
La tutela dell’Inail riguarda ogni incidente avvenuto per “causa violenta in occasione di lavoro” che abbia causato la morte del lavoratore, la sua inabilità permanente al lavoro o l’inabilità assoluta temporanea per oltre 3 giorni. Per causa violenta si intende un fattore che abbia 3 precise caratteristiche: efficienza, rapidità ed esteriorità (per fare qualche esempio, la causa violenta può essere determinata da sostanze tossiche, sforzi muscolari, microrganismi, virus o parassiti. Ma anche da condizioni climatiche e microclimatiche). Non sono previste alcune coperture se l’infortunato risulta positivo ad alcol test o ad uso di stupefacenti.
La tutela copre anche gli spostamenti casa-lavoro (sia andata che ritorno), quelli per lo svolgimento di attività lavorative fuori sede e quelli relativa alla pausa pranzo. Gli spostamenti coperti sono di norma quelli percorsi ricorrendo a mezzi pubblici, mentre gli spostamenti effettuati con mezzo privato sono coperti sono se non è possibile utilizzare i mezzi pubblici (ad esempio perché non raggiungono la sede di lavoro o hanno una fermata troppo lontana).
Chi subisce un infortunio deve avvisare subito il datore di lavoro, personalmente o attraverso altri nel caso il diretto interessato non sia nelle condizioni di farlo, anche nel caso di lesioni di lieve entità. Il lavoratore infortunato deve fornire al datore di lavoro numero identificativo del certificato medico che attesta l’infortunio, data di rilascio del certificato e giorni di prognosi indicati nel certificato stesso.

Il lavoratore infortunato ha 3 modi per attestare quanto gli è occorso: può rivolgersi al medico dell’azienda (se è presente sul posto); recarsi o farsi accompagnare al Pronto soccorso nell’ospedale più vicino; rivolgersi al proprio medico curante. In tutti e 3 i casi, chi fornisce la prima assistenza al lavoratore infortunato deve rilasciare certificato medico (inviandolo in via telematica anche all’Inail) con indicazione della diagnosi e del numero dei giorni di inabilità temporanea assoluta al lavoro. In caso di ricaduta, ovvero il lavoratore infortunato si sente di nuovo male dopo essere tornato al lavoro, nel certificato rilasciato deve essere specificato che si tratta di ricaduta dall’infortunio già comunicato (la cosiddetta Riammissione in temporanea).
Il datore di lavoro deve inviare la denuncia/comunicazione di infortunio entro 2 giorni dalla ricezione dei riferimenti del certificato medico che il medico ha a sua volta già inviato all’Inail. Il lavoratore può comunque farlo da sé in luogo del datore di lavoro, con la copia del certificato rilasciato dal medico o dalla struttura sanitaria competente al rilascio.
L’infortunio che impedisce di lavorare per oltre 3 giorni comporta indennità giornaliera per inabilità temporanea assoluta, erogata dell’Inail in misura del 60% della retribuzione media giornaliera fino al 90° giorno e del 75% della retribuzione media giornaliera dal 91° giorno fino alla guarigione clinica e viene accreditata.

L’indennità dell’Inail è soggetta a tassazione Irpef e si calcola sulla base della retribuzione effettivamente corrisposta al lavoratore nei 15 giorni precedenti l’evento. L’accredito dell’indennità giornaliera per inabilità temporanea assoluta può essere effettuato su conto corrente bancario o postale; sul libretto di deposito nominativo bancario; sul libretto di deposito nominativo postale (ad esclusione del Settore marittimo); accredito su carta prepagata purché sia dotata di codice Iban. Per importi non superiori a 1000 euro l’accredito può essere effettuato anche con vaglia postale non trasferibile intestato all’assistito o con pagamento in contanti localizzato presso sportello bancario o postale.
____________________________________________________
Quando si parla di sicurezza sul lavoro, ambiente, medicina del lavoro e formazione Teco Milano srl è il riferimento giusto per chi cerca un partner adatto.
info@tecomilano.it Telefono 02 48958304



Da uno 
Tuttavia, se siamo costretti a 
Si parte giovedì 27 settembre con la presentazione della “Carta Metropolitana della Mobilità Elettrica”, il documento conclusivo dell’edizione 2017 contenente soluzioni pratiche per rendere i Comuni a misura dei veicoli a batterie.







Lo conferma pure lo studio dell’Agenzia Europea dell’Ambiente che vede l’Italia detenere il primato europeo dei decessi prematuri dovuti all’inquinamento atmosferico con oltre 80mila casi/anno.












Sono dappertutto: nelle case, per le strade, sulle spiagge, nei nostri mari. Le utilizziamo distrattamente, senza alcuna moderazione, eppure i danni che causano all’ambiente sono gravissimi. Stiamo parlando delle buste di plastica e del loro uso ed abuso.
Anche il nostro paese si è reso conto della gravità del problema ed ha approvato il 9 novembre 2016 un decreto legislativo di attuazione della legge comunitaria del 2015. . A partire dallo scorso anno, in breve, nessun negoziante può più fornire buste di plastica ai propri clienti, che vanno sostituite con sacchetti di cartone o buste 100% biodegradabili.


Gli inquinanti, spiega Agostino Consoli, presidente eletto della Società Italiana di Diabetologia (Sid), “entrano nel flusso del sangue e arrivano ai tessuti, producendo effetti patologici. In particolare aumentano i livelli di infiammazione, e questi a loro volta sono i primi indagati sia per i danni cardiovascolari che per la diminuzione della capacità delle cellule beta pancreatiche di produrre insulina in maniera appropriata rispetto alle necessità. L’altra possibilità – prosegue – è che l’esposizione all’inquinamento sia collegata a stili di vita meno sani. Resta valido il consiglio di non fare attività sportiva in ore di punta e l’appello a contribuire, ognuno per le proprie possibilità, a dare un contributo per lo sviluppo di città più vivibili”.
Le modifiche riguardano gli aggiornamenti dell’Allegato III della direttiva 2004/37/CE: le sostanze con valore limite di esposizione (ossia la quantità massima di sostanza alla quale i lavoratori posso essere esposti) passa da 3 (polveri di legno duro, benzene, cloruro di vinile) a 14 (di cui 10 agenti chimici, le fibre di ceramica refrattarie e la polvere di silice cristallina).
ella direttiva è indicato un elenco di moltissime sostanze potenzialmente responsabili di tumori professionali




Commenti recenti