TECNOLOGIA

SMART WORKING E FIGLI LE NUOVE REGOLE.

Da  ilsole24ore

Con la conclusione dello stato di emergenza da Covid-19, anche i periodi di smart working riconosciuti ai dipendenti con figli under 14 in quarantena andranno gestiti secondo le regole ordinarie. Questa è l’indicazione fornita dal ministero del Lavoro tramite una Faq pubblicata sul suo sito internet.

Le due opzioni

L’articolo 5 del decreto legge 111/2020, relativo alla ripresa dell’attività scolastica, ha previsto che un lavoratore dipendente (settore pubblico o privato) possa ricorrere allo smart working nel periodo in cui il figlio under 14 convivente viene messo in quarantena a seguito di contatto (non è necessaria la positività del ragazzo) verificatosi a scuola. Qualora l’attività lavorativa non possa essere svolta in modalità agile, il genitore può fruire di un congedo indennizzato al 50% della retribuzione, a carico dello Stato (mancano le istruzioni operative Inps). Queste due opzioni, disponibili da metà settembre fino ad almeno il prossimo 31 dicembre, possono essere esercitate da uno solo dei due genitori se entrambi lavorano e non sono fruibili se almeno uno già è in smart working o non lavora.

L’accordo

La Faq precisa che fino al 15 ottobre l’eventuale ricorso al lavoro agile in questo contesto può essere comunicato al ministero stesso utilizzando la procedura semplificata operativa nel periodo emergenziale. Dal 16 ottobre, data prevista di cessazione dello stato di emergenza, si dovrà ritornare alla procedura e alle regole ordinarie.

Di conseguenza, in primo luogo, sarà necessario sottoscrivere un accordo individuale con il dipendente che regoli lo smart working. E questo adempimento potrebbe riguardare anche pochi giorni (perché in alcuni casi l’isolamento fiduciario può durare meno di due settimane, dipende dopo quanti giorni si prende atto che c’è stato un contatto con un compagno di scuola o un docente positivo) e potrebbe essere ripetuto nel tempo (le cronache di questi giorni testimoniano che la quarantena di intere classi è tutt’altro che un’ipotesi remota).

La comunicazione

Poi l’accordo dovrebbe essere notificato e inviato al ministero del Lavoro tramite la procedura informatica standard che al momento prevede ancora il caricamento del singolo file in formato pdf.

Il ministero precisa inoltre che il rispetto delle regole ordinarie riguarda, dopo il 15 ottobre, non solo le nuove attivazioni di smart working, ma anche la prosecuzione dell’attività in modalità agile.

Conseguenze ed esclusioni

Tenuto conto l’elevato numero di situazioni che potrebbero verificarsi, relative anche ad aziende che ordinariamente non fanno ricorso allo smart working, sarebbe utile prevedere una modalità semplificata di gestione almeno di questa ipotesi di lavoro agile.

Peraltro la norma lascia un dubbio sul campo di applicazione della stessa, in quanto fa riferimento al contatto verificatosi «all’interno del plesso scolastico». Ma cosa accade se il figlio under 14 viene a contatto con un positivo durante un’attività extrascolastica, ad esempio praticando attività sportiva in una squadra o frequentando amici? Dovrebbe essere messo in quarantena insieme agli altri compagni di squadra, non potrà andare a scuola, ma il genitore, in questo caso, sembrerebbe non poter accedere allo smart working o al congedo.

PURIFICATORE D ‘ARIA INDOSSABILE LG

Da 01health

LG ha iniziato a mostrare al pubblico le novità di quest’anno del suo stand virtuale di IFA 2020, edizione dell’evento di Berlino che si tiene esclusivamente online, a partire dal nuovo PuriCare Wearable Air Purifier, prodotto che ha a che fare, come sottolinea il nome, con la purificazione dell’aria, e che presenta più di un contenuto tecnologico.

Del resto, oltre che in quelli della tecnologia e dell’elettronica di consumo, Lg è tra le aziende leader globali anche nelle soluzioni per la climatizzazione e la purificazione dell’aria. La marca sudcoreana ha potuto quindi abbinare il know-how e l’esperienza maturata in questi diversi ambiti, per lanciare il nuovo prodotto.

O meglio: al momento solo per annunciarlo, perché l’Lg PuriCare Wearable Air Purifier, ha specificato l’azienda, sarà disponibile a partire dal quarto trimestre in mercati selezionati (non è stato specificato quali).

Lg PuriCare Wearable Air Purifier

Perché Lg ha pensato di progettare un tale prodotto indossabile? È la stessa azienda a chiarirlo: con il PuriCare Wearable Air Purifier Lg intende proporre una propria soluzione al problema della scarsa qualità di alcune mascherine fai-da-te e della difficoltà di reperimento delle maschere usa e getta. La soluzione di Lg, sottolinea il produttore, impiega due filtri H13 HEPA simili a quelli utilizzati nei prodotti Lg progettati per la purificazione dell’aria domestica.

Inoltre, il purificatore d’aria indossabile di Lg dispone di un doppio ventilatore e di un sensore respiratorio brevettato che rileva il ciclo e il volume del respiro di chi lo indossa e regola di conseguenza il doppio ventilatore a tre velocità. Le ventole accelerano automaticamente per assistere l’aspirazione dell’aria e rallentano per ridurre la resistenza durante l’espirazione e rendere la respirazione più fluida.

Lg PuriCare Wearable Air Purifier

Lg PuriCare Wearable è progettato ergonomicamente per adattarsi in maniera versatile alla forma del viso e per ridurre al minimo le perdite d’aria intorno al naso e al mento: il suo design permette di essere indossato comodamente per diverse ore consecutive, assicura l’azienda produttrice. L’efficiente e leggera batteria da 820 mAh garantisce fino a otto ore di funzionamento in modalità bassa e due ore in modalità alta.

Il purificatore d’aria indossabile di Lg è anche dotato di una custodia che aiuta a mantenerne la corretta igiene tra un utilizzo e l’altro. Dotata di luci a LED UV che permettono di eliminare i germi dannosi, la custodia serve anche a caricare l’unità e inviare una notifica all’app mobile LG ThinQ, disponibile per Android e iOS, quando i filtri devono essere sostituiti per poter sempre contare sulle massime prestazioni.

I CONSIGLI PER LO SMART WORKING IN SALUTE

Da “la stampa”

I consigli della dottoressa Calcinoni, responsabile del Servizio Orl per il Teatro alla Scala di Milano

Per alcuni lavoratori, lo smartworking non è più soltanto la modalità di lavoro legata all’emergenza sanitaria che ha colpito il nostro Paese negli ultimi mesi. Per molti, la nuova impostazione, è ormai una realtà definitiva. Riuscire a lavorare senza doversi recare in ufficio ogni giorno, sicuramente aiuta a ottimizzare i tempi, ma anche questa abitudine tutta nuova, può nascondere insidie per la salute. Alcune più scontate, come il mal di schiena, altre meno.

A molti sarà successo ad esempio di riscontrare a fine giornata una voce affaticata. A spiegare perché è buona norma per chi lavora in smartworking curare anche l’igiene della voce è la dottoressa Orietta Calcinoni responsabile del Servizio Orl per il Teatro alla Scala di Milano.

Lavorare da casa avvalendosi dei migliori e più avanzati dispositivi tecnologici. Perché affatica tanto?

«Stare seduti è un lavoro per il nostro corpo: le gambe riducono la loro attività motoria e la circolazione ristagna con rischio, alla lunga,  di sviluppare varici. Dopo alcune ore si riducono la produzione del colesterolo e aumenta la resistenza all’insulina; l’attività dei muscoli del cingolo superiore , l’anello che descrivono spalle, base del collo, sterno, comincia a ridurre flusso vascolare ed efficienza cardiopolmonare; non ultimo il peso della testa e del collo aumentano, mentre i dischi vertebrali vanno in sofferenza».

Quando si sta seduti a lungo è come se la nostra testa pesasse di più?

«Quando siamo ben eretti quando cioè assumiamo la posizione dell’Uomo di Vitruvio nel verso della moneta da un euro la testa pesa circa 5-6 kg. Se la flettiamo ovvero la pieghiamo avanti  di 15°, come quando ci mettiamo a camminare lungo una strada e guardiamo nella direzione del cammino, il peso raddoppia. La posizione che in genere si assume per mangiare implica per la testa un’angolatura di circa 30° e in questa posizione la testa, supera i 18 chili, a 45° arriva a 22 ed a 60° la testa può arrivare a pesare 27 kg!! Quando si lavora davanti a uno smartphone o un tablet la testa fa un angolo che può andare dai 45 ai 60°, dipende dalla posizione assunta, mentre davanti a un computer, specie se portatile, siamo più spesso tra i 30° ed i 45°.

Passare 2-4 ore al giorno al giorno davanti a questi device significa trascorrervi 700-1400 ore/anno: 60 giorni (e notti) della nostra vita. Per chi supera le 12 ore al giorno al computer, nell’anno è come se si lavorasse 208 giorni di fila. La testa flessa avanti, e il relativo aumento di peso, mette in tensione tutta la muscolatura non solo del collo, ma anche della schiena, dove alcuni tiranti muscolari si inseriscono dalle ultime vertebre del collo ed alla base della schiena».

Stare seduti a lungo influenza anche il modo di respirare?

«Quando si sta seduti a lungo il mento si avvicina al petto e questa normale curvatura specie in persone sovrappeso, può favorire la cosiddetta respirazione alta, costale che implica un atto respiratorio fatto inalando meno aria di quella che servirebbe. Ora la nostra voce è fatta solo di aria, avere meno aria significa due cose: o pronunciare frasi più brevi e fare pause più frequenti oppure forzare la voce, con un’inevitabile fatica vocale».

E’ questo uno dei motivi per i quali i cantanti durante i concerti assumono per lo più una posizione eretta?

«Cantare a testa flessa, se non per brevi fraseggi  è molto difficile e faticoso: la posizione della testa di fatto limita se non incarcera i movimenti della laringe, così necessari per cambiare intonazione e dare il giusto colore, il giusto timbro ad un’aria; fare  un madrigale, per esempio, diventa pressoché impossibile. Più in generale non è mai salutare effettuare spesso forzatura vocale, poiché, ormai è un dato di fatto che forzare la voce favorisce la comparsa di reflusso».

Ci sono altri rischi che lo smartworking può comportare per la nostra voce?

«L’uso della voce al computer ha almeno altri tre rischi per un professionista in voce, ma più in generale per tutti noi: visivo, vestibolare, acustico».

Partiamo dal rischio visivo: quali sono le sofferenze per la vista?

«Il collo e tutto il corpo sono fatti per tenere la nostra testa in modo tale che gli occhi controllino la mira: terrò le cose che mi interessano nel punto di mira del mio campo visivo. Se per i nostri antenati era “prendi la gazzella e scappa dal leone”, per un portiere può essere l’attaccante che tira il rigore e il pallone, per un autista la strada davanti a sé e via dicendo. Quante cose “guardiamo” a casa mentre siamo in smart-working? Il monitor, i messaggi che arrivano sullo smartphone accanto, il gatto, il figlio che gioca, l’altro che non studia e dovrebbe studiare, la televisione. A seconda di dove vanno i miei occhi , segue la tensione emilingua – collo – mandibola. Attenzione quindi, a guardare e concentrarsi, su una cosa per volta».

Per rischio vestibolare invece, cosa si intende?

«Si intende che le braccia che battono sulla tastiera dovrebbero essere correttamente allineate con lo schermo. Un cantante o un musicista che si esercitano devono seguire la partitura;  in genere un musicista guarda 1 misura avanti, ma i cantanti e i direttori guardano 3-4 misure avanti. Se si mette la partitura di lato o ci si mette a suonare su una tastiera messa di fianco vi è uno sbilancio, una torsione che si riflette sulla dinamica della laringe e del tratto vocale, alterando l’armonia del sistema, dalla lingua che articola i suoni o produce il soffio adatto a uno strumento a fiato. Gli  effetti distorcenti ed affaticanti sono creati non da cattiva tecnica ma solo da cattiva postura. Vale per i musicisti, ma più in generale per tutti quelli che non riescono ad allinearsi correttamente con il device di lavoro».

TLB courtesy: 23/04/2020 – iStockphoto|

E per rischio acustico?

«Ascoltare la nostra voce o quella di altri con cuffie o auricolari, specie se non si dispone di sistemi professionali e spesso “la rete è debole, incostante”, può essere un altro rischio di affaticamento. Per molti, parlare a qualcuno che sappiamo lontano o che ascoltiamo con difficoltà, innesca un immediato, pur se immotivato, innalzamento del tono vocale, una voce più scandita, spesso più acuta, più faticosa da tenere a lungo. Peggio ancora, se la comunicazione diventa difficile o incostante durante la riunione, la relazione, l’esame, il webinar per cui ci eravamo preparati tanto! L’irrigidimento più o meno evidente partirà dalla nostra schiena, “incarcerando” ancora di più braccia, collo, laringe , riducendo la respirazione … con una voce meno timbrata e meno convincente per chi ci ascolta».

Per tutti quelli che continueranno a lavorare in smartworking cosa consiglia per preservare uno stato di salute adeguato?

«Ogni volta che è possibile bisognerebbe inclinare la seduta indietro (a 135°) o spostarsi in una seduta più comoda e senza dover bloccare di nuovo la testa in una posizione di visione. Quando non necessario, bisognerebbe spostare le mani dalla tastiera e  rilasciare le braccia e le spalle. Trovare sempre un motivo per alzarsi dal computer e fare almeno pochi passi, per riattivare la circolazione nelle gambe. Prima di iniziare a lavorare verificare che il monitor resti entro i 15° dal nostro orizzonte visivo, a costo di alzarlo con scatole o libri se non si dispone di un leggio. La sedia utilizzata dovrebbe  permettere una postura con schiena eretta, ma non rigida.  Le braccia e le mani dovrebbero posarsi sulla tastiera mantenendo un angolo di almeno 90° ai gomiti.  Se possibile munirsi di un poggiapiedi (basta una scatola a volte o un predellino).

Sul tavolo di lavoro bisognerebbe disporre tutto quello che potrebbe servire, compresa l’acqua. Non dimenticare mai l’uso degli occhiali se servono per evitare di doversi avvicinare troppo al computer. Da ultimo, è bene regolare con attenzione i dispositivi audio, per ascoltare a un tono comprensibile e trasmettere la nostra voce in modo affidabile. Lavorare da casa può essere una scelta o un obbligo: non deve diventare un danno».

COVID GEO 19SOFTWARE E KIT DIAGNOSTICO

Monitoraggio anti Covid per aziende con software e kit diagnostico ...

Covid geo è un sistema che associa la tecnologia digitale alle tecniche di diagnosi rapida multiscreening sul Covid19. Il sistema è ovviamente interessante anche se per certi versi, a mio parere, non di facile gestione per quanto riguarda le leggi di privacy e  la compliance dei lavoratori . Tuttavia è una sicura arma da poter valutare in specifiche realtà lavorative o in caso di grave pandemia .

Riportiamo l’articolo tratto da 01health.it

Il monitoraggio è la soluzione ideale per gestire la nuova normalità a cui ci stiamo lentamente abituando, e in quest’ottica nasce Covid Geo, un sistema costituito dalla combinazione di un software e di un kit diagnostico che consentono di monitorare efficacemente intere aziende e comunità basandosi su una pianificazione di test pungidito ripetuta nel tempo e tenuta sotto controllo da un software che consente di monitorare le condizioni di salute dei singoli soggetti, anche tramite dispositivi elettronici portatili.

Technogenetics ha messo a punto una soluzione per il monitoraggio di realtà produttive, educative, sociali, per prevenire il contagio da Covid-19 permettendo un ritorno al lavoro ed alle attività quotidiane sicuro ed efficiente per i propri dipendenti ed appartenenti alla comunità.

Covid Geo è stato ideato da un raggruppamento di aziende fortemente innovative (di cui Technogenetics è la promotrice) ed è validata da un Comitato Tecnico Scientifico composto da illustri personalità in ambito scientifico (ne fanno parte, ad esempio, Maria Chiara Carrozza, Luigi Nicolais e altri studiosi e scienziati).

Covid Geo si basa su tre step. Prima di tutto screening e diagnosi: il test sierologico pungidito per il personale. Sicuro e non invasivo, fornisce un’indicazione in tempi rapidi (8-15min). Il test verrà ripetuto nel tempo (ogni 2/10 giorni) seguendo una programmazione che permette di individuare focolai sul nascere.

In secondo luogo il monitoraggio: grazie ad una web app facile da usare l’azienda è in grado di monitorare il test plan dei propri lavoratori avendo sempre sotto controllo la situazione. La registrazione e il controllo continuo tramite report dello stato di salute e le dichiarazioni sono sempre conformi alle policy GDPR in materia di trattamento dei dati personali dei dipendenti.

E infine, la geo-sorveglianza: i dipendenti vengono forniti di dispositivi (braccialetti) che consentono di monitorare i parametri biologici (temperatura, battiti, saturazione dell’ossigeno) e avvertono il lavoratore in caso di pericolo (rilevatore di prossimità).

Per il back to work sicuro ed efficiente è essenziale affidarsi a test sicuri e certificati. I test sierologici rapidi, così come i test con prelievo venoso, sono riconosciuti dalla Food & Drug Administration come validi per l’individuazione degli anticorpi di Covid-19; la soluzione di Technogenetics ha ottenuto inoltre la marcatura CE, necessaria per la commercializzazione ed una forte convalida da studi clinici ripetuti in Italia e Svizzera.

 

SICUREZZA CON L ‘USO DI STAMPANTI 3D

Da Inail.it

Le tecnologie additive (cosiddette stampanti 3D) si stanno sempre più diffondendo anche nel settore manifatturiero.

Immagine La sicurezza nelle tecnologie additive per metalli

Il lavoro pubblicato ha l’obiettivo di fornire un riferimento per l’individuazione e la caratterizzazione dei pericoli specifici presenti nelle attrezzature che adottano la tecnologia Powder Bed Fusion/sintering laser o a fascio di elettroni. Le stampanti 3D inserite in luoghi di lavoro rientrano infatti nel campo di applicazione del d.lgs. 81/08 e s.m.i. che individua, in merito all’uso di attrezzature di lavoro e alla sicurezza dei luoghi di lavoro, specifiche figure e ruoli per l’espletamento di attività volte ad assicurare e mantenere un adeguato livello di sicurezza.

Prodotto: Volume
Edizioni: Inail – 2020
Disponibilità: Si – Consultabile anche in rete
Info: dcpianificazione-comunicazione@inail.it

MASCHERINA FFP3 CON APP QUALITÀ DEL FILTRAGGIO

Da Ilsole24ore

La indossi ed è subito effetto Bane, il cattivo del terzo capitolo del Batman di Christopher Nolan. Narvalo Urban Mask, è il primo prodotto della startup milanese Narvalo, incubata al Polihub. Tecnicamente è una mascherina protettiva FFP3, sigla che certifica il massimo livello di protezione per questo tipo di prodotti. E’ nata per essere bella esteticamente, progettata per proteggere dall’inquinamento, le polveri e i pollini e pronta per essere connessa allo smartphone per fornire una analisi della qualità dell’aria.

L’emergenza del Covid-19 e quindi i virus e i batteri hanno reso questi prodotti popolari e essenziali per girare all’aperto durante il lockdown. La mascherina è dotata di una valvola intelligente ad espirazione facilitata che ottimizzando il deflusso di aria impedisce l’accumulo di calore e di umidità. Filtra il 99,9% degli agenti inquinanti oltre a virus, batteri, polveri ed odori, grazie allo strato in carbone attivo. Allo stesso tempo, la confezione di Narvalo Urban Mask prevede un tappo “anti-Covid” che, se applicato, blocca la fuoriuscita di goccioline anche durante l’espirazione.

A partire dal 10 luglio arriverà la app con cui si interfaccia la mascherina per monitorare la qualità dell’aria e che ti dice quanto sei protetto da agenti inquinanti ecc. Per la fine dell’anno è inoltre previsto il rilascio della versione “Active” della maschera, con una valvola elettronica dotata di una ventola di estrazione intelligente e di sensoristica a bordo.
A questo punto l’effetto Bane è davvero assicurato. Il prezzo? 89 euro ma se fate il pre-order dal sito c’è uno sconto del 30%.

CALCOLATORE DI RISCHIO SARS2-COV

Alcuni ricercatori cinesi hanno sviluppato e convalidato un punteggio di rischio Covid-19 che può aiutare a prevedere, al momento del ricovero, le possibilità che ha un paziente di progredire verso una forma grave dell’infezione. Il punteggio è stato tradotto in un calcolatore del rischio online che è disponibile gratuitamente. (quotidiano sanità)

COVID-19, IL TELEMONITORAGGIO

I pazienti Covid-19 che rimangono in quarantena a casa dopo un trattamento ospedaliero possono essere ulteriormente curati monitorando i loro parametri vitali, mentre per altri pazienti il ricovero può essere ridotto o anche completamente evitato: a questo serve il sistema di telemonitoraggio che CompuGroup Medical sta introducendo in Italia tramite la società recentemente acquisita H&S Qualità nel Software SpA.

H&S ha oltre 20 anni di esperienza nel telemonitoraggio ospedaliero e ha già diversi ospedali italiani come utenti.

La H&S Health Platform è parte di un intero sistema di monitoraggio e consente di registrare i parametri vitali in modalità wireless, trasmetterli ai professionisti e avvisarli immediatamente in caso di emergenza.

Il software è un dispositivo medico certificato, in uso da molti anni.

telemontoraggio

Come funziona il software di telemonitoraggio

CompuGroup Medical ha potenziato le soluzioni di telemonitoraggio, all’interno della famiglia di prodotti Cgm Smart Home.

I pazienti utilizzano l’applicazione H&S Health Platform con uno smartphone. Un pulsossimetro misura regolarmente il battito cardiaco e la saturazione di ossigeno. Se lo si desidera è possible aggiungere un monitor per la pressione arteriosa per avere dati clinici aggiuntivi.

I dispositivi trasmettono le loro misurazioni allo smartphone tramite Bluetooth e da lì all’ospedale o allo studio medico. I pazienti possono inserire manualmente ulteriori dati tramite l’app.

Se necessario, l’app ricorda al paziente di eseguire le misurazioni.

Telemonitoraggio: cos'è e perché riduce la degenza ospedaliera ...

Tramite una piattaforma web il medico può rilevare i parametri dei suoi pazienti in tempo reale, nonché impostare la frequenza di misurazione, quali parametri monitorare e i valori di soglia.

Se i valori misurati sono al di fuori di queste soglie, il sistema invia immediatamente un avviso all’ospedale o al medico curante indicati.

CGM ha avviato, inoltre, una soluzione di teleconsulto che consente la comunicazione video tra medico e paziente. Ciò aiuta anche a proteggere la salute del personale medico e di altri pazienti, riducendo il contatto diretto con i pazienti infetti.

Chi è CompuGroup Medical Italia

CompuGroup Medical Italia Group è parte di CompuGroup Medical SE, multinazionale di sanità elettronica. In Italia ha oltre 500 dipendenti e 30.000 clienti tra medici, farmacie, dentisti, amministrazioni pubbliche, industrie pharma e pazienti, utilizzatori delle sue varie soluzioni software gestionali e dei servizi connessi. Si occupa anche di sanità domiciliare, monitoraggio e raccolta di parametri vitali dei pazienti con avanzate soluzioni di Smart Telemedicine e Smart Compliance. Confeziona anche servizi e progetti di comunicazione digitale specifici in ambito sanitario.

Emanuele Mugnani, Country Manager Italia di CGM rivela in una nota di aver “recentemente consegnato alcune piattaforme di telemonitoraggio alla AUSL in Piacenza, l’ospedale Luigi Sacco di Milano e l’ASL del Sud Tirolo. Il sistema è integrato con i software di cartella clinica in uso presso i Medici di Medicina Generale, al fine di gestire la presa in carico“.

La stessa nota riporta il parere di Giorgio Orsi, Direttore Ingegneria Clinica e Sistema Informativo dell’Ospedale Sacco di Milano: “la piattaforma e i kit per il telemonitoraggio dei pazienti sono un ottimo ausilio, completo e di facile utilizzo ed avvio, che consentirà di ricevere e analizzare informazioni raccolte direttamente dal paziente anche in autonomia e presso il proprio domicilio”.

da www.01health.it

LA RISPOSTA DIGITALE A COVID-19

Microsoft ha messo a disposizione le proprie tecnologie di smart working e di bot con intelligenza artificiale per aiutare la sanità italiana nell’emergenza Covid-19.

La  piattaforma di collaborazione Microsoft Teams, che a livello globale conta 44 milioni di utenti giornalieri e che nell’ultimo mese in Italia ha registrato un incremento del +775% in termini di chiamate e meeting, è già gratuitamente a disposizione di tutte le strutture e i professionisti della sanità per abilitare smart working ed esperienze di telemedicina.

Grazie alla collaborazione con INAIL, Microsoft ha reso disponibile il proprio Healthcare Bot, che può essere adottato o personalizzato da istituti di qualsiasi dimensione per affrontare la pandemia attraverso una migliore autovalutazione dei sintomi.

Come funziona l’healthcare Bot

Il servizio Microsoft Healthcare Bot fa leva sull’intelligenza artificiale per aiutare le strutture sanitarie a rispondere più efficientemente alle richieste, liberando così il tempo del personale medico e amministrativo alle prese con cure prioritarie.

L’Healthcare Bot è un servizio scalabile, basato sul public cloud di Azure, che consente di sviluppare e implementare rapidamente bot abilitati dall’intelligenza artificiale su siti o applicazioni, che possono offrire ai pazienti accesso personalizzato a informazioni sanitarie attraverso un’esperienza di conversazione naturale. Il Bot può essere customizzato per rispondere agli scenari e ai protocolli propri di ogni organizzazione.

Per supportare le realtà sanitarie nella rapida adozione di Bot tarati sul COVID-19, Microsoft sta rendendo disponibile un set di template con risposte predefinite sulla nuova epidemia, che gli ospedali possono facilmente utilizzare e modificare: Valutazione del rischio COVID-19, Triage clinico COVID-19, Risposte aggiornate alle FAQ sul COVID-19, Metriche globali sul COVID-19. In linea con l’impegno di Microsoft in ambito Cybersecurity, il servizio offre massime garanzie di sicurezza e privacy in conformità con i più elevati standard di settore, come ISO 27001, 27018, CSA Gold e GDPR.

A livello globale nell’ultimo mese il bot ha già offerto consulenza a 18 milioni di persone e gestito circa 160 milioni di messaggi. In dieci giorni sono quasi 10.000 le persone che ne hanno già beneficiato in Italia – con una mole di oltre 42.000 messaggi – riconoscendo l’utilità dello strumento (89%).

Tra le prime realtà del Paese ad attivare il bot per supportare le persone nell’autovalutazione dei sintomi del Coronavirus c’è l’Istituto Nazionale Malattie Infettive IRCCS “Lazzaro Spallanzani”, che tramite il sito ha reso accessibile il nuovo assistente virtuale. Lo Spallanzani è stato da subito in prima linea nella gestione dei primi casi di Covid-19 in Italia e ha ricevuto un sempre crescente numero di richieste da parte dei cittadini. Per riuscire a offrire risposte immediate e a garantire un servizio puntuale ai pazienti, ha quindi scelto di introdurre il Bot come canale informativo per gli utenti.

IRCCS Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro ...

Grazie al supporto degli esperti Microsoft in collaborazione con il team IT, è stato possibile attivare la soluzione in poche ore senza defocalizzare le risorse interne dalle priorità del momento. Nella fase attuale il focus della struttura resta sul servizio ai pazienti e sulla gestione dell’emergenza sanitaria in corso: nel giro di pochi giorni il Bot si sta già rivelando utile per offrire indicazioni su come comportarsi in caso di sospetto Coronavirus e sulle precauzioni che tutti, in particolare i soggetti a rischio, devono adottare.

Quando i tempi lo consentiranno, il progetto evolverà a più ampio raggio e si prevede già di arricchire il Bot con informazioni utili per l’utenza tipica dell’istituto, come ad esempio gli immunodepressi. Il bot è estremamente discreto e, nel massimo rispetto delle norme su sicurezza e privacy, consente di ottenere informazioni chiave in pochi click. Un supporto strategico non solo nella relazione con i pazienti, ma anche in una prospettiva più ampia di valorizzazione del patrimonio informativo per l’analisi epidemiologica e la sorveglianza sanitaria proattiva.

Gabriele Rinonapoli, U.O.S.D. Sistemi Informatici e Telecomunicazioni dell’IRCCS Lazzaro Spallanzani dice di star valutando l’utilizzo di strumenti analoghi nella gestione di pazienti cronici coinvolti in percorsi clinici continuativi e immaginiamo che nei prossimi mesi il ruolo del Bot sarà sempre più centrale. Se tutte le aziende sanitarie si dotassero di tali strumenti, si garantirebbe l’uniformità delle informazioni fornite ai cittadini e si faciliterebbe la raccolta in tempo reale di dati utili anche per analisi epidemiologiche e per azioni di sorveglianza sanitaria proattiva”.

Altro esempio virtuoso arriva dall’Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata che attraverso INAIL ha potuto adottare il Microsoft Healthcare Bot come ulteriore canale per l’autovalutazione del Covid-19, sia a vantaggio dei cittadini, sia a supporto degli operatori sanitari.

Uno strumento che si è da subito rivelato efficace, perché in grado di gestire molte più richieste del call center e perché integra un meccanismo di verifica dei sintomi in linea con i protocolli medici. Il progetto del San Giovanni Addolorata va oltre il bot e si articola su più fronti, grazie all’impiego estensivo della piattaforma per la collaborazione Microsoft Teams.

Smart working: come organizzare riunioni virtuali su Microsoft ...

La soluzione era già in uso ma in modo circoscritto, mentre in 3 giorni è stata estesa a tutto lo staff amministrativo: 170 persone sono ora attive attraverso Teams ed è stato possibile portare avanti in virtuale perfino i concorsi e le assunzioni di personale necessario in questa fase di emergenza. È inoltre la piattaforma cloud ad abilitare in modo sicuro l’Unità di Crisi attivata per gestire l’epidemia, una task force di 24 dirigenti sanitari e amministrativi che si confrontano ogni giorno attraverso riunioni online per decidere come affrontare la situazione e programmare le attività.

Non solo, grazie a Microsoft Teams, e in particolare al modulo Bookings, è stata data vita a un’esperienza di Telenursing per seguire anche a distanza i pazienti risultati negativi a un primo tampone e che, in attesa di sottoporsi al secondo, devono rientrare al domicilio: un gruppo di infermieri resta in contatto con loro, offrendo sia supporto psicologico, sia indicazioni sui passi successivi. Interessante anche l’esperienza di TeleMidwifery, nata contestualmente, che vede un gruppo di ostetriche restare in contatto virtuale con le future mamme, dando seguito al corso di preparazione al parto in videoconferenza, proprio per non abbandonare le donne in un momento delicato come quello della gravidanza e per limitare i rischi legati a possibili contagi.

L’Ingegnere Francesco Saverio Emmanuele Profiti, Dirigente Responsabile UOSD ICT ha guidato il progetto di adozione di Teams e di attivazione del Bot dice che “Il progetto di Telenursing, che ruota intorno a Teams ci permette di assistere in televisita i pazienti dimessi da pronto soccorso nella fase di transizione verso la presa in carico da parte dei servizi territoriali. Ormai la tecnologia è matura, tutte le organizzazioni sanitarie dovrebbero dotarsi di strumenti analoghi”. 

L’ASL Napoli 3 Sud, che con 8 plessi ospedalieri in 57 comuni gestisce un bacino di 1.070.000 utenti e grazie alla collaborazione con Microsoft è stata in grado di attivare sulla propria home page il bot per l’autovalutazione del Coronavirus in tempi rapidissimi, così da ottimizzare la gestione dell’ingente mole di richieste provenienti dalla cittadinanza e focalizzare le risorse sui pazienti realmente critici.

Il bot, basato su piattaforma cloud Azure dell’ASL è ora in fase di personalizzazione grazie alla cooperazione con l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, che sta contribuendo a tradurre linee guida e protocolli del Centro per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie degli Stati Uniti, in modo da arricchire sempre più l’assistente virtuale e perfezionare l’interrogazione con domande libere. Non solo, l’ASL sta utilizzando in modo estensivo la piattaforma Teams, già in uso presso la struttura, per abilitare sempre più la collaborazione di tutto il personale in questo momento di emergenza. Mentre nel rapporto con i pazienti si sta rivelando strategico Skype, grazie a cui è possibile continuare i percorsi di cura e riabilitazione. In particolare, un team di logopedisti sta proseguendo l’attività con i piccoli pazienti che si collegano da casa e un team di psichiatri sta dando continuità alle proprie terapie attraverso video-sedute con i pazienti, che mai come in questo momento stanno affrontando una situazione di particolare stress.

Per Bruno Cavalcanti, IT Manager dell’ASL Napoli 3 Sud “In pochi giorni è stato possibile attivare l’Healthcare Bot e personalizzarlo con i dati della Campania. Non solo, senza dover puntare a tecnologie avanguardistiche e inarrivabili, siamo riusciti a far leva su strumenti d’uso comune come Teams e Skype per dar vita ad esperienze di telemedicina”.

da www.01health.it

 

TERMOCAMERA AD INFRAROSSO : UN RAPIDO SISTEMA DI MISURAZIONE DELLA TEMPERATURA CORPOREA

In previsione della ripresa del lavoro e della fase 2 della lotta al Covid 19, rimane imperativo organizzare un sistema efficace di misure protettive dei lavoratori. Un primo sistema di filtro di eventuali potenziali soggetti a rischio é come noto la misura della temperatura corporea. La termografia ad infrarossi permette di rilevare una temperatura corporea elevata, che può essere sintomo di febbre. Pertanto, l’uso dell’infrarosso come strumento diagnostico ausiliario per individuare con maggiore facilità le persone in potenziale stato febbrile, può contenere o limitare la diffusione di malattie virali o batteriche nei luoghi di lavoro e non solo. 

Il riscontro di febbre, è spesso un’affidabile indicatore della presenza di una infezione.  Se utilizzato correttamente, lo screening effettuato mediante l’uso delle termocamere ad infrarossi può essere la risposta giusta: si tratta di uno strumento indispensabile per riuscire ad individuare temperature elevate all’interno di gruppi, vuoi che siano lavoratori che entrano in azienda, vuoi che siano viaggiatori  in aeroporto o visitatori di centri commerciali. Questo metodo è stato adottato dalle autorità sanitarie in molte parti del mondo per lo screening dei passeggeri che entrano in un Paese tramite mezzi di trasporto pubblici di massa e si è dimostrato un metodo di monitoraggio efficace.

Utilizzando la caratteristica delle termocamere più recenti di visualizzare solamente le temperatura sopra una certa soglia, per esempio le temperatura maggiori di 37, 5°C, magari sovrapponento l’immagine ad infrarssii all’immagine visibile, è possibile individuare in maniera molto facile e chiara individui affetti da fenomeni febbrili. Gli studi condotti hanno dimostrato che non è necessario rilevare le temperature assolute per scoprire se una persona ha o meno la febbre. Dopo aver misurato la reale temperatura corporea di diverse persone sane con un termometro auricolare e la temperatura del loro volto con una termocamera ad infrarossi, è stata calcolata la differenza di temperatura media ed è stato riscontrato che era abbastanza costante. Varia tra 0,8 e 1,2 °C, a seconda delle condizioni ambientali dell’area in cui veniva svolto il test. Queste variabili ambientali includevano, tra le altre, la temperatura ambiente, l’aria condizionata,il vento, le condizioni atmosferiche.
La misurazione della temperatura corporea mediante infrarossi può quindi rappresentare un rapido e valido sistema preventivo in azienda.

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