vaccino

RICHIAMO COVID PER I SANITARI IN AUTUNNO?

Da ilsole24ore

Vaccini: ipotesi richiami già in autunno per sanitari

L’Italia potrebbe vivere una campagna vaccinale senza soluzione di continuità. Se tra settembre e ottobre prossimi si raggiungerà l’agognata immunità di gregge con almeno il 70% degli italiani vaccinati (42 milioni) già da novembre potrebbero partire i richiami del vaccino per chi si è immunizzato per primo.
Tra fine gennaio e fine aprile di quest’anno hanno ricevuto infatti già una doppia dose di vaccino 6 milioni di italiani: innanzitutto gli oltre 2 milioni di sanitari, i primi in assoluto a ricevere il siero contro il Covid e per i quali c’è anche un obbligo a vaccinarsi, e poi circa 4 milioni di over 80 e fragili.

Quanto dura la copertura del vaccino?

Da loro potrebbe ripartire la nuova campagna vaccinale che viene considerata ormai scontata se il virus, come sembra, diventerà endemico. Meno scontato al momento è quando potrebbe scattare questa nuova immunizzazione di massa che potrebbe partire appunto privilegiando le fasce più a rischio: il tema è dibattuto a livello scientifico  ed è legato alla durata della copertura del vaccino su cui si aspettano ancora dati definitivi. I più cauti parlano di una copertura di circa 9 mesi che per queste prime categorie scadrebbe appunto in autunno, ma le difese potrebbero durare anche fino a un anno.

VACCINI PER GLI UNDER 60 ANNI E CON COMORBILITA’

Da ilsole24ore

Appena messi in sicurezza gli ultra 65enni, la campagna vaccinale si aprirà a tutte le classi di età, ha detto il commissario per l’emergenza Covid Francesco Figliuolo illustrando i prossimi passi dell’operazione. Ma anche nella nuova fase è prevista una corsia preferenziale per i vulnerabili: si tratta delle persone di età inferiore ai 60 anni con “comorbidità”, vale a dire la categoria prioritaria numero 4 del Piano nazionale vaccinale dopo l’elevata fragilità (categoria 1), le persone di età compresa tra 70 e 79 anni (categoria 2) e persone di età compresa tra i 60 e i 69 anni. Fanno parte di questa platea le «persone affette da patologie o situazioni di compromissione immunologica che possono aumentare il rischio di sviluppare forme severe di Covid-19 seppur senza quella connotazione di gravità riportata per le persone fragili».

Le patologie

L’elenco delle patologie (150) è inserito nella tabella 3 delle Raccomandazioni ad interim sui gruppi target della vaccinazione anti-Covid. Si tratta di undici aree: malattie respiratorie, cardiocircolatorie, neurologiche, diabete/ altre endocrinopatie, Hiv, insufficienza renale, ipertensione arteriosa, malattie autoimmuni, malattie epatiche, cerebrovascolari e malattie oncologiche. Nel piano la platea è formata da persone con meno di 60 anni. Ma annunciando che «a brevissimo» saranno aperte le prenotazioni per chi ha «comorbidità legate ai codici di esenzione» Figliuolo ha fatto riferimento solo alla categoria fino ai 55 anni. Intanto, però, alcune Regioni sono già partite seguendo criteri diversi.

CODICE ESENZIONEDESCRIZIONE
014.303SINDROME DA DIPENDENZA DA ALCOOL
014.304DIPENDENZA DA DROGHE
017.345EPILESSIE
038.332MORBO DI PARKINSON
051SOGGETTI NATI CON CONDIZIONI DI GRAVI DEFICIT FISICI, SENSORIALI E NEUROPSICHICI
005.307.1ANORESSIA NERVOSA
005.307.51BULIMIA
011.290.0DEMENZA SENILE, NON COMPLICATA
011.290.1DEMENZA PRESENILE
011.290.2DEMENZA SENILE CON ASPETTI DELIRANTI O DEPRESSIVI
011.290.4DEMENZA ARTERIOSCLEROTICA
011.291.1SINDROME AMNESICA DA ALCOOL
011.294.0SINDROME AMNESICA
029.331.0MALATTIA DI ALZHEIMER
038.333.0ALTRE MALATTIE DEGENERATIVE DEI NUCLEI DELLA BASE
038.333.1TREMORE ESSENZIALE ED ALTRE FORME SPECIFICATE DI TREMORE
038.333.5ALTRE FORME DI COREA
044.295.0PSICOSI SCHIZOFRENICHE TIPO SEMPLICE
044.295.1PSICOSI SCHIZOFRENICHE TIPO DISORGANIZZATO
044.295.2PSICOSI SCHIZOFRENICHE TIPO CATATONICO
ESENZIONEDESCRIZIONE
044.295.3PSICOSI SCHIZOFRENICHE TIPO PARANOIDE
044.295.5SCHIZOFRENIA LATENTE
044.295.6SCHIZOFRENIA RESIDUALE
044.295.7PSICOSI SCHIZOFRENICA TIPO SCHIZOAFFETTIVO
044.295.8ALTRI TIPI SPECIFICATI DI SCHIZOFRENIA
044.296.0MANIA, EPISODIO SINGOLO
044.296.1MANIA, EPISODIO RICORRENTE
044.296.2DEPRESSIONE MAGGIORE, EPISODIO SINGOLO
044.296.3DEPRESSIONE MAGGIORE, EPISODIO RICORRENTE
044.296.4SINDROME AFFETTIVA BIPOLARE, EPISODIO MANIACALE
044.296.5SINDROME AFFETTIVA BIPOLARE, EPISODIO DEPRESSIVO
044.296.6SINDROME AFFETTIVA BIPOLARE, EPISODIO MISTO
044.296.7SINDROME AFFETTIVA BIPOLARE, NON SPECIFICATA
044.296.8PSICOSI MANIACO-DEPRESSIVA, ALTRA E NON SPECIFICATA
044.297.0STATO PARANOIDE SEMPLICE
044.297.1PARANOIA
044.297.2PARAFRENIA
044.297.3SINDROME PARANOIDE A DUE
044.297.8ALTRI STATI PARANOIDI SPECIFICATI
044.298.0PSICOSI DI TIPO DEPRESSIVO
011.290.4DEMENZA ARTERIOSCLEROTICA
011.290.1DEMENZA PRESENILE
011.290.2DEMENZA SENILE CON ASPETTI DELIRANTI O DEPRESSIVI
011.290.0DEMENZA SENILE, NON COMPLICATA
044.296.3DEPRESSIONE MAGGIORE, EPISODIO RICORRENTE
044.296.2DEPRESSIONE MAGGIORE, EPISODIO SINGOLO
059.694.0DERMATITE ERPETIFORME
012.253.5DIABETE INSIPIDO
013.250DIABETE MELLITO
014.304DIPENDENZA DA DROGHE
0A02.V45.0DISPOSITIVO CARDIACO POSTCHIRURGICO
0A02.V45.0DISPOSITIVO CARDIACO POSTCHIRURGICO IN SITU
0A02.426DISTURBI DELLA CONDUZIONE
0A02.429.4DISTURBI FUNZIONALI CONSEGUENTI A CHIRURGIA CARDIACA
044.299.0DISTURBO AUTISTICO
0C02.444EMBOLIA E TROMBOSI ARTERIOSE
0C02.453EMBOLIA E TROMBOSI DI ALTRE VENE
009.555ENTERITE REGIONALE
016.070.54EPATITE C CRONICA SENZA MENZIONE DI COMA EPATICO
016.571.4EPATITE CRONICA
016.070.33EPATITE VIRALE B CRONICA, SENZA MENZIONE DI COMA EPATICO, CON EPATITE DELTA
016.070.32EPATITE VIRALE B CRONICA, SENZA MENZIONE DI COMA EPATICO, SENZA MENZIONE DI EPATITE DELTA
016.070.9EPATITE VIRALE NON SPECIFICATA SENZA MENZIONE DI COMA EPATICO
017.345EPILESSIE
0C02.447.0FISTOLA ARTEROVENOSA ACQUISITA
061.582.4GLOMERULONEFRITE CRONICA CON LESIONI DI GLOMERULONEFRITE RAPIDAMENTE PROGRESSIVA
061.582.2GLOMERULONEFRITE CRONICA CON LESIONI DI GLOMERULONEFRITE MEMBRANOPROLIFERATIVA
061.582.1GLOMERULONEFRITE CRONICA CON LESIONI DI GLOMERULONEFRITE MEMBRANOSA (COMPRESA LA GLOMERULOSCLEROSI FOCALE)
035.242.2GOZZO MULTINODULARE TOSSICO
035.242.3GOZZO NODULARE TOSSICO NON SPECIFICATO
035.242.0GOZZO TOSSICO DIFFUSO
035.242.1GOZZO TOSSICO UNINODULARE
020.042INFEZIONE DA VIRUS DELLA IMMUNODEFICIENZA UMANA (HIV)
020.079.53INFEZIONE DA VIRUS DELLA IMMUNODEFICIENZA UMANA, TIPO 2 [HIV2]
023.585INSUFFICIENZA RENALE CRONICA
024.518.83INSUFFICIENZA RESPIRATORIA (CRONICA)
0C02.557.1INSUFFICIENZA VASCOLARE CRONICA DELL’INTESTINO
026.252.0IPERPARATIROIDISMO
0031.405.0IPERTENSIONE
0A31.401IPERTENSIONE ESSENZIALE
031.401IPERTENSIONE ESSENZIALE
A031.401IPERTENSIONE ESSENZIALE
0031.405IPERTENSIONE SECONDARIA
026.252.1IPOPARATIROIDISMO
027.244IPOTIROIDISMO ACQUISITO
027.243IPOTIROIDISMO CONGENITO
028.710.0LUPUS ERITEMATOSO SISTEMICO
0A02.416MALATTIA CARDIOPOLMONARE CRONICA
059.579.0MALATTIA CELIACA
029.331.0MALATTIA DI ALZHEIMER
030.710.2MALATTIA DI SJOGREN
0A02.395MALATTIE DELLA VALVOLA AORTICA
0A02.394MALATTIE DELLA VALVOLA MITRALE
0A02.396MALATTIE DELLE VALVOLE MITRALE E AORTICA
0A02.397MALATTIE DI ALTRE STRUTTURE ENDOCARDICHE
067.710.9MALATTIE DIFFUSE DEL CONNETTIVO NON SPECIFICATE
044.296.1MANIA, EPISODIO RICORRENTE
044.296.0MANIA, EPISODIO SINGOLO
034.358.0MIASTENIA GRAVE
038.332MORBO DI PARKINSON
039.253.3NANISMO IPOFISARIO
0031.403NEFROPATIA IPERTENSIVA
0B02.434OCCLUSIONE DELLE ARTERIE CEREBRALI
0B02.433OCCLUSIONE E STENOSI DELLE ARTERIE PRECEREBRALI
044.297.2PARAFRENIA
044.297.1PARANOIA
061.590.0PIELONEFRITE CRONICA
044.298.0PSICOSI DI TIPO DEPRESSIVO
044.299.1PSICOSI DISINTEGRATIVA
044.296.8PSICOSI MANIACO-DEPRESSIVA, ALTRA E NON SPECIFICATA
044.298.4PSICOSI PARANOIDE PSICOGENA
044.295.7PSICOSI SCHIZOFRENICA TIPO SCHIZOAFFETTIVO
044.295.2PSICOSI SCHIZOFRENICHE TIPO CATATONICO
044.295.1PSICOSI SCHIZOFRENICHE TIPO DISORGANIZZATO
044.295.3PSICOSI SCHIZOFRENICHE TIPO PARANOIDE
044.295.0PSICOSI SCHIZOFRENICHE TIPO SEMPLICE
044.298.1PSICOSI, TIPO AGITATO
061.587RENE GRINZO GLOMERULONEFRITICO
062.753.13RENE POLICISTICO AUTOSOMICO DOMINANTE
0031.362.11RETINOPATIA IPERTENSIVA
RH0011SARCOIDOSI
044.295.5SCHIZOFRENIA LATENTE
044.295.6SCHIZOFRENIA RESIDUALE
RM0120SCLEROSI SISTEMICA
047.710.1SCLEROSI SISTEMICA (PROGRESSIVA)
044.296.5SINDROME AFFETTIVA BIPOLARE, EPISODIO DEPRESSIVO
044.296.4SINDROME AFFETTIVA BIPOLARE, EPISODIO MANIACALE
044.296.6SINDROME AFFETTIVA BIPOLARE, EPISODIO MISTO
044.296.7SINDROME AFFETTIVA BIPOLARE, NON SPECIFICATA
011.294.0SINDROME AMNESICA
011.291.1SINDROME AMNESICA DA ALCOOL
014.303SINDROME DA DIPENDENZA DA ALCOOL
032.255.0SINDROME DI CUSHING
006.714.1SINDROME DI FELTY
061.581.2SINDROME NEFROSICA CON LESIONI DI GLOMERULONEFRITE MEMBRANOPROLIFERATIVA
061.581.1SINDROME NEFROSICA CON LESIONI DI GLOMERULONEFRITE MEMBRANOSA
044.297.3SINDROME PARANOIDE A DUE
0C02.459.1SINDROME POSTFLEBITICA
048SOGGETTI AFFETTI DA PATOLOGIE NEOPLASTICHE MALIGNE E DA TUMORI DI COMPORTAMENTO INCERTO
051SOGGETTI NATI CON CONDIZIONI DI GRAVI DEFICIT FISICI, SENSORIALI E NEUROPSICHICI
054.720.0SPONDILITE ANCHILOSANTE
044.297.0STATO PARANOIDE SEMPLICE
0C02.447.1STENOSI DI ARTERIA
056.245.2TIROIDITE LINFOCITARIA CRONICA
038.333.1TREMORE ESSENZIALE ED ALTRE FORME SPECIFICATE DI TREMORE
036.443.1TROMBOANGIOITE OBLITERANTE (MORBO DI BUERGER)
0C02.452TROMBOSI DELLA VENA PORTA
0A02.V43.3VALVOLA CARDIACA SOSTITUITA CON ALTRI MEZZI
0A02.V42.2VALVOLA CARDIACA SOSTITUITA DA TRAPIANTO
0C02.V43.4VASO SANGUIGNO SOSTITUITO CON ALTRI MEZZI

VACCINI COVID E IMMUNODEPRESSI

I trapiantati di organi e coloro che assumono determinati farmaci che attenuano il sistema immunitario, l’efficacia è meno garantita o addirittura assente.

Per Eva Schrezenmeier, nefrologa del Charité University Hospital di Berlino, la notizia fa riflettere: tra i 40 pazienti con reni trapiantati nel suo ospedale che erano stati vaccinati contro COVID-19, solo uno stava sfornando gli anticorpi che probabilmente lo avrebbero protetto. la malattia. Poiché i pazienti trapiantati assumono farmaci potenti per sopprimere il sistema immunitario in modo che non attacchi un organo donato, il suo team si aspettava una riduzione delle risposte a un vaccino. Ma Schrezenmeier, che ha pubblicato un preprint descrivendo il suo studio la scorsa settimana, non aveva previsto quanto il vaccino potesse vacillare nei suoi pazienti.

La sua scoperta è all’estremo sinistro della ricerca su come funzionano i vaccini COVID-19 nei molti milioni di persone il cui sistema immunitario è soppresso da farmaci o malattie. In molti, i vaccini sembrano mantenere la loro potenza. Ma in altri, in particolare i riceventi di trapianto di organi e coloro che assumono determinati farmaci che attenuano il sistema immunitario, l’efficacia è meno garantita o addirittura assente. Per saperne di più, i ricercatori stanno avviando studi più ampi, cercando maggiore chiarezza e modi per aiutare i pazienti il ​​cui sistema immunitario indebolito rende la protezione contro COVID-19 ancora più urgente. “C’è molta confusione e paura tra i pazienti”, dice Alfred Kim, un reumatologo presso la Washington University di St. Louis che si prende cura delle persone con la malattia autoimmune lupus e sollecita fortemente la vaccinazione per loro.

Una fonte di complessità: le dozzine di diversi farmaci assunti da persone con cancro, malattie autoimmuni o altre malattie immunologiche o un trapianto di organi. Ciascuno può innestare diversi ingranaggi nell’intricato meccanismo del sistema immunitario. Anche il disturbo fa la differenza. I tumori solidi come il cancro del colon di solito non interferiscono con il sistema immunitario (sebbene la chemioterapia lo faccia). Ma malattie autoimmuni o tumori del sangue come la leucemia e il linfoma possono a loro volta esaurire o interrompere alcuni tipi di cellule immunitarie.

Ricerche passate già suggerivano che i vaccini possono vacillare in alcuni pazienti immunosoppressi. Kim dice che i vaccini contro l’influenza e lo pneumococco non sempre funzionano altrettanto bene nelle persone che assumono alcuni comuni immunosoppressori, come il metotrexato, che cura il cancro e le malattie autoimmuni. E  uno studio del 2012 ha  rilevato che solo il 44% dei malati di cancro in trattamento ha prodotto anticorpi contro l’influenza dopo una dose di vaccino antinfluenzale; la maggior parte è stata vaccinata per la prima volta 1 settimana dopo la chemioterapia. I ricercatori hanno raccomandato due dosi dopo aver scoperto che una seconda dose ha aumentato il numero al 73%.

Quando hanno iniziato ad analizzare i campioni di sangue dopo la vaccinazione COVID-19, gli scienziati non erano sicuri di come le persone con soppressione immunitaria avrebbero risposto ai vaccini. Anche la protezione della misurazione è una sfida: i vaccini sono progettati per stimolare la produzione di anticorpi, ma gli scienziati non sanno quali livelli sono necessari per proteggersi dal COVID-19. Gli anticorpi sono più facili da misurare rispetto alle risposte delle cellule T, ma anche questi svolgono un ruolo importante nella protezione dalle malattie.

Tuttavia, in un contesto di ricerca, la caccia agli anticorpi può fornire importanti indizi. Nel dicembre 2020, i chirurghi trapianti Dorry Segev e Jacqueline Garonzik Wang della Johns Hopkins University hanno lanciato un appello sui social media per i riceventi di organi disposti a partecipare a uno studio sul vaccino COVID-19. “Avevamo 1000 iscritti nella prima settimana”, dice Segev. A marzo, il team di ricerca ha pubblicato i dettagli su  JAMA  delle risposte immunitarie dei partecipanti  alla prima dose  dei vaccini Pfizer-BioNTech e Moderna. I risultati prefigurano quelli di Schrezenmeier: tra 436 persone che avevano subito trapianti di fegato, cuore, reni e altri organi, solo il 17% aveva anticorpi rilevabili.

Tuttavia, i risultati variavano in base ai farmaci che i volontari stavano assumendo. Solo il 9% di quelli su una classe di farmaci che include il micofenolato immunosoppressore aveva alcuni anticorpi, rispetto a circa il 40% di quelli che non assumevano farmaci in quella categoria. Il micofenolato inibisce la produzione di entrambi i linfociti B, che generano anticorpi, e dei linfociti T, che aiutano i linfociti B a svolgere il loro lavoro.

Segev dice che lui ei suoi colleghi sono vicini alla condivisione dei risultati della seconda dose di vaccino della sua coorte, che mostrano un certo miglioramento. Però, è sorpreso che questi pazienti sottoposti a trapianto di organi sembrano rispondere ancora meno bene ai vaccini COVID-19 rispetto ai vaccini antinfluenzali. Per saperne di più, sta studiando i loro linfociti T, B e altre risposte immunitarie. “Stiamo iniziando a provare a dire: ‘Cosa sta succedendo qui? Perché è così cattivo?'”

Sebbene Segev sia preoccupato per i circa 500.000 pazienti trapiantati negli Stati Uniti, sospetta che il quadro sia molto più luminoso per gli 11 milioni di persone con malattie autoimmuni, che tendono a prendere diverse combinazioni di trattamenti immunitari oa cavarsela con dosi più basse. La scorsa settimana, un articolo su  Gastroenterology ha  riferito che  48 persone con malattia di Crohn o colite ulcerosa , quasi tutte in terapia con farmaci immunitari, hanno risposto bene alla vaccinazione. Dei 26 che i ricercatori hanno seguito con entrambe le dosi di vaccino, tutti hanno prodotto anticorpi, 22 a livelli elevati.

Ma un altro studio, su  133 persone con varie malattie autoimmuni , ha suggerito che due tipi di farmaci possono agire come un martello contro la risposta al vaccino. Il lavoro, pubblicato questo mese come preprint da Kim, la reumatologa Mary Nakamura dell’Università della California, San Francisco, e dai loro colleghi, ha mostrato che in media i soggetti producevano circa un terzo degli anticorpi rispetto alle persone vaccinate sane: una differenza questo non riguarda molto Kim. Ma le persone in terapia che distruggono le cellule B, come il rituximab, e il potente prednisone steroideo avevano livelli molto più bassi. Sono in corso studi più ampi su questi pazienti, compreso quello annunciato la scorsa settimana dall’Istituto nazionale di allergie e malattie infettive.

Nei malati di cancro, la risposta al vaccino dipende probabilmente almeno in parte dai tempi, perché i cicli di chemioterapia alternano le cellule immunitarie e consentono loro di rimbalzare, afferma Giuseppe Curigliano, oncologo dell’Istituto europeo di oncologia di Milano. L’anno scorso ha riferito che i malati di cancro in chemioterapia hanno  prodotto abbondanti anticorpi  dopo un attacco di COVID-19, lasciandolo ottimista sul fatto che i vaccini funzioneranno bene per loro. Il suo centro attende un paio di settimane dopo un ciclo di chemioterapia per offrire un’iniezione di COVID-19. Allo stesso modo, uno studio del Regno Unito ha dimostrato che, sebbene molti pazienti in trattamento per tumori solidi abbiano avuto una risposta irrisoria alla prima dose di vaccino rispetto ai volontari sani, sono apparsi  ben protetti dopo la seconda. I ricercatori scrivono che i risultati evidenziano i rischi di ritardare le dosi di vaccino nei malati di cancro, contrariamente alla pratica del paese in tutta la sua popolazione.

C’è una preoccupazione fastidiosa, però, quando si tratta di persone con tumori del sangue. Ghady Haidar, specialista in malattie infettive dei trapianti presso il Centro medico dell’Università di Pittsburgh, ha  risultati preliminari su pazienti con leucemia, linfoma e mieloma multiplo che  suggeriscono che una frazione considerevole non produce anticorpi dopo la vaccinazione, in particolare quelli con una forma di leucemia cronica. Forse, dice, questo accade perché i pazienti “hanno difetti nella circolazione dei globuli bianchi”.

Medici come Haidar affermano che i pazienti spesso chiedono se interrompere l’assunzione di farmaci immunosoppressori prima di essere vaccinati, suggerendo scelte difficili. “Nessuno dovrebbe interrompere furtivamente i farmaci in modo che possano rispondere ai vaccini”, dice. Per alcuni pazienti, saltare il trattamento può essere pericoloso, ma a volte i medici possono ritardare l’infusione di una terapia nota per rendere più difficile il lavoro di un vaccino.

Per i pazienti che non sembrano protetti dalle vaccinazioni standard, possono essere utili dosi extra. Alcuni riceventi di organi ricevono già dosi extra di vaccino contro l’epatite B e questo mese la Francia ha raccomandato di ricevere una terza dose del vaccino Pfizer-BioNTech COVID-19. Christophe Legendre, nefrologo al Necker Hospital di Parigi, sta pianificando test anticorpali per vedere come funziona l’approccio nei pazienti trapiantati. Altri ricercatori affermano che gli anticorpi monoclonali fabbricati in laboratorio potrebbero rafforzare la protezione per i pazienti che ancora non rispondono. (Sebbene gli studi clinici abbiano dimostrato che gli anticorpi monoclonali  possono prevenire l’infezione , finora sono autorizzati solo per il trattamento di COVID-19 in stadio iniziale.)

A Berlino, Schrezenmeier intende offrire i vaccini AstraZeneca o Johnson & Johnson ad alcuni pazienti già vaccinati con un altro vaccino COVID-19. La miscelazione dei vaccini migliorerà la loro efficacia? “Non lo so”, ammette. Ma immagina che dare al sistema immunitario due scosse diverse a volte possa fare la differenza. Il volontario solitario del trapianto di rene nel suo studio che ha prodotto anticorpi dopo la vaccinazione era già sopravvissuto al COVID-19, il che potrebbe aver contribuito a dare il via a una risposta immunitaria contro di esso.

fonte: Science

VACCINO MODERNA E TERZO RICHIAMO

da dottnet.it

L’immunoprotezione dall’infezione puó indebolirsi nel tempo man mano che cala il livello di anticorpi neutralizzanti e quindi un richiamo potrebbe servire entro un anno dalla seconda dose

L’immunità data dal vaccino anti-Covid di Moderna potrebbe durare circa 7-8 mesi, in modo simile a quanto avviene per l’influenza, rendendo necessario un nuovo richiamo entro 12 mesi dalla vaccinazione. Lo spiega la stessa azienda nei dati presentati nel suo Vaccine Day la scorsa settimana e in uno studio dell’Università del Nuovo Galles pubblicato sul sito medrXiv, dove vengono messe le ricerche ancora non validate dalla comunità scientifica.     Secondo i suoi modelli, l’immunoprotezione dall’infezione puó indebolirsi nel tempo man mano che cala il livello di anticorpi neutralizzanti e quindi un richiamo potrebbe servire entro un anno dalla seconda dose. Tuttavia, spiega l’azienda, la protezione dalla forma grave dell’infezione potrebbe durare più a lungo. Sulla base dei dati finora disponibili sugli anticorpi neutralizzanti, secondo lo studio, la protezione potrebbe essere simile a quella vista contro le infezioni da influenza e coronavirus stagionali, dove è possibile una re-infezione dopo un anno dalla prima infezione ma in forma più lieve. In modo simile, dopo il vaccino antinflenzale, l’efficacia della sua protezione si stima cali di circa il 7% al mese.

Covid, anticorpo “bispecifico” che blocca anche le varianti

Anticorpo monoclonale “bispecifico” che blocca le varianti e previene la malattia da Covid-19: è quanto pubblicato da ricercatori europei che hanno trovato la chiave per bloccare il virus

Ottime notizie sul fronte della lotta al Covid-19: un nuovo, super, anticorpo monoclonale sarebbe in grado di fermare il Covid-19 ma soprattutto le varianti che tanto preoccupano per la loro maggiore infettività.

Covid, a Ragusa 13 nuovi positivi. E' il dato più alto in Sicilia - ZTL |  Le Notizie della Provincia di Ragusa

L’anticorpo “bispecifico”

Il suo nome tecnico è CoV-X2 e l’altra grande novità riguarda la prevenzione: l’anticorpo nato in laboratorio sarebbe in grado di prevenire anche la malattia. Lo studio, condotto da ricercatori europei e pubblicato su una delle riviste scientifiche mondiali più importanti, Nature (clicca qui per vedere il lavoro) parla anche italiano grazie a ricercatori del Policlinico San Matteo di Pavia. Grande soddisfazione dalla finanziatrice del progetto di ricerca, Mariya Gabriel, Commissaria per l’istruzione, gioventù, sport e cultura della Comunità Europea, ha espresso soddisfazione per il risultato: “Grazie al lavoro dei ricercatori finanziati dall’UE, questa nuova scoperta potrebbe prevenire e trattare i casi di Covid-19, salvando delle vite”. L’anticorpo “bispecifico”, chiamato così perché a doppia azione, riconosce contemporaneamente due diversi antigeni (molecole) del virus.

Ecco come funziona CoV-X2

“Abbiamo dimostrato che l’anticorpo bispecifico CoV-X2 è più efficace dei relativi anticorpi monoclonali nell’inibire il legame con l’ACE2”, scrivono i ricercatori. Ricordiamo che l’Ace2 è il recettore che serve al Covid per entrare nelle nostre cellule e replicarsi: in questo caso, i ricercatori hanno unito due anticorpi naturali in una singola molecola artificiale dimostrando la protezione dalle varianti di Sars-CoV-2. A differenza degli anticorpi che riconoscono un singolo antigene, il doppio legame di quelli bispecifici riduce sensibilmente la selezione di varianti resistenti dandogli un’efficacia molto elevata rendendolo un ottimo candidato per la sperimentazione clinica, con buone possibilità di utilizzo sia nella prevenzione della malattia sia nella cura di pazienti. “L’anticorpo è stato sviluppato nell’ambito dell’attività del progetto di ricerca ATAC (Antibody Therapy AgainstCoronavirus), finanziato dall’European Research Council (ERC)”, spiega a Repubblica Fausto Baldanti, Responsabile del laboratorio di Virologia molecolare del San Matteo. Del consorzio di ricerca fanno parte anche il Karolinska Institutet di Stoccolma (Svezia, l’Istituto di Ricerca in biomedicina (IRB) di Bellinzona (Svizzera), l’Università di Braunschweig (Germania) e il Joint Research Center (JCR) della Commissione Europea. Ha collaborato pure la Rockfeller University di New York.Gli anticorpi ‘a doppia azione’: arrivano i nuovi monoclonali

Gli anticorpi di Gsk

Poco più di un mese fa abbiamo trattato l’argomento con un articolo di approndimento sugli anticorpi monoclonali che stanno sperimentando con ottimi risultati Vir Biotechnology e l’industria farmaceutica britannica GSK (GlaxoSmithKline), quest’ultima con numerose sedi in Italia. In un comunicato congiunto, Vir e GSK hanno intenzione di richiedere immediatamente l’autorizzazione all’uso di emergenza negli Stati Uniti e ed in altri Paesi annunciando che il loro monoclonale riduce l’ospedalizzazione ed il rischio di morte nel trattamento precoce degli adulti con Covid-19. In un comunicato congiunto, Vir e GSK hanno richiesto l’autorizzazione all’uso di emergenza negli Stati Uniti e ed in altri Paesi annunciando che il loro monoclonale riduce l’ospedalizzazione ed il rischio di morte nel trattamento precoce degli adulti con Covid-19. Lo ha stabilito un comitato indipendente di monitoraggio dei dati (Idmc) che ha valutato la Fase 3 della cura con VIR-7831 (il nome dell’anticorpo monoclonale) come monoterapia per il trattamento precoce di Covid-19 negli adulti ad alto rischio di ospedalizzazione.

da ilgiornale.it

VACCINO JANSSEN LA CIRCOLARE

Ecco le indicazioni per l’uso del vaccino Janssen . È stata recepita l’indicazione di Aifa per un uso preferenziale sopra i 60 anni anche se il vaccino resta comunque autorizzato per tutti i soggetti dai 18 anni in su. 

Ecco la Circolare 21 aprile 2021

SCHEDA VACCINO JANNSEN:

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Piano vaccini anti Covid-19

Vaccino Janssen di Johnson&Johnson

Il vaccino Janssen di Johnson&Johnson viene somministrato, in unica dose, a partire dai 18 anni di età. Con Circolare 21 aprile 2021 il Ministero raccomanda un uso preferenziale del vaccino nelle persone di età superiore ai 60 anni.

  • Nome Janssen Covid-19 Vaccine
  • Produttore Johnson&Johnson
  • Tipo di vaccino Vaccino a vettore virale
  • Efficacia nelle forme gravi arriva fino al 77 % dopo 14 giorni dalla somministrazione e all’85% dopo 28 giorni dalla somministrazione
  • Data AIC in Europa 11 marzo 2021
  • Data AIC In Italia 12 marzo 2021
  • Modalità di somministrazione una iniezione, solitamente nel muscolo della parte superiore del braccio

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Norme e circolari

  • Circolare 21 aprile 2021 – Aggiornamento vaccini disponibili contro SARS-CoV-2/COVID-19 e aggiornamento note informative del consenso

Terza dose vaccini entro 12 mesi

La presidente della Commissione Ue Von der Leyen: in futuro necessari richiami per rafforzare la protezione dei vaccinati

a partita contro il coronavirus si gioca ogni giorno di più sul terreno della vaccinazione. È una considerazione diffusa a livello politico e scientifico. Prima sarà immunizzata la fascia più debole e vulnerabile della popolazione, è il ragionamento, e prima si potrà riaprire le attività economiche travolte dalle misure restrittive anti contagi e recuperare alcune delle abitudini di vita che hanno preceduto l’emergenza sanitaria.

Ma quali saranno i vaccini su cui puntare nei prossimi mesi? Delineare uno scenario definitivo non è ancora possibile. Troppe le variabili in gioco. Una tra le tante, la diffusione di nuove varianti, che potrebbero mettere in discussione la copertura garantita dai vaccini in circolazione in quel determinato momento. Considerando tuttavia alcuni elementi emersi negli ultimi giorni, si delineano spazi di crescita per Pfizer/BioNTech, dove la prima è un colosso Usa ma la seconda è una pmi tedesca.

Ceo Pfizer, è probabile una terza dose del vaccino entro 12 mesi

L’amministratore delegato di Pfizer Albert Bourla, secondo quanto riportato da Cnbc, ha detto che le persone avranno «probabilmente» bisogno di una terza dose del vaccino contro il coronavirus entro i 12 mesi dalle prime due. «Noi stiamo programmando di aumentare drasticamente le forniture di vaccini in Europa nelle prossime settimane – ha poi chiarito in un’intervista a Il Corriere della Sera -. In questo trimestre consegneremo oltre quattro volte in più rispetto al primo trimestre: 250 milioni di dosi, dopo averne date 62 fino a marzo. E siamo in discussioni per fare di più».

Ue punta su vaccini a mRna, da 2022 basta Az e J&J

Peraltro per Pfizer-BionTech si delinea la possibilità di guadagnare terreno sulle aziende farmaceutiche produttrici di vaccini concorrenti. La Commissione europea infatti ha deciso di puntare tutto sui vaccini a Rna messaggero. Sono quelli prodotti da Pfizer/BioNTech, Moderna e CureVac. Bruxelles ha annunciato che non rinnoverà nel 2022 i contratti con AstraZeneca e Johnson & Johnson, i cui preparati anti-Covid utilizzano un vettore virale, con una tecnologia più tradizionale. Ad annunciare la scelta strategica a Bruxelles è stata la presidente Ursula von der Leyen, all’indomani dell’annuncio della pausa anche in Europa nella distribuzione del vaccino di Janssen (J&J), dopo che Fda e Cdc negli Usa hanno deciso di mettere in stand by le somministrazioni.

Von der Leyen: in futuro necessari richiami per rafforzare protezione vaccinati

In futuro, ha spiegato von der Leyen, in Europa serviranno «richiami» per rafforzare la protezione dei vaccinati. E, se si svilupperanno «varianti resistenti» ai vaccini, «dovremo sviluppare vaccini adattati» alle nuove mutazioni, «presto e in quantità sufficienti. Tenendo questo a mente, dobbiamo focalizzarci sulle tecnologie che hanno dimostrato il loro valore: i vaccini a Rna messaggero sono un caso chiaro». Quello che von der Leyen ha lasciato solo intuire, è stato espresso in maniera esplicita dall’eurodeputato della Cdu tedesca Peter Liese, portavoce per la Salute del gruppo Ppe: «La Commissione – ha detto il parlamentare, che è medico – in futuro non comprerà più vaccini da Johnson & Johnson e AstraZeneca, ma si affiderà ai vaccini a m-Rna di BioNTech/Pfizer, Moderna e CureVac per combattere nel lungo termine la pandemia».

Al via la trattativa Commissione Ue – Pfizer per terzo contratto

La Commissione, ha spiegato von der Leyen confermando le indiscrezioni che circolano da giorni a Bruxelles, «sta entrando in un negoziato con Pfizer/BioNTech per un terzo contratto», che prevedrà «la consegna di 1,8 miliardi di dosi nel corso del periodo 2021-2023». Il contratto, che l’esecutivo Ue intende finalizzare «presto», prevedrà non solo la produzione nell’Ue dei vaccini, ma anche quella dei componenti di base. Un chiaro riconoscimento del carattere strategico della produzione di vaccini sul suolo europeo, dopo la lezione impartita all’Ue, che nella prima ondata della pandemia dovette scongiurare l’India di non lasciarla senza paracetamolo, dalla vicenda di AstraZeneca, la multinazionale anglosvedese che consegna vaccini al Regno Unito, ma continua a tagliare le dosi destinate all’Ue. Tanto da costringere la Commissione ad avviare formalmente il meccanismo di risoluzione delle controversie previsto dall’accordo di acquisto anticipato.

da ilsole24ore.com

INDICAZIONI INAIL ALLA VACCINAZIONE COVID 19

Da dottnet.it

Il documento chiarisce i requisiti e la procedura per l’attivazione dei punti vaccinali territoriali destinati alle lavoratrici e ai lavoratori

Pubblicate le indicazioni per le vaccinazioni anti-Covid nei luoghi di lavoro, dopo il protocollo del 6 aprile. Il documento, elaborato dall’Inail insieme ai ministeri del Lavoro e della Salute, alla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e alla struttura di supporto alle attività del commissario straordinario per l’emergenza, chiarisce i requisiti e la procedura per l’attivazione dei punti vaccinali territoriali destinati alle lavoratrici e ai lavoratori.Dal fatto che la loro istituzione nelle imprese dovrà sempre garantire i requisiti di efficacia, efficienza e sicurezza, all’organizzazione dell’attività, dalla necessità di programmare anche la seconda dose, quando prevista, al corso per la formazione del personale sanitario sulla piattaforma Eduiss.  Ai fini della istituzione dei punti vaccinali territoriali e della realizzazione della campagna vaccinale nei luoghi di lavoro sono sei i “presupposti imprescindibili” indicati: la disponibilità di vaccini; la disponibilità dell’azienda; la presenza/disponibilità del medico competente o di personale sanitario; la sussistenza delle condizioni di sicurezza per la somministrazione di vaccini; l’adesione volontaria ed informata da parte delle lavoratrici e dei lavoratori; la tutela della loro privacy.  La vaccinazione nel luogo di lavoro rappresenta, comunque, viene rimarcato, “un’opportunità aggiuntiva rispetto alle modalità ordinarie” dell’offerta vaccinale che “sono e saranno sempre garantite, nel rispetto delle tempistiche dettate dal piano nazionale di vaccinazione, qualora il lavoratore non intenda aderire alla vaccinazione in azienda”. Per assicurare “tempestività, efficacia e livello di adesione”, gli spazi destinati alla somministrazione dei vaccini in azienda, compresi quelli allestiti presso punti vaccinali territoriali approntati dalle associazioni di categoria di riferimento, potranno essere utilizzati per la vaccinazione di lavoratori appartenenti anche ad altre imprese, come quelli che “prestano stabilmente servizio” presso l’azienda utilizzatrice.


Le aziende, singolarmente o in gruppi organizzati, per il tramite delle Associazioni di categoria di riferimento, possono attivare punti vaccinali territoriali anti-SARS-CoV-2/ COVID-19 destinati alla vaccinazione delle lavoratrici e dei lavoratori, anche con il coinvolgimento dei medici competenti. La vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19 effettuata nell’ambiente di lavoro, anche se affidata al medico competente o ad altri sanitari convenzionati con il Datore di Lavoro, rappresenta un’iniziativa di sanità pubblica, finalizzata alla tutela della salute della collettività e non attiene strettamente alla prevenzione nei luoghi di lavoro. Pertanto la responsabilità generale e la supervisione dell’intero processo rimane in capo al Servizio Sanitario Regionale, per il tramite dell’Azienda Sanitaria di riferimento.

Prodotto: Opuscolo
Edizioni Inail –  2021
Disponibilità: Consultabile solo in rete
Info: dcpianificazione-comunicazione@inail.it

NUOVE REGOLE PROTOCOLLO E VACCINI IN AZIENDA

Da adnkronos.

Vaccini anti coronavirus in azienda, intesa raggiunta tra Governo, imprese e sindacati sull’aggiornamento del Protocollo per la sicurezza ed il contrasto al Covid 19. Il sì al termine di un confronto durato oltre 7 ore tra il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, il ministro della Salute, Roberto Speranza, i leader delle associazioni datoriali e i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl.

Al via quindi la vaccinazione dei lavoratori in azienda con cui si potrà potenziare la campagna nazionale una volta che sarà entrata finalmente a regime. Un canale, quello aziendale, parallelo alla rete ordinaria e non già una procedura alternativa: costituirà infatti, si legge nel protocollo, un’attività di sanità pubblica nell’ambito del Piano strategico nazionale per la vaccinazione anti-Covid-19 predisposto dal Commissario Straordinario. E non si tradurrà in norme vincolanti: presupporrà l’adesione volontaria dei datori di lavoro e dei lavoratori. Tutte le aziende potranno candidarsi liberamente; non è previsto nessun requisito minimo di carattere dimensionale così come la vaccinazione sarà offerta a tutti i lavoratori, “a prescindere dalla tipologia contrattuale”.

Se la vaccinazione verrà eseguita in orario di lavoro, prosegue il Protocollo, il tempo necessario “sarà equiparato a tutti gli effetti all’orario di lavoro“. Esclusa inoltre espressamente la responsabilità penale degli operatori sanitari per eventi avversi nelle ipotesi di uso conforme del vaccino mentre i costi per la realizzazione e la gestione dei piani aziendali, inclusi quelli per la somministrazione, “sono interamente a carico del datore di lavoro”.

Restano invece ovviamente a carico dello Stato la fornitura dei vaccini, dei dispositivi per la somministrazione (siringhe/aghi) e la messa a disposizione degli strumenti formativi previsti e degli strumenti per la registrazione delle vaccinazioni eseguite. Il protocollo assicura la vaccinazione anche a quei lavoratori le cui aziende non sono tenute alla nomina del medico competente oppure non possano fare ricorso a strutture sanitarie private: possono infatti avvalersi comunque “delle strutture sanitarie dell’Inail” e, in questo caso, trattandosi di iniziativa vaccinale pubblica, gli oneri restano a carico dell’ente.

Governo, imprese e sindacati hanno poi firmato anche l’aggiornamento del Protocollo delle regole anti contagio, per il contrasto e il contenimento del Covid, cui devono uniformarsi datori di lavoro e lavoratori: il testo è stato adeguato ai cambiamenti intervenuti nel corso della pandemia. Sciolti anche gli ultimi nodi che sembravano aver riportato in discussione il documento. E’ stato reintrodotta la regola per cui “la mancata attuazione del Protocollo, che non assicuri adeguati livelli di protezione, determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza”. Risolti anche i capitoli relativi all’aggiornamento del documento di valutazione del rischio che non è più incluso nel testo mentre è stata semplificata la parte relativa alle parte mascherine, alle trasferte e al reingresso al lavoro dopo la positività.

In particolare, si legge nel testo, “i lavoratori positivi oltre il 21 esimo giorno saranno riammessi al lavoro solo dopo la negativizzazione del tampone molecolare o antigenico effettuato in struttura accreditata o autorizzata dal servizio sanitario” mentre per le trasferte il datore di lavoro deve tenere in conto “il contesto associato alle diverse tipologie di trasferta/viaggio previste, anche in riferimento all’andamento epidemiologico delle sedi di destinazione”. Anche l’utilizzo del lavoro agile da parte dei datori di lavoro privati entra di diritto nell’aggiornamento del Protocollo che sollecita le imprese a garantire il massimo utilizzo di questa nuova forma di lavoro per quelle attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza, nonché per quelle non sospese.

lavoro privati entra di diritto nell’aggiornamento del Protocollo che sollecita le imprese a garantire il massimo utilizzo di questa nuova forma di lavoro per quelle attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza, nonché per quelle non sospese.

Orlando: “Accordi perfettibili ma importanti punti fermi”

“Penso che siano accordi perfettibili ma credo che oggi sia più importante mettere un punto fermo e poi riservarsi la possibilità di integrazione, piuttosto che attendere l’optimum ma che poi rischia di non arrivare”. Così il ministro del Lavoro, Andrea Orlando al termine della ‘maratona’ che ha approvato gli accordi. “Credo si sia evitata la sindrome che spesso caratterizza la politica: quella dell’anno zero. Mi auguro che questo spirito possa caratterizzare anche le prossime impegnativi appuntamenti che abbiamo di fronte: la riforma gli ammortizzatori sociali e le crisi industriali oltre alla gestione nel concreto delle riaperture e della ripartenza”, conclude.

Casasco: “Accordo non scontato, grande responsabilità”

“L’accordo siglato questa sera è molto importante in questo momento così delicato e complicato che vive il nostro Paese. Non è stato semplice arrivare a questa firma condivisa, ma ha prevalso il senso di responsabilità”. Lo ha dichiarato il presidente di Confapi, Maurizio Casasco dopo la firma.

“Confapi, portando avanti le istanze e gli interessi delle nostre Pmi, ha ritenuto doveroso intraprendere un’opera di mediazione. In questo momento così difficile per la nostra economia, l’Italia non può permettersi fratture tra le parti sociali: è necessario capire che l’avversario da combattere sono il covid e le sue varianti. E l’accordo va propria in questa direzione. Voglio dire grazie al ministro Orlando, per la serietà e la grande capacità messe in campo, al Ministero dello Sviluppo Economico e al Ministero per la Salute: con il contributo di tutti si è arrivati a un risultato per niente scontato ma davvero importante”, conclude.

Bombardieri: “Con doppia firma assicurata sicurezza e coerenza”

“Con la firma di questi accordi abbiamo ottenuto un grande risultato: la sicurezza prima di tutto. La pandemia costringe tutti a comportamenti corretti e coerenti. Non sono tollerabili differenziazioni sulla base di aree geografiche e di scelte politiche”. Così il leader Uil, Pierpaolo Bombardieri, commenta la doppia firma di stasera.

Sbarra: “Accordo segnale di grande responsabilità”

“È un segnale di grande responsabilità la sigla stasera del Protocollo nazionale sulle vaccinazioni nei luoghi di lavoro, così come anche, la revisione ed aggiornamento del Protocollo condiviso del 24 aprile 2020”. È quanto sottolinea il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra al termine del confronto con il governo e le imprese.

Landini: “Intesa importante”

“Un’intesa importante” quella raggiunta questa sera sul Protocollo e il piano vaccini, “in coerenza e nel rispetto delle priorità definite nel piano strategico nazionale di vaccinazione”. Così il leader Cgil, Maurizio Landini, commenta l’accordo tra il governo e le parti sociali. “Due protocolli che confermano la centralità del valore della protezione della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e nel Paese e che con il contributo dell’Inail, dimostrano l’importanza di un lavoro condiviso per combattere e sconfiggere il virus”, ha concluso.

LOMBARDIA AL VIA LE PRENOTAZIONI

Si va per classi di età. Ma più spediti. E si parte tra poche ore (questo 2 aprile) con il nuovo sistema di prenotazione del vaccino anti-Covid grazie alla collaboprazione tra Regione Lombardia e Poste Italiane.

La cosiddetta «fase massiva» parte con chi ha tra i 75 e i 79 anni. Prima la prenotazione e poi, «A partire dal 12 aprile, alle 8» i vaccini. «Questa categoria sarà vaccinata con una media di 35mila dosi al giorno. Si tratta di una platea di 450mila lombardi, i quali potranno iniziare a prenotarsi già da domani. La prima dose per questa categoria potrebbe essere somministrata entro il 26 di aprile»: lo ha spiegato il coordinatore della campagna vaccinale Guido Bertolaso, nel corso dell’illustrazione del piano di vaccinazione massiva e del nuovo sistema di prenotazione

Dal 15 aprile apriremo poi le prenotazioni per 70-74enni, che sono 546mila e che saranno tutti vaccinati entro il 12 maggio, ma se avremo ulteriori forniture di vaccino, come è verosimile, pensiamo di salire alle 65mila somministrazioni al giorno – ha aggiunto Bertolaso -. Apriremo quindi la prenotazione per la fascia tra i 60 e 69 anni, che sono 1,2mln».
«Inizieremo il 12 aprile la fase massiva, perché vogliamo prima finire gli over 80 e poi aprire alle categorie più giovani. Andiamo rigorosamente per classi di età, a differenza di altre regioni che invece hanno spalmato le diverse categorie. Partiremo con 35mila dosi al giorno su 76 centri sparsi in tutta la Regione, con una media di 12 persone all’ora per ogni linea vaccinale, nell’arco di 12 ore al giorno, per poi passare a 65mila nella fase successiva».

«Ad inizio di maggio – ha continuato Bertolaso -, quando ci saranno forniture maggiori di vaccini, arriveremo ad avere pronte 1.000 linee vaccinali e più di 144mila vaccini al giorno». 

«Il portale che abbiamo messo in campo è studiato appositamente per questa regione, che non ha eguali in Italia come numero di somministrazioni» ha aggiunto il chief digital technology operating officer di Poste Italiane Mirko Mischiatti, nel corso dell’illustrazione del piano di vaccinazione massiva e del nuovo sistema di prenotazione. «Il cuore del portale è la parte di prenotazione, strutturata su quattro canali differenti – ha aggiunto -: quello digitale, che sarà attivo a partire da domani, che consente la prenotazione via web, quello attraverso il call center, il canale dei Postamat, che sono mille in Lombardia e i postini, 4.100 in Lombardia, che attraverso smartphone rilasceranno una ricevuta. La prenotazione sarà diretta e questo significa che la persona avrà in mano direttamente la prenotazione e attraverso un apposito algoritmo sarà indirizzata verso un centro il più vicino possibile».

«La Lombardia è pronta a partire con la vaccinazione anche nelle aziende. C’è un tavolo tecnico in corso con la commissione salute e ci sarà un ulteriore confronto il prossimo 7 aprile, mentre l’8 il tema verrà portato in Conferenza Stato-Regioni. La nostra pozione è di vaccinare in azienda solo i dipendenti e non i famigliari. Noi siamo pronti, ma siamo in attesa di avere il piano vaccinale che ci darà il commissario» ha sottolineato la vice presidente di Regione Lombardia, Letizia Moratti..

Da “il giornale di Brescia”