeno Hybrid Workplace e la necessità delle aziende di ridisegnare i sistemi, le tecnologie e i nuovi strumenti per agevolare la vita delle persone garantendo efficienza e qualità del lavoro».

Le acquisizioni

Nel corso del 2020 viene costituita la società Yooda, che ben presto si configura come leader nella progettazione ed implementazioni di soluzioni Microsoft Teams, Voce e Cloud. Nello stesso anno anche l’acquisizione di Mca, con sede a Bresso, in provincia di Milano, azienda che si occupa di progettazione, realizzazione e noleggio di soluzioni per sistemi audiovisivi multimediali, e che ha portato in dote l’accordo con la Regione Lombardia per la gestione di tutti i i sistemi multimediali, completando così le competenze di Stim nell’ambito dell’audio-video. Nel 2021, infine, l’acquisizione di Ayno, società leader in Italia per la progettazione e realizzazione di sistemi evoluti di videoconferenza e soluzioni audiovisive integrate, acquisizione orientata alla partnership siglata l’anno prima con Microsoft per offrire ai clienti l’intera gamma delle soluzioni di videoconferenza e di Microsoft 365. Risultato: un gruppo con sei sedi, un organico di oltre 170 persone e un fatturato per il 2021 che tocca quasi i 40 milioni di euro, «diventando attrattivo anche per alcuni fondi», chiosa soddisfatto il ceo Marazzi.

LANCET: SINTOMI POST COVID A 2 ANNI DI DISTANZA DAL RICOVERO NEL 55%.

da Doctor33.it

Più della metà (55%) di chi è stato ricoverato per Covid-19, dopo 2 anni presenta ancora almeno un sintomo della malattia. Mentre dopo 6 mesi mostrano strascichi dell’infezione quasi 7 pazienti su 10 (68%), segno di condizioni comunque in miglioramento nel tempo. È quanto emerge dallo studio con il follow-up più esteso condotto finora, pubblicato su ‘The Lancet Respiratory Medicine’. Gli autori hanno seguito 1.192 persone contagiate da Sars-CoV-2 e ricoverate tra il 7 gennaio e il 29 maggio 2020 al Jin Yin-tan Hospital di Wuhan, megalopoli epicentro della prima ondata pandemica. I pazienti, per il 54% uomini e con età mediana 57 anni, sono stati valutati a 6 mesi, a un anno e a 2.

A 24 mesi, dunque, più di un ex ricoverato su due lamenta ancora problemi come affaticamento e difficoltà di sonno, e rispetto ai guariti senza long Covid segnala una qualità di vita peggiore, ridotte performance nell’esercizio fisico, più disturbi di salute mentale e maggiore necessità di assistenza sanitaria. Stanchezza o debolezza muscolare sono stati i sintomi riferiti più spesso, riportati dal 52% a 6 mesi e dal 30% a 2 anni. Indipendentemente dalla gravità della malattia iniziale, tuttavia, dopo 2 anni l’89% dei pazienti risultava avere ripreso il lavoro.

Due anni dopo essersi ammalati, gli ex pazienti Covid sono in condizioni di salute generale peggiori rispetto alla popolazione generale, con il 31% che denuncia affaticamento, dolori muscolari e problemi del sonno. Fra i disturbi segnalati anche dolori articolari, palpitazioni, vertigini e mal di testa, dolore o disagio (23%), ansia o depressione (12%). Oltre la metà dei partecipanti allo studio a 2 anni presenta però veri e propri segni di long Covid, con una qualità di vita ancora più bassa per dolore e disagio (35%), ansia (13%) e depressione (11%).

“I nostri risultati indicano che per una certa percentuale di sopravvissuti a Covid-19”, contratto in forma tale da richiedere ospedalizzazione, “sono necessari più di 2 anni per riprendersi completamente”, sottolinea Bin Cao del China-Japan Friendship Hospital, autore principale dello studio. “C’è una chiara necessità di fornire supporto continuo a una percentuale significativa di persone che hanno avuto Covid-19 – aggiunge – e di capire come i vaccini, i trattamenti emergenti e le varianti” di Sars-CoV-2 “influenzano gli effetti sulla salute a lungo termine”.

LA RESISTENZA AGLI ANTIBIOTICI NEL SETTORE DEGLI ALLEVAMENTI.

da Inail.it

La resistenza agli antimicrobici è il fenomeno per il quale un microrganismo acquisisce la resistenza all’azione di farmaci antimicrobici, inclusi gli antibiotici, ai quali generalmente risulta sensibile per il trattamento per le infezioni da esso causate.

Prevenzione e controllo della resistenza Antimicrobica per i lavoratori esposti negli allevamenti avicoli e suinicoli

Attraverso la presentazione di schede tecniche contenenti suggerimenti per svolgere in sicurezza quelle attività che, a seguito di un processo valutativo, sono risultate a maggior rischio di esposizioni a batteri antibiotico-resistenti, questa monografia intende essere uno strumento di informazione per incrementare la conoscenza delle misure che possono contribuire a proteggere i lavoratori di allevamenti avicoli e suinicoli esposti a tale rischio.

Prodotto: Volume
Edizioni: Inail – 2022
Disponibilità: Consultabile solo in rete
Info: dcpianificazione-comunicazione@inail.it

NUOVA NORMA UNI ISO 11228 MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI

da assolombardaservizi.it

Novità in tema di movimentazione manuale dei carichi: il 24 marzo 2022 in Italia è entrata in vigore la Norma Tecnica UNI ISO 11228-1:2022 “Ergonomia-Movimentazione manuale-parte 1: sollevamento, abbassamento e trasporto”, che sostituisce integralmente la precedente UNI ISO 11228-1:2009.
L’allegato XXXIII del Testo Unico richiama espressamente la norma tecnica come “criterio di riferimento” per il datore di lavoro.

Con il termine “Movimentazione Manuale dei Carichi”, spesso abbreviato dall’acronimo MMC, si intendono tutte le attività che comportano sollevare, deporre, spingere, tirare, portare, spostare un “carico”, cioè un peso (secondo l’art. 167, comma 2, D. Lgs. 81/08).
Le modifiche apportate dalla nuova disciplina in tema di movimentazione manuale dei carichi sono impattanti, sia sull’approccio che sulle modalità di esecuzione della valutazione del rischio, obbligatoria ai sensi del Titolo VI del D. Lgs. 81/08

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Movimentazione manuale dei carichi: applicazione della nuova UNI ISO 11228-1:2022

La norma appena entrata in vigore sostituisce la precedente versione.
Nello specifico, la parte 1 si riferisce alle attività di sollevamento di carichi e di sollevamento e trasporto.
Non tratta, invece, attività di traino e spinta, alle quali è dedicata la UNI ISO 11228-2, e le attività di sovraccarico degli arti superiori per i quali si applica la UNI ISO 11228-3.
Obiettivo della normativa è quello di fornire dei limiti raccomandati a fronte dei quali poter definire accettabile o meno una determinata situazione di lavoro connessa al rischio di sovraccarico. La norma risulta applicabile per sollevamento e sollevamento e trasporto di oggetti di peso uguale o superiore a 3 kg e con una velocità di spostamento compresa tra 0,5 e 1 metro al secondo su un percorso orizzontale.

Il processo di valutazione nella nuova normativa sulla movimentazione manuale

La nuova normativa prevede un processo di valutazione che è possibile riassumere secondo passaggi consequenziali.

Per le azioni che comportano sollevamento/abbassamento di un carico viene introdotto un processo di valutazione a step successivi e vengono ampliate le modalità di calcolo dell’Indice di Sollevamento nella fase di valutazione approfondita; vengono rivisti i pesi limite di riferimento e, infine, vengono modificate le fasce di rischio associate ai valori finali dell’Indice di Sollevamento.

Per le azioni che comportano trasporto in piano di un carico viene introdotto un processo di valutazione a step successivi che permette di verificare le condizioni di accettabilità del rischio.

Nuova UNI ISO 11228-1:2022: Assolombarda Servizi a supporto delle imprese

La movimentazione di carichi riguarda il personale delle aziende di qualsiasi dimensione e di qualsiasi settore.
Al fine di tutelare i propri collaboratori dall’insorgenza di disturbi e patologie muscoloscheletrici è indispensabile procedere a una corretta valutazione del rischio attraverso un corretto uso della nuova norma UNI, al fine dell’attuazione di idonei interventi di prevenzione e protezione che vadano a mitigare, se non annullare, eventuali danni a carico degli operatori.
Per la comprensione degli aspetti normativi e gestionali legati agli obblighi di tutela dei lavoratori in capo ai datori di lavoro, è opportuno consultare preliminarmente l’Area Salute e Sicurezza sul Lavoro di Assolombarda.
Assolombarda Servizi è a disposizione per supportare le aziende nell’aggiornamento ed eventuale integrazione della Valutazione del Rischio sulla base della nuova Norma Tecnica UNI ISO 11228-1:2022, a seconda delle situazioni specifiche. Le Norme Tecniche della serie ISO 11228 sono infatti indicate dal D. Lgs. 81/08 come criteri di riferimento per la valutazione e la riduzione del rischio da sovraccarico biomeccanico acuto e cronico legato alla movimentazione manuale dei carichi.

INQUINAMENTO ED EPILESSIA

Elevate concentrazioni di monossido di carbonio (CO) dovute all’inquinamento atmosferico aumentano il rischio di convulsioni epilettiche, secondo uno studio pubblicato su Epilepsia. «I nostri risultati suggeriscono che le persone con epilessia dovrebbero evitare un’elevata esposizione al CO per ridurre il potenziale rischio di convulsioni» afferma Zhuying Chen, dell’Università di Melbourne, in Australia, che ha diretto il gruppo di lavoro. Prove emergenti indicano che l’inquinamento atmosferico influisce sulla salute del cervello e può aumentare il rischio di ricovero ospedaliero o visite ambulatoriali per l’epilessia.

Tuttavia, si sa poco sull’effetto dell’inquinamento sull’insorgenza di crisi epilettiche. Per approfondire l’argomento i ricercatori hanno utilizzato due set indipendenti di dati, lo studio NeuroVista (NV) e il diario delle crisi di Seer App (SD). Gli esperti hanno raccolto dati sulle concentrazioni orarie di CO all’aperto, biossido di azoto (NO2), particolato con diametro ≤10 μm (PM10), ozono (O3) e biossido di zolfo (SO2), e sottolineano che tutte le concentrazioni giornaliere di CO e SO2 e almeno il 95% delle concentrazioni giornaliere di NO2, O3 e PM10 rientravano negli standard di qualità dell’aria australiani. Lo studio ha incluso 49 partecipanti. Complessivamente, sono state registrate 6.692 crisi epilettiche in 3.639 giorni durante 23.349 giorni di follow-up dal 2010 al 2012 (set di dati NV) e dal 2018 al 2021 (set di dati SD). È emersa una significativa associazione positiva tra le concentrazioni di CO e i rischi di crisi epilettiche, ma nessuna relazione significativa per gli altri quattro inquinanti atmosferici. L’analisi dei dati ha mostrato che le donne avevano un rischio significativamente maggiore di convulsioni epilettiche quando esposte a concentrazioni di CO e NO2 elevate. Analizzando i due set di dati separatamente, è stata rilevata un’associazione significativa tra concentrazione di CO e rischio di crisi epilettiche nel set di dati NV, mentre questa non era presente nel set di dati SD. I meccanismi esatti che collegano l’inquinamento atmosferico alle convulsioni non sono chiari, ma probabilmente implicano l’interazione sinergica di più percorsi.

da dica33.it

Epilepsia 2022. Doi: 10.1111/epi.17253
https://doi.org/10.1111/epi.17253

OBBLIGO DI MASCHERINE SUI LUOGHI DI LAVORO FINO A GIUGNO

È la posizione emersa alla riunione delle parti sociali con il ministero del Lavoro, Salute e Mise

Mantenere il protocollo di sicurezza per il contrasto al Covid nei luoghi di lavoro di aprile 2021 che tra l’altro prevede l’uso obbligatorio delle mascherine «in tutti i casi di condivisione degli ambienti di lavoro, al chiuso o all’aperto» (non necessario nel caso di attività svolte da soli) e poi una verifica entro fine giugno per un aggiornamento. È la posizione emersa alla riunione delle parti sociali con il ministero del Lavoro, Salute e Mise per la valutazione delle misure necessarie nell’ambito delle attività produttive.

A breve formalizzazione in un documento

Vengono confermate dunque tutte le misure di protezione previste: le mascherine continueranno ad essere fornite dai datori di lavoro come dispositivo di protezione individuale e anche le altre misure presenti dovranno essere rispettate così come i comitati aziendali o territoriali/settoriali continueranno a svolgere un importante ruolo attivo. La decisione – arrivata al termine di un tavolo in videoconferenza con Confindustria e le associazioni del mondo datoriale e Cgil, Cisl, Uil, Ugl – sarà formalizzata a breve in un verbale ad hoc. Prima di quella data è previsto comunque un nuovo giro di tavolo per una ulteriore valutazione che tenga conto dell’evoluzione della pandemia e di sempre possibili ricadute nel prossimo autunno.

operai coronavirus mascherine

Ministero: parti sociali confermano validità protocolli

Le parti sociali «dopo un approfondito confronto, hanno confermato unanimemente di ritenere operante il protocollo» sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro per il contrasto al Covid, l’ultimo sottoscritto il 6 aprile 2021, «nella sua interezza e di impegnarsi a garantirne l’applicazione, proseguendo dunque lungo la direzione dell’importante funzione di prevenzione che l’accordo ha consentito». Così il ministero del Lavoro, al termine della riunione, aggiungendo che si è deciso «di fissare un nuovo incontro entro il prossimo 30 giugno per verificare l’opportunità di apportare i necessari aggiornamenti al testo del Protocollo connessi all’evoluzione» della situazione epidemiologica. «Tutti i presenti – sottolinea il ministero – hanno rilevato che, nonostante la cessazione dello stato d’emergenza, persistano esigenze di contrasto del diffondersi della pandemia da Covid-19». La riunione si è svolta alla presenza di rappresentanti del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, del ministero della Salute, del ministero dello Sviluppo economico, dell’Inail e di tutte le parti sociali per valutare le misure di prevenzione previste dal Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del Covid-19 negli ambienti di lavoro del 6 aprile 2021, che riguarda anche l’uso delle mascherine «obbligatorio in tutti i casi di condivisione degli ambienti di lavoro, al chiuso o all’aperto», mentre «non è necessario nel caso di attività svolte in condizioni di isolamento».

Soddisfatte le sigle sindacali

I sindacati plaudono alla conferma di un protocollo da loro fortemente voluto, che ha permesso di garantire la tutela dei lavoratori e reso i posti di lavoro, luoghi più sicuri e protetti dal pericolo di contagio. «Bene il mantenimento della validità del Protocollo così com’è in tutte le sue parti, e consideriamo utile fare una successiva e prima verifica a giugno», afferma la segretaria confederale della Cgil, Francesca Re David. Il protocollo sicurezza anti-contagio Covid «vive» secondo la segretaria confederale della Uil, Ivana Veronese. «Certo – aggiunge – sarà necessario qualche aggiornamento rispetto a particolari misure prese durante il periodo peggiore della pandemia, ma il protocollo per la protezione dal contagio di lavoratrici e di lavoratori resta valido. Quindi le mascherine continueranno ad essere fornite dai datori di lavoro come dispositivo di protezione individuale e anche le altre misure presenti dovranno essere rispettate».

PESTICIDI E IPOACUSIA

Si pensa che numerose sostanze chimiche siano ototossiche, inclusi il toluene, lo stirene, l’etilbenzene, il disolfuro di carbonio, il piombo, il mercurio e il monossido di carbonio. Diversi pesticidi sono sospettati di essere neurotossici per l’uomo, e possono quindi influenzare il sistema uditivo.

Studiosi del Dipartimento di Igiene del Lavoro dell’INAIL – Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro di Monte Porzio Catone (Roma) e del Centro di Ricerca e Servizio per la Tutela della Salute e la Sicurezza negli Ambienti di Lavoro dell’Università Politecnica delle Marche di Ancona hanno analizzato i lavori scientifici sugli esseri umani e sperimentali sugli animali che hanno verificato l’ipotesi che l’esposizione ai pesticidi possa essere associata alla perdita dell’udito.

L’analisi si è concentrata sugli studi epidemiologici volti a valutare le associazioni fra ipoacusia ed esposizione ai pesticidi, e su studi relativi agli effetti dei pesticidi sul sistema uditivo negli animali di laboratorio. La ricerca nella letteratura del gruppo di scienziati ha prodotto circa settanta riferimenti, e gli antiparassitari sotto esame hanno incluso organofosfati (OP), piretroidi, composti dipiridilici ed esaclorobenzene (HCB).

I risultati di questa analisi sono stati pubblicati sulla rivista “NeuroToxicology” il mese scorso. Le conclusioni provenienti dagli studi sull’uomo suggeriscono che l’esposizione ai pesticidi neurotossici può indurre il danno al sistema uditivo centrale. Tuttavia, gli autori hanno verificato che nessuna conclusione significativa può essere tratta a causa di una serie di carenze in alcuni degli studi valutati, ad esempio la mancanza di informazioni dettagliate sul livello e la modalità dell’esposizione, e fattori di confusione, in particolare la contemporanea esposizione al rumore. Inoltre, non hanno trovato alcuna evidenza sul potenziamento delle menomazioni uditive indotte dal rumore.

Considerati i dati limitati, gli autori suggeriscono ulteriori indagini sull’ototossicità dei pesticidi. Tuttavia, come misura precauzionale, raccomandano di considerare i pesticidi come possibili agenti ototossici, soprattutto in popolazioni vulnerabili come le donne in gravidanza e i bambini all’inizio dello sviluppo.

Fonte: Gatto MP et al. “Effects of potential neurotoxic pesticides on hearing loss: a review”. Neurotoxicology 2014;42C:24-32.

da Audio-infos.it

BUONE PRATICHE NEL LAVORO VETERINARIO

da Inail.it

Il lavoro, realizzato nell’ambito del progetto di prevenzione “Elaborazione e definizione di buone prassi per i lavoratori del settore veterinario operanti nei processi dei controlli ufficiali alle importazioni e agli scambi intracomunitari”, ha approfondito le problematiche inerenti i rischi cui sono esposti i lavoratori nel settore veterinario a contatto con animali e prodotti di origine animale destinati all’alimentazione umana e animale.

Sulla scorta di quanto emerso sono state elaborate buone prassi per il miglioramento della salute e sicurezza degli operatori del settore.


Prodotto: Oposculo
Edizioni: Inail – 2022
Disponibilità: Consultabile solo in rete
Info: dcpianificazione-comunicazione@inail.it