VIDEOTERMINALI

SMART WORKING E FIGLI LE NUOVE REGOLE.

Da  ilsole24ore

Con la conclusione dello stato di emergenza da Covid-19, anche i periodi di smart working riconosciuti ai dipendenti con figli under 14 in quarantena andranno gestiti secondo le regole ordinarie. Questa è l’indicazione fornita dal ministero del Lavoro tramite una Faq pubblicata sul suo sito internet.

Le due opzioni

L’articolo 5 del decreto legge 111/2020, relativo alla ripresa dell’attività scolastica, ha previsto che un lavoratore dipendente (settore pubblico o privato) possa ricorrere allo smart working nel periodo in cui il figlio under 14 convivente viene messo in quarantena a seguito di contatto (non è necessaria la positività del ragazzo) verificatosi a scuola. Qualora l’attività lavorativa non possa essere svolta in modalità agile, il genitore può fruire di un congedo indennizzato al 50% della retribuzione, a carico dello Stato (mancano le istruzioni operative Inps). Queste due opzioni, disponibili da metà settembre fino ad almeno il prossimo 31 dicembre, possono essere esercitate da uno solo dei due genitori se entrambi lavorano e non sono fruibili se almeno uno già è in smart working o non lavora.

L’accordo

La Faq precisa che fino al 15 ottobre l’eventuale ricorso al lavoro agile in questo contesto può essere comunicato al ministero stesso utilizzando la procedura semplificata operativa nel periodo emergenziale. Dal 16 ottobre, data prevista di cessazione dello stato di emergenza, si dovrà ritornare alla procedura e alle regole ordinarie.

Di conseguenza, in primo luogo, sarà necessario sottoscrivere un accordo individuale con il dipendente che regoli lo smart working. E questo adempimento potrebbe riguardare anche pochi giorni (perché in alcuni casi l’isolamento fiduciario può durare meno di due settimane, dipende dopo quanti giorni si prende atto che c’è stato un contatto con un compagno di scuola o un docente positivo) e potrebbe essere ripetuto nel tempo (le cronache di questi giorni testimoniano che la quarantena di intere classi è tutt’altro che un’ipotesi remota).

La comunicazione

Poi l’accordo dovrebbe essere notificato e inviato al ministero del Lavoro tramite la procedura informatica standard che al momento prevede ancora il caricamento del singolo file in formato pdf.

Il ministero precisa inoltre che il rispetto delle regole ordinarie riguarda, dopo il 15 ottobre, non solo le nuove attivazioni di smart working, ma anche la prosecuzione dell’attività in modalità agile.

Conseguenze ed esclusioni

Tenuto conto l’elevato numero di situazioni che potrebbero verificarsi, relative anche ad aziende che ordinariamente non fanno ricorso allo smart working, sarebbe utile prevedere una modalità semplificata di gestione almeno di questa ipotesi di lavoro agile.

Peraltro la norma lascia un dubbio sul campo di applicazione della stessa, in quanto fa riferimento al contatto verificatosi «all’interno del plesso scolastico». Ma cosa accade se il figlio under 14 viene a contatto con un positivo durante un’attività extrascolastica, ad esempio praticando attività sportiva in una squadra o frequentando amici? Dovrebbe essere messo in quarantena insieme agli altri compagni di squadra, non potrà andare a scuola, ma il genitore, in questo caso, sembrerebbe non poter accedere allo smart working o al congedo.

I CONSIGLI PER LO SMART WORKING IN SALUTE

Da “la stampa”

I consigli della dottoressa Calcinoni, responsabile del Servizio Orl per il Teatro alla Scala di Milano

Per alcuni lavoratori, lo smartworking non è più soltanto la modalità di lavoro legata all’emergenza sanitaria che ha colpito il nostro Paese negli ultimi mesi. Per molti, la nuova impostazione, è ormai una realtà definitiva. Riuscire a lavorare senza doversi recare in ufficio ogni giorno, sicuramente aiuta a ottimizzare i tempi, ma anche questa abitudine tutta nuova, può nascondere insidie per la salute. Alcune più scontate, come il mal di schiena, altre meno.

A molti sarà successo ad esempio di riscontrare a fine giornata una voce affaticata. A spiegare perché è buona norma per chi lavora in smartworking curare anche l’igiene della voce è la dottoressa Orietta Calcinoni responsabile del Servizio Orl per il Teatro alla Scala di Milano.

Lavorare da casa avvalendosi dei migliori e più avanzati dispositivi tecnologici. Perché affatica tanto?

«Stare seduti è un lavoro per il nostro corpo: le gambe riducono la loro attività motoria e la circolazione ristagna con rischio, alla lunga,  di sviluppare varici. Dopo alcune ore si riducono la produzione del colesterolo e aumenta la resistenza all’insulina; l’attività dei muscoli del cingolo superiore , l’anello che descrivono spalle, base del collo, sterno, comincia a ridurre flusso vascolare ed efficienza cardiopolmonare; non ultimo il peso della testa e del collo aumentano, mentre i dischi vertebrali vanno in sofferenza».

Quando si sta seduti a lungo è come se la nostra testa pesasse di più?

«Quando siamo ben eretti quando cioè assumiamo la posizione dell’Uomo di Vitruvio nel verso della moneta da un euro la testa pesa circa 5-6 kg. Se la flettiamo ovvero la pieghiamo avanti  di 15°, come quando ci mettiamo a camminare lungo una strada e guardiamo nella direzione del cammino, il peso raddoppia. La posizione che in genere si assume per mangiare implica per la testa un’angolatura di circa 30° e in questa posizione la testa, supera i 18 chili, a 45° arriva a 22 ed a 60° la testa può arrivare a pesare 27 kg!! Quando si lavora davanti a uno smartphone o un tablet la testa fa un angolo che può andare dai 45 ai 60°, dipende dalla posizione assunta, mentre davanti a un computer, specie se portatile, siamo più spesso tra i 30° ed i 45°.

Passare 2-4 ore al giorno al giorno davanti a questi device significa trascorrervi 700-1400 ore/anno: 60 giorni (e notti) della nostra vita. Per chi supera le 12 ore al giorno al computer, nell’anno è come se si lavorasse 208 giorni di fila. La testa flessa avanti, e il relativo aumento di peso, mette in tensione tutta la muscolatura non solo del collo, ma anche della schiena, dove alcuni tiranti muscolari si inseriscono dalle ultime vertebre del collo ed alla base della schiena».

Stare seduti a lungo influenza anche il modo di respirare?

«Quando si sta seduti a lungo il mento si avvicina al petto e questa normale curvatura specie in persone sovrappeso, può favorire la cosiddetta respirazione alta, costale che implica un atto respiratorio fatto inalando meno aria di quella che servirebbe. Ora la nostra voce è fatta solo di aria, avere meno aria significa due cose: o pronunciare frasi più brevi e fare pause più frequenti oppure forzare la voce, con un’inevitabile fatica vocale».

E’ questo uno dei motivi per i quali i cantanti durante i concerti assumono per lo più una posizione eretta?

«Cantare a testa flessa, se non per brevi fraseggi  è molto difficile e faticoso: la posizione della testa di fatto limita se non incarcera i movimenti della laringe, così necessari per cambiare intonazione e dare il giusto colore, il giusto timbro ad un’aria; fare  un madrigale, per esempio, diventa pressoché impossibile. Più in generale non è mai salutare effettuare spesso forzatura vocale, poiché, ormai è un dato di fatto che forzare la voce favorisce la comparsa di reflusso».

Ci sono altri rischi che lo smartworking può comportare per la nostra voce?

«L’uso della voce al computer ha almeno altri tre rischi per un professionista in voce, ma più in generale per tutti noi: visivo, vestibolare, acustico».

Partiamo dal rischio visivo: quali sono le sofferenze per la vista?

«Il collo e tutto il corpo sono fatti per tenere la nostra testa in modo tale che gli occhi controllino la mira: terrò le cose che mi interessano nel punto di mira del mio campo visivo. Se per i nostri antenati era “prendi la gazzella e scappa dal leone”, per un portiere può essere l’attaccante che tira il rigore e il pallone, per un autista la strada davanti a sé e via dicendo. Quante cose “guardiamo” a casa mentre siamo in smart-working? Il monitor, i messaggi che arrivano sullo smartphone accanto, il gatto, il figlio che gioca, l’altro che non studia e dovrebbe studiare, la televisione. A seconda di dove vanno i miei occhi , segue la tensione emilingua – collo – mandibola. Attenzione quindi, a guardare e concentrarsi, su una cosa per volta».

Per rischio vestibolare invece, cosa si intende?

«Si intende che le braccia che battono sulla tastiera dovrebbero essere correttamente allineate con lo schermo. Un cantante o un musicista che si esercitano devono seguire la partitura;  in genere un musicista guarda 1 misura avanti, ma i cantanti e i direttori guardano 3-4 misure avanti. Se si mette la partitura di lato o ci si mette a suonare su una tastiera messa di fianco vi è uno sbilancio, una torsione che si riflette sulla dinamica della laringe e del tratto vocale, alterando l’armonia del sistema, dalla lingua che articola i suoni o produce il soffio adatto a uno strumento a fiato. Gli  effetti distorcenti ed affaticanti sono creati non da cattiva tecnica ma solo da cattiva postura. Vale per i musicisti, ma più in generale per tutti quelli che non riescono ad allinearsi correttamente con il device di lavoro».

TLB courtesy: 23/04/2020 – iStockphoto|

E per rischio acustico?

«Ascoltare la nostra voce o quella di altri con cuffie o auricolari, specie se non si dispone di sistemi professionali e spesso “la rete è debole, incostante”, può essere un altro rischio di affaticamento. Per molti, parlare a qualcuno che sappiamo lontano o che ascoltiamo con difficoltà, innesca un immediato, pur se immotivato, innalzamento del tono vocale, una voce più scandita, spesso più acuta, più faticosa da tenere a lungo. Peggio ancora, se la comunicazione diventa difficile o incostante durante la riunione, la relazione, l’esame, il webinar per cui ci eravamo preparati tanto! L’irrigidimento più o meno evidente partirà dalla nostra schiena, “incarcerando” ancora di più braccia, collo, laringe , riducendo la respirazione … con una voce meno timbrata e meno convincente per chi ci ascolta».

Per tutti quelli che continueranno a lavorare in smartworking cosa consiglia per preservare uno stato di salute adeguato?

«Ogni volta che è possibile bisognerebbe inclinare la seduta indietro (a 135°) o spostarsi in una seduta più comoda e senza dover bloccare di nuovo la testa in una posizione di visione. Quando non necessario, bisognerebbe spostare le mani dalla tastiera e  rilasciare le braccia e le spalle. Trovare sempre un motivo per alzarsi dal computer e fare almeno pochi passi, per riattivare la circolazione nelle gambe. Prima di iniziare a lavorare verificare che il monitor resti entro i 15° dal nostro orizzonte visivo, a costo di alzarlo con scatole o libri se non si dispone di un leggio. La sedia utilizzata dovrebbe  permettere una postura con schiena eretta, ma non rigida.  Le braccia e le mani dovrebbero posarsi sulla tastiera mantenendo un angolo di almeno 90° ai gomiti.  Se possibile munirsi di un poggiapiedi (basta una scatola a volte o un predellino).

Sul tavolo di lavoro bisognerebbe disporre tutto quello che potrebbe servire, compresa l’acqua. Non dimenticare mai l’uso degli occhiali se servono per evitare di doversi avvicinare troppo al computer. Da ultimo, è bene regolare con attenzione i dispositivi audio, per ascoltare a un tono comprensibile e trasmettere la nostra voce in modo affidabile. Lavorare da casa può essere una scelta o un obbligo: non deve diventare un danno».

FOTO INVECCHIAMENTO CUTANEO E VIDEOTERMINALI

Da Dottnet.it

Rughe e colorito spento del viso e persino il collo che finisce vittima dell’utilizzo eccessivo di smartphone e tablet, con la formazione delle cosiddette “Collane di Venere”, linee che decorrono in parallelo, circolari, chiamate collane perché le mimano. Ecco alcuni degli effetti del digital aging, l’invecchiamento digitale, che per gli esperti rappresenta la “malattia del millennio e della generazione dei Millenials in particolar modo ” e che con il lockdown legato all’emergenza coronavirus ha visto un’amplificazione, legata al fatto che i device hanno rappresentato una forma quasi esclusiva di contatto con il mondo esterno, sia per lavoro che nella vita privata.

Oltre a interrompere i normali ritmi sonno-veglia, a,provocare dolore a collo, testa e spalle, persino problemi ai pollici legati alla digitazione, tablet e telefonini tendono quindi sempre più a invecchiare la pelle. “I danni- spiega Marco Iera, del team di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva della Breast Unit dell’Ospedale Maggiore Policlinico Universitario di Milano, IRCCS Fondazione Cà Grande, che esercita anche presso L’Istituto Clinico Brera- sono provocati dalle radiazioni emesse da questi device che in pratica emettono una luce blu , che si può dire sia pericolosa quanto quella emessa dal sole. Ciò provoca un precoce invecchiamento cutaneo, perché penetra in profondo del derma provocando un grande sviluppo di radicali liberi dannosi”. Il danno, spiega l’esperto, e’ appunto multi organo: dalla pelle del viso su cui compaiono rughe, perché “le onde elettromagnetiche aumentano la temperatura dei tessuti, favorendo così il surriscaldamento dei tessuti stessi ricchi di acqua come il derma e portano a un deterioramento delle fibre collagene” al collo, con la comparsa di righe sempre più evidenti in virtù della postura che assumiamo. I rimedi sono vari, e vanno da un sano stile di vita ad alcuni possibili interventi del medico.

“Staccare gli occhi dal monitor almeno ogni venti minuti- sottolinea Iera- una dieta ricca di antiossidanti che comprende soprattutto frutta e verdura, alimenti ricchi di omega 3 come il pesce azzurro, poi salmone, noci. Inoltre, e’ importante un’idratazione corretta della pelle : per questi problemi si consigliano dei sieri a base di vitamina C ed E e anche in medicina estetica quella che viene denominata biorivitalizzazione, che rallenta l’invecchiamento e riattiva il microcircolo, andando a nutrire”. Si può poi eseguire ginnastica facciale e muscolare per il collo, e sempre per il collo “vi è anche il mesobotox, procedura in chirurgia ambulatoriale, che prevede l’applicazione di una tossina botulinica più diluita rispetto al normale e infiltrata in un piano più superficiale con la funzione di distendere la pelle”.  Il sole, in generale ma soprattutto quest’anno che nei primi mesi di primavera si è usciti poco, va bene “in piccole dosi, meglio se non nelle ore centrali della giornata, perché innesca la produzione di vitamina d, sempre con una crema protettiva.  Dipende dal tipo di pelle si inizia in genere da una protezione 50 per poi scalare , ma è bene utilizzare anche creme anti aging DA giorno o notte, che hanno polipeptidi o fattori di crescita e che aiutano il processo di riparazione del danno cellulare”

OCCHIO SECCO E COMPUTER :IL PARERE DELL ‘ESPERTO

Il centro Oftalmico CARONES é da molti anni sinonimo di eccellenza nel campo oculistico ed Oftalmico.

In questo WEBINAR il Dott Vigo ci spiega tutto ciò che riguarda un disturbo oculistico molto diffuso sicuramente accentuato dall ‘uso ormai sempre più necessario di videoterminalisti.

Buona visione

 

CAMPAGNA NAZIONALE PREVENZIONE MACULOPATIA

 CAMO Centro Ambrosiano Oftalmico
in collaborazione con l’Ospedale San Raffaele di Milano e ASST H Fatebenefratelli-Sacco di Milano promuove dal 23 gennaio al 28 febbraio 2020 la Campagna Nazionale di Prevenzione della Maculopatia e Retinopatia Senile. Questa importante iniziativa medico-sociale ha avuto il patrocinio del Ministero della Salute, del Comune di Milano, della Società Oftalmologica Italiana e di IAPB Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità.

Partendo dalla certezza che la miglior cura è sempre la prevenzione, quest’anno sono 26 i centri in 12 regioni in cui si potrà effettuare un esame gratuito volto alla rilevazione di queste due invalidanti patologie che, se non diagnosticate per tempo, possono portare alla cecità. Gli screening saranno effettuati da equipe medico-infermieristiche altamente qualificate e dotate delle attrezzature più all’avanguardia.

La degenerazione maculare senile, legata all’invecchiamento della retina, colpisce in Italia oltre un milione di persone, soprattutto dopo i 65 anni di età. Ma i numeri sono in crescita, proprio perché sta aumentando la popolazione anziana potenzialmente candidata alla malattia. L’aspettativa di vita è in aumento nel mondo, ma vivere più a lungo è un premio senza valore se la qualità della vita è compromessa da cattive condizioni di salute e dalla perdita di autonomia, come quando si perde la capacità di vedere. Investire negli screening e in efficaci terapie per mantenere e migliorare la funzionalità dell’individuo è di cruciale importanza. “Questa è la linea da seguire e lo scopo e finalità del nostro impegno”, afferma il Dott. Lucio Buratto.

COME FUNZIONALO SCREENING

Generalmente lo screening avrà una durata massima di circa 20 minuti e non causerà alcuno stress al paziente. Durante lo screening per la maculopatia saranno eseguiti due esami.

  • TEST DI AMSLER

    Il test d Amsler è utile ad individuare subito la presenza di metamorfopsia, cioè una visione distorta e/o deformata delle immagini. Le metarmofopsie sono sintomi tipici della maculopatia. Si tratta di un test assolutamente non invasivo e davvero molto “facile”, in quanto consiste nell’osservare – prima con un occhio e poi con l’altro – una semplice griglia a quadretti.

  • OCT

    La Tomografia ottica a radiazione coerente (OCT) utilizza un raggio di luce e permette di analizzare così vari strati della retina. Questo esame fornisce moltissime informazioni sullo stato della retina centrale, e, quindi, riveste un ruolo fondamentale nello studio di numerose patologie della macula. Anche in questo caso l’esame non è invasivo, in quanto eseguito senza alcun contatto con l’occhio e senza alcuna somministrazione di farmaci.

INFO E PRENOTAZIONI

Data la natura della patologia, gli screening della maculopatia senile sono riservati alle persone di età superiore ai 50 anni, che non abbiano già una diagnosi di maculopatia.

Agli screening gratuiti si potrà accedere tramite prenotazione online, scegliendo giorno e orario preferiti sul sito curagliocchi.it a partire dal 23 gennaio e fino ad esaurimento delle disponibilità.

Per maggiori informazioni: Tel. 02 6361 1999

Curagliocchi.it

OCCHIO SECCO : NON SOLO PER I VIDEOTERMINALI

E’ una disfunzione delle ghiandole presenti all’interno della palpebre la causa dell’occhio secco. E, a contribuire a questo problema molto diffuso tra gli adulti e anche nei giovani portatori di lenti a contatto, è anche un’alimentazione particolarmente povera di lipidi. A fare il punto sulle nuove conoscenze che emergono sulle ghiandole di Meibomio e sulle ripercussioni del loro mal funzionamento, è il 99/mo Congresso Nazionale Società Oftalmologica Italiana (Soi).

I fattori che possono diminuire l’efficienza di queste ghiandole, incaricate di secernere la sostanza grassa che riduce l’evaporazione delle lacrime, sono diversi e il primo è l’età.  “Con le modifiche ormonali dell’invecchiamento – spiega Pasquale Troiano, direttore Uoc di Oculistica dell’Ospedale Fatebenefratelli Sacra Famiglia di Erba e presidente del Comitato Tecnico Scientifico Soi – decade il ricambio dei meibociti. Questo è particolarmente evidente per la ridotta popolazione di cellule staminali associata a queste ghiandole”. Vi sono poi una serie di fattori che possono influire, come “bassa umidità, l’aumento della velocità dell’aria, l’uso di lenti a contatto, l’aumentato intervallo di ammiccamento tipico durante l’uso di video e gli interventi chirurgici oculari. Ma anche una dieta troppo povera di lipidi”.

Oltre a correggere questi fattori, il trattamento della disfunzione di queste ghiandole è basato prevalentemente su approcci fisici e meccanici. “La supplementazione di lipidi sia locali (colliri lipidici, spray con liposomi) sia a livello sistemico, può avere un ruolo importante. Inoltre, il rosiglitazone e altri farmaci tiazolidinedioni usati per il trattamento del diabete non insulino dipendente sembrano in grado di stimolare la sintesi di lipidi”. Intervenire è importante anche perché le conseguenze dell’occhio secco, conclude Troiano, “ricadono negativamente sui risultati attesi di chirurgia oculare, ad esempio nei pazienti con cataratta candidato all’impianto di lenti intraoculari ad alta tecnologia”. 

Da dottnet.it

SMOG E GLAUCOMA

Vivere in un’area più inquinata è legato a una maggiore probabilità di avere il glaucoma, una condizione oculare debilitante che può causare la cecità. A dirlo è uno studio coordinato dallo University College di Londra e pubblicato sulla rivista scientifica Investigative Ophthalmology & Visual Science.

Secondo la ricerca, le persone che vivono nei quartieri con maggiori quantità di inquinamento da polveri sottili avevano almeno il 6% in più di probabilità di avere questa malattia rispetto a quelle che invece vivevano nelle aree meno inquinate, oltre ad avere significativamente più probabilità di avere una retina più sottile, uno dei cambiamenti tipici della progressione del glaucoma. La pressione oculare, però, non è stata associata all’inquinamento, cosa che secondo i ricercatori può far immaginare che lo smog possa influenzare il rischio di glaucoma attraverso un meccanismo diverso.

Diverse sono le teorie allo studio dei ricercatori: una è quella che passa attraverso la costrizione dei vasi sanguigni e l’altra è che, come spiega Sharon Chua, autrice dello studio, “il particolato possa avere un effetto tossico diretto che danneggia il sistema nervoso e contribuisce all’infiammazione”. Il glaucoma è una malattia neurodegenerativa ed la principale causa globale di cecità irreversibile. Colpisce oltre 60 milioni di persone in tutto il mondo. Più comunemente deriva da un accumulo di pressione dal fluido nell’occhio, causando danni al nervo ottico che collega l’occhio al cervello.

da dott net.it

LUCE NATURALE :SALUTE E PRODUTTIVITÀ IN UFFICIO


Luce naturale e vista sugli esterni  sono le qualità più ricercate tra i posti di lavoro , secondo uno studio condotto dalla società di consulenza sulle risorse umane, Future Workplace. Questo stesso studio ha anche rivelato che i dipendenti seduti vicino alle finestre hanno minor assenteismo  e hanno una maggiore produttività rispetto a quelli che lavorano alla luce artificiale.

Scopri come la luce naturale migliora la produttività sul posto di lavoro.

Miglioramento dell’umore

La luce naturale migliora il tuo umore. Coloro che sono colpiti dal Disturbo Affettivo Stagionale (SAD) avranno familiarità con il cambiamento del loro stato d’animo quando iniziano i giorni più corti e le notti  più lunghe . La ragione di ciò è probabilmente correlata all’effetto che la luce ha sull’ipotalamo nel cervello, che influenza l’orologio interno del corpo e la produzione di melatonina e serotonina.

Coloro che non sono esposti a una buona quantità di luce naturale hanno maggiori probabilità di vedere un calo del loro umore e di conseguenza la loro produttività. Lo stesso studio sul benessere sul posto di lavoro di Future Workplace ha anche scoperto che il 38 percento dei dipendenti riduce la produttività  di circa  1 ora quando soffre di disturbi emotivi .

creatività

La maggior parte degli artisti   – sia che si tratti di scrivere, dipingere, cantare o altro – concordano che la luce naturale è indispensabile per stimolare la creatività. In effetti, l’autore americano George Bernard Shaw era noto per aver commissionato la costruzione di una “capanna dello scrittore” ben illuminata, che vantava una tavola girevole meccanica all’interno. Lo scopo del tavolo era di spostarlo in base a dove si muoveva la luce, in modo che fosse sempre esposto alla luce naturale mentre scriveva.

Se prendiamo alla lettera il libro  di Shaw, si potrebbe ipotizzare che la creatività e la produttività della forza lavoro potrebbero essere notevolmente migliorate con l’installazione di grandi finestre che espongono i dipendenti a quanta più luce naturale possibile.

Dormire meglio

Un altro vantaggio di molta luce naturale è l’impatto che questo ha sul sonno di una persona. Un gruppo di ricerca della Northwestern University di Chicago ha concluso che gli impiegati che trascorrevano il loro tempo al di sotto della luce artificiale, senza esposizione alla luce naturale, dormivano 46 minuti in meno rispetto a quelli che lavoravano in un ufficio con finestre.

È anche noto che più sonno equivale a una maggiore produttività, perché il sonno è molto importante nel ripristinare le energie del corpo e della mente. Coloro che soffrono di insonnia spesso hanno difficoltà a concentrarsi e quindi non possono essere produttivi come una persona ben riposata.

Vitamina D

La vitamina D è essenziale per una buona salute nell’uomo. La luce naturale è il principale fornitore di vitamina D e coloro che non hanno abbastanza luce solare naturale possono spesso riscontrare una carenza. Una carenza di vitamina D può causare problemi alle ossa, ai denti e ai muscoli, che possono continuare a influenzare altre aree della salute.

Sul posto di lavoro, i dipendenti che soffrono di carenza di vitamina D possono andare incontro a problemi di salute, che possono quindi influire sulla loro produttività. È necessaria una buona salute e una buona nutrizione per aumentare la capacità di una persona di concentrarsi e lavorare bene

Salute degli occhi

Le ricerche condotte dal professor Alan Hedge alla Cornell University nel 2017 hanno rivelato che gli impiegati hanno riportato un calo del 51% nell’affaticamento degli occhi e un calo del 63% della cefalea, a seguito di una maggiore esposizione alla luce naturale. Affaticamento degli occhi e mal di testa possono essere attribuiti a una condizione nota come Sindrome da visione artificiale (CVS), che si dice abbia effetto su 70 milioni di dipendenti in tutto il mondo. Il CVS potrebbe potenzialmente essere notevolmente ridotto con l’introduzione di maggiore luce naturale sul posto di lavoro.

Per quanto riguarda la produttività dei dipendenti, è evidente che una minor incidenza di affaticamento degli occhi , astenopia e cefalea  correlati alla visione riduca  il numero di pause. Inoltre, una migliore salute degli occhi significa maggiore concentrazione e produttività  sul lavoro

Considerando gli impatti significativi che una cosa apparentemente semplice come la luce naturale può avere sulla forza lavoro, è chiaro che i datori di lavoro dovrebbero cercare di perseguire questo obiettivo . Oltre ai vantaggi in termini di produttività e salute, ricordiamo che una luce naturale è di gran lunga l’opzione più economica per illuminare il tuo ufficio rispetto alla luce artificiale.

Da ohsonline.com

Liberamente tradotto e adattato  da dott Alessandro Guerri medico specialista in medicina del lavoro

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PROBIOTICI NEL CONTROLLO DELL’INQUINAMENTO INDOR

Le caratteristiche degli ambienti  INDOR hanno un impatto significativo sulla salute umana e sulla produttività. Se da un lato i datori di lavoro si sforzano di creare ambienti più salutari per i propri lavoratori, dall’altro emerge la domanda di servizi di pulizia “ecologica “ a bassa tossicità .

Cresce infatti nei lavoratori  la consapevolezza di un potenziale impatto sulla salute e sull’ambiente dei prodotti per la pulizia utilizzati nelle aree di lavoro. È quindi fondamentale che i gestori ripensino le modalità dei metodi di pulizia . Secondo la US Environmental Protection Agency, la disinfezione da agenti infettivi è uno dei passaggi cruciali per mantenere un ambiente interno sano. Una nuova frontiera è rappresentata da detergenti “ verdi” che contengono probiotici in grado di rimuovere gli agenti infettivi e che riducono notevolmente il rischio tossicologico dei tradizionali detergenti

Numerose indagini hanno indagato il problema dei microrganismi dannosi nelle aree di lavoro. Un report della CBS News si concentrava su aree critiche dal punto di vista infettivo  come le  maniglie delle porte, lavelli da cucina e pulsanti dell’ascensore che sono i più comuni habitat batterici. Vi sono ovviamente altri habitat  critici che vanno dai sanitari alle tastiere dei computer. Uno studio  condotto da ricercatori dell’Università dell’Arizona ha dimostrato che la tipica scrivania da lavoro ospita centinaia di batteri in più per pollice quadrato rispetto a un sedile del water dell’ufficio. Di conseguenza, è ragionevole che le imprese e le istituzioni debbano investire in programmi per ridurre la presenza di microrganismi dannosi.

Tuttavia, i tradizionali pilastri della pulizia che utilizzano antibatterici o altre sostanze per l’eliminazione  dei microrganismi dannosi corrono però il rischio di selezionare  la crescita di ceppi di batteri più forti, come i tanto noti “superbatteri” che mostrano resistenza agli antibiotici. Secondo i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), le infezioni innescate da organismi resistenti agli antibiotici sono difficili da trattare, comportando l’uso di farmaci di seconda o terza scelta per trattamenti che  meno efficaci, più tossici e più costoso.

I probiotici ambientali creano un sistema di purificazione rivoluzionario per i luoghi di lavoro

In alternativa all’approccio tradizionale  nella lotta contro i microrganismi tossici nei luoghi di lavoro, negli ultimi anni è emersa una tendenza verso l’implementazione dei probiotici come strumenti di pulizia. Come notato dal National Institutes of Health (NIH), i probiotici sono microrganismi vivi, incorporati a lungo in alcuni alimenti e integratori alimentari, che hanno effetti benefici sulla salute. Sebbene i batteri e altri microrganismi siano spesso considerati germi nocivi, molti microrganismi possono aiutare il corpo a funzionare correttamente. Ad esempio, i batteri normalmente presenti nell’intestino possono aiutare a digerire il cibo, distruggere i microrganismi patogeni e produrre vitamine.

Alla luce di ciò che è noto per quanto riguarda l’attività dei probiotici e la presenza di microrganismi nei luoghi di lavoro, sono stati condotti studi che dimostrano con successo il potenziale dei probiotici, come purificatori di aria e di superficie, per controllare la crescita di microrganismi cattivi mantenendo le varietà benefiche.

La logica alla base dell’uso dei probiotici è semplice. Gli spray e i dispositivi di depurazione tradizionali uccidono indiscriminatamente tutti i batteri, sia dannosi che benefici, provocando un ambiente sterile e squilibrato che potrebbe aumentare il rischio di evoluzione della resistenza dei patogeni. Al contrario, i probiotici offrono una soluzione naturale, priva di sostanze chimiche e rispettosa dell’ambiente per combattere la sindrome degli edifici malati: i probiotici consumano rifiuti contaminanti come acari della polvere materia fecale, polline, cellule morte della pelle e peli di animali domestici, mantenendo l’equilibrio dei batteri essenziali in gli ambienti in cui le persone lavorano, riducendo ulteriormente i cattivi odori causati da batteri e muffe.

Un esempio di “disinfezione verde”a base  di probiotici è commercializzata, n come Enviro-Biotics (abbreviazione di “Probiotici ambientali”) e  comprende acqua e Bacillus Subtilis. Questa tecnologia funziona a livello microscopico e rilascia ripetutamente miliardi di particelle probiotiche di dimensioni di micron in grado di purificare l’aria e pulire la superficie e gli oggetti.

I dispositivi offrono una soluzione automatica per ogni spazio: alcuni sistemi attingono ai condotti dell’aria esistenti; altri sono plug-and-play e sono progettati per rilasciare probiotici direttamente nell’aria. Questi sono trasportati dal flusso d’aria attraverso lo spazio interno, successivamente disperdendosi  su ogni superficie interna. Sono state sviluppate linee di prodotti che trattano spazi di varie dimensioni, da 800 piedi quadrati a 45.000 piedi quadrati. I sistemi sono progettati per il bilanciamento ecologico e sono completamente programmabili e personalizzabili. Non è richiesta alcuna infrastruttura speciale.

Oltre a fornire un microambiente più confortevole  e salutare per gli impiegati, il sistema fornisce una pulizia automatica e continua all’interno dei condotti dell’aria, migliorando così la qualità dell’aria che li attraversa.

Il potere dei probiotici, sostenuto dalla ricerca

Diversi studi hanno confermato la base scientifica per un uso  dei probiotici per migliorare l’ambiente nelle aree di lavoro. Ad esempio, come riportato nel Journal of Microbiology & Experimentation, uno studio di ricerca ha valutato l’efficacia dei prodotti per la pulizia contenenti forme di spore di Bacillus spp rispetto a un trattamento tradizionale a base di cloro. In un ospedale, il conteggio microbico totale, nonché Staphylococcus aureus, Coliforms, Pseudomonas spp e Candida spp sono stati monitorati per quattro mesi su diverse superfici. Sono stati raccolti 11.223 campioni microbiologici, sia sette che 24 ore dopo le procedure di pulizia programmate. I dati hanno mostrato che, diversamente dai tradizionali disinfettanti a base chimica, l’effetto del prodotto a base di probiotici ha portato a una riduzione di oltre l’80% del carico microbico di Staphylococcus aureus, Coliforms, Pseudomonas spp e Candida spp. I ricercatori hanno concluso che la strategia proposta di utilizzare detergenti a base di probiotici è un’alternativa affidabile alla tradizionale disinfezione chimica delle superfici.

In uno studio separato, un sistema di probiotici è stato installato in otto zone strategiche (tra cui un salotto, una sala di risveglio e una sala d’attesa) all’interno di un centro medico in Israele. L’aria e le superfici sono state campionate prima dell’installazione e dopo un periodo di trattamento di circa tre settimane. Inizialmente, tra le specie problematiche aggiuntive, sono stati rilevati conteggi significativi di agenti patogeni, tra cui Staphylococcus e Pseudomonas, su varie superfici e nell’aria. Al termine del periodo di prova, non sono stati rilevati funghi o batteri sulle superfici e sono stati rilevati nell’aria solo i probiotici Bacillus rilasciati dal sistema.

Date le prove presentate da questi e altri studi sul campo, sembra che vi sia un ampio potenziale per i probiotici da utilizzare come una classe efficace di strumenti di pulizia e rifornimento negli spazi di lavoro commerciali. Il risultato finale del loro utilizzo potrebbe includere non solo aree di lavoro più pulite, ma anche dipendenti più sani e produttivi.

Da ohsonline.com

liberamente tradotto da dott. Alessandro Guerri medico specialista in medicina del lavoro

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