VIDEOTERMINALI

EFFETTI SUL FISICO DI 25 ANNI DI SMART WORKING

Obesi, con la gobba e gli occhi affaticati per il lavoro al computer. Così diventeranno le persone che lavorano da casa secondo l’elaborazione grafica di un modello fatta dalla piattaforma di ricerca del lavoro DirectlyApply. Con l’aiuto di esperti, la società ha creato Susan, smart worker del 2045, per sensibilizzare il pubblico sui problemi per la salute del lavoro da remoto, diventato una prassi per molti con la pandemia.

“Il tuo tragitto quotidiano per andare al lavoro, dal letto alla scrivania, ti può far guadagnare più tempo libero e indipendenza, ma le ripercussioni fisiche per la mente e il corpo sono molte. Ne varrà la pena per il futuro?”, scrivono i responsabili di DirectlyApply.

Vedere Susan fa piuttosto impressione. Molti smart worker che in questi mesi stanno facendo esperienza di una vita con solo cinquanta passi al giorno (quelli dalla camera alla cucina) e con pochissime interazioni sociali si scopriranno già sulla buona strada per diventare molto simili a Susan.

Immagine: DirectyApply

La mancanza di movimento può portare a una postura sbagliata, con la schiena curva e il collo allungato in avanti. La posizione sbagliata può provocare la sindrome del “tech neck”, con la cervicale infiammata e il doppio mento. Lo sguardo sempre fisso sul computer può far venire gli occhi rossi e nel lungo periodo avere effetti negativi sulla vista. In più stringere gli occhi per vedere meglio può far aumentare le rughe. Scrivere sulla tastiera per lungo tempo può portare dolori al polso e alle mani. La scarsa esposizione al sole può causare la mancanza di vitamina D e la conseguente perdita di capelli. Le occhiaie, quelle le conosciamo già tutti. A tutto questo si aggiungono pallore, obesità, stress. I pantaloni del pigiama non sono un problema di salute, ma mostrano la scarsa vita sociale di chi lavora da casa, che non è un fattore irrilevante per il benessere psico fisico.

Immagine: Directy Apply

Sono tutti problemi di cui soffre Susan e di cui finiranno per soffrire molti lavoratori da casa se non adottano alcune buone abitudini. DirectlyApply ne elenca alcune che vi riportiamo qui:

  • Mantenere una routine aiuta a gestire il tempo e a conservare la salute psicologica
  • Coltivare le relazioni social
  • Fare esercizio fisico, in particolare esercizi o discipline come lo yoga, per la postura corretta
  • Separare la vita privata da quella professionale (una, divisione difficile per molti) lavoratori da casa che da quando è cominciata la pandemia lavorano più ore del previsto, non riescono mai a staccare e arrivano sull ‘orlo del burn out).
  • Utilizzare con saggezza il proprio tempo libero
  • Collaborare con i colleghi, anche se a distanza

Da it.mashable.it

Immagine di copertina: DirectlyApply

C’È ANCHE BURNOUT DA SMART WORKING

Da huffingonpost.it

Pare che l’idillio sia finito. Lavorare da casa non è così bello come poteva sembrare all’inizio. E se prima ai piani alti ci si interrogava se fosse altrettanto produttivo, se il lavoratore facesse comunque il suo dovere anche lontano dall’ufficio, ora la questione è un’altra. Pare che da casa si sia esagerato, tanto da parlare di burnout.

Bloomberg ha fatto i conti: in media la giornata lavorativa dura da una a tre ore in più, si fanno più riunioni e si mandano anche più mail, almeno 8 al giorno fuori dall’orario di lavoro.
Secondo Forbes questo non è positivo neppure per i datori di lavoro: i manager dovrebbero preoccuparsi di alcuni piccoli segnali che si possono vedere nei team anche a distanza, nelle call o nelle chat.
Il primo campanello di allarme riguarda la gestione delle chiamate, delle mail. Chi non riesce mai ad arrivare in tempo al telefono, chi non risponde alle mail o rimanda sempre una consegna è probabilmente sopraffatto dal lavoro, è esausto. Se poi la qualità del lavoro è scesa, se non si accetta di aver fatto un errore e si tende a dare la colpa agli altri, in tutta probabilità si è entrati nella prima fase del burn out. Il passo successivo porta all’ “esaurimento” completo: il silenzio alle riunioni, la mancanza di pazienza, ma anche l’amarezza, la mancanza di orgoglio per i risultati ottenuti.
Un passo che purtroppo hanno fatto in molti. Secondo una ricerca di Monster.com soffrono di burn out due lavoratori su tre, ovvero il 69 per cento dei lavoratori, il 20 per cento in più rispetto ai mesi che hanno preceduto il lockdown.
Tutto nasce dall’incapacità di disconnettersi dal lavoro, di avere orari precisi come quando si andava in ufficio.

David Burkus, psicologo del lavoro e delle organizzazioni, autore di 5 best seller, in un suo recente intervento per Tedx è partito proprio da questo aspetto per spiegare come si possa stare efficacemente alla larga dal burnout.

Il primo e più semplice consiglio è quello di organizzare la giornata secondo orari prestabiliti ed assicurarsi che vengano rispettati anche dagli altri. Non si accende il laptop mentre si guarda un film alla sera, e non si risponde neppure a mail o a messaggi dopo o durante la cena.
Per chiudere la giornata lavorativa Bukus consiglia di inserire un rituale, un’azione da compiere quasi in automatico, ogni sera. Come controllare la lista degli impegni dei prossimi giorni e verificare che ogni lavoro stia procedendo. Dopo di che, meglio cambiare stanza. E anche device. Si potrebbe usare il laptop solo per il lavoro e lo smartphone o il tablet solo per lo svago. Oppure cambiare utente. Così sul pc ci saranno due desk diversi a seconda delle attività e dei momenti della giornata. Infine l’azione più importante, quella che durante il lockdown abbiamo più desiderato: quando hai bisogno di una pausa, di un po’ di energia extra, non affidarti all’ennesima tazza di caffè ma esci. Fuori, in quartiere, al parchetto, poco importa, stare all’aria aperta sarà un’ottima soluzione contro lo stress.
Laurel Farrel, presidente della Remote Work Association e CEO della Distribute Consulting su Forbes suggerisce, quando compaiono i primi sintomi, di parlarne al più presto con il proprio capo e con il resto del team. Potrebbe essere utile anche agli altri ridistribuire gli incarichi, cambiare gli step di approvazione o le modalità di consegna della pratica.

Su come sono cambiate le modalità di lavoro è intervenuta Laura Vanderkam su Fortune: ha segnalato, tramite le testimonianze degli ascoltatori del suo podcast – The New Corner Office, dedicato proprio al lavoro da casa -, che in alcune società si è passati a fare una sorta di appello. Ogni giorno alle 9 in punto una chiamata per verificare che gli impiegati siano effettivamente al lavoro alla loro scrivania da casa. Una situazione che evidentemente ci riporta al punto di partenza, al dubbio che da casa si lavori di meno. Così crescono gli impiegati che non staccano mai, che rispondono al primo squillo, che non dimenticano le mail e che lavorano senza un orario. Sempre la Vanderkam, autrice anche di diversi libri sul tema dell’home working propone una semplice soluzione: prevedere anche una chiamata di saluti a fine giornata, un via libera a tutti fino al giorno dopo. Una chiamata – badate bene all’orario – che arrivi alle 16,45.

SMART WORKING BONUS SPESE coprirà bollette e buoni pasto

Anche al termine dell’emergenza sanitaria legata al Coronavirus, lo smart working potrebbe essere una modalità di lavoro a cui sempre più aziende e dipendenti ricorreranno. Proprio per questo motivo si sta pensando di introdurre un bonus spese che vada a sostituire i buoni pasto, gli straordinari e anche le spese per le utenze per chi aderisce al lavoro agile.

A febbraio potrebbe finire lo stato d’emergenza per il Coronavirus, anche se un’ulteriore proroga è tutt’altro che esclusa. Di conseguenza potrebbero cambiare anche le regole per lo smart working. Non più automatico con accordi tra imprese e sindacati, ma con la necessità di un accordo obbligatorio con il dipendente. La questione da risolvere riguarda il trattamento economico di chi lavora da casa e chi da ufficio o comunque sul posto di lavoro, considerando che deve essere identico per entrambi. Ma con il ricorso al lavoro agile si va inevitabilmente incontro a delle decurtazioni, come la perdita dei buoni pasto e degli straordinari e anche le maggiori spese per le utenze, che però potrebbero essere compensati dalle minori uscite per trasporti e spostamenti. Così ciò a cui si sta pensando, secondo quanto spiega la Repubblica, è un bonus spese per chi lavora da casa.

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I buoni pasto e gli straordinari sono previsti per un lavoro che prevede un orario rigido, diverso dal lavoro agile. Che, in teoria, dovrebbe essere incentrato soprattutto sugli obiettivi, quantomeno alla fine della fase di emergenza sanitaria. Motivo per cui l’idea che sta prendendo piede è quella di un rimborso forfettizzato delle utenze o un pacchetto di welfare che consideri i guadagni e le perdite valutandoli insieme a benefici di altro tipo.

LA DECURTAZIONE DEI PASTI IN SMART WORKING

L’erogazione dei buoni pasto in smart working è difficile da valutare, in quanto si tratta di un beneficio legato all’orario di lavoro e alla pausa pranzo. Il discorso cambierebbe completamente di fronte a un’organizzazione autonoma del lavoro. Florindo Oliverio, segretario Fp Cgil, spiega che “i buoni pasto valgono circa 160 euro al mese. Se si considerano anche gli straordinari si capisce perché ci sono stati lavoratori che avrebbero avuto diritto a continuare a lavorare in smart working da settembre e che hanno chiesto una certificazione speciale di buona salute pur di tornare in ufficio: non si potevano permettere uno stipendio decurtato”.
Il sistema dei buoni pasto ha un problema - Il Post

ILPROBLEMA DEGLI STRAORDINARI NELLA PA

Altra questione ritenuta critica è quella degli straordinari: nella pubblica amministrazione sono ritenuti difficili da calcolare con lo smart working, quindi si pagano solamente in caso di lavoro in una giornata non lavorativa, come domenica e festivi. Nel privato, infatti, esistono i forfait, ma nel pubblico serve l’effettivo svolgimento della prestazione, il che rende difficile introdurre questo meccanismo nel lavoro agile, più votato agli obiettivi. A questo si aggiunge un altro problema, quello dell’indennità di turno, che nella Pa vale in media 200 euro. Per tutte queste ragioni l’ipotesi ritenuta più facilmente percorribile dai sindacati è quella di un rimborso forfettario delle spese, che possa scavalcare questi ostacoli garantendo comunque un rimborso aggiuntivo ai lavoratori.

preso da: www.fanpage.it

COME SARA’ LA FORMAZIONE ED IL LAVORO POST COVID

Financialounge.it

A seguito della pandemia l’intero comparto EdTech, tutti quei servizi che si propongono di facilitare l’apprendimento tramite l’uso e la gestione di appositi processi tecnologici e risorse innovative, ha ricevuto uno straordinario impulso in termini sia di attenzione che di gradimento. “Con ogni probabilità, la pandemia accelererà lo sviluppo dell’EdTech e molte aziende del comparto anticiperanno gli investimenti in nuove funzionalità”, fa sapere il team di gestione di Credit Suisse (Lux) Edutainment Equity Fund.

PROMOSSO IL MODELLO DIDATTICO MISTO

Emerge infatti la convinzione che l’EdTech possa trasformare l’istruzione così come la conosciamo oggi alla luce del fatto che studenti, educatori, manager aziendali e famiglie, si sono resi conto che molte delle applicazioni di formazione e apprendimento online sono efficaci quanto la didattica tradizionale promuovendo il modello didattico misto, che non sostituisce ma piuttosto conferisce autorità agli educatori.

LE APP DI DIDATTICA DELL’EDTECH

“È probabile che quando gli studenti di tutto il mondo torneranno in classe, continueranno a utilizzare l’insieme più coinvolgente delle app di didattica dell’EdTech. Inoltre, una volta che gli studenti si avvalgono della flessibilità e dei vantaggi della didattica online, è probabile che molte di queste tecnologie diventino integrate nelle classi fisiche o nelle aule universitarie riservate ai seminari”, spiega il team del comparto di Credit Suisse.

CAMBIAMENTI RADICALI DELLA FORZA LAVORO

La “nuova normalità” che si delinea nel post Covid-19 potrebbe comportare anche profonde modifiche della forza lavoro. “La quota di lavoro flessibile è destinata ad aumentare e con essa la necessità di tecnologia e automazione. La crisi causata dalla pandemia ha provocato una grave recessione mondiale, con una conseguente importante perdita di posti di lavoro. Questo accelera l’esigenza di riqualificazione di coloro che vengono licenziati affinché possano essere reintegrati rapidamente nella forza lavoro. Assisteremo pertanto a un boom della domanda nel settore della formazione professionale e della certificazione online”, sottolineano i manager di Credit Suisse

REGALI DI NATALE AL TEMPO DELLO SMART WORKING

Da La stampa

Dal 2020 abbiamo sicuramente imparato che il computer può essere nostro amico. Può farci vedere i nostri cari quando dobbiamo rimanere chiusi in casa per la quarantena, o distrarci dopo ore e ore di smart working con una lunga sessione di gioco online.

Per il 2021, quindi è bene prepararsi nel migliore dei modi, e regalarci (o regalare a chi fa la stessa vita) strumenti e oggetti utili a rendere più interessante e meno faticosa la vita da scrivania (la lista seguente contiene solo prodotti attualmente disponibili, quindi niente Playstation 5 e Xbox Series S o X).

Scrivania
Il pezzo forse più importante. Senza scrivania si lavora sul divano o sul tavolo. La scrivania regolabile in altezza RODULF di IKEA è il modo perfetto per lavorare con flessibilità. Si attacca alla corrente e c’è una pulsantiera per alzarla e abbassarla, per passare da una postazione con sedia a una in piedi.

Sedia

Il pezzo più importante per il benessere del corpo. Con una sedia senza schienale, o senza una buona imbottitura o design ergonomico, i dolori alla cervicale sono all’ordine del giorno. C’è la sedia Sayl, oppure la Logitech Embody, in collaborazione con Herman Miller, che è studiata nei minimi dettagli per offrire il massimo supporto durante tutta la giornata.

Computer desktop

La domanda per i computer desktop è diminuita anno dopo anno, ma ha ripreso a salire dopo che la maggioranza della forza lavoro ha iniziato a lavorare da casa. Per spendere il giusto, e al contempo avere prestazioni ottimali senza fronzoli, il nuovo Mac Mini (2020) con chip M1 è la scelta migliore. A partire da 819€ con 8 GB di RAM e 256 GB di SSD, permette di eseguire tutte le app più conosciute con estrema velocità e anche molti giochi.

Monitor

Fino a qualche anno fa, la tendenza era quella di comprare due o più monitor e usarli insieme per avere uno schermo complessivo più ampio. Ma poi sono arrivati i monitor Ultrawide e LG, con il suo 21:9 da 34” che costa circa 300€ è una delle soluzioni migliori che si possono scegliere. Per puntare più in alto, ci sono anche i monitor curvi, che sono ottimi per avere una visione più immediata di tutta la scrivania, ma sono un po’ meno indicati per i giochi.

Webcam

È probabilmente l’accessorio più utilizzato del 2020: con il sempre crescente bisogno di apparire in video per colmare l’assenza di contatto fisico, la webcam è il punto di contatto con cui ci si mostra al mondo esterno. La Logitech C920S, introvabile per molti mesi, è Full HD 1080p con 30 frame al secondo (fps) e ha anche il copriobiettivo, per mantenere la privacy fuori dalle riunioni, lezioni online e happy hour su Zoom.

Microfono

Se il video è importante, lo è anche l’audio. Il Blue Yeti è forse il microfono più popolare tra Youtuber, podcaster e streamer alle prime armi, ma è anche un ottimo microfono per riunioni e lezioni online. Se non c’è spazio sulla scrivania o si vuole trovare un posizione fissa, si può anche abbinare a un supporto per microfono.

Stampante

Tutto è sempre più digitale, e c’è sempre meno bisogno di portare su carta i documenti. Ma se proprio serve, c’è la HP Envy 6020 che costa meno di 100€ e supporta la stampa Wi-Fi tramite AirPrint di Apple, HP ePrint e Wi-Fi Direct.

Hard disk

Se Google Drive e iCloud Drive costano troppo o non si vuole sacrificare la privacy per immagazzinare le decine di migliaia di foto di famiglia o i documenti della propria attività, c’è My Cloud Home di Western Digital, un hard disk esterno che funge da cloud personale, con una capienza fino a 8 TB.

Mouse e tastiera

Per passare tutta la giornata davanti al computer, c’è anche bisogno di buona attrezzatura per scorrere le pagine, scrivere e giocare. Il mouse Logitech MX Master 3 (sopra un tappetino ergonomico) è la migliore scelta per chi è abituato, o riesce ad abituarsi, allo scroller da pollice e prende un po’ di tempo per configurare tutti i pulsanti a lato. La tastiera Logitech K380 invece è piccola, non ha il tastierino numerico ma i tasti sono tondi, ideali per lunghe sessioni di scrittura.

Intrattenimento

Per non rimanere al computer anche durante i momenti di svago, ci si può alzare e spostare, mettendo in testa l’Oculus Quest 2, il visore VR che non ha bisogno di collegamento al PC per funzionare. Una partita di Beat Saber tra una riunione e l’altra mantiene il corpo in esercizio e fa rilassare la mente.

Accessori

Se c’è ancora spazio sulla scrivania, è bene mettere anche una stazione di ricarica wireless, per esempio quella di Belkin, per caricare in un solo posto le cuffie, lo smartwatch (questa stazione carica solo l’Apple Watch) e lo smartphone. E infine, per arrivare a sera sveglio e pronto per godersi un po’ di meritato riposo, ci si può fare un caffè dopo pranzo con la macchinetta per caffè Beko.

Pulizia

Dyson 360 Heurist è un aspirapolvere robot colorato e di dimensioni ridotte, perfetto per la pulizia quotidiana di ambienti non troppo grandi. Grazie ai sensori e all’intelligenza artificiale di cui è dotato, crea una mappa della casa e dall’app si possono scegliere quali zone pulire (e con che livello di aspirazione) e quali invece saltare. Funziona anche al buio, passa sotto i mobili e non si ferma davanti a niente, perché non ha ruote ma cingolati, come un piccolo carro armato.

LAVORARE IN PIGIAMA IN SMART WORKING FA MALE

Lavorare da casa e restare tutto il giorno in tuta o in pigiama, senza doversi vestire di tutto punto, può sembrare uno dei “vantaggi” dello smart working, che in molti hanno conosciuto dallo scoppio della pandemia. Tuttavia, un nuovo studio australiano avverte che questa condizione può provocare un deterioramento della salute mentale. Alla ricerca, condotta nel pieno del lockdown di aprile e maggio, hanno partecipato 163 accademici e ricercatori provenienti da varie zone del Paese, ed è stato pubblicato sul Medical Journal of Australia. Ne è emerso che coloro che lavoravano da casa in pigiama hanno rivelato peggiori condizioni di salute mentale, rispetto a chi, avendo figli piccoli in casa, era indotto a vestirsi più normalmente.

Lo studio, condotto da accademici del Woolcock Institute of Medical Research di Sydney, conclude che «una maggiore percentuale di persone che indossano il pigiama durante le ore di lavoro riporta un declino di salute mentale durante la pandemia, rispetto a chi si veste prima di andare al computer». «La dura realtà delle grandi città, con alti costi immobiliari, fa sì che molti accademici e ricercatori non possano permettersi case con studi o aree di lavoro separate», scrivono gli autori della ricerca Cindy Thamrin e David Chapman. «Quanto alla produttività, la più alta si registra in chi è chiamato a svolgere compiti specifici, come scrivere articoli scientifici, mentre i ricercatori alle prime armi fanno più fatica a destreggiarsi»

Da il messaggero

MENO INQUINAMENTO CON UN PO’ DI VERDE

Candele, solventi, profumi. Finiture di mobili, parquet. Processi di cottura. Tutti questi elementi fanno parte della nostra quotidianità, ma favoriscono anche un elevato grado di inquinamento indoor. Un problema di cui si parla ancora poco, ma che esiste. E che adesso, con l’emergenza coronavirus che ci costringe a trascorrere più tempo in casa, comincia a farsi sentire con maggiore forza. Per combatterlo esistono appositi dispositivi. Tra questi è degno di nota quello ideato dallo studio di design milanese Urban Symbiosis Design. Per capire il perché e per scoprire qualcosa di più, idealista/news ha rivolto qualche domanda al designer e creativo Pietro Follini.

La Cleaning Station Mini IQ, di Urban Symbiosis Design, è un modulo da parete che sfrutta le proprietà di biofiltrazione naturale delle Bromeliacee per purificare l’aria degli appartamenti. Tali piante non hanno bisogno di vivere a contatto con il terreno, poiché traggono nutrimento direttamente dalle particelle sospese nell’aria. In questo modo, trattenendo le sostanze nocive, le eliminano dagli ambienti interni della casa. Obiettivo della Cleaning Station Mini IQ, che racchiude in sé design e sostenibilità, è combattere l’inquinamento indoor, una problematica che in questo momento storico, con la diffusione del Covid-19, è ancora più rilevante. A lanciare il dispositivo, attraverso un crowdfunding, la piattaforma Kickstarter. Ma ecco cosa ha spiegato Pietro Follini.

Urban Symbiosis Design

Che cos’è e a cosa serve Mini IQ?

“Mini IQ è composto di due parole: ‘Mini’ indica la struttura in alluminio e caucciù che ospita le Bromeliacee; ‘IQ’ invece si riferisce alla componente tecnologica, uno strumento di rilevamento dell’inquinamento indoor sviluppato dal nostro partner, la start-up di Milano ‘Nuvap’, che a sua volta è uno spin-off dell’Università di Pisa. Mini IQ è uno strumento non solo in grado di contribuire a migliorare la qualità dell’aria indoor, ma permette anche di controllare tutta una serie di elementi che potrebbero essere problematici all’interno della casa. Verifica essenzialmente tre valori: polveri sottili, VOCs (Volatile Organic Compounds) e CO2”.

Quando si parla di inquinamento indoor a cosa ci si riferisce esattamente?

“Ormai praticamente tutte le ricerche confermano che l’inquinamento indoor può essere mediamente superiore all’inquinamento outdoor da 1 a 5, anche 6, volte. In presenza di vento o pioggia l’inquinamento outdoor tende a precipitare verso il basso, ma queste condizioni non esistono all’interno di una casa. In un’abitazione la necessità di ricambio d’aria è costante, ma si tende a non tenere le finestre aperte più di tanto, inoltre ci sono elementi che continuano a generare problematiche. Basta pensare alla formaldeide, che si genera dagli incollaggi all’interno della casa, dai mobili ai parquet di ultima generazione. Ma anche i prodotti utilizzati per la pulizia, a meno che non siano a base vegetale, rilasciano una componente gassosa che sale all’interno della casa. Tutti elementi che restano costantemente in sospensione”.

Piano piano si inizia a considerare anche l’inquinamento indoor e cominciano a diffondersi prodotti per purificare l’aria in casa. In cosa si distingue Mini IQ?

“Noi ci posizioniamo in una situazione anomala rispetto al mercato, che offre tutta una serie di materiali di supporto e di motori, di device tecnologici, che assorbono e hanno dei filtri, i famosi filtri EPA. Da una parte ci sono questi strumenti tecnologici che assorbono la parte di polveri sottili, i particulate matter (dal PM1 o 2,5 fino al PM10); dall’altra parte ci sono degli esperimenti, come quello del noto scienziato Stefano Mancuso.

Il botanico, accademico e saggista, qualche mese fa ha realizzato nella Manifattura Tabacchi di Firenze la ‘Fabbrica dell’Aria’: una installazione solo di piante, con radici e terra, chiuse in una sorta di box di vetro al cui interno viene fatta entrare dell’aria, di cui le piante in questione trattengono la parte gassosa espellendo dell’aria pulita dal punto di vista dei gas.

Noi ci troviamo in una situazione intermedia. Le piante che proponiamo, della famiglia delle Bromeliacee, sono le uniche piante che non vivono nella terra. Queste piante vivono di tutto quello che si appoggia sulle loro foglie. E’ naturale dunque che, poste all’interno di un’abitazione, vadano ad assorbire la formaldeide e tutta una serie di gas quotidianamente presenti all’interno delle abitazioni stesse. Per vivere purificano l’aria della casa.

Il nome della nostra società, Urban Symbiosis Design, si ispira proprio a questo principio: al fatto che queste piante hanno una relazione simbiotica completa con l’uomo, in quanto assorbono delle componenti per lui nocive. Si tratta di una simbiosi perfetta, completa. Il problema vero è che deve essere sviluppata la componente educativa, altrimenti il problema rimane e continua l’atteggiamento sbagliato nei confronti della propria casa e di se stessi”.

L’attuale emergenza sanitaria porterà a una maggiore attenzione alla vita in casa e quindi anche a una maggiore sensibilizzazione verso l’inquinamento indoor?

“Quando si deve costruire una casa ci si pone essenzialmente un problema di tipo urbanistico ed estetico. Non ci si pone il problema di quali elementi vengono portati in casa. Purtroppo, è complicato recuperare informazioni e scardinare determinate abitudini.

Il problema dell’inquinamento outdoor è stato supportato dal punto di vista ufficiale. E’ un problema che si ha a cuore. C’è già in atto un percorso non perfetto, ma attivo. Di conseguenza, le persone hanno in qualche modo accettato che si sia istituzionalizzato. Per l’inquinamento indoor questo salto non è stato fatto.

In questa fase storica, in cui ad esempio lo smart working costringe tante persone in casa, c’è la possibilità di cambiare abitudini e fare più attenzione alla qualità dell’ambiente interno della propria abitazione”.

Quali sono le peculiarità del dispositivo che proponete?

“Il nostro partner Nuvap sta mettendo a punto il dispositivo ProSystem N2 Smart, che lavora sul monitoraggio ambientale. Si tratta di un dispositivo che porta con sé tutta la tecnologia utilizzata nei prodotti di alta gamma Nuvap. Quindi, in un oggetto più piccolo, concentrato, a un costo molto contenuto, è possibile trovare dei sensori di alta gamma. Poi ci sono algoritmi per la razionalizzazione, elaborazione e validazione dei dati raccolti.

Questo consente di arrivare al Nuvap Index, che permette di identificare in modo rapido ed efficace il livello di salubrità degli ambienti indoor, che si leggono attraverso una App. Il rilevamento è in tempo reale, attraverso la App si può verificare qual è la condizione della propria casa in un determinato momento. I parametri monitorati da ProSystem N2 sono la temperatura, l’umidità, l’anidride carbonica, i composti volatili organici, le polveri sottili.

Per quanto riguarda la base green, costituita dall’infrastruttura vegetale, bisogna menzionare l’altro nostro partner tecnico, l’Università di Bari, che fa riferimento al team del prof. Gianluigi DeGennaro. E’ il gruppo del prof. DeGennaro, insieme all’Università di Bologna e di Trieste, ad aver parlato, a febbraio-marzo del 2020, della possibilità che il Covid potesse resistere all’interno di un ambiente appoggiandosi sull’inquinamento. Loro sono i nostri referenti e coloro che fanno per noi gli esperimenti.

Nello specifico, è stato fatto un esperimento sull’assorbimento di formaldeide con questa infrastruttura vegetale e con le Bromeliacee e i risultati sono stati estremamente incoraggianti. Si tratta di piante molto collaborative, anche molto affamate, e che possono essere curate facilmente, senza alcuno sforzo.

Proponiamo due prodotti: Mini IQ e Mini Green, che è l’oggetto di design con infrastruttura vegetale senza la parte tecnologica”.

Da idealista.it

VISIONE E POSTURA A RISCHIO DI SMART WORKING

Lavorare da casa ha i suoi vantaggi: nessun tragitto giornaliero per arrivare in ufficio, nessun dress code, la possibilità di svegliarsi più tardi…e fin qui tutto bene. Ma come tutte la cose ha anche degli svantaggi: poco movimento, perdita della cognizione del tempo, più ore davanti al computer in posizioni non propriamente idonee alla colonna vertebrale e che affaticano la vista.

Questo cambiamento nel nostro stile di vita quanto sta incidendo sulla salute di schiena e occhi? L’ho chiesto all’osteopata dott. Francesco Bini e al dott. Fabrizio Camesasca, Team Leader Clinico di Oculistica di Humanitas Medical Care, per capire come possiamo rimediare a tante cattive abitudini che sono entrate a far parte della routine quotidiana durante quest’ultimo anno.

“Lo smart working è stato introdotto per proteggere la salute dei lavoratori, ma col tempo ci si sta rivoltando contro – spiega il dottor Bini -. Postura scorretta, assenza di movimento e orari sballati stanno portando sempre più persone a lamentare problemi al tratto cervicale, fastidi alla schiena e mal di testa. Questo perché, quando casa nostra diventa anche il nostro ufficio, si passa dalla posizione supina direttamente a quella seduta, saltando tutta quella routine a cui eravamo abituati quando uscivamo per andare a lavoro, come vestirsi, prepararsi, prendere i mezzi per raggiungere l’ufficio. Tutte azioni che implicano movimento e che con il lavoro da casa è stato praticamente azzerato. Il corpo umano soffre la sedentarietà e la posizione seduta fa malissimo se mantenuta a lungo nell’arco della giornata, soprattutto se la nostra postazione di lavoro non prevede sedie ergonomiche e se non facciamo delle pause per riattivare le gambe. Lavorare tante ore di fila in un ambiente poco idoneo a questo tipo di attività, come il tavolo da cucina, il divano o addirittura il letto, può provocare emicranie da tensione cervicale, lombalgie spesso dovute a posture scorrette su sedie che comprimono in maniera eccessiva le vertebre lombari e infine le cervicalgie che provocano intorpidimento e formicolio al collo”.

Per prevenire questo tipo di problematiche Il dottor Bini consiglia:

Fare delle pause: Fare una pausa di 3 o 4 minuti almeno ogni 30 minuti, muovendosi in giro per la casa: è fondamentale per evitare una stasi muscolare legata a prolungati periodi di inattività.Utilizzare sedie ergonomiche adeguate al tratto lombare: l’ideale sarebbe utilizzare una sedia da ufficio, ma se non ne abbiamo una a disposizione basterà rialzare la seduta con cuscini in modo da allineare le vertebre e prevenire posture scorrette. Postura: Una giusta postura prevede gomiti e avambracci appoggiati al tavolo, schiena dritta, sedere il più possibile vicino allo schienale per sfruttare l’appoggio lombare e occhi all’altezza del lato superiore del monitor. Essendo una posizione difficile da tenere per tanto tempo quello che consiglio a molti miei pazienti è di utilizzare una Fitball, la classica palla da fitness, al posto delle normali sedute, questa solleverà il bacino rispetto alle ginocchia donando una posizione decisamente più naturale alla nostra colonna. E nei momenti di pausa può diventare un ottimo strumento per fare qualche esercizio. Routine mattutina: Creare una routine mattutina prima di posizionarsi davanti al computer: è consigliabile mantenere ritmi e orari regolari, fare un po’ di risveglio muscolare attraverso esercizi di stretching, seguire un regime alimentare sano ed equilibrato, evitando andirivieni dal frigorifero, e assicurarsi la giusta idratazione.Attività fisica: Ultimo consiglio, ma forse il più importante, è prevedere almeno mezz’ora al giorno di attività fisica, meglio se a orari prestabiliti, che sia anche una camminata sul tapis roulant, yoga, pilates, qualsiasi cosa in grado di tenere il corpo in movimento.Un’altra “vittima” dello smart working è la vista. Praticamente i nostri occhi fissano schermi tutto il giorno: per controllare i messaggi sullo smartphone di prima mattina, studiare con la didattica online o per lavorare al pc, o semplicemente per guardare la tv. Ma anche per fare sport in casa con il personal trainer online, per fare yoga e per seguire le ricette che hanno alleviato la quarantena tra pane e pizza al forno. Ma cosa succede ai nostri occhi quando passiamo troppo tempo davanti al computer?

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“L’utilizzo del computer, negli ultimi 30 anni, ha introdotto una terza distanza visiva, intermedia tra quella per lontano e quella per lettura, propria del lavoro al pc – spiega il dott. Fabrizio Camesasca, Team Leader Clinico di Oculistica Oculistica di Humanitas Medical Care -. Le attività al computer attirano costantemente l’attenzione della persona, riducendo la frequenza con cui vengono chiuse le palpebre, la cosiddetta frequenza di ammiccamento. Ciò comporta una maggiore evaporazione delle lacrime, compromettendo la loro funzione protettiva e lubrificante, e inducendo la sensazione di secchezza oculare. Inoltre, una lacrimazione disturbata riduce anche la qualità visiva, dato che la regolare distribuzione della lacrima sulla cornea, prima lente dell’occhio, ne esalta le proprietà ottiche. Una superficie lacrimale irregolare, interrotta, riduce la qualità delle immagini, comporta fastidio e sensazione di bruciore e di corpo estraneo oculari. Restare davanti a un computer per troppe ore in ambienti non adeguatamente illuminati può generare affaticamento, come risposta ad uno sforzo muscolare – accomodativo o di messa a fuoco –  eccessivamente protratto degli occhi.

Normalmente si manifesta con una sensazione di stanchezza, con arrossamento oculare, ma può anche capitare che l’affaticamento oculare generi emicranie e, combinato con una postura incorretta, dolori cervicali. Se poi è presente un difetto visivo – miopia, ipermetropia, astigmatismo, presbiopia – non ben corretto, l’affaticamento arriva prima. Anche l’età conta molto: è dimostrato che il lavoro visivo per vicino protratto per molte ore, al di sotto dei 21-22 anni di età, aumenta la miopia e la fa progredire. Dunque, per proteggere gli occhi quando si lavora al pc dovremmo:

Fare delle pause: L’essere umano non è stato progettato per guardare da vicino ore ed ore: la prima cosa da fare quando si lavora al pc è dosare la durata dell’attività visiva, cercando di fare pause a intervalli regolari – es. ogni 1 o 2 ore – guardando in distanza per rilassare la messa a fuoco. Consultare uno specialista: molto importante, nel caso di discomfort oculare frequente, effettuare una visita da un Medico Oculista, per l’identificazione e la correzione di eventuali difetti visivi (miopia, ipermetropia, astigmatismo, presbiopia), di disfunzioni della lacrimazione o di altre patologie.

Curare l’illuminazione: L’illuminazione sia dello schermo del computer che dell’ambiente di lavoro stesso è molto importante. Oltre a regolare la luce dello schermo, è importante disporre di un’adeguata illuminazione ambientale. L’ideale sarebbe di disporre sempre di una luce naturale, ma se si deve ricorrere alla luce artificiale, questa dovrebbe essere il più simile possibile alla luce naturale, evitando riflessi e contrasti eccessivi sullo schermo. Evitare tassativamente riflessi di luce sullo schermo del PC, dunque. Gli ambenti scuri possono affaticare gli occhi e rendere difficile la concentrazione.

Dispositivi di protezione: Circa l’utilizzo di filtri o lenti per schermare la luce del computer e la cosiddetta luce blu, al momento non vi sono evidenze scientifiche che ne attestino realmente l’efficacia. Usare lubrificanti: Se è dimostrata la presenza di una disfunzione o riduzione delle lacrime, l’utilizzo di un lubrificante può aiutare efficacemente. Anche qui spetta al Medico Oculista identificare quello più adatto, usualmente privo di farmaci od altre sostanze che, invece di essere lenitive, possono peggiorare la situazione lacrimale o indurre reazioni allergiche.

Da Tiscali.it

LINEE GUIDA DISTANZIAMENTO SOCIALE E MOBILI DI UFFICIO

Layout ufficio e distanziamento sociale – Linee guida per la disposizione dei mobili per ufficio nel periodo post Covid-19

Il documento di Assufficio-Federlegnoarredo fornisce indicazioni utili alle aziende su come organizzare la disposizione degli arredi ufficio in modo da favorire il mantenimento della distanza di sicurezza tra le persone all’interno degli ambienti lavorativi.

Il documento di Assufficio-Federlegnoarredo fornisce indicazioni utili alle aziende su come organizzare la disposizione degli arredi ufficio in modo da favorire il mantenimento della distanza di sicurezza tra le persone all’interno degli ambienti lavorativi.

La necessità di garantire la distanza di almeno un metro tra le persone all’interno degli ambienti lavorativi, in ottemperanza ai protocolli e alle disposizioni normative, ha portato le imprese ad interrogarsi su come gli arredi possano essere riorganizzati ed adattati alle nuove esigenze.

Per rispondere a questa domanda, la Commissione Tecnica di Assufficio ha elaborato delle linee guida, con la collaborazione di professionisti esterni impegnati nella progettazione di spazi ufficio e nel loro adeguamento in condizioni post-pandemiche tra cui tecnici dell’ATS Milano Città Metropolitana.

Il documento di Assufficio propone degli esempi di come gli arredi che compongono le postazioni di lavoro e alcuni ambienti accessori di un ufficio possano essere distribuiti in pianta e organizzati in modo da favorire il mantenimento della distanza di almeno un metro tra le persone, misura indicata dalle disposizioni legislative in vigore come la minima idonea a limitare la circolazione del virus.

Questo documento integra le prescrizioni della norma UNI 11534:2014, sulla disposizione dei mobili per ufficio, con considerazioni e suggerimenti che tengono in conto, oltre agli aspetti di carattere ergonomico già oggetto della UNI 11534, anche delle esigenze di distanziamento sociale imposte dalla diffusione della pandemia Covid-19.

E’ possibile scaricare il documento in fondo alla pagina o tramite questo link.

Contatti

Per ulteriori informazioni:
Carlo Capra, Area Territorio e Ambiente, tel. 02 58370520, e-mail carlo.capra@assolombarda.it

INTELLIGENZA ARTIFICIALE E VALUTAZIONE RISCHIO MUSCOLOSCHELETRICO

Da insurzine.com

La nuova offerta combina intelligenza artificiale e la ricerca ergonomica per analizzare rapidamente un video da smartphone che riprende un lavoratore mentre esegue un’attività e identificare così i movimenti e posture che potrebbero causare lesioni. Il software quantifica poi il rischio e produce un rapporto che assiste un professionista dell’ergonomia della compagnia nello sviluppo di soluzioni di consulenza che aiutano a proteggere i lavoratori.

“Le lesioni muscoloscheletriche, spesso causate da una cattiva ergonomia o dal design della postazione di lavoro, possono portare a gravi problemi di salute che possono compromettere la capacità di un dipendente di svolgere determinate attività o richiedere loro di prendersi una pausa per recuperare”, ha affermato Marty Henry, Senior Vice President of Risk Control di The Travelers. “Utilizzando l’intelligenza artificiale, possiamo ridurre il tempo dedicato alla valutazione dei problemi da giorni a ore, consentendo ai nostri specialisti di concentrare la loro attenzione sullo sviluppo di miglioramenti sul posto di lavoro su misura per i nostri clienti.

Questa soluzione è adatta soprattutto in tempo di Covid con i contatti ridotti al minimo per evitare i contagi. “Comprendiamo le preoccupazioni dei nostri clienti nell’offrire ai visitatori l’accesso alle loro sedi durante questo periodo impegnativo”, ha affermato Mary Ellen Ausenbaugh, Technical Director of Human Factors and Ergonomics di Travelers. “Consentire valutazioni ergonomiche a distanza utilizzando il video dello smartphone è un altro modo innovativo con cui aiutiamo i nostri clienti a mantenere alti livelli di sicurezza anche in un periodo problematico come quello che stiamo vivendo”.