INFORTUNI

UN SALTO NEL VUOTO : IL RISCHIO CADUTE DALL’ALTO NELLA SERRICOLTURA.

Si è tenuto a Terlizzi (Ba) un convegno organizzato dall’ Asl di Bari sui rischi di caduta dall’alto nel settore della serricoltura.

Qui fi seguito alcuni dei più interessanti report presi da Snop.it

Nicoletta Malcangi (S.P.E.S.A.L. – Area Nord ASL BARI), Anna Tardio (S.P.eS.A.L. ASL LECCE Nord) – Analisi di eventi infortunistici ed esperienze di adeguamento nei poli produttivi di Terlizzi, Taviano e Leverano
Malcangi.pdf

Anna Tardio  intervento della dott.ssa Tardio al convegno serre
Tardio.pdf

Oronzo Antonio Milillo (Presidente Federazione degli Ordini dei Dottori Agronomi e Forestali della Puglia) – La progettazione delle serre: criteri tecnico-autorizzativi e loro limiti
Milillo.pdf

Evelia Schettini (Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti Università di Bari) – Ricerca scientifica e sviluppo tecnologico per l’innovazione del settore
Schettini.pdf

Luca Rossi (INAIL) – Innovazione tecnologica per la sicurezza delle serre: i dispositivi di protezione collettivi
Rossi.pdf

Mariano Conticello (S.Pre.S.A.L. ASP Ragusa) – Progetto “SERRE SICURE” ASP Ragusa: casi studio per la messa in sicurezza di una serra in plastica
Conticello.pdf

Simona Savi (Coordinatrice del Gruppo Nazionale Agricoltura del GTI SSL): Gli indirizzi dal tavolo nazionale agricoltura
Savi.pdf

ANALISI DI INFORTUNI E MALATTIE PROFESSIONALI NELL’ INDUSTRIA DEL LEGNO

Da inail.it

Nell’analisi condotta dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto la fotografia dell’andamento infortunistico e tecnopatico in questi due importanti settori del manifatturiero italiano

Nel nuovo numero di Dati Inail un focus sulla fabbricazione di mobili e la lavorazione del legno

ROMA – Nel 2022 gli infortuni denunciati nel settore della fabbricazione di mobili sono stati 3.450, il 2,3% in più rispetto ai 3.373 dell’anno precedente, a conferma della ripresa del fenomeno già registrata nel 2021, dopo la sensibile contrazione delle denunce rilevata nel 2020 per lo stop delle attività lavorative durante la pandemia. Con 343 casi in meno rispetto al 2018, le denunce del 2022 restano comunque al di sotto del dato registrato negli anni pre-Covid. A rilevarlo è l’analisi condotta dalla Consulenza statistico attuariale per il nuovo numero del periodico Dati Inail, che scatta la fotografia dell’andamento di infortuni e malattie professionali in questo settore, che comprende il 4,3% delle aziende assicurate dell’industria manifatturiera (circa 17mila su un totale di quasi 399mila) e con oltre 130mila addetti-anno assicurati rappresenta poco più del 3% dei lavoratori di tutto il comparto.

Gli infortuni concentrati soprattutto nel Nord e Centro Italia. L’85,6% degli infortuni denunciati nella fabbricazione di mobili nel quinquennio 2018-2022 sono avvenuti in occasione di lavoro e la quota di quelli fuori azienda – costituita dalla somma degli incidenti in itinere, occorsi cioè nel tragitto di andata e ritorno tra la casa e il luogo di lavoro, e di quelli con mezzo di trasporto in occasione di lavoro – si mantiene intorno al 15-16%. Quasi tutto il decremento del quinquennio è da attribuire agli infortuni avvenuti durante lo svolgimento dell’attività lavorativa (299 in meno rispetto al 2018), mentre l’incidenza delle denunce che riguardano il tragitto casa-lavoro-casa rimane pressoché invariata, con l’eccezione del forte calo registrato nel 2020 a causa della pandemia. Gli infortuni si concentrano nel Nord e Centro Italia, le due zone che insieme registrano più del 90% delle denunce nella media del quinquennio, e il 76,2% riguarda lavoratori italiani, mentre il residuo si distribuisce fra comunitari (circa il 20%) e non comunitari (80%). La stragrande maggioranza (90% circa) sono lavoratori di genere maschile.

Dopo la pandemia in crescita anche le malattie professionali. La frequenza infortunistica per il triennio 2019-2021 è pari a 15,71 infortuni indennizzati ogni mille addetti, superiore al 12,74 del manifatturiero ma in linea con il 15,26 dell’Industria e servizi, mentre il rapporto di gravità per lo stesso periodo di tempo indica 1,65 giornate perse per addetto, leggermente superiore sia al totale del manifatturiero sia all’Industria e servizi, che registrano rispettivamente 1,26 e 1,48. Per quanto riguarda le cause di infortunio, più dell’80% dei casi accertati in occasione di lavoro deriva dalla perdita di controllo delle macchine e anche da movimenti del corpo che portano a lesioni fisiche sia interne che esterne. Le malattie professionali denunciate nel 2022 sono state 546, 96 in più rispetto al 2018 e in crescita negli ultimi due anni del quinquennio. Il 65,8% della media di quelle definite positivamente riguarda il sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo, secondo la classificazione internazionale Icd-10 (178 su un totale di 260 per il 2022), seguite dalle patologie del sistema nervoso (22,0%) e da quelle dell’orecchio e dell’apofisi mastoide con 21 eventi nel 2022 (9,1% in media nei cinque anni).

Nell’industria del legno livelli di rischio e gravità superiori alla media. Oltre alla fabbricazione di mobili, la Consulenza statistico attuariale si sofferma anche sull’andamento di infortuni e malattie professionali nel comparto della lavorazione del legno, che comprende sia attività che hanno ancora le caratteristiche del prodotto artigianale fatto a mano sia altre più industrializzate e automatizzate per produzioni su larga scala. Nel 2022, anno in cui risultavano assicurate all’Inail 25.298 aziende con 94.384 addetti (oltre 2.200 in più dell’anno precedente), sono stati denunciati 3.002 infortuni, un numero in crescita dopo la contrazione registrata nel 2020 ma ancora al di sotto dei livelli del 2018 e 2019. Circa un infortunio su 10 avviene nelle fasi di taglio e piallatura, il resto durante la lavorazione del legno. Nel 2022, in particolare, 1.556 casi si sono verificati durante la fabbricazione di altri prodotti di carpenteria in legno e falegnameria per l’edilizia, per lo più porte e finestre (1.051 casi). Analizzando l’indice di frequenza infortunistica emerge che l’industria del legno, con 21,81 infortuni indennizzati ogni mille addetti, presenta per il triennio 2019-2021 una rischiosità elevata, superiore al 12,74 del manifatturiero e al 15,26 dell’Industria e servizi. Stesso discorso per la gravità con 2,92 giornate perse per addetto contro, rispettivamente, 1,26 e 1,48. Per quanto riguarda le malattie professionali nel 2022 ne sono state denunciate 447, il numero più alto dal 2018. L’uso di strumentazioni spesso di tipo artigianale e manuale favorisce l’insorgenza di patologie del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo, che nel 2022 rappresentano il 70% del totale delle denunce.

Le novità legislative per la tutela della salute dei lavoratori. Il nuovo numero di Dati Inail approfondisce anche le novità per la tutela della salute dei lavoratori esposti alle polveri di legno, da cui possono derivare patologie tumorali e malattie di tipo irritativo-allergico della cute e delle mucose respiratorie e oculari. Il decreto interministeriale del 10 ottobre 2023, in particolare, ha modificato e integrato le tabelle delle malattie professionali nell’Industria e nell’Agricoltura, agli articoli 3 e 211 del dpr 1124/1965, ricomprendendo, per lavorazioni che espongono all’azione delle polveri di legno, l’asma bronchiale causato dall’azione delle polveri di legno allergizzanti in aggiunta alle malattie neoplastiche (carcinoma delle cavità nasali, carcinoma dei seni paranasali e carcinoma del nasofaringe). Se da un lato le principali misure di prevenzione e protezione, generali e specifiche, utili alla gestione del rischio di esposizione a polveri di legno, sono facilmente individuabili, dall’altro sono ben evidenti e comprensibili le difficoltà che le micro, piccole e medie imprese incontrano nell’attuarle alla luce dell’evoluzione legislativa e normativa, che negli ultimi anni è stata particolarmente veloce. Dal gennaio 2023, per esempio, il Valore limite di esposizione professionale (Vlep) alle polveri di legno duro è stato abbassato da 5 a 2 mg/m3.

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  • Maggio 2024 Argomenti
    Fabbricazione di mobili, il made in Italy attira sempre di più – Uno sguardo sugli infortuni e malattie professionali nel settore della fabbricazione di mobili – L’industria della lavorazione del legno tra le attività più rischiose – Polveri di legno: novità per la tutela della salute dei lavoratori
    (.pdf – 590 kb)

ALTRE INFO:

PROCEDURE DI LOCKOUT/TAGOUT

da Ohsaonline.com

Se ti è mai capitato di portare la tua auto in un garage per un cambio d’olio, la prima cosa che il tecnico ti chiede di fare è togliere le chiavi dal quadro e metterle sul cruscotto. Non è sufficiente assicurarsi che l’auto non funzioni: prima che qualcuno avvicini le mani alla coppa dell’olio, deve essere certo che non ci siano possibilità che il motore riprenda vita ruggendo. Rendendo l’auto inutilizzabile, stanno proteggendo se stessi – e anche te – eliminando dall’equazione la possibilità di errore umano.

Lo stesso principio si applica quando si tratta di macchinari sul luogo di lavoro, che si tratti di un sistema HVAC o di un’attrezzatura di produzione. Secondo l’OSHA, i protocolli di lockout/tagout (LOTO) sono “pratiche e procedure specifiche per salvaguardare i dipendenti dall’energizzazione o dall’avvio inaspettato di macchinari e apparecchiature o dal rilascio di energia pericolosa durante le attività di assistenza o manutenzione“. In questo articolo forniremo una panoramica di alto livello delle procedure di lockout/tagout e delle migliori pratiche per garantire che vengano prese sul serio a tutti i livelli dell’organizzazione.

Controllo dell’energia pericolosa

La sicurezza sul posto di lavoro è sempre importante e si spera che gli operatori delle apparecchiature e coloro che si trovano nelle loro vicinanze dispongano delle adeguate precauzioni di sicurezza e della formazione adeguata durante le normali operazioni di routine. Ma che dire delle attività non di routine, come la necessità di riparare qualcosa? Abbiamo tutti sentito storie dell’orrore: un lavoratore infila il braccio in una macchina per eliminare un inceppamento o entra in un forno industriale per effettuare una regolazione e un collega ignaro accende la corrente. Le procedure LOTO hanno lo scopo di prevenire tali disastri.

I programmi LOTO riguardano il controllo dell’energia pericolosa. Ciò significa ovviamente l’elettricità, ma anche qualsiasi altra cosa che possa ferire qualcuno, tra cui aria, calore, acqua, prodotti chimici, impianti idraulici e così via. Nel corso delle operazioni tipiche, la maggior parte dei macchinari è dotata di protezioni fisiche per proteggere gli operatori, come il paramano di una sega industriale. Tuttavia, durante l’assistenza e la manutenzione, potrebbe essere necessario rimuovere o disattivare tali protezioni per effettuare le riparazioni. È fondamentale che l’energia pericolosa venga controllata e dissipata prima che ciò possa accadere.

Gli otto passaggi fondamentali per una procedura LOTO sono i seguenti:

1. Prepararsi allo spegnimento. Una parte importante della preparazione è essere adeguatamente formati e consapevoli delle fonti energetiche pericolose coinvolte e di come controllarle.

2. Informare i dipendenti interessati. Assicurarsi che i lavoratori nell’area interessata siano pienamente consapevoli dell’imminente serrata.

3. Spegnere l’apparecchiatura. Ciò dovrebbe essere fatto in modo sicuro e ordinato, in conformità con la procedura specifica dell’apparecchiatura o il manuale operativo.

4. Isolare le fonti energetiche. Ad esempio, un interruttore automatico o una valvola che fornisce energia all’apparecchiatura.

5. Applicare i dispositivi LOTO alle fonti energetiche. Si tratta di un dispositivo, ad esempio un lucchetto, che impedisce fisicamente l’alimentazione dell’apparecchiatura. Ogni persona coinvolta nel blocco (l’OSHA li definisce come dipendenti autorizzati) avrà il proprio dispositivo di blocco e sarà dotato di un tag che mostra chi lo ha bloccato, quando e perché. Sono comuni più dispositivi di blocco su un’apparecchiatura.

6. Rilascia/controlla tutta l’energia immagazzinata. Ad esempio: aria compressa, condensatori che trattengono una carica elettrica o immagazzinano energia meccanica come molle compresse.

7. Verificare il blocco. Questo è il passaggio più importante e quello più facilmente trascurato. È assolutamente fondamentale che il personale controlli due volte che tutta l’energia pericolosa sia stata isolata.

8. Mantenere il blocco.

Assicurarsi che l’apparecchiatura rimanga in uno stato di blocco finché il servizio non può essere ripristinato in sicurezza.Altrettanto importante quanto seguire questi passaggi è garantire che vengano seguiti i protocolli di rilascio LOTO appropriati e che il servizio venga ripristinato una volta completato il lavoro. Ciò significa assicurarsi che i lavoratori e i materiali siano stati allontanati dalle aree pericolose, che tutti i dispositivi di blocco siano stati rimossi e le attrezzature testate e che il personale appropriato sia stato informato della rimozione della LOTO. Nessuna attrezzatura deve essere rimessa sotto tensione finché non vengono intraprese queste azioni, a quel punto i lavoratori possono essere informati che l’attrezzatura è pronta per l’uso.Una forma potenzialmente pericolosa di energia pericolosa, che può essere data per scontata, è la gravità. Se sei mai scivolato sotto l’auto nel tuo garage per eseguire una riparazione, probabilmente eri ben consapevole delle due tonnellate di metallo spietato bilanciate proprio sopra di te. Ecco perché, se sei intelligente, non farai affidamento su un martinetto per mantenere l’auto in alto. Utilizzerai anche dei cavalletti nel caso in cui l’impianto idraulico del martinetto dovesse guastarsi. La gravità, dopo tutto, non può mai essere disattivata.

Migliori pratiche per la sicurezza LOTO.

Indipendentemente dal tuo ruolo nell’organizzazione, che tu sia un addetto alla manutenzione, un responsabile della sicurezza o il presidente dell’azienda, è utile essere consapevoli di queste migliori pratiche di buon senso per un programma LOTO efficace e delle procedure specifiche per le apparecchiature:

  • Mantienilo semplice. Concentratevi sull’utente, non sullo standard OSHA. Puoi sviluppare la procedura scritta più dettagliata e approfondita del mondo, ma se l’utente non la capisce non serve.
  • Sii coerente. Le strutture possono avere centinaia o migliaia di apparecchiature complesse, ciascuna con i propri protocolli. Cercare di semplificare le cose garantendo coerenza nel modo in cui le apparecchiature vengono etichettate e le procedure vengono descritte.
  • Applicare la responsabilità. Se un dipendente non è stato adeguatamente formato e istruito su attrezzature e procedure e finisce per ferire se stesso o qualcun altro, la colpa non è solo sua, ma potrebbe anche essere tua. Garantire che venga condotta la formazione sulla sicurezza e che i requisiti siano applicati a tutti i livelli dell’organizzazione.
  • Abbiamo menzionato “Verifica”? Lo abbiamo detto prima, ma lo ripetiamo. Ci sono state situazioni reali in cui le procedure LOTO iniziali sono state seguite attentamente, ma la mancata osservanza della fase finale, ovvero la verifica che tutte le fonti di energia fossero state controllate, ha danneggiato o distrutto apparecchiature, causato lesioni gravi e persino causato alcuni dei molte vittime che ancora accadono ogni anno.

Le procedure di lockout/tagout non devono essere inutilmente complicate e speriamo che questo abbia chiarito parte del mistero che circonda questa pratica di sicurezza vitale. Quando si sente parlare di un infortunio sul lavoro o di un decesso che coinvolge macchinari o energia, è probabile che siano stati persi alcuni passaggi del processo LOTO. Garantendo che i programmi siano efficaci e applicati e che tutti siano formati su cosa fare e come farlo, possiamo proteggere noi stessi e gli altri.

APNEE NOTTURNE E SleeP@S-APP. 

Nell’ambito delle attività di prevenzione sanitaria degli infortuni sul lavoro, è partita la campagna di sensibilizzazione e screening sulla Sindrome delle apnee ostruttive del sonno (Osa) negli ambulatori Inail di Campania, Lazio e Liguria. L’attività è frutto della collaborazione tra il Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila) e la Sovrintendenza sanitaria centrale (Ssc) dell’Istituto. Tra gli obiettivi dell’iniziativa, prevenire gli infortuni sul lavoro e in itinere, migliorare la percezione del rischio per la salute e la sicurezza dovuto all’eccessiva sonnolenza diurna nei lavoratori affetti da Osa, sensibilizzare all’importanza della diagnosi precoce della sindrome, per prevenire comorbidità e conseguenze, e stimare l’eventuale impatto dei determinanti legati alla persona nel determinismo dell’evento infortunistico lavorativo.

L’eccessiva sonnolenza diurna aumenta il rischio di infortuni lavorativi e incidenti stradali. L’Osa è una malattia con elevata prevalenza tra la popolazione adulta lavorativa, spesso sotto-diagnosticata e quindi sotto-trattata, che costituisce un fattore di rischio rilevante ed emergente per lo sviluppo di malattie cardiovascolari e metaboliche con conseguente riduzione dell’aspettativa di vita e significative implicazioni economiche e sociali. I principali fattori di rischio per lo sviluppo di Osa sono il genere maschile, l’obesità, l’età avanzata. La patologia rappresenta, inoltre, la prima causa medica di eccessiva sonnolenza diurna (Esd), condizione che determina conseguenze per la salute e la sicurezza anche lavorativa. L’Esd, infatti, è associata ad aumentato rischio di mortalità, ridotta qualità della vita, aumentato ricorso a farmaci e assistenza sanitaria ed alterazioni delle performance cognitive. Le persone affette da Osa hanno una ridotta qualità del sonno con conseguente eccessiva sonnolenza diurna che espone i soggetti al rischio di incidenti stradali, con una frequenza fino a cinque volte superiore, e un rischio di infortunio lavorativo doppio rispetto agli individui non affetti.

Le attività messe in campo da Ssc e Dimeila. In questa prima fase di sperimentazione e fino a fine anno, negli ambulatori Inail delle sedi territoriali gli assistiti che accedono per la trattazione di infortuni sul lavoro e malattie professionali possono sottoporsi, in maniera volontaria e anonima e con il supporto del personale sanitario, allo screening sul rischio emergente delle apnee notturne. L’attività viene effettuata attraverso l’utilizzo della web-app innovativa e interattiva SleeP@S-APP. Sviluppata dal Dimeila, in collaborazione con il Dipartimento di scienze odontostomatologiche e maxillo-facciali di Sapienza (attraverso il progetto BRIC Inail 2018 ID 04 SleeP@SA), la web-app è uno strumento per l’autovalutazione del rischio Osa, che consente all’utente la restituzione di un feedback immediato informativo e di orientamento sul livello di rischio.

SleeP@S-APP. La valutazione si compone di una sezione specifica che combina le tre scale, validate dalla comunità medico-scientifica, attualmente utilizzate a livello internazionale per una prima autovalutazione di alcuni disturbi del sonno: il questionario di Epworth, il questionario di Berlino e Stop bang. Dopo aver compilato il test, agli assistiti che lo richiedono verrà rilasciata una comunicazione indirizzata al proprio medico di base per informarlo dell’iniziativa, con il suggerimento, in caso di esito medio rischio (colore giallo) e alto rischio (colore rosso), di un approfondimento clinico-diagnostico in centri dedicati allo studio del sonno.

È possibile partecipare al protocollo di ricerca. Oltre a poter consultare il materiale informativo e approfondire segni, sintomi, conseguenze e complicanze della patologia e le azioni di prevenzione opportune, gli assistiti possono, se interessati, partecipare al protocollo di ricerca, inviando i loro recapiti a un indirizzo email, per poter effettuare le valutazioni cliniche e diagnostiche di approfondimento presso Centri dedicati alle attività diagnostiche di Osa definiti all’interno della attività del progetto BRIC Inail 2022 ID 06 OSH-RO@D.

I numeri di Osa. Si stima che in Italia la sindrome delle apnee ostruttive del sonno coinvolga circa 12 milioni di persone, anche se solo il 4% dei casi risultano diagnosticati e solo il 2% trattati. L’Osa è associata a una serie di sintomi notturni e soprattutto diurni, derivanti da alterazioni della struttura del sonno, alterazioni dello scambio dei gas (ossigeno/anidride carbonica) e alterazioni emodinamiche e cardiovascolari, come le variazioni della frequenza cardiaca, l’aumento della pressione arteriosa e le aritmie cardiache, che possono perdurare anche nelle ore di veglia. Le apnee notturne hanno un forte impatto sociale ed economico (circa 31 miliardi di euro all’anno in Italia) a causa dei costi sanitari, tra cui la diagnosi e il trattamento delle molteplici patologie associate, che pesano per circa il 55% dei costi complessivi, e i costi sociali, suddivisi tra incidenti automobilistici (24%), infortuni lavorativi (12%) e perdita di produttività (9%), che rappresentano il restante 45% dei costi.

WORKLIMATE . ONDATE DI CALORE E LE LINEE GUIDA DELLA TOSCANA.

da ars.toscana.it

L’innalzamento delle temperature estive ha un impatto sostanziale sul contesto lavorativo. Sono, infatti, oramai consolidate le evidenze di letteratura sui rischi occupazionali determinati dalle ondate di calore. L’esposizione alle alte temperature può provocare serie conseguenze sulla salute dei lavoratori, quali esaurimento da calore, colpi di calore e altre malattie legate allo stress da calore. L’esposizione per periodi prolungati può accrescere il rischio di infortuni dovuti alla stanchezza, ridurre la capacità di concentrazione e decisionale, compromettendo la produttività. L’ aumento delle temperature può altresì accrescere il livello di stress tra i lavoratori, specialmente coloro impiegati nei servizi di emergenza e coloro che operano all’aperto.

La review su Frontiers in Public Health

Una recente revisione fornisce una panoramica dello stato delle conoscenze sui principali fattori di rischio che possono incidere sulle malattie correlate alle alte temperature (in inglese HRI, ovvero heat-related illness), sulla base anche dei vari settori maggiormente a rischio (lavoratori agricoli, edili, militari, antincendio, minerari e manifatturieri). Oltre alle temperature ambientali estreme, l’equipaggiamento di protezione personale, l’utilizzo di attrezzature pesanti, lo sforzo fisico, altre condizioni morbose pre-esistenti sono tutti fattori che possono aumentare il rischio di HRI (vedi Figura 1).

Figura 1 – Fattori di rischio per le malattie correlate al caldo estremo (HRI, heat-related illness) – Fonte: da Gibb et al, doi: 10.1146/annurev-publhealth-060222-034715
fig1 ondate calore

Nella revisione viene anche evidenziato come, sebbene l’impatto delle ondate di calore riguardi la salute dei lavoratori a livello globale, sono soprattutto i lavoratori nei Paesi a basso e medio reddito ad essere colpiti in maniera più rilevante.

Se, quindi, le evidenze sugli effetti del caldo su salute e sicurezza dei lavoratori sono ormai molto solide, lo stato delle conoscenze è ancora limitato per quel che riguarda gli impatti sociali ed economici. La revisione ha considerato le pubblicazioni disponibili dal 2010 al 2022 e dalla sintesi qualitativa emerge che su un totale di 89 studi (32 studi sul campo, 8 incentrati sui costi sanitari e 49 sugli aspetti economici), ci sono prove consistenti degli impatti socio-economici derivanti dall’esposizione al calore sul luogo di lavoro. Si stima che le perdite di produttività a livello globale siano quasi del 10%, con una proiezione di aumento fino al 30-40% entro la fine del secolo, in base ai peggiori scenari di cambiamento climatico. Le aree più vulnerabili risultano essere quelle a bassa latitudine e i Paesi a basso e medio reddito, con una maggiore concentrazione di lavoratori all’aperto, ma anche zone più sviluppate, come l’Europa meridionale, sono interessate. Settori come l’agricoltura e l’edilizia sono particolarmente colpiti. Questi risultati sottolineano l’importanza di intensificare gli sforzi di prevenzione per aumentare la consapevolezza e la resilienza dei lavoratori nei confronti dell’esposizione occupazionale al calore. Questo è particolarmente critico nei Paesi a basso e medio reddito, ma anche in alcune aree dei Paesi sviluppati, dove si prevede un aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore.

Le linee guida toscane

La Regione Toscana, come altre regioni italiane, nella scorsa estate ha approvato le Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dagli effetti del calore, un aggiornamento redatto in collaborazione con il CNR – Centro di bioclimatologia – Università di Firenze e con INAIL. Il documento fornisce linee guida per prevenire i danni da calore nei luoghi di lavoro, sia all’aperto che in ambienti interni non climatizzati. Le misure incluse mirano a mitigare i rischi legati alle temperature elevate, come fornire acqua e zone ombreggiate per le pause, graduare l’esposizione al calore e pianificare attività pesanti durante le ore più fresche. Altre azioni comprendono la revisione degli orari di lavoro, l’attenzione agli indumenti da lavoro e la formazione dei dipendenti. Inoltre, viene raccomandata una gestione speciale per i lavoratori che seguono restrizioni idriche per motivi religiosi o personali.

Il progetto Worklimate 2.0

Il tema “Clima, lavoro e prevenzione” è il focus del progetto Worklimate 2.0 che mira a valorizzare e approfondire le conoscenze acquisite sulla tematica “esposizione occupazionale a temperature outdoor estreme”, fornendo strategie di intervento per mitigare gli impatti delle temperature estreme sulla salute, sicurezza e produttività dei lavoratori. L’originalità del progetto è quella di:

  • fornire stime di dettaglio relative ai costi sociali e aziendali conseguenti le esposizioni agli estremi termici oltre che una definizione dei fattori di rischio per vari settori lavorativi attraverso la caratterizzazione dei fattori di vulnerabilità
  • prevedere un ampliamento delle conoscenze sulla percezione e conoscenza del rischio legato a temperature estreme, oltre a una estensione dei casi studio indirizzati alla caratterizzazione delle soluzioni tecnologiche indossabili per contrastare gli estremi termici definendo protocolli per il corretto utilizzo
  • c) sviluppare strumenti a supporto delle attività aziendali in termini di stima della produttività ma anche di implementazione e messa a regime del prototipo di piattaforma previsionale del rischio caldo sviluppata nell’ambito della prima fase del progetto oltre che di un sistema di previsioni del rischio freddo
  • d) migliorare il sistema informativo e proporre programmi di educazione e formazione per contrastare i rischi dovuti ad esposizione a temperature estreme in ambito occupazionale.

Il ruolo delle Unità operative toscane

L’Azienda USL Toscana Centro e Azienda USL Toscana Sud-est, insieme al Consorzio LaMMA e al Consiglio nazionale delle ricerche – Istituto per la bioeconomia (IBE), destinatario istituzionale e coordinatore di progetto insieme al Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro ed ambientale di INAIL, giocano un ruolo chiave nel progetto. Nel dettaglio, contribuiscono con il loro expertise in vari settori: dalla valutazione dell’impatto del clima sulla salute pubblica e degli impatti economici e sociali delle temperature estreme, alla progettazione di sistemi di allerta precoce, fino alla realizzazione di interventi formativi mirati. Queste attività sono supportate da un approccio multidisciplinare che integra competenze in campo medico, psicologico, tecnologico e ambientale, garantendo un intervento olistico e innovativo al fine di migliorare le condizioni di lavoro e la resilienza dei lavoratori agli effetti del cambiamento climatico.

Per saperne di più:

 Per approfondimenti sulle attività del progetto e per aggiornamenti su risultati ed eventi visita il sito del progetto Worklimate

altri links:

Il troppo caldo uccide

https://www.diario-prevenzione.it/il-troppo-caldo-uccide-e-lo-fara-sempre-di-piu/

SICUREZZA STRADALE IN LOMBARDIA

L’Istituto, la Regione Lombardia e l’Aci proseguono il percorso di informazione e sensibilizzazione alla guida corretta e sicura in una giornata dedicata a Csp/Cse e Rspp/Aspp con crediti formativi

Immagine locandina

MILANO – Informare e sensibilizzare i lavoratori sui fattori di rischio alla guida è fondamentale per la prevenzione degli incidenti e la sicurezza delle persone e per questo motivo, con il progetto “In Lombardia la sicurezza stradale è al primo posto”, l’Inail conferma il proprio impegno su questo tema. L’Ordine degli ingegneri della provincia di Milano ha inserito l’iniziativa nel proprio calendario di incontri di formazione a distanza, con il rilascio di 4 crediti formativi professionali per i soli iscritti all’Albo degli ingegneri e 4 ore di aggiornamento per l’aggiornamento professionale per Csp/Cse e Rspp/Aspp, secondo l’Accordo Stato Regioni del 7 luglio 2016.

Gli interventi e i contributi. Patrocinato dal Croil, la Consulta regionale dell’Ordine degli ingegneri della Lombardia, il seminario ha accolto i contributi della Regione Lombardia, dell’Aci e di vari esperti su aspetti tecnici e giuridici. I professionisti della Consulenza tecnica salute e sicurezza regionale dell’Inail, Biagio Principe e Adolfo Faletra, sono intervenuti sul tema “Il rischio stradale nel Dvr – Documento di valutazione del rischio” mentre Laura Ascari, dirigente medico, ha curato l’approfondimento su “L’uomo – Stato psicofisico del conducente di guida”.

INFORTUNI E MALATTIE PROFESSIONALI NEL SETTORE METALMECCANICO.

da Inail.it

L’obiettivo del presente documento è quello di migliorare la conoscenza del fenomeno infortunistico e tecnopatico nel settore dell’industria metalmeccanica e della installazione di impianti, al fine sia di realizzare interventi di informazione di specifico interesse per le imprese metalmeccaniche, sia di individuare soluzioni pratiche di miglioramento continuo delle prestazioni.

A tal fine sono stati elaborati i dati statistici di infortunio e malattia professionale dal 2017 al 2021 per i settori metalmeccanico e di installazione e gestione di impianti, riportando i dati per settore Ateco di riferimento.


Prodotto: Volume
Edizioni: Inail – 2024
Disponibilità: Consultabile solo in rete
Info: dcpianificazione-comunicazione@inail.it

INL LUOGHI CONFINATI

da dottrinalavoro.it

La Direzione Centrale coordinamento giuridico, dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), ha emanato la nota n. 859 dell’8 maggio 2024, con la quale ha fornito alcuni chiarimenti concernenti la certificazione dei contratti nei luoghi confinati e negli ambienti sospetti di inquinamento ai sensi del D.P.R. 14 settembre 2011, n. 177.

I chiarimenti dell’Ispettorato del Lavoro

Per quanto concerne la competenza territoriale degli organi abilitati alla certificazione, la disciplina di riferimento è contenuta nel Titolo VIII – Capo I del D.Lgs. n. 276/2003 e, in particolare negli artt. 76 e 77, nonché nel D.M. 21 luglio 2004, all’interno del quale si fa espresso rinvio al regolamento interno adottato dalla singola Commissione all’atto della costituzione.

Al riguardo, come già chiarito dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali con l’interpello n. 34/2011, la previsione contenuta nell’art. 76 del D.Lgs. n. 276/2003 citato, in forza del quale “le parti stesse devono rivolgersi alla Commissione nella cui circoscrizione si trova l’azienda o una sua dipendenza alla quale sarà addetto il lavoratore”, trova applicazione esclusivamente nell’ipotesi in cui si intenda dare avvio alla procedura di certificazione presso le Commissioni di cui all’art. 76, comma 1, lettera b) e, pertanto, esclusivamente laddove ci si rivolga alle commissioni abilitate alla certificazione istituite presso gli Ispettorati territoriali del lavoro e le Province.

Pertanto, nel caso di specie – che è, invece, ricompreso nell’art. 76, comma 1 lett. c-ter), sopra citato – l’ambito di competenza territoriale resta definito nel regolamento interno della relativa Commissione.

Con riferimento all’attività di indagine della Commissione di certificazione, ferma restando l’acquisizione di una dichiarazione sostitutiva di atti di notorietà ai sensi del D.P.R. n. 445/2000, si ritiene possibile richiedere anche a campione, in relazione alla verifica relativa all’applicazione del CCNL, eventuale documentazione di supporto (ad es. LUL o prospetti paga nel rispetto della disciplina in materia di protezione dei dati personali).la nota n. 859/2024

Fonte: Ispettorato Nazionale del Lavoro

INFORTUNI IN AGRICOLTURA 2018/2022

Al settore è dedicato il nuovo numero del periodico statistico Dati Inail, che nel quinquennio segnala un calo del 21,5% dei casi denunciati all’Istituto. I decessi sono in media 150 all’anno

Infortuni in agricoltura, tra il 2018 e il 2022 confermato il trend decrescente

ROMA – Nel 2022 gli infortuni denunciati all’Inail nella gestione assicurativa Agricoltura sono stati 26.459, in calo del 2,9% rispetto all’anno precedente (27.239) e del 21,5% rispetto al 2018 (33.705). Gli infortuni sono di gran lunga più frequenti durante lo svolgimento dell’attività lavorativa (24.934) rispetto a quelli avvenuti in itinere, nel tragitto di andata e ritorno tra la casa e il luogo di lavoro (1.525). A rilevarlo è il nuovo numero del periodico Dati Inail, curato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto, che segnala anche la progressiva riduzione degli occupati di questo settore, passati dai 927mila del 2019 agli 872mila del 2023 (-5,9%), con una leggera prevalenza dei dipendenti (53,4%) rispetto agli indipendenti (46,6%).  

Nel Nord-Est quasi un terzo delle denunce. Dal punto di vista territoriale, nel 2022 il maggior numero di infortuni è stato denunciato nel Nord-Est con 8.433 casi, pari al 31,9% del totale. Seguono il Sud (5.457), il Centro (4.958), il Nord-Ovest (4.666) e le Isole (2.945). Tra le regioni più colpite l’Emilia Romagna (13% del totale), seguita da Lombardia e Toscana (circa il 9,1% ciascuna), Veneto (8,8%) e Puglia (8,0%). L’81,8% dei casi (21.244) riguarda lavoratori di nazionalità italiana, seguiti con il 13,8% dagli extra Ue (4.103) e con il 4,4% dai comunitari (1.112). A fronte del calo registrato per italiani (-24,4%) e comunitari (-30,4%), le denunce di infortunio dei lavoratori extracomunitari nel 2022 sono aumentate del 2,3% rispetto al 2018.   

Otto infortunati su 10 sono uomini. Prendendo in considerazione il genere, il settore agricolo è caratterizzato da una netta prevalenza di occupati uomini (la quota delle lavoratrici è pari a circa un quarto del totale), che si riflette anche dal punto di vista infortunistico. Circa l’82% dei casi denunciati nel quinquennio 2018-2022, infatti, riguarda i maschi. La distribuzione delle denunce per classi di età risulta piuttosto stabile nel tempo, ma si differenzia in maniera evidente se vista rispetto al genere. Per i lavoratori gli infortuni fino a 44 anni costituiscono il 40,5% degli eventi contro il 29,1% delle lavoratrici. Tra i 44 e i 64 anni, invece, si concentra il 46,8% degli infortuni degli uomini e il 58,5% di quelli delle donne.  

La perdita di controllo del mezzo utilizzato prima causa di morte. Nel quinquennio analizzato i decessi sono stati in media 150 all’anno, con un picco di 171 nel 2019, su cui hanno inciso anche due incidenti plurimi nei quali hanno perso la vita sei lavoratori, e un minimo di 137 nel 2022. Poco meno dei due terzi dei deceduti hanno 50 o più anni e l’incidenza è tendenzialmente crescente (+8% nel quinquennio), a conferma dell’invecchiamento progressivo anche della forza lavoro agricola. I tre quarti delle vittime sono italiani, il resto stranieri a partire dai lavoratori indiani (33 morti nel quinquennio), marocchini (16), albanesi (11) e senegalesi (11). La prima causa di morte è la perdita di controllo totale o parziale del mezzo utilizzato (di trasporto o attrezzo in movimento).

Prosegue l’incremento delle malattie professionali denunciate. Dopo la flessione del 2020 causata dalla pandemia, la ripresa delle denunce di malattia professionale registrata nel 2021 è proseguita anche nel 2022 con 10.020 casi protocollati in agricoltura, in aumento del 9,5% rispetto ai 9.151 dell’anno precedente. L’incidenza del dato agricolo sul complesso delle patologie denunciate all’Istituto è pari al 17% ed è molto più alta di quella riscontrata per gli infortuni sul lavoro (4%), a dimostrazione di un’attività particolarmente logorante per il fisico. L’età media del lavoratore alla denuncia è di 59 anni (contro i 57 nell’Industria e servizi e i 61 nel Conto Stato). I casi dei lavoratori stranieri rappresentano solo il 3% (nell’Industria e servizi sono il 9%). Le malattie più frequenti tra gli agricoltori sono quelle a carico dell’apparato muscolo-scheletrico (77% del totale), in particolare dorsopatie e tendiniti.

Con i bandi Isi finanziati più di settemila progetti. Grazie ai bandi Isi rivolti a tutte le imprese agricole sono stati finanziati circa 7.200 progetti. L’asse dedicato alle micro e piccole imprese agricole ha consentito l’acquisto di macchine e trattori moderni, che contribuiscono da un lato al miglioramento delle condizioni di sicurezza e dall’altro alla sostenibilità ambientale. Nelle ultime tre edizioni, in particolare, sono stati erogati contributi a fondo perduto per un importo medio di 44mila euro. Con il bando Isi 2023, inoltre, l’importo massimo erogabile per ciascun progetto è stato più che raddoppiato, da 60mila a 130mila euro, mentre l’intensità di aiuto è passata dal 40% al 65% per la generalità delle imprese agricole e dal 50% all’80% per i giovani agricoltori.

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  • Marzo 2024
  • Argomenti
    Il settore agricolo perde terreno – La gestione Agricoltura: le denunce di infortunio nel quinquennio 2018-2022 confermano il trend decrescente – Il lavoro nei campi miete vittime anche nel 2022 – Disturbi alla colonna vertebrale e tendinopatie le malattie più denunciate dagli agricoltori – Finanziamenti Isi al settore agricoltura: sguardo d’insieme e focus sulla sostenibilità – Dai bandi Isi un supporto alle micro e piccole imprese agricole per macchine più sicure
    (.pdf – 1 mb)

LE DINAMICHE DEGLI INFORTUNI NELL’INDUSTRIA METALMECCANICA.

da Inail.it

La scheda presenta un approfondimento del fenomeno infortunistico nell’industria metalmeccanica ed in particolare delle attività di cui alle seguenti voci della classificazione Ateco 2007: C24 Metallurgia e C25 Fabbricazione di prodotti in metallo (esclusi macchinari e attrezzature).

Immagine Infor.Mo, Dinamiche infortunistiche nell’industria metalmeccanica

La scheda analizza le cause degli infortuni registrati nella banca dati del sistema di sorveglianza nazionale degli infortuni mortali e gravi Infor.Mo per stimolare l’individuazione di linee di azione efficaci per la riduzione di situazioni di rischio grave. Nella scheda vengono fornite anche indicazioni sulle buone pratiche di prevenzione e protezione da applicare per la corretta gestione dei fattori di rischio evidenziati nella disamina.

Prodotto: Fact sheet
Edizioni: Inail – 2024
Disponibilità: Consultabile solo in rete
Info: dcpianificazione-comunicazione@inail.it