RISCHIO CHIMICO

NEOPLASIE PROFESSIONALI : UNA INDAGINE EU- OSHA

In Europa il cancro professionale rappresenta uno dei principali problemi di salute sul lavoro. Un modo per affrontare il problema è la comunicazione di dati aggiornati e affidabili sull’esposizione dei lavoratori ai rischi che possono portare alla malattia. Per questo motivo l’EU-OSHA ha condotto un’indagine sull’esposizione dei lavoratori concernente i fattori di rischio di cancro in Europa.

Obiettivo dell’indagine

L’indagine mira a individuare meglio i fattori di rischio di cancro responsabili della maggior parte delle esposizioni, fornendo una panoramica accurata ed esaustiva che possa contribuire alle misure preventive, alle attività di sensibilizzazione e all’elaborazione delle politiche, favorendo in ultima analisi la lotta al cancro professionale.

Questa attività intende colmare un’importante carenza d’informazioni individuata durante le diverse revisioni della direttiva sulle sostanze cancerogene, mutagene e reprotossiche.

I lavori preparatori per l’indagine sono iniziati nel 2020 e da allora l’indagine è stata sviluppata, testata e condotta utilizzando un campione casuale di migliaia di lavoratori di sei Stati membri dell’UE: Germania, Irlanda, Spagna, Francia, Ungheria e Finlandia. I questionari sono stati elaborati per stimare la probabile esposizione dei lavoratori a 24 fattori di rischio di cancro noti, tra cui le sostanze chimiche industriali, le sostanze e le miscele generate da processi nonché i fattori di rischio fisico.

Impatto dell’indagine

I partecipanti all’indagine sono stati selezionati casualmente in ciascun paese e hanno risposto a domande dettagliate sui compiti svolti sul luogo di lavoro durante l’ultima settimana lavorativa e sulle misure di prevenzione applicate. Sulla base delle loro risposte, è stata stimata automaticamente la probabilità di esposizione a fattori di rischio di cancro utilizzando uno strumento innovativo denominato Occupational Integrated Database Exposure Assessment System (OccIDEAS), un sistema di valutazione dell’esposizione professionale integrato con banche dati.

Grazie alle informazioni dell’indagine, l’EU-OSHA è in grado di fornire dati statistici migliori e di sviluppare spunti per l’elaborazione di politiche basate su dati oggettivi. Questa indagine dovrebbe migliorare la protezione contro le sostanze pericolose e contribuire alla riduzione dei casi di cancro professionale. Può contribuire a diverse attività:

I dati raccolti possono essere impiegati anche per sviluppare e alimentare strumenti di monitoraggio della SSL pubblicamente accessibili. Sono in corso di elaborazione e pubblicazione relazioni con analisi e schede informative per una più ampia messa a disposizione delle informazioni.

Nel complesso, l’indagine in questione rappresenta un’importante fonte di dati per i responsabili delle politiche, i ricercatori e gli intermediari, che possono stabilire le priorità e intraprendere azioni tempestive e adeguate per ridurre il cancro professionale.

del Computer Assisted Telephone Interview, CATI (intervista telefonica assistita da computer). Dopo il completamento delle fasi di lavoro sul campo e di controllo della qualità, sono state messe a disposizione 24 402 interviste valide per l’analisi. La popolazione coinvolta nell’indagine comprende individui di età pari o superiore a 15 anni che lavorano in tutti i settori di attività economica nei sei Stati membri dell’UE menzionati. Lo studio include lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti di organizzazioni di tutte le dimensioni. Le domande sono state tradotte dall’inglese nelle rispettive lingue nazionali.

SCHEDE INFOGRAFICHE INAIL.

da Inail.it

Realizzate dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto, puntano a fornire una fotografia sintetica ma allo stesso tempo completa dell’andamento di infortuni e malattie professionali, oltre che delle aziende e degli addetti assicurati, in ciascuno degli ambiti presi in considerazione. Si parte con le tre gestioni Industria e servizi, Agricoltura e Conto Stato e con i 21 settori dell’Industria e servizi. Nella fase successiva l’analisi sarà estesa anche alle 24 divisioni del manifatturiero e al dettaglio territoriale

SCHEDE INFOGRAFICHE GESTIONALI

  • Agricoltura
  • Infortuni e malattie professionali (.pdf – 550 kb)
  • Industria e servizi
  • Aziende-addetti, infortuni e malattie professionali (.pdf – 644 kb)
  • Conto stato
  • Infortuni e malattie professionali (.pdf – 574 kb)

SCHEDE INFOGRAFICHE SETTORIALI – INDUSTRIA E SERVIZI – SEZIONE ATECO

ESPOSIZIONE A SOSTANZE REPROTOSSICHE: LA DIRETTIVA 2004/37/CE.

da Inail.it

La direttiva europea 2004/37/CE introduce nuove misure per la protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un’esposizione ad agenti cancerogeni, mutageni o a sostanze tossiche per la riproduzione durante il lavoro.

(.jpg - 32 kb)

In particolare, vengono innalzate le attività di prevenzione dei rischi per la salute riproduttiva dei lavoratori con importanti ripercussioni anche per le attività di ricerca in igiene industriale, medicina del lavoro ed epidemiologia occupazionale. Il volume presenta il nuovo quadro normativo e discute delle nuove sfide per la ricerca scientifica su questo tema.


Prodotto: Volume
Edizioni: Inail – 2024
Disponibilità: Consultabile solo in rete
Informazioni e richieste: dcpianificazione-comunicazione@inail.it

L ‘ANDAMENTO DEI TUMORI IN ITALIA.

FONTE : EPIPREV.IT https://epiprev.it/articoli_scientifici/panoramica-sui-numeri-del-cancro-in-italia

La descrizione della distribuzione geografica e degli andamenti temporali della patologia tumorale è rilevante per gli scopi di prevenzione e di miglioramento della qualità dell’assistenza: viene realizzata soprattutto grazie alle misure di incidenza derivate dai registri tumori (RT) di popolazione. Negli ultimi anni, questo compito è stato affidato, a livello nazionale, a stime e proiezioni “in tempo reale”, basate però su dati piuttosto datati. Alla luce del rilevante incremento dell’attività di registrazione e nelle more del percorso di istituzione della rete nazionale dei registri tumori, la recente pubblicazione del 12° volume di Cancer Incidence in Five Continents (CI5) rappresenta quindi una preziosa opportunità per aggiornare le stime di incidenza dei tumori in Italia, dando anche la possibilità di fornire valori di riferimento nazionali e per macroarea.

Risultati: i tassi di incidenza mostrano un’estrema eterogeneità geografica: tra gli uomini il valore del TSD complessivo è compreso tra 584 per 100.000 nella provincia di Reggio Calabria e 809,9 per 100.000 nella provincia di Sondrio; tra le donne il TSD è massimo in Emilia-Romagna (540,5) e minimo nella provincia di Avellino (409,9). Il gradiente con tassi decrescenti da Nord a Sud appare chiaramente visibile solo per i tumori mammari femminili. Per i tumori polmonari, si osservano tassi più elevati per la città di Napoli in entrambi i generi. L’osservazione dei tassi polmonari maschili negli adulti conferma TSD massimi per le province di Caserta e Napoli con TSD troncati, pari a oltre il doppio dei TSD rilevati in Veneto. In generale, nel genere maschile si osserva un rilevante calo dei TSD di incidenza nel Nord Italia rispetto al quinquennio precedente; parte rilevante di questo andamento è dettato dalle dinamiche dei tumori polmonari: in netto calo in tutto il Centro-Nord tra gli uomini e in sostanziale incremento tra le donne.
Conclusioni: l’analisi ha mostrato la potenzialità conoscitiva associata alla disponibilità dei dati dei RT al fine di elaborare stime puntuali dei tumori in Italia e, in generale, l’importanza di poter acquisire e condividere dati e tassi di riferimento per ulteriori analisi. Dal punto di vista dell’epidemiologia dei tumori, emergono importanti indicazioni sulla distribuzione delle neoplasie che possono orientare la ricerca eziologica e la programmazione di prevenzione e assistenza: in questo senso, si segnala l’importanza di separare le province di Caserta e Napoli dall’area Sud nei modelli di stima e proiezione. Questa revisione, inoltre, ha rilevato criticità nei dati conferiti alla IARC e ha mostrato che il confronto e la verifica della qualità dei dati attraverso processi di controllo e audit deve rappresentare una prospettiva operativa concreta della rete nazionale dei registri.

Documenti scaricabili

File
Free full text
24-39_art-rashid.pdf
5 ㎆ 355
Materiali supplementari
art-rashid_materialisupplementari.xlsx
359 ㎅ 93
Database (file CSV)
I file possono essere scaricati e utilizzati liberamente a condizione che la fonte sia adeguatamente citata. Non è permesso l’utilizzo a scopo commerciale.

ALTRE FONTI: AIOM.IT

I NUMERI DEL CANCRO IN ITALIA

Scarica il volume
in formato PDF


INQUINAMENTO E MORTALITÀ DA PFAS IN VENETO.

fonte: avvenire.it

https://0ba795054b8d9691f206547fccf420e7.safeframe.googlesyndication.com/safeframe/1-0-40/html/container.html☰
Avvenire

undefined

Non è più un’ipotesi o una stima: «Per la prima volta è stata formalmente dimostrata un’associazione tra esposizione a Pfas e mortalità per malattie cardiovascolari», causando nell’arco di 34 anni più di 3.800 decessi oltre le aspettative, una morte in più ogni tre giorni. Lo afferma, dati alla mano, uno studio recentemente pubblicato sulla rivista scientifica “Environmental Health”, che svela «l’impatto devastante della contaminazione da sostanze per-fluoroalchiliche e poli-fluoroalchiliche (Pfas) sulla mortalità della popolazione che risiede nei comuni veneti più colpiti», rimarca il gruppo Mamme No Pfas, presente da anni a Vicenza, Padova e Verona per sensibilizzare sui danni anche letali provocati da queste sostanze inodori e insapori, nemiche invisibili e impalpabili della salute. Nel 2013 in Veneto è stata scoperta una vasta contaminazione da Pfas delle superfici, del suolo e dell’acqua potabile in tre province del Veneto, che ha interessato maggiormente i 30 Comuni della cosiddetta “Area rossa” nelle province di Vicenza, Padova e Verona, dove le Pfas sono state rilevate in concentrazioni preoccupanti nelle acque superficiali, sotterranee e potabili, avvelenando circa 350.000 persone», ribadisce il gruppo. E la ricerca, condotta dal professor Annibale Biggeri e i suoi collaboratori dell’Università di Padova, insieme a Registro tumori dell’Emilia-Romagna, Servizio statistico dell’Istituto superiore di sanità e con il contributo di Mamme No Pfas, è andata a indagare nei decenni precedenti alla scoperta della contaminazione, per studiarne gli effetti sulle persone decedute in quell’arco temporale che vivevano nella zona. «Nei 34 anni compresi tra il 1985 (assunto come data di inizio della contaminazione delle acque) e il 2018 (ultimo anno di disponibilità dei dati di mortalità causa-specifica), nella popolazione residente dell’Area rossa abbiamo osservato 51.621 decessi contro 47.731 attesi. Abbiamo trovato prove di un aumento della mortalità per malattie cardiovascolari e malattie neoplastiche maligne, tra cui il cancro del rene e il cancro ai testicoli».

L’Istituto superiore di sanità ha elaborato e reso disponibili i dati anonimi provenienti dagli archivi dei certificati di morte dell’Istituto nazionale di statistica, relativi ai residenti delle province di Vicenza, Padova e Verona (maschi 29.629; femmine 29.518) deceduti tra il 1980 e il 2018. Fra i residenti dei 30 Comuni dell’Area rossa, «dove l’acquedotto che fornisce acqua potabile era alimentato dalla falda contaminata», è come se fosse stata spazzata via la popolazione totale di due Comuni: Orgiano, pari a 3 mila abitanti, e Asigliano, di 800 abitanti. «Tramite l’analisi delle diverse classi d’età, lo studio ha evidenziato un aumento del rischio di insorgenza di malattie tumorali al diminuire dell’età. La popolazione più giovane, esposta ai Pfas già durante l’infanzia, è quella che paga il prezzo più alto», denuncia il gruppo, aggiungendo: «Si è anche osservato un effetto protettivo nelle donne in età fertile. Questo fenomeno potrebbe essere attribuito al trasferimento delle Pfas dal sangue materno al feto durante la gravidanza e l’allattamento, e alla conseguente diminuzione di livelli di Pfas nelle madri». Di fronte a tali «drammatiche evidenze scientifiche», conclude Mamme No Pfas, «non esistono più scuse per ritardare ulteriormente l’avvio dello Studio di Coorte, deliberato dalla Regione del Veneto già nel 2016, ma mai iniziato», fondamentale per «l’analisi a lungo termine, l’identificazione dei fattori di rischio, il delineamento di informazioni per le politiche di salute pubblica. Pertanto sosteniamo con forza la necessità di bandire la produzione e l’utilizzo delle Pfas a livello globale.

SOSTANZE CHIMICHE E DANNI AI DENDROCITI

da dottnet.it

Le sostanze chimiche, presenti in una vasta gamma di oggetti domestici d’uso comune, dai mobili ai prodotti per capelli, sono un potenziale rischio per la salute umana, favorendo lo sviluppo di malattie neurologiche, come la sclerosi multipla e i disturbi dello spettro autistico. A lanciare l’allarme uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della Case Western Reserve University School of Medicine, pubblicato su Nature Neuroscience. I risultati hanno fornito nuove informazioni sui potenziali pericoli di alcune comuni sostanze chimiche domestiche per la salute del cervello umano. I problemi neurologici colpiscono milioni di persone, ma solo una parte dei casi può essere attribuita alla sola genetica, indicando che i fattori ambientali sconosciuti sono importanti per le malattie neurologiche.

Il nuovo studio ha rilevato che alcune comuni sostanze chimiche domestiche colpiscono specificamente gli oligodendrociti del cervello, un tipo di cellula specializzata che genera l’isolamento protettivo intorno alle cellule nervose. “La perdita di oligodendrociti è alla base della sclerosi multipla e di altre malattie neurologiche – ha dichiarato Paul Tesar, professore di Terapeutica Innovativa del Dr. Donald e Ruth Weber Goodman, direttore dell’Istituto di Scienze Gliali della Facoltà di Medicina e ricercatore principale dello studio -. Ora dimostriamo che specifiche sostanze chimiche presenti nei prodotti di consumo possono danneggiare direttamente gli oligodendrociti, rappresentando un fattore di rischio precedentemente non riconosciuto per le malattie neurologiche”. Partendo dal presupposto che non sono state condotte ricerche abbastanza approfondite sull’impatto delle sostanze chimiche sulla salute del cervello, i ricercatori hanno analizzato oltre 1.800 sostanze chimiche che possono a cui l’uomo può essere esposto. Poi, la squadra di ricerca ha identificato le sostanze chimiche che hanno danneggiato selettivamente gli oligodendrociti, appartenenti a due classi: i ritardanti di fiamma organofosfati e i composti di ammonio quaternario. Poiché i composti di ammonio quaternario sono presenti in molti prodotti per la cura della persona e nei disinfettanti, che vengono utilizzati con maggiore frequenza da quando è iniziata la pandemia COVID-19, gli esseri umani sono regolarmente esposti a queste sostanze chimiche. Inoltre, molti prodotti elettronici e mobili contengono ritardanti di fiamma organofosfati. I ricercatori hanno utilizzato sistemi cellulari e organoidi in laboratorio per dimostrare che i composti di ammonio quaternario sono all’origine della morte degli oligodendrociti, mentre i ritardanti di fiamma organofosfati impediscono la maturazione degli oligodendrociti. I ricercatori hanno dimostrato come le stesse sostanze chimiche danneggino gli oligodendrociti nel cervello in via di sviluppo dei topi.

Gli scienziati hanno anche collegato l’esposizione a una delle sostanze chimiche a deficit neurologici nei bambini, su scala nazionale. “Abbiamo scoperto che gli oligodendrociti, ma non le altre cellule cerebrali, sono sorprendentemente vulnerabili ai composti di ammonio quaternario e ai ritardanti di fiamma organofosfati – ha affermato Erin Cohn, autore principale e studente laureato presso il Medical Scientist Training Program della Facoltà di Medicina -. Comprendere l’esposizione umana a queste sostanze chimiche può aiutare a spiegare un anello mancante nell’insorgenza di alcune malattie neurologiche”. Gli esperti hanno precisato che l’associazione tra l’esposizione umana a queste sostanze chimiche e gli effetti sulla salute del cervello richiede ulteriori indagini. Le ricerche future dovranno monitorare i livelli di sostanze chimiche nel cervello di adulti e bambini per determinare la quantità e la durata dell’esposizione necessaria a causare o peggiorare la malattia. “I nostri risultati suggeriscono che è necessario un esame più completo dell’impatto di queste comuni sostanze chimiche domestiche sulla salute del cervello – ha sottolineato Tesar -. Speriamo che il nostro lavoro contribuisca a prendere decisioni appropriate riguardo a misure normative o interventi comportamentali per ridurre al minimo l’esposizione alle sostanze chimiche e proteggere la salute umana”.

PFAS INQUINANTI ETERNI.

FONTE: Dors.it

articolo di Umberto Falcone

Le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) rappresentano una famiglia di sostanze ampiamente prodotte e utilizzate anche in Italia che desta preoccupazione per i possibili effetti sulla salute e sull’ambiente. Sono definite “eterne” per la loro persistenza e la loro alta resistenza alla degradazione ambientale. I PFAS sono utilizzati da decenni in rivestimenti antiaderenti, tessuti impermeabili, pesticidi, schiume antincendio, materiali per l’edilizia, prodotti per la pulizia e l’igiene personale. Si rimanda ad un precedente articolo per una descrizione più approfondita.

Ora occorre riparlarne per una recente valutazione della IARC, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, che riconsidera e riclassifica 2 sostanze appartenenti alla famiglia dei PFAS: l’acido perfluoroottanoico – PFOA e l’acido perfluoroottansolfonico – PFOS.

La valutazione IARC

Un gruppo di lavoro di 30 esperti internazionali provenienti da 11 Paesi è stato convocato dal programma delle Monografie IARC e, dopo aver esaminato a fondo la vasta letteratura pubblicata, ha classificato il PFOA come cancerogeno per l’uomo (Gruppo 1) e il PFOS come possibile cancerogeno per l’uomo (Gruppo 2B).

PFOA è cancerogeno per l’uomo sulla base di prove sufficienti per il cancro prodotto negli animali da esperimento e per una forte evidenza ottenuta nei sistemi sperimentali (alterazioni epigenetiche e immunosoppressione). Questi elementi sono stati considerati sufficienti per inserire la sostanza nel Gruppo 1 anche se sussistono prove limitate per il cancro nell’uomo (carcinoma a cellule renali e carcinoma testicolare).

PFOS è un possibile cancerogeno per l’uomo (Gruppo 2B) sulla base di forti prove sul meccanismo d’azione, prove limitate per il cancro negli animali da esperimento e prove inadeguate per quanto riguarda il cancro nell’uomo.

Un riepilogo delle valutazioni finali è stato pubblicato online in The Lancet Oncology. La valutazione dettagliata sarà pubblicata nel 2024 (volume 135 delle Monografie IARC).

Esposizione a PFOA e PFOS

Si prevedono esposizioni più elevate tra i lavoratori coinvolti nella produzione o nell’uso di PFOA o PFOS. Si ritiene che l’inalazione sia la principale via di esposizione per i lavoratori, sebbene non si possa escludere un’esposizione cutanea. È probabile che l’esposizione professionale sia diminuita nei Paesi in cui sono entrate in vigore le restrizioni all’uso di questi agenti.

PFOA e PFOS, in particolare, sono stati ampiamente utilizzati in alcune schiume antincendio (note anche come schiume acquose filmogene, AFFF). Quando vengono utilizzate vecchie scorte di AFFF non si può escludere l’esposizione dei vigili del fuoco a PFOA e PFOS. La popolazione generale è esposta principalmente attraverso cibo e acqua potabile e, potenzialmente, attraverso prodotti di consumo. Nei siti contaminati, l’acqua potabile è la principale fonte di esposizione per la popolazione.

Effetti sulla salute dell’uomo

Riportiamo una sintesi dei principali risultati di uno studio delle Università di Bologna e di Padova pubblicato nel giugno 2023 sulla rivista Toxics che conferma una serie di effetti negativi sulla salute legati all’esposizione ai PFAS. Ad esempio, una forte regressione del metabolismo e del trasporto dei lipidi e di altri processi correlati allo sviluppo ovarico, alla produzione di estrogeni, all’ovulazione e al funzionamento fisiologico del sistema riproduttivo femminile. Tutti elementi che possono spiegare gli effetti dannosi dei PFAS sulla fertilità e sullo sviluppo fetale.

I dati raccolti mostrano inoltre che l’esposizione ai PFAS produce una sovraregolazione di un gene coinvolto nello sviluppo di vari tipi di cancro, tra cui leucemia, cancro al seno e al pancreas.

I dati epidemiologici suggeriscono che un’elevata esposizione a questi materiali possa aumentare significativamente la mortalità di individui affetti da neoplasie maligne dei tessuti linfatici ed ematopoietici, come milza, fegato e midollo osseo.

Lo studio sembra inoltre confermare l’effetto tossico sul sistema immunitario. L’esposizione ai PFAS aumenta anche la concentrazione nel siero dei marcatori di stress infiammatorio e ossidativo e favorisce così lo sviluppo di malattie sistemiche, come il danno epatico e le malattie cardiovascolari, tra cui l’aterosclerosi e gli eventi tromboembolici.

È emerso, inoltre, che l’esposizione a PFAS sia in grado di aumentare la concentrazione di trigliceridi e colesterolo nel sangue.

Per approfondire

Sostanze perfluoroalchiliche (PFAS): la preoccupazione è giustificata a cura di Umberto Falcone – DoRS

Zahm S, Bonde JP, Chiu WA, et al. Carcinogenicity of perfluorooctanoic acid and perfluorooctanesulfonic acid. Lancet Oncol. 2024;25(1):16-17. doi:10.1016/S1470-2045(23)00622-8

Beccacece L, Costa F, Pascali JP, Giorgi FM. Cross-Species Transcriptomics Analysis Highlights Conserved Molecular Responses to Per- and Polyfluoroalkyl Substances. Toxics. 2023 Jun 29;11(7):567. doi: 10.3390/toxics11070567. PMID: 37505532; PMCID: PMC10385990.

Scheda MATline dell’Acido perfluoroottanoico – PFOA

Scheda MATline dell’Acido perfluoroottansolfonico  – PFOS

RADON : IL PIANO NAZIONALE 2023/2032

da lavoro facile.it

Pubblicato il Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 11 gennaio 2024 che adotta il piano nazionale d’azione radon

Cosa tratta?

Il radon, gas radioattivo inodore, incolore e insapore, deriva dal decadimento dell’uranio ed è presente nell’aria in quantità variabile, rappresenta la maggiore fonte di rischio da esposizione a radiazioni ionizzanti di origine naturale.

Il radon proviene principalmente dal suolo, dai materiali da costruzione e dall’acqua. Negli ambienti chiusi si accumula, raggiungendo, in alcuni casi e in assenza di ventilazione, concentrazioni che sono la prima causa di aumento di rischio di tumore polmonare dopo il fumo.

Se inalato, i suoi prodotti di decadimento possono accumularsi sulle cellule dell’epitelio bronchiale e possono dare origine a processi di cancerogenesi. Il radon è stato classificato, infatti, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel Gruppo 1 delle sostanze cancerogene per le quali vi è la massima evidenza di cancerogenicità.

Il Piano nazionale d’azione per il radon, previsto dall’art. 10 del D.lgs 31 luglio 2020 n.101 (atto di recepimento della Direttiva 2013/59/Euratom), è un obbligo comunitario. Il Piano, adottato con DPCM 11 gennaio 2024, contiene gli obiettivi per affrontare i rischi a lungo termine dell’esposizione al radon nei luoghi di lavoro e nelle abitazioni, descrive la linea d’azione nazionale e fornisce agli esperti e ai cittadini interessati informazioni sulla strategia italiana per ridurre l’esposizione della popolazione al radon.

L’esposizione al radon e il suo impatto possono essere ridotti con opportune politiche di intervento e, a questo scopo, interverrà il Piano, con strategie volte alla misurazione, alla prevenzione e alla riduzione della esposizione della popolazione. Verranno sviluppate a livello nazionale e locale adeguate campagne informative.

Quattro i punti in cui è organizzato il piano:

  • aspetti generali;
  • obiettivi e struttura del piano;
  • assi e azioni del piano;
  • appendici (contengono le linee guida per la realizzazione di indagini volte all’individuazione delle aree prioritarie e linee guida per l’individuazione, all’interno delle aree prioritarie, delle abitazioni con concentrazioni di radon superiori al livello di riferimento).

La struttura del Piano si sviluppa intorno a tre assi strategici:

  • Asse 1. Misurare: individuazione delle situazioni di maggiore esposizione;
  • Asse 2. Intervenire: strumenti per la prevenzione e riduzione della concentrazione di radon indoor;
  • Asse 3. Coinvolgere: informazione, educazione, formazione e divulgazione.

Quando entra in vigore?

Decreto pubblicato il 21 febbraio 2024.

Indicazioni operative

Nei luoghi di lavoro l’esercente è tenuto a completare le misurazioni della concentrazione media annua di attività di radon in aria e viene effettuata affidandosi a un dosimetro. Il D.lgs. 101/2020 stabilisce che la concentrazione di radon media annua nei luoghi di lavoro non debba superare i 300 Bq/m³.

La valutazione deve essere ripetuta ogni volta che vengono effettuati interventi strutturali a livello di attacco a terra, o di isolamento termico e comunque, ogni 8 anni, se il valore di concentrazione è inferiore a 300 Bq/m³.

Se tale valore risulta superato, è obbligatorio adottare misure correttive per abbassare la concentrazione di radon entro due anni. L’efficacia di queste viene nuovamente valutata:

  • in caso di esito positivo, con abbassamento della concentrazione al di sotto della soglia indicata, le misurazioni vengono ripetute ogni 4 anni;
  • in caso di esito negativo risulta necessario effettuare la valutazione delle dosi efficaci annue, tramite un esperto di radioprotezione che rilascia apposita relazione.

La valutazione del rischio radon deve essere inserita nel Documento di Valutazione dei Rischi.

Riproduzione riservata ©

ALLEGATI ALL’ARTICOLO

atto-completo

SCARICA ALLEGATO

piano-radon

SCARICA ALLEGATO

SEMINARIO CIIP SU DIISOCIANATI E POLIURETANI.

Diisocianati e Poliuretani:
un tema importante”

sala FAST – Piazza Morandi 1 – Milano
mercoledì 20 marzo 2024 – ore 13:30-18:00

Seminario in presenza e online organizzato da CIIP

Il Seminario vuole approfondire ulteriormente quanto già affermato nel documento che troverete sul sito CIIP (per aprire la pagina correlata clicca qui), soprattutto su i temi della concreta applicazione, della sorveglianza sanitaria, delle soluzioni e alternative.


PROGRAMMA

13.30 registrazione partecipanti in presenza

14.00 Introduzione Norberto Canciani, coordinatore Gruppo Formazione CIIP

14.10-14.40 “Presentazione del Documento CIIP: punti salienti e problematiche aperte” a cura di Carlo Sala, coordinatore Gruppo di Lavoro CIIP su Rischio Chimico

14.40 -15.00 “Dalla Restrizione 74 REACH agli interventi per la salute e sicurezza” Gianandrea Gino, Igienista occupazionale Sirt- Milano

15.00 -15.20 “Rischi per la salute, sorveglianza sanitaria, dati epidemiologici” Stefano Biancini, medico competente ANMA

15.20 -15.40 “Diisocianati e metaboliti cancerogeni” Lucia Miligi, Fondazione ISPRO Istituto per lo Studio, la Prevenzione e la Rete Oncologica Firenze

15.40-16.10 “Monitoraggio ambientale e biologico dell’esposizione. Stato dell’arte e prospettive future” Monica Gherardi, Responsabile Laboratorio Rischio Agenti Chimici INAIL e Giovanna Tranfo Direttore Struttura: Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale INAIL

16.10- 16.30 “Approccio REACH OSH tra Regolamento di isocianati e applicazione del DL 81/2008” a cura di Celsino Govoni. Gruppo Tecnico Interregionale per la SICUREZZA CHIMICA

16.30 16.50 “L’esperienza operativa delle imprese” a cura di Maurizio Colombo, presidente Comitato Sicurezza Prodotti di Federchimica

16.50 -17.10 “L’esposizione ad isocianati nel settore dell’automotive” Maurizio Coggiola, medico competente

17.10 -18.00 Discussione, brevi interventi, proposte, conclusioni di lavoro

scarica la locandina

Seminario GRATUITO in presenza e online previa iscrizione tramite apposito modulo scaricabile qui
Sarà rilasciato attestato di partecipazione

Per info: segreteria@ciip-consulta.it

BAROMETRO OSH SULLA SICUREZZA E LA SALUTE SUL LAVORO .

da:

Lo strumento di visualizzazione dei dati del barometro SSL è stato aggiornato con nuovi indicatori, offrendo informazioni aggiornate sulla salute e sicurezza sul lavoro (SSL) in tutta Europa. 

In particolare, la sezione previsioni più recente presenta proiezioni quantitative delle tendenze future in materia di occupazione, sulla base delle previsioni sulle competenze del Cedefop.

Inoltre, sono ora disponibili stime sull’onere delle malattie correlate al lavoro dovute a problemi psicosociali, cancro o disturbi muscolo-scheletrici, sulla base degli studi dell’ICOH.

Infine, la nuova sezione Risorse ospita sia le pubblicazioni che le relazioni per paese per un facile accesso.

Consulta tutte le funzionalità dello strumento di visualizzazione dei dati del barometro SSL