Le mascherine rappresentano uno dei più efficaci mezzi preventivi di salute pubblica contro il Covid: riducono del 53% l’incidenza della malattia, quindi i contagi. È quanto emerso da una vasta meta-analisi pubblicata sul British Medical Journal e condotta da Stella Talic della Monash University in Australia, rianalizzando i dati di 72 studi pubblicati sull’efficacia dei metodi non farmacologici contro il Covid (come ad esempio il distanziamento).
Importante è risultata anche l’igiene delle mani, che a sua volta riduce le infezioni del 53%, anche se non vi sono dati sufficienti da un punto di vista statistico; mentre il distanziamento fisico ha un’efficacia più limitata: riduce l’incidenza del Covid del 25%. “E’ plausibile che per aumentare il controllo della pandemia è necessaria non solo un’elevata copertura vaccinale e la sua efficacia, ma anche l’aderenza continua a misure di salute pubblica efficaci e sostenibili”, ha concluso Talic.
Il documento “Indicazioni strategiche ad interim per la prevenzione e il controllo delle infezioni da SARS-CoV-2 in ambito scolastico (a.s. 2021-2022)” intende presentare le possibili misure di mitigazione/controllo da adottare in relazione ai possibili scenari epidemiologici di diffusione dell’infezione da SARS-CoV-2 nelle comunità scolastiche (inclusi i percorsi di istruzione e formazione professionale – IeFP) nel 2021-2022 alla luce dell’impatto delle misure intraprese nella stagione 2020-2021, dei cambiamenti epidemiologici e dello stato di avanzamento della campagna vaccinale.
Le misure di prevenzione e contrasto alla trasmissione di SARS-CoV-2 si sono basate principalmente su interventi di prevenzione non farmacologica, di contact tracing e di testing per la didattica in presenza, tra cui, il distanziamento fisico, l’utilizzo delle mascherine, la sanificazione degli ambienti, il ricambio d’aria, l’igiene delle mani e l’etichetta respiratoria. Il documento fa anche il punto sulle evidenze scientifiche finora prodotte in Italia dalle istituzioni sanitarie che dimostrano come la trasmissione del virus fra i giovani sia legata più alla comunità che alla frequenza e alla sede scolastica.
Emergono nuovi dettagli riguardo alle mascherine difettose provenienti dalla cina. Secondo quanto riporta la Repubblica, la procura di Gorizia ha decretato che la metà dei dispositivi individuali provenienti dalla Cina non sono efficaci. Uno su due non filtra a sufficienza. La documentazione turca che ne attesta la conformità delle direttive Ue (già al centro degli scandali da alcuni mesi), sarebbe contraffatta. Dodici interi lotti di facciali modello Ffp2 e Ffp3 sono ora sotto inchiesta. Si tratta dei dpi ad alta protezione utilizzati direttamente dal personale sanitario in ospedali, ambulatori e Residenze per anziani (fonte il. Giornale).
PRECEDENTEMENTE RICORDIAMO LE MASCHERINE CON MARCATURA CE 2163 COME DI DUBBIA EFFICIENZA.
FACCIALE – MASCHERINE FILTRANTI BI WEI KANG® CE 1282-9600 TYPE FILTER RESPIRATOR PRODOTTE DALLA YIWU BIWEIKANG LABOR PROTECTION PRODUCT CO. LTD;
FACCIALE (SIMFO KN95 – ZHYI- SURGIKA) FILTRANTE FFP2 DPI S/VALVOLA DPI EN 149 MONOUSO PER PROTEZIONE, DISTRIBUITE DALLA SOCIETÀ SURGIKA SRL CON SEDE IN LEV ANE BUCINE (AR);
Il nuovo protocollo per la sicurezza e il contrasto al Covid all’interno delle aziende è stato firmato il 6 aprile. Ecco cosa prevede: Particolare attenzione per il distanziamento: all’interno degli spazi condivisi i dispositivi di protezione sono individuati in base al rischio della mansione. La mascherina chirurgica è da adottare fatto salvo la necessità di dispositivi di livello superiore. Le trasferte sono possibili dopo una valutazione con il medico delle condizioni epidemiologiche delle destinazioni. Riammessi stage e tirocini formativi, sospesi nella prima fase della pandemia. Nuovamente concesse le attività formative in presenza, ma rimane possibile anche effettuarle a distanza. Nuova centralità al medico competente: potrà suggerire alle aziende testing e screening che ritiene utili per limitare la diffusione del virus. Le imprese che lo vorranno potranno organizzare la vaccinazione per i dipendenti che lo desiderano. Rimane necessario un tampone negativo per il rientro al lavoro dopo la positività. Il test molecolare va eseguito dopo 10 giorni per gli asintomatici e dopo 3 giorni senza sintomi e almeno 10 di isolamento per i sintomatici.
Continua la polemica sulle mascherine con il costante apporto da parte degli esperti per identificare i prodotti “irregolari”. Nel mirino sono finite quelle con la marchiatura CE 2163, certificate dal laboratorio turco Universalcert e vendute anche in alcune farmacie italiane, su cui sono ancora in corso indagini. Al momento sono ancora nel database UE: l’obiettivo è ora capire se i dispositivi fossero non a norma già dopo aver ottenuto il “bollino” CE oppure se le modalità di produzione siano cambiate successivamente. Ci sono però altri codici che sono considerati certamente non sicuri, a cui gli acquirenti devono fare attenzione. Queste le sigle “sospette”, come riporta Il Giorno:
ICR Polska (Polonia) – CE 2703
CELAB (Italia) – CE 2037
ECM (Italia) – CE 1282
ISET (Italia) – CE 0865
TSU Slovakia (Slovacchia) – CE 1299
Chiunque sia in possesso di mascherine Ffp2 con questo marchio, quindi, fa meglio a liberarsene. Intanto la Comunità Europea ha realizzato un database in cui si può inserire il codice della propria mascherina e verificare se questa è in regola o meno e se la società che l’ha venduta abbia o meno i requisiti per farlo.
Mascherine Ffp2: la guida
Ma come si è arrivati a questa confusione su uno strumento giudicato fra le protezioni fondamentali dal contagio? Il sito altroconsumo.it ha fatto chiarezza sulla natura delle Ffp2 e su come verificare la loro correttezza. Le mascherine Ffp2 (come le sorelle Ffp3) sono mascherine filtranti facciali. Per essere messe in commercio devono essere prima analizzate da un organismo terzo che ne certifichi l’aderenza ai requisiti della norma tecnica EN 149:2001 sulla protezione delle vie respiratorie. Ottenuto il via libera il produttore potrà “fregiarsi” del marchio CE. Come riconoscere le mascherine a norma? Sulla confezione e sul prodotto deve essere riportato il marchio CE accompagnato da un codice di quattro numeri. Questo identifica il laboratorio o un altro soggetto che ha dato il via libera al prodotto perché questo è in linea con la norma EN 149:2001. Il marchio CE, per altro, deve avere proporzioni precise. Se è diverso o ha dimensioni differenti può essere contraffatto e quindi non rispettare gli standard di sicurezza europei.
Come valutare se le mascherine Ffp2 acquistate sono regolari
Le informazioni che servono sono due: il codice di 4 lettere che si abbina al marchio CE e il certificato che accompagna il dispositivo di protezione. L’elenco completo di tutti gli enti certificatori compare sul database “Nando” della Commissione Europea. In questa lista possiamo controllare se il numero che accompagna il marchio CE della nostra mascherina Ffp2 corrisponde a un laboratorio autorizzato a valutare i dispositivi di protezione e a certificarli. Basta cercare il codice di 4 numeri e aprire la scheda dell’organismo. Qui troveremo quali prodotti può certificare. Nel caso delle Ffp2 devono essere citati il “personal protective equipment” e il Regolamento EU 2016/425. E tra i prodotti valutati deve essere presente il riferimento a “Equipment providing respiratory system protection”. Se non compare in questo elenco, il certificato che accompagna le nostre mascherine è quasi sicuramente un falso.
Le informazioni obbligatorie del certificatore
Il certificato di conformità emesso da un laboratorio autorizzato deve contenere informazioni obbligatorie. Se non ci sono è molto probabile che il certificato sia contraffatto. Queste le informazioni indispensabili:
nome e codice numerico dell’organismo notificato che certifica;
nome e indirizzo del fabbricante o del mandatario;
tipologia di DPI;
riferimento alle norme tecniche considerate per la certificazione della conformità
data di rilascio.
Sempre nel database Nando sono presenti gli indirizzi dei siti web degli enti certificatori. Qui, solitamente, si può verificare se i certificati sono autentici e si può anche individuare il produttore della mascherina per cui è stata chiesta la certificazione, a cui poi si può scrivere un’email. Attenzione anche al QR Code di cui sono dotate alcune confezioni o imballaggi di dispositivi di protezione individuale. Questi QR Code rimandano direttamente al sito dell’ente su cui verificare la validità della certificazione.
Mascherine commercializzate in deroga
Data la “fame” di mascherine nei mesi scorsi il governo, con il decreto Cura Italia, ha consentito la vendita in deroga – solo per quanto riguarda le tempistiche di autorizzazione – di alcuni dispositivi di protezione individuale privi di marchio CE. Detto che gli standard della norma EN 149:2001 devono essere comunque rispettati anche da queste mascherine, i produttori devono inviare all’Inail la documentazione riguardo l’aderenza dei loro dispositivi a tutte le specifiche tecniche e di qualità previste attraverso l’autocertificazione. Sarà l’Inail, a questo punto, una volta analizzata la documentazione, ad autorizzarne la vendita. Sul sito dell’Inail c’è una pagina dove si può trovare l’elenco dei dispositivi di protezione individuali che hanno ricevuto il via libera.
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