Trasporto pubblico e contagio: come si trasmette il Covid nei mezzi pubblici

8 Aprile 2021

Il principale veicolo è respiratorio con il droplet o attraverso le particelle che a volte rimangono sospese nell’aria. Meno significativo il contatto con le superfici

È tornato centrale il dibattito sulla sicurezza nel trasporto pubblico dopo la campagna di controlli dei Nas condotta in varie città italiane. Sebbene in casi limitati, tracce di Sars-Cov-2 sono state rinvenute su treni con il mancato o parziale rispetto delle norme di comportamento anti contagio. Dei modi di trasmissione del coronavirus, a un anno dallo scoppio dell’epidemia, per una parte non esiste dubbio tra gli scienziati mentre su alcuni aspetti mancano evidenze univoche che consentano di mettere un punto definitivo alla discussione.

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La trasmissione per via respiratoria

Ammontano a quasi settecento i veicoli ispezionati dai carabinieri tra autobus urbani ed extraurbani, metropolitane, scuolabus, collegamenti ferroviari locali e di navigazione, e anche biglietterie, sale di attesa e stazioni metro. In sessantacinque casi sono stati evidenziate irregolarità, principalmente connesse con l’inosservanza delle misure di prevenzione tra cui l’assenza di distanziatori posti sui sedili il numero massimo di persone ammesse a bordo. Purtroppo almeno un terzo delle persone contagiate dal coronavirus rimane asintomatico ed è forse il più significativo ostacolo a un’azione di contrasto realmente risolutiva dell’epidemia. Il principale veicolo di trasmissione è respiratorio, con il droplet, ossia le particelle prodotte con saliva e starnuti da una persona infetta in un ambiente chiuso, ad una distanza inferiore a 1,8 metri, o il droplet o particelle che a volte rimangono sospese nell’aria per vario tempo ad una distanza maggiore o minore di quella. È dimostrato che la mascherina, da sola, può non essere sufficiente a fermare il Sars-Cov-2 se non si rispetta anche il distanziamento, a maggior ragione in presenza di tosse o raffreddore.

Presenza di materiale genetico sulle superfici

I militari del Comando Carabinieri per la Tutela della Salute hanno eseguito 756 tamponi di superficie su mezzi di trasporto e stazioni (obliteratrici, maniglie e barre di sostegno per i passeggeri, pulsanti di richiesta di fermata e sedute), rilevando 32 casi di positività per la presenza di materiale genetico riconducibile al virus all’interno di autobus, vagoni metro e ferroviari. Le analisi hanno «rilevato con certezza il transito e il contatto di individui infetti a bordo del mezzo, determinando la permanenza di una traccia virale» anche se questa non è «indice di effettiva capacità di virulenza o vitalità» di Sars-Cov-2. Per fortuna effettivamente meno comune è il contagio per contatto con le superfici e, malgrado il virus si presenti anche nei fluidi corporei, molto probabilmente il loro ruolo nella trasmissione risulta minimale rispetto a quello respiratorio.

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La resistenza nel tempo

Dai Nih americani, con le università di Princeton e della California, è stata condotta una ricerca l’anno scorso che ha misurato la persistenza del coronavirus sulle superfici scoprendo che il virus resta attivo fino a 4 ore sul rame e fino a 24 ore sul cartone. La sua vitalità si prolungherebbe fino a 72 ore su plastica (polipropilene) e acciaio inox, materiali che tuttavia sono più facili da pulire e disinfettare con disinfettanti con etanolo al 62-71%, acqua ossigenata allo 0,5% o ipoclorito di sodio allo 0,1%. Ad apparire invece refrattario al coronavirus è il rame. Al punto che una linea di prodotti di Kme Italy ha ottenuto la certificazione del laboratorio di virologia dell’Università di Pisa e potrà essere usata per sbarre di sostegno negli autobus, letti di ospedale, maniglie nei locali pubblici e desk condivisi, superfici solide e regolari che vengono toccate da più mani.

da https://www.ilsole24ore.com

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