LAVORO

PROCEDURE DI LOCKOUT/TAGOUT

da Ohsaonline.com

Se ti è mai capitato di portare la tua auto in un garage per un cambio d’olio, la prima cosa che il tecnico ti chiede di fare è togliere le chiavi dal quadro e metterle sul cruscotto. Non è sufficiente assicurarsi che l’auto non funzioni: prima che qualcuno avvicini le mani alla coppa dell’olio, deve essere certo che non ci siano possibilità che il motore riprenda vita ruggendo. Rendendo l’auto inutilizzabile, stanno proteggendo se stessi – e anche te – eliminando dall’equazione la possibilità di errore umano.

Lo stesso principio si applica quando si tratta di macchinari sul luogo di lavoro, che si tratti di un sistema HVAC o di un’attrezzatura di produzione. Secondo l’OSHA, i protocolli di lockout/tagout (LOTO) sono “pratiche e procedure specifiche per salvaguardare i dipendenti dall’energizzazione o dall’avvio inaspettato di macchinari e apparecchiature o dal rilascio di energia pericolosa durante le attività di assistenza o manutenzione“. In questo articolo forniremo una panoramica di alto livello delle procedure di lockout/tagout e delle migliori pratiche per garantire che vengano prese sul serio a tutti i livelli dell’organizzazione.

Controllo dell’energia pericolosa

La sicurezza sul posto di lavoro è sempre importante e si spera che gli operatori delle apparecchiature e coloro che si trovano nelle loro vicinanze dispongano delle adeguate precauzioni di sicurezza e della formazione adeguata durante le normali operazioni di routine. Ma che dire delle attività non di routine, come la necessità di riparare qualcosa? Abbiamo tutti sentito storie dell’orrore: un lavoratore infila il braccio in una macchina per eliminare un inceppamento o entra in un forno industriale per effettuare una regolazione e un collega ignaro accende la corrente. Le procedure LOTO hanno lo scopo di prevenire tali disastri.

I programmi LOTO riguardano il controllo dell’energia pericolosa. Ciò significa ovviamente l’elettricità, ma anche qualsiasi altra cosa che possa ferire qualcuno, tra cui aria, calore, acqua, prodotti chimici, impianti idraulici e così via. Nel corso delle operazioni tipiche, la maggior parte dei macchinari è dotata di protezioni fisiche per proteggere gli operatori, come il paramano di una sega industriale. Tuttavia, durante l’assistenza e la manutenzione, potrebbe essere necessario rimuovere o disattivare tali protezioni per effettuare le riparazioni. È fondamentale che l’energia pericolosa venga controllata e dissipata prima che ciò possa accadere.

Gli otto passaggi fondamentali per una procedura LOTO sono i seguenti:

1. Prepararsi allo spegnimento. Una parte importante della preparazione è essere adeguatamente formati e consapevoli delle fonti energetiche pericolose coinvolte e di come controllarle.

2. Informare i dipendenti interessati. Assicurarsi che i lavoratori nell’area interessata siano pienamente consapevoli dell’imminente serrata.

3. Spegnere l’apparecchiatura. Ciò dovrebbe essere fatto in modo sicuro e ordinato, in conformità con la procedura specifica dell’apparecchiatura o il manuale operativo.

4. Isolare le fonti energetiche. Ad esempio, un interruttore automatico o una valvola che fornisce energia all’apparecchiatura.

5. Applicare i dispositivi LOTO alle fonti energetiche. Si tratta di un dispositivo, ad esempio un lucchetto, che impedisce fisicamente l’alimentazione dell’apparecchiatura. Ogni persona coinvolta nel blocco (l’OSHA li definisce come dipendenti autorizzati) avrà il proprio dispositivo di blocco e sarà dotato di un tag che mostra chi lo ha bloccato, quando e perché. Sono comuni più dispositivi di blocco su un’apparecchiatura.

6. Rilascia/controlla tutta l’energia immagazzinata. Ad esempio: aria compressa, condensatori che trattengono una carica elettrica o immagazzinano energia meccanica come molle compresse.

7. Verificare il blocco. Questo è il passaggio più importante e quello più facilmente trascurato. È assolutamente fondamentale che il personale controlli due volte che tutta l’energia pericolosa sia stata isolata.

8. Mantenere il blocco.

Assicurarsi che l’apparecchiatura rimanga in uno stato di blocco finché il servizio non può essere ripristinato in sicurezza.Altrettanto importante quanto seguire questi passaggi è garantire che vengano seguiti i protocolli di rilascio LOTO appropriati e che il servizio venga ripristinato una volta completato il lavoro. Ciò significa assicurarsi che i lavoratori e i materiali siano stati allontanati dalle aree pericolose, che tutti i dispositivi di blocco siano stati rimossi e le attrezzature testate e che il personale appropriato sia stato informato della rimozione della LOTO. Nessuna attrezzatura deve essere rimessa sotto tensione finché non vengono intraprese queste azioni, a quel punto i lavoratori possono essere informati che l’attrezzatura è pronta per l’uso.Una forma potenzialmente pericolosa di energia pericolosa, che può essere data per scontata, è la gravità. Se sei mai scivolato sotto l’auto nel tuo garage per eseguire una riparazione, probabilmente eri ben consapevole delle due tonnellate di metallo spietato bilanciate proprio sopra di te. Ecco perché, se sei intelligente, non farai affidamento su un martinetto per mantenere l’auto in alto. Utilizzerai anche dei cavalletti nel caso in cui l’impianto idraulico del martinetto dovesse guastarsi. La gravità, dopo tutto, non può mai essere disattivata.

Migliori pratiche per la sicurezza LOTO.

Indipendentemente dal tuo ruolo nell’organizzazione, che tu sia un addetto alla manutenzione, un responsabile della sicurezza o il presidente dell’azienda, è utile essere consapevoli di queste migliori pratiche di buon senso per un programma LOTO efficace e delle procedure specifiche per le apparecchiature:

  • Mantienilo semplice. Concentratevi sull’utente, non sullo standard OSHA. Puoi sviluppare la procedura scritta più dettagliata e approfondita del mondo, ma se l’utente non la capisce non serve.
  • Sii coerente. Le strutture possono avere centinaia o migliaia di apparecchiature complesse, ciascuna con i propri protocolli. Cercare di semplificare le cose garantendo coerenza nel modo in cui le apparecchiature vengono etichettate e le procedure vengono descritte.
  • Applicare la responsabilità. Se un dipendente non è stato adeguatamente formato e istruito su attrezzature e procedure e finisce per ferire se stesso o qualcun altro, la colpa non è solo sua, ma potrebbe anche essere tua. Garantire che venga condotta la formazione sulla sicurezza e che i requisiti siano applicati a tutti i livelli dell’organizzazione.
  • Abbiamo menzionato “Verifica”? Lo abbiamo detto prima, ma lo ripetiamo. Ci sono state situazioni reali in cui le procedure LOTO iniziali sono state seguite attentamente, ma la mancata osservanza della fase finale, ovvero la verifica che tutte le fonti di energia fossero state controllate, ha danneggiato o distrutto apparecchiature, causato lesioni gravi e persino causato alcuni dei molte vittime che ancora accadono ogni anno.

Le procedure di lockout/tagout non devono essere inutilmente complicate e speriamo che questo abbia chiarito parte del mistero che circonda questa pratica di sicurezza vitale. Quando si sente parlare di un infortunio sul lavoro o di un decesso che coinvolge macchinari o energia, è probabile che siano stati persi alcuni passaggi del processo LOTO. Garantendo che i programmi siano efficaci e applicati e che tutti siano formati su cosa fare e come farlo, possiamo proteggere noi stessi e gli altri.

WORKLIMATE . ONDATE DI CALORE E LE LINEE GUIDA DELLA TOSCANA.

da ars.toscana.it

L’innalzamento delle temperature estive ha un impatto sostanziale sul contesto lavorativo. Sono, infatti, oramai consolidate le evidenze di letteratura sui rischi occupazionali determinati dalle ondate di calore. L’esposizione alle alte temperature può provocare serie conseguenze sulla salute dei lavoratori, quali esaurimento da calore, colpi di calore e altre malattie legate allo stress da calore. L’esposizione per periodi prolungati può accrescere il rischio di infortuni dovuti alla stanchezza, ridurre la capacità di concentrazione e decisionale, compromettendo la produttività. L’ aumento delle temperature può altresì accrescere il livello di stress tra i lavoratori, specialmente coloro impiegati nei servizi di emergenza e coloro che operano all’aperto.

La review su Frontiers in Public Health

Una recente revisione fornisce una panoramica dello stato delle conoscenze sui principali fattori di rischio che possono incidere sulle malattie correlate alle alte temperature (in inglese HRI, ovvero heat-related illness), sulla base anche dei vari settori maggiormente a rischio (lavoratori agricoli, edili, militari, antincendio, minerari e manifatturieri). Oltre alle temperature ambientali estreme, l’equipaggiamento di protezione personale, l’utilizzo di attrezzature pesanti, lo sforzo fisico, altre condizioni morbose pre-esistenti sono tutti fattori che possono aumentare il rischio di HRI (vedi Figura 1).

Figura 1 – Fattori di rischio per le malattie correlate al caldo estremo (HRI, heat-related illness) – Fonte: da Gibb et al, doi: 10.1146/annurev-publhealth-060222-034715
fig1 ondate calore

Nella revisione viene anche evidenziato come, sebbene l’impatto delle ondate di calore riguardi la salute dei lavoratori a livello globale, sono soprattutto i lavoratori nei Paesi a basso e medio reddito ad essere colpiti in maniera più rilevante.

Se, quindi, le evidenze sugli effetti del caldo su salute e sicurezza dei lavoratori sono ormai molto solide, lo stato delle conoscenze è ancora limitato per quel che riguarda gli impatti sociali ed economici. La revisione ha considerato le pubblicazioni disponibili dal 2010 al 2022 e dalla sintesi qualitativa emerge che su un totale di 89 studi (32 studi sul campo, 8 incentrati sui costi sanitari e 49 sugli aspetti economici), ci sono prove consistenti degli impatti socio-economici derivanti dall’esposizione al calore sul luogo di lavoro. Si stima che le perdite di produttività a livello globale siano quasi del 10%, con una proiezione di aumento fino al 30-40% entro la fine del secolo, in base ai peggiori scenari di cambiamento climatico. Le aree più vulnerabili risultano essere quelle a bassa latitudine e i Paesi a basso e medio reddito, con una maggiore concentrazione di lavoratori all’aperto, ma anche zone più sviluppate, come l’Europa meridionale, sono interessate. Settori come l’agricoltura e l’edilizia sono particolarmente colpiti. Questi risultati sottolineano l’importanza di intensificare gli sforzi di prevenzione per aumentare la consapevolezza e la resilienza dei lavoratori nei confronti dell’esposizione occupazionale al calore. Questo è particolarmente critico nei Paesi a basso e medio reddito, ma anche in alcune aree dei Paesi sviluppati, dove si prevede un aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore.

Le linee guida toscane

La Regione Toscana, come altre regioni italiane, nella scorsa estate ha approvato le Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dagli effetti del calore, un aggiornamento redatto in collaborazione con il CNR – Centro di bioclimatologia – Università di Firenze e con INAIL. Il documento fornisce linee guida per prevenire i danni da calore nei luoghi di lavoro, sia all’aperto che in ambienti interni non climatizzati. Le misure incluse mirano a mitigare i rischi legati alle temperature elevate, come fornire acqua e zone ombreggiate per le pause, graduare l’esposizione al calore e pianificare attività pesanti durante le ore più fresche. Altre azioni comprendono la revisione degli orari di lavoro, l’attenzione agli indumenti da lavoro e la formazione dei dipendenti. Inoltre, viene raccomandata una gestione speciale per i lavoratori che seguono restrizioni idriche per motivi religiosi o personali.

Il progetto Worklimate 2.0

Il tema “Clima, lavoro e prevenzione” è il focus del progetto Worklimate 2.0 che mira a valorizzare e approfondire le conoscenze acquisite sulla tematica “esposizione occupazionale a temperature outdoor estreme”, fornendo strategie di intervento per mitigare gli impatti delle temperature estreme sulla salute, sicurezza e produttività dei lavoratori. L’originalità del progetto è quella di:

  • fornire stime di dettaglio relative ai costi sociali e aziendali conseguenti le esposizioni agli estremi termici oltre che una definizione dei fattori di rischio per vari settori lavorativi attraverso la caratterizzazione dei fattori di vulnerabilità
  • prevedere un ampliamento delle conoscenze sulla percezione e conoscenza del rischio legato a temperature estreme, oltre a una estensione dei casi studio indirizzati alla caratterizzazione delle soluzioni tecnologiche indossabili per contrastare gli estremi termici definendo protocolli per il corretto utilizzo
  • c) sviluppare strumenti a supporto delle attività aziendali in termini di stima della produttività ma anche di implementazione e messa a regime del prototipo di piattaforma previsionale del rischio caldo sviluppata nell’ambito della prima fase del progetto oltre che di un sistema di previsioni del rischio freddo
  • d) migliorare il sistema informativo e proporre programmi di educazione e formazione per contrastare i rischi dovuti ad esposizione a temperature estreme in ambito occupazionale.

Il ruolo delle Unità operative toscane

L’Azienda USL Toscana Centro e Azienda USL Toscana Sud-est, insieme al Consorzio LaMMA e al Consiglio nazionale delle ricerche – Istituto per la bioeconomia (IBE), destinatario istituzionale e coordinatore di progetto insieme al Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro ed ambientale di INAIL, giocano un ruolo chiave nel progetto. Nel dettaglio, contribuiscono con il loro expertise in vari settori: dalla valutazione dell’impatto del clima sulla salute pubblica e degli impatti economici e sociali delle temperature estreme, alla progettazione di sistemi di allerta precoce, fino alla realizzazione di interventi formativi mirati. Queste attività sono supportate da un approccio multidisciplinare che integra competenze in campo medico, psicologico, tecnologico e ambientale, garantendo un intervento olistico e innovativo al fine di migliorare le condizioni di lavoro e la resilienza dei lavoratori agli effetti del cambiamento climatico.

Per saperne di più:

 Per approfondimenti sulle attività del progetto e per aggiornamenti su risultati ed eventi visita il sito del progetto Worklimate

altri links:

Il troppo caldo uccide

https://www.diario-prevenzione.it/il-troppo-caldo-uccide-e-lo-fara-sempre-di-piu/

RISCHI NELLA INDUSTRIA DELLA TRASFORMAZIONE DEGLI INSETTI EDIBILI

da Inail.it

Il fact sheet rappresenta un focus conoscitivo sui cicli produttivi connessi all’allevamento e alla trasformazione di insetti edibili e i conseguenti rischi, soprattutto di natura biologica, a cui sono esposti i lavoratori del comparto.

L’allevamento e la trasformazione di insetti edibili rappresentano un’attività in rapida espansione, finalizzata alla produzione di proteine animali alternative e sostenibili, destinate all’alimentazione umana e animale. Benché innovativo e caratterizzato da una varietà di cicli produttivi, a seconda di quali specie di insetti vengano allevate e/o trasformate, il settore è ancora poco indagato sui rischi specifici cui sono esposti i lavoratori, con particolare attenzione agli agenti di natura biologica. Tra questi rischi, come documentato dalla letteratura scientifica, va tenuto in particolare considerazione il potenziale allergenico delle proteine di insetto, che rappresentano il prodotto finale dell’attività.

Prodotto: fact sheet
Edizioni: Inail – 2024
Disponibilità: Consultabile solo in rete
Info: dcpianificazione-comunicazione@inail.it

SUVA PROPONE UNA CHECK LIST PER MISURARE LA CULTURA DELLA PREVENZIONE.

da amblav.it

Una prevenzione efficace sul lavoro accresce la sicurezza in azienda e permette di evitare gli infortuni. La SUVA invita a scoprire a che punto è la propria azienda in tema di cultura della prevenzione.

Una cultura della prevenzione efficace non è un progetto isolato, bensì un processo continuo che richiede l’impegno di tutti: quadri direttivi, addetti alla sicurezza nonché il resto del personale. Per promuovere la prevenzione nelle aziende, la SUVA ha sviluppato diverse offerte, tra cui: un “check della cultura”, informazioni differenziare per livelli di funzione, moduli di prevenzione.

La SUVA invita ad eseguire il “check della cultura” che propone sei situazioni lavorative quotidiane per valutare il punto sulla cultura della prevenzione nella propria azienda e propone pacchetti informativi differenziati per funzioni professionali che aiutino a dare un contributo attivo in tema di prevenzione.

Illustra inoltre le sei “dimensioni della cultura” della prevenzione che devono essere condivise da tutti per determinare un processo continuo che affermi la sicurezza e la salute come valori fondamentali nel luogo di lavoro. Un video mostra il significato delle dimensioni: «Valori e regole», «Comunicazione», «Conduzione», «Apprendimento», «Responsabilità» e «Organizzazione aziendale» e come esse possano essere rafforzate efficacemente.

Propone poi alcuni “moduli di prevenzione” che permettono di approfondire le proprie conoscenze in fatto di sicurezza e salute sul lavoro con lo scopo di ampliare le proprie competenze.

Fonte: SUVA

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FIBRILLAZIONE ATRIALE E LAVORO

La fibrillazione atriale parossistica (FAP) è una forma di aritmia cardiaca caratterizzata da episodi di battito cardiaco irregolare e spesso rapido, che iniziano e finiscono improvvisamente. Le limitazioni che un lavoratore affetto da FAP può sperimentare dipendono dalla gravità e dalla frequenza degli episodi, nonché dalla risposta individuale al trattamento. Ecco alcune possibili limitazioni:

  1. Fatigue e Debolezza: Gli episodi di FAP possono causare stanchezza e una sensazione generale di debolezza, che possono ridurre la capacità di sostenere attività lavorative intense o prolungate.
  2. Riduzione della Capacità di Concentrazione: La fatica e lo stress associati alla FAP possono influire sulla capacità di concentrazione, compromettendo le prestazioni in lavori che richiedono attenzione continua e precisione.
  3. Intolleranza allo Sforzo: L’attività fisica intensa può provocare o aggravare gli episodi di FAP, limitando così la capacità di svolgere lavori fisicamente impegnativi.
  4. Necessità di Pause Frequenti: Per gestire i sintomi, potrebbe essere necessario prendere pause più frequenti per riposare o per assumere farmaci, riducendo l’efficienza lavorativa.
  5. Ansia e Stress: La preoccupazione per la possibilità di episodi di FAP può aumentare i livelli di ansia e stress, influenzando negativamente la qualità della vita e il rendimento lavorativo.
  6. Interazioni Farmacologiche: I farmaci utilizzati per controllare la FAP possono avere effetti collaterali che influenzano le capacità lavorative, come vertigini, sonnolenza, o interazioni con altre terapie.
  7. Limitazioni nelle Mansioni Ad Alto Rischio: In alcuni casi, lavori che richiedono elevati livelli di attenzione e prontezza di riflessi, come quelli che implicano la guida di veicoli, l’uso di macchinari pesanti o il lavoro in altezza, potrebbero essere sconsigliati o richiedere aggiustamenti per garantire la sicurezza.
  8. Esigenza di Controlli Medici Regolari: La gestione della FAP può richiedere frequenti visite mediche e monitoraggi, che potrebbero influenzare la disponibilità al lavoro.

È importante che un lavoratore con FAP collabori strettamente con il proprio medico e, se necessario, con il datore di lavoro per adattare le mansioni lavorative e le condizioni di lavoro in modo da minimizzare i rischi e massimizzare il benessere.

dott.Alessandro Guerri medico specialista in Medicina del Lavoro

LINKS:

https://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=52626

https://www.dica33.it/notizie/34107/fibrillazione-atriale-esagerare-con-ritmi-lavoro-puo.asp

https://www.esanum.it/today/posts/il-burnout-e-la-fibrillazione-atriale

MALATTIE PROFESSIONALI NEL SETTORE DEL COMMERCIO AL DETTAGLIO.

da Inail.it

I dati Malprof presentati in questa scheda mostrano che, nel commercio al dettaglio, tra le donne le patologie professionali riguardano principalmente i disturbi muscoloscheletrici degli arti superiori e le mansioni che hanno dato luogo a queste patologie sono principalmente commessa al dettaglio e cassiera.

Tra gli uomini si evidenziano principalmente patologie della colonna vertebrale (ernie, disturbi dei dischi intervertebrali) legate alla movimentazione manuale dei carichi e le mansioni che hanno dato luogo a queste patologie sono quelle di addetti allo spostamento e consegna merci. Anche i disturbi dell’adattamento emergono come patologia strettamente correlata al settore e tra le donne questo dato è più rilevante.


Prodotto: fact sheet
Edizioni: Inail – 2024
Disponibilità: Consultabile solo in rete
Info: dcpianificazione-comunicazione@inail.it

LO TSUNAMI LAVORATIVO DELLA IA

da huffpost.com articolo di R.Maggiolo

C’è un meme, piuttosto usato on-line, in cui un cane con un buffo cappello è seduto a un tavolo con una tazza di caffè o tè, e mentre l’intera stanza attorno a lui prende fuoco dice che “tutto va bene”. Purtroppo, la maggioranza degli imprenditori, dei politici e dei manager italiani hanno un’età tale per cui i meme sanno appena cosa siano. Per cui potremmo usare un’altra metafora, più vicina al loro immaginario: è come se in una fabbrica stesse suonando un allarme anti-incendio e l’ambiente si stesse riempiendo di fumo, ma tutti gli operai stanno fermi ai loro posti di lavoro impegnati a rispettare i tempi per una commessa importante.

L’allarme in funzione è quello che segnala uno tsunami in arrivo, destinato a travolgere le organizzazioni e la società tutta. Una vera propria rivoluzione, forse ancora più profonda e gravida di conseguenze della cosiddetta “rivoluzione digitale”. Perché se quest’ultima, dal pc all’intelligenza artificiale, ha riguardato e riguarda gli strumenti, quella in corso riguarda invece gli agenti; le persone, i lavoratori. Che stanno cambiando radicalmente in due dimensioni: sia in quella qua.Partiamo dalla dimensione quantitativa: i lavoratori stanno sparendo. Come ben analizzato recentemente da uno studio Adapt, a causa dell’invecchiamento della popolazione anche se mantenessimo gli attualmente bassi tassi di disoccupazione  già nel 2030 avremo 730mila persone in meno nella forza lavoro; nel 2040, meno 2,6 milioni; nel 2050, meno 3,7 milioni – una diminuzione di oltre il 15% della forza lavoro. E si noti bene che si tratta di previsioni con bassissimo margine di incertezza, che un aumento dell’immigrazione o delle politiche a sostegno della natalità potranno solo al massimo contenere. Ma non basta: perché oltre al tema demografico ce n’è anche uno anagrafico. Come ha evidenziato l’Istat nel suo recente rapporto annuale, negli ultimi vent’anni “la forza lavoro risulta invecchiata più velocemente della popolazione: rispetto al 2004, la quota di giovani tra i 15 e i 34 anni è diminuita più velocemente che nella popolazione (-11,5 punti rispetto a -6,3 punti). E l’opposto è avvenuto tra gli ultracinquantenni: più 16,6 contro più 5,3 punti per i 50-64enni, e più 1,6 contro più 4,7 punti per i 65-89enni”.Il fenomeno è evidente anche nel breve periodo.

Come sottolineato dal presidente di Adapt Francesco Seghezzi, nell’ultimo anno su 516mila nuovi occupati oltre il 56% hanno tra i 50 e i 64 anni, e un altro 13,6% sono addirittura over65. Questo ci dice due cose, almeno. Primo: le coorti anagrafiche più popolose stanno arrivando al fine vita lavorativo. Secondo: le aziende italiane non stanno cogliendo l’occasione per innovare davvero; per contaminarsi e capire meglio il proprio tempo, preferendo invece continuare a muoversi sul binario del già conosciuto e del capitalismo relazionale.

Quindi, la popolazione lavorativa invecchia rapidamente, e ci saranno sempre meno persone a disposizione sul mercato. E arriviamo qui alla terza questione riguardo la dimensione quantitativa: quella delle competenze. Argomento, questo, di gran lunga più discusso, ma spesso con pigrizia e superficialità. Perché si parla ossessivamente di digitale, di intelligenza artificiale, di smart working, e si rimane completamente ciechi o quasi sulle vere dimensioni e dinamiche del nostro mercato del lavoro.Se è vero, infatti, che nel prossimo futuro la domanda di ruoli a maggior valore tecnico e scientifico aumenterà, questo rimarrà comunque complessivamente un fenomeno assolutamente marginale. Il grosso della forza lavoro italiana è attiva nei servizi alla persona, nel commercio al dettaglio, nella sanità, nell’istruzione, e in secondo luogo nella manifattura.

Questi sono spesso lavori che non solo è difficile fare in età anziana, ma anche quelli meno esposti all’automazione e meno in grado di accedere a forme di flessibilità lavorativa. E anche quelli che già cominciano drammaticamente a scarseggiare.Una vera tragedia in atto è che per vent’anni almeno abbiamo ossessionato i giovani con l’idea che il loro futuro era nel terziario avanzato – in ufficio a lavorare con computer, per capirci – e li abbiamo spinti a intraprendere quelle carriere, magari anche scoraggiando i loro interessi e inclinazioni. Ora è proprio questo il tipo di occupazione la più esposta all’automazione, per cui i giovani non solo sono pochi e in diminuzione, ma sono anche giustamente restii a ricollocarsi in lavori che per loro rappresentano una sconfitta e una perdita del valore della loro formazione – anche se sempre di più sono costretti a farlo.Infine, c’è anche l’aspetto qualitativo, di cui in questo blog abbiamo scritto spesso. Il patto del lavoro sta cambiando, e le nuove generazioni – che nel prossimo futuro saranno l’unica coorte demografica in crescita, seppur di poco – lo intendono in maniera sensibilmente differente rispetto a quelle precedenti. Semplificando al massimo, per millenni le persone hanno lavorato perché non farlo voleva dire morire di fame; negli ultimi decenni almeno un numero crescente di persone ha lavorato anche o forse soprattutto per “diventare qualcuno”; perché il lavoro “nobilita”, dà dignità ma anche opportunità. Ora entrambe queste leve stanno perdendo di forza.

Oggi le giovani generazioni possono contare su capitali e rendite familiari per cui raramente temono di poter finire un giorno senza una casa o un pasto – questa minaccia semmai gli appare più credibile per via di traumi esterni, come una guerra o il cambiamento climatico. In modo simile, essendo cresciuti in un mondo iperconnesso e digitale, la loro costruzione identitaria passa molto meno dal possesso di quei titoli o beni posizionali a cui il lavoro dà accesso. Perciò l’offerta storica delle organizzazioni, cioè quella di offrire alle persone protezione e appartenenza in cambio di fedeltà e dedizione, è sempre meno attrattiva – e sempre meno lo sarà.Questo non solo rischia di deprivare il nostro Paese di capacità produttiva e innovativa, ma anche e soprattutto di produrre una società sempre più polarizzata e disuguale, e quindi in ultima analisi violenta e disfunzionale. Una società con da una parte lavoratori deboli – giovani, donne, immigrati – costretti in impieghi necessari ma allo stesso tempo malpagati e sfruttati, e dall’altra lavoratori protetti da capitali finanziari e relazionali assieme a milioni di inattivi che vivranno di rendite e pensioni. Per evitare questo scenario servirà necessariamente un vero cambio di paradigma.In tutto questo, cosa stanno facendo le nostre organizzazioni, la nostra classe dirigente? Invece di correre ai ripari paiono vivacchiare, intenti a sfruttare le congiunture del momento o a sopravvivere travolte dall’incertezza sistemica. Si illudono spesso di poter tirare avanti con soluzioni temporanee, come l’outsourcing, l’automazione a basso prezzo o la forza del ricatto verso i lavoratori più deboli. Lo fanno forse anche perché – pensiero inconfessabile, o quasi – vedono la vecchiaia vicina, e pensano di dover tenere duro ancora pochi anni prima di mollare tutto e ritirarsi a godersi la pensione. Scopriranno forse troppo tardi che non ci sarà chi gli porterà il drink in spiaggia o sarà pronto ad accoglierli al pronto soccorso quando ne avranno bisogno.

https://www.huffingtonpost.it/dossier/fintech/2023/11/10/news/fintech_talks_il_racconto_della_giornata-14098460/

SICUREZZA STRADALE IN LOMBARDIA

L’Istituto, la Regione Lombardia e l’Aci proseguono il percorso di informazione e sensibilizzazione alla guida corretta e sicura in una giornata dedicata a Csp/Cse e Rspp/Aspp con crediti formativi

Immagine locandina

MILANO – Informare e sensibilizzare i lavoratori sui fattori di rischio alla guida è fondamentale per la prevenzione degli incidenti e la sicurezza delle persone e per questo motivo, con il progetto “In Lombardia la sicurezza stradale è al primo posto”, l’Inail conferma il proprio impegno su questo tema. L’Ordine degli ingegneri della provincia di Milano ha inserito l’iniziativa nel proprio calendario di incontri di formazione a distanza, con il rilascio di 4 crediti formativi professionali per i soli iscritti all’Albo degli ingegneri e 4 ore di aggiornamento per l’aggiornamento professionale per Csp/Cse e Rspp/Aspp, secondo l’Accordo Stato Regioni del 7 luglio 2016.

Gli interventi e i contributi. Patrocinato dal Croil, la Consulta regionale dell’Ordine degli ingegneri della Lombardia, il seminario ha accolto i contributi della Regione Lombardia, dell’Aci e di vari esperti su aspetti tecnici e giuridici. I professionisti della Consulenza tecnica salute e sicurezza regionale dell’Inail, Biagio Principe e Adolfo Faletra, sono intervenuti sul tema “Il rischio stradale nel Dvr – Documento di valutazione del rischio” mentre Laura Ascari, dirigente medico, ha curato l’approfondimento su “L’uomo – Stato psicofisico del conducente di guida”.

RAPPORTO ISTAT 2024

da amblav.it

L’edizione 2024 del Rapporto Annuale ISTAT illustra la complessità del presente e i possibili scenari evolutivi, individuando punti di forza e criticità in differenti aree di intervento per le politiche di sviluppo. Analizza l’evoluzione della competitività dell’Italia, l’andamento strutturale dell’occupazione e la qualità della vita delle persone in relazione alle dinamiche demografiche e insediative, le condizioni sociali, l’accesso ai servizi e la povertà educativa.

Presentato il 15 maggio 2024 a Palazzo Montecitorio, dal Presidente dell’ISTAT Francesco Maria Chelli, il “Rapporto annuale 2024. La situazione del Paese”.
Nell’ultimo triennio l’economia italiana è cresciuta più della media dell’UE27 e di Francia e Germania, alla crescita si è associato il buon andamento del mercato del lavoro.
Dalla seconda metà del 2021, come le altre maggiori economie europee, l’Italia si è confrontata con l’ascesa dei prezzi originata dalle materie prime importate, seguita a fine 2022 da un rapido processo di raffreddamento, rafforzatosi nel 2023. L’episodio inflazionistico ha avuto effetti differenziati sulle imprese e, in particolare, sulle famiglie – con le retribuzioni che non hanno tenuto il passo dell’inflazione – riducendo il potere di acquisto soprattutto delle fasce di popolazione meno abbienti.
La performance degli ultimi anni ha fatto seguito a due decenni in cui la struttura dell’economia italiana si è adattata, con fatica, ai cambiamenti del contesto competitivo e all’impatto della transizione digitale.
Il sistema produttivo, la Pubblica Amministrazione e gli individui hanno mostrato progressi significativi nell’utilizzo delle tecnologie dell’informazione, accelerati dalla pandemia. Permangono però alcune criticità e ritardi, anche nello sviluppo delle competenze digitali.
Negli ultimi 20 anni, l’Italia ha difeso il proprio posizionamento come Paese esportatore, ma la concorrenza delle economie emergenti ha messo in crisi una parte rilevante delle industrie su cui si basava la specializzazione nazionale, che si è gradualmente modificata. D’altra parte, la lentezza nello sviluppo delle attività terziarie intense in conoscenza, oltre che in una debole dinamica delle esportazioni di servizi, si è riflessa in un’accresciuta dipendenza dall’estero.
In questo periodo, la crescita dell’attività economica e della produttività del lavoro sono state particolarmente deboli, rispetto sia all’esperienza storica sia alle altre maggiori economie europee. Il recupero recente dell’attività di investimento, in particolare nella componente immateriale, se sostenuto, potrebbe contribuire nei prossimi anni al miglioramento delle prospettive di crescita dell’Italia.

RAPPORTO ANNUALE 2024. LA SITUAZIONE DEL PAESE
CAPITOLO 1 – L’economia italiana: crescita, criticità, cambiamenti
CAPITOLO 2 – I cambiamenti del lavoro: tendenze recenti e trasformazioni strutturali
CAPITOLO 3 – Le condizioni e la qualità della vita
CAPITOLO 4 – L’Italia dei territori: sfide e potenzialità

Fonte: ISTAT

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