SOVRACCARICO BIOMECCANICO

ESERCIZI PER LA RIABILITAZIONE OSTEOARTICOLARE INAIL

Questo interessante volume raccoglie in una veste agile con grafica tradizionale, i principali esercizi riabilitatori osteoarticolari divisi per distretti. Le  patologie ortopediche sono le più ubiquitariamente diffuse in ambito lavorativo e pertanto questa pubblicazione può rapprentare un valido supporto informativo per tutti i sanitari e gli specialisti della prevenzione e della riabilitazione

Esercizi per la riabilitazione post-traumatica e ortopedica

Principali esercizi fisici per i vari distretti articolari del corpo da effettuare a seguito di evento post-traumatico e ortopedico.

Immagine Esercizi per la riabilitazione post-traumatica e ortopedica

Prodotto: Volume
Edizioni: Inail – 2020
Disponibilità: Consultabile solo in rete
Info: dcpianificazione-comunicazione@inail.it

GIORNALE ITALIANO DI MEDICINA DEL LAVORO ED ERGONOMIA 2019 E ARCHIVI

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Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia

Volume XLI – N. 4 Ottobre-Dicembre 2019

In questo volume sono presenti 20 articoli:

1. Nuovi criteri internazionali per la valutazione del rischio vascolare e la stadiazione clinica della sindrome da vibrazioni mano-braccio (Massimo Bovenzi) SCARICA
2. La valutazione dei rischi da radiazioni ottiche: metodi, casi studio, criticità (Iole Pinto, Andrea Bogi, Francesco Picciolo, Nicola Stacchini) SCARICA
3. La valutazione del rischio da esposizione a CEM con particolare riguardo alla tutela dei soggetti sensibili (Rosaria Falsaperla, Eugenio Mattei, Federica Censi, Andrea Bogi, Iole Pinto, Giovanni Calcagnini) SCARICA
4. Metodi e strumenti sanitari per l’idoneità lavorativa dei soggetti particolarmente sensibili a CEM (Fabriziomaria Gobba) SCARICA
5. I rischi per la salute e la sicurezza nel lavoro portuale: aggiornamento della revisione narrativa della letteratura (Anna Barbieri, Laura Sabatini, Francesca Graziosi, Elena Severi, Gianpiero Mancini, Francesco Saverio Violante) SCARICA
6. L’approccio armonizzato alla salute e sicurezza nei porti italiani: l’esperienza del gruppo tecnico interregionale sui porti e le navi (Giulio Andrea Tozzi) SCARICA
7. Salute e sicurezza sul lavoro in ambito portuale e governo dei processi sociali e di sviluppo economico (Giovanni Civranÿ) SCARICA
8. L’organizzazione della prevenzione nel porto di Ravenna (Gianpiero Mancini, Giampiero Lucchi, Elio Elia, Sandra Olanda, Francesco Martinini, Mauro Rossetto, Raffaella Angelini) SCARICA
9. Lo strumento dell’AUDIT nella gestione della sicurezza sul lavoro nelle aziende che operano nell’area portuale di Trieste. Un progetto di prevenzione interistituzionale (Paolo Toffanin, Valentino Patussi, Giuseppe Camponna) SCARICA
10. Allergia a caffè verde ed esposizione a particelle ultrafini nei lavoratori del porto di Triesteonomico (Francesca Larese Filonk) SCARICA
11. Effects of transportation noise and particulate matter on the cardiovascular system: What is the new evidence? (Martin Rööslian) SCARICA
12. Limiti e potenzialità dell’analisi combinata epigenetica e trascrizionale su ampia scala per individuare obiettivi terapeutici nelle malattie cardiovascolari (Roberta Paolillo, Nicola Boccella, Stefania D’Apice, Giovanni Esposito, Cinzia Perrino) SCARICA
13. Allostatic Load as a mediator of the association between psychosocial risk factors and cardiovascular diseases. Recent evidence and indications for prevention (Giovanni Veronesi, Marco Cavicchiolo, Marco M. Ferrario) SCARICA
14. Impatto della riabilitazione cardiaca ambulatoriale per la ripresa dell’attività lavorativa del cardiopatico1? (Sara Doimo, Antonella Cherubini, Patrizia Maras, Donatella Radini, Andrea Di Lenarda, Gianfranco Sinagra?) SCARICA
15. Idoneità lavorativa nel cardiopatico: valutare i rischi fisici e psico-sociali‚ (Rossana Borchini, Marco M. Ferrario) SCARICA
16. I rischi nei laboratori di ricerca: i rischi di tipo chimico,3 (Domenico M. Cavallo, Andrea Cattaneo, Andrea Spinazzèna) SCARICA
17. Esposizione a nanoparticelle nei laboratori di ricercaa (Ivo Iavicoli, Veruscka Leso, Luca Fontana) SCARICA
18. Allergia da animali da laboratorio (Massimo Corradi, Luisella Selis, Giovanna Pela’, Paola Mozzoni, Roberta Andreoli, Matteo Goldoni) SCARICA
19. Rischio biologico nei laboratori di ricercaso1 (Stefano Porru, Marco Chiappin, Nicolò Sfrisop) SCARICA
20. In memoriam
Francesco Candura (1929-2019) ()
SCARICA

Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia

Volume XLI – N. 3 Luglio-Settembre 2019

1. La “nuova direttiva cancerogeni” dell’Unione Europea: gli impegni che ci attendono, le nuove opportunità che ci si presentano (e non dobbiamo sprecare) in Italia (Roberto Calisti) SCARICA
2. Gammopatia monoclonale di incerto significato (MGUS) e fattori occupazionali di rischio: criteri di attuazione della sorveglianza sanitaria (Giuseppe Taino, Lorenzo Bordini, Cecilia Sarto, Sara Porro, Francesco Chirico, Enrico Oddone, Marcello Imbriani) SCARICA
3. Infortuni sul lavoro nelle micro e piccole imprese nel periodo 2013-2015 in provincia di Roma (Giuseppe La Torre, Ferdinando Petronzi, Giorgio Bollini, Alice Mannocci, Sabina Sernia) SCARICA
4. Percezione dei rischi e personalità: una ricerca nel settore dei trasporti (Dario Cafagna, Massimiliano Barattucci) SCARICA
5. Proposta di un metodo per la valutazione del rischio di burnout negli insegnanti: il VA.RI.B.O (VAlutazione RIschio Burn-Out) (Francesco Chirico, Giuseppe Taino, Nicola Magnavita, Ines Giorgi, Giuseppe Ferrari, Maria Carmela Mongiovì, Marcello Imbriani) SCARICA
6. Influence of socioprofessional determinants on teachers’ mental well-being (Aouatef Mahfoudh, Ahlem Bakhrouf, Ines Rassas, Hajer Ammar, Lamia Bouzgarrou, Amira Omrane, Adnene Henchi, Mohamed Akrout, Taoufik Khalfallah) SCARICA
7. Il lavoro in un cantiere in alta quota: generalità fisiopatologiche e analisi di una casistica occupazionale (Giuseppe Taino, Guido Giardini, Alberto Delogu, Roberto Foti, Enrico Oddone, Marcello Imbriani) SCARICA
8. Congress of the United States, Ramazzini Institute and its affiliates, IARC: questions on scientific transparency (Enrico Pira, Maria Luigia De Piano, Michael Declementi, Alessandro Godono, Denis Longo) SCARICA
9. 100 Hz Localized vibration increases ipsilateral cerebellar areas activity during a motor task in healthy subjects: Three Cases Report (Roberto Casale, Cira Fundar, Zaira Symeionidou, Anna Furnari, Nicola Taiocchi, Caterina Galandra) SCARICA

Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia

Volume XLI – N. 2 Aprile-Giugno 2019

1. Il modello clinico ICD-ICF di cure ospedaliere (Egidio Traversi, Isabella Springhetti, Mario Melazzini, Gianni Giorgi) SCARICA
2. Misure di valutazione e abbinamento dei codici ICF in medicina riabilitativa: la sfida del passaggio dalla teoria alla pratica (Anna Giardini, Michele Vitacca, Roberto Pedretti, Antonio Nardone, Luca Chiovato, Antonio Spanevello, a nome del gruppo ICF Maugeri) SCARICA
3. Percorsi diagnostico terapeutici assistenziali anche riabilitativi o riabilitazione “da scarico”? (Tommaso Redaelli, Stefania Moro, Giacomo Corica, Claudio Garbelli, Egidio Traversi) SCARICA
4. Verso un’ontologia di riferimento per i sistemi informativi in medicina riabilitativa: il nomenclatore delle prestazioni riabilitative (Paolo De Nardi, Gianni Giorgi, Alessandro La Manna, Silvia Traversoni, Anna Giardini) SCARICA
5. La medicina riabilitativa e i criteri di appropriatezza: tra cronicità, multimorbilità e complessità (Domenico Scrutinio, Mauro Carone) SCARICA
6. Nuovo concetto di spazio riabilitativo nell’era della Digital Health in riabilitazione cardio-respiratoria (Antonio Mazza, Mara Paneroni, Michele Vitacca, Marco Ambrosetti) SCARICA
7. La Palestra Digitale in ambito neuromotorio (Isabella Springhetti) SCARICA
8. Il percorso ambulatoriale ICD-ICF in terapia occupazionale (Monica Panigazzi, Edda Maria Capodaglio, Elena Prestifilippo, Silvia Traversoni, Claudia Quaccini, Marcello Imbriani) SCARICA
9. Invecchiamento della popolazione attiva, modello clinico ICD-ICF e Medicina del lavoro e della Riabilitazione (Marcello Imbriani, Giuseppe Taino, Monica Panigazzi, Edda Capodaglio, Enrico Oddone, e gli altri componenti del Dipartimento di Medicina del Lavoro, Ergonomia, Tossicologia e Rischi ambientali, ICS Maugeri IRCCS) SCARICA
10. Implementazione del modello ICD-ICF in medicina riabilitativa: presentazione di un caso clinico in cardiologia riabilitativa (Sergio Masnaghetti, Federica Gramegna, Paola Mariani, Giulia Contardina Salvaneschi , Simona Sarzi Braga) SCARICA
11. Implementazione del modello ICD-ICF in medicina riabilitativa: presentazione di un caso clinico in riabilitazione respiratoria (Cinzia Lastoria, Serena Cirio, Raffaella Bido, Piero Ceriana, Michele Vitacca) SCARICA
12. Implementazione del modello ICD-ICF in medicina riabilitativa: presentazione di un caso clinico in riabilitazione neuromotoria (Gioacchino Castronovo, Angela De Palo, Domenico De Cicco) SCARICA

Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia

Volume XLI – N. 1 Gennaio-Marzo 2019

1. Le tutele del lavoratore con patologie oncologiche e il ruolo del medico competente per il suo reinserimento lavorativo (Fabrizio Caldi, Giovanni Guglielmi, Alfonso Cristaudo) SCARICA
2. Pendolarismo e lavoro: effetti sulla salute di una popolazione di lavoratori interessati dal fenomeno (Giuseppe Taino, Enrico Oddone, Gina Bianco, Giorgia Malagò, Ennio Pucci, Maria Carmela Mongiovì, Marcello Imbriani) SCARICA
3. Patologie professionali correlate ad attività di movimentazione manuale di carichi (Renato Nardella) SCARICA
4. Le scale di misura della soddisfazione lavorativa: una rassegna critica (Palmira Faraci, Paola Magnano, Giusy Danila Valenti) SCARICA
5. Valutazione del burnout nel personale dipendente del reparto di Ematologia di un Policlinico Universitario (Alice Mannocci, Cristina Sestili, Federico Carlevale, Clara Minotti, Maria De Giusti, Paolo Villari, Roberto Foà, Claudio Cartoni, Giuseppe La Torre) SCARICA
6. Assessment of functional status and rehabilitative strategies in occupational therapy: role of the Groningen Activity Restriction Questionnaire (Eliana Giambelluca, Monica Panigazzi, Abdo Saade, Marcello Imbriani) SCARICA
7. Critical Illness Polyneuropathy (CIP): a multicenter study on functional outcome (Zaira Symeonidou, Kassiani Theodoraki, Athanasios Chalkias, Erifili Argyra, Roberto Casale) SCARICA

 

ARCHIVI

Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia

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GIMLE 36 – 4-2104

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Disturbi muscoloscheletrici legati al lavoro: prevalenza, costi e dati demografici nell’UE

Da European Agency for Safety and health at work

I disturbi muscoloscheletrici legati al lavoro (DMS) rimangono il problema di salute legato al lavoro più comune nell’Unione europea e possono essere colpiti i lavoratori in tutti i settori e le professioni. Oltre agli effetti sui lavoratori stessi, comportano costi elevati per le imprese e la società. Quest’ultimo rapporto, a seguito delle precedenti ricerche dell’Agenzia, mira a fornire una panoramica aggiornata dell’attuale situazione europea in materia di MSD e una visione dettagliata delle cause e delle circostanze alla base degli MSD legati al lavoro.

La presente relazione riunisce e analizza i dati esistenti relativi agli MSD dalle principali indagini e dati amministrativi dell’UE. Questi dati sono completati e arricchiti con dati provenienti da fonti nazionali.

La relazione mira a fornire una base di prove fondata a sostegno dei responsabili politici, dei ricercatori e della comunità della sicurezza e della salute sul lavoro a livello dell’UE e nazionale nel loro compito di prevenire i DMS connessi al lavoro.

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SUGGERIMENTI PER LA SICUREZZA DELLE SCAFFALATURE IN MAGAZZINO

Un magazzino pieno di migliaia di articoli e attrezzature , il continuo rumore di fondo e i carrelli elevatori in movimento ,possono comportare molti rischi per la sicurezza dei dipendenti. Mantenere i lavoratori al sicuro mantenendo al contempo una capacità competitiva non è un compito facile.

Secondo il Bureau of Labor Statistics americani :

• I disturbi muscoloscheletrici rappresentano il 34% dei casi di assenza dal lavoro (DAFW) nella produzione, con distorsioni, stiramenti e strappie traumi tra i principali tipi di lesioni che si verificano.
• Lo sforzo  muscolare eccessivo e la postura scorretta hanno incrementato questi infortuni  negli USA  nel 2017 nelle operazioni di deposito e stoccaggio.

Alcuni dati per capire meglio

• Scivolamenti , inciampi e cadute in deposito sono saliti di 480 casi a 3030.
• Nel 2017 quattro gruppi lavorativi hanno rappresentato il 67% dei casi DAFW : Addetti a lavorazioni del metallo e addetti a  lavorazione di materiali plastici  (19.610 casi),lavoratori che movimentano materiali (15.260 casi). Il quarto gruppo tra questi – assemblatori e fabbricanti – era l’unico con una diminuzione, in calo di 900 casi DAFW nel 2017 a 12.140.

Uno studio più recente di Liberty Mutual rivela che gli infortuni sul lavoro costano alle aziende statunitensi oltre $ 1 miliardo a settimana. Secondo il Liberty Mutual 2019 Safety Index, le cause più costose di infortuni e malattie sul lavoro sono:

• Lo sforzo eccessivo costa $ 13,11 miliardi
• Le cadute allo stesso livello costano $ 10,38 miliardi
• Essere Colpiti da oggetti o attrezzature costa $ 5,22 miliardi
• Infortuni in itinere costano $ 2,18 miliardi
• Le lesioni da movimento ripetitivo costano $ 1,59 miliardi.

Il costo totale degli infortuni sul lavoro più invalidanti è di $ 55,43 miliardi all’anno.

Quando si tratta di movimentazione dei materiali, le lesioni alla schiena sono uno dei problemi più comuni. Sollevare e spostare attrezzature, pallet e scatole nel magazzino può causare affaticamento e lesioni, soprattutto quando il lavoratore esegue ripetutamente l’attività per lunghi periodi.

UNA STRATEGIA ERGONOMICA PER IL RITIRO DELL’ORDINE

Directindustry

La “zona aurea”per chi movimenta manualmente materiali si trova  ,come noto , a livello del punto vita del corpo  Tale area favorevole si prolunga dal ginocchio e fino a sotto l’elevazione della spalla. In tale area sono minimizzati  i movimenti di sollevamento, allungamento e flessione, ovviamente tanto più l’oggetto movimentato si trova vicino al corpo, a livello della vita. Questa riduzione dei movimenti riduce al minimo lo sforzo, che aiuta a ridurre il rischio di lesioni.

Mentre la zona aurea aiuta i lavoratori a scegliere gli articoli in modo sicuro, è principalmente progettata per migliorare l’efficienza, aiutando i lavoratori a scegliere gli articoli più veloci in modo più rapido e con meno sforzo. Per ottimizzare il vantaggio della zona aurea, analizza gli SKU nella tua operazione e imposta gli oggetti che si muovono più velocemente sugli scaffali o sulle corsie di flusso del cartone che risiedono all’interno di quella finestra.

Un’analisi tipica potrebbe essere simile alla seguente:

Pallet: gli articoli con una capacità di 40 piedi cubi o più rimarrebbero su un pallet. La quantità di lavoro necessaria a depallettizzare la merce in una altra area ne annulla il vantaggio.

Scaffalature: riporre gli oggetti con una portata inferiore a quattro piedi cubici su scaffali metallici . Si tratta di prodotti che non richiedono molti requisiti di inventario ma sono necessari  in ogni caso per soddisfare il cliente.

Archiviazione dinamica: rientrano quei colli che sono movimentati sia rapidamente che lentamente  In genere rappresentano circa il 20% dei prodotti movimentati ma determinano l’80% dello sforzo. È necessario in questo caso aumentare l’efficienza di recupero. Esempi di soluzioni includono sistemi automatici di archiviazione e recupero ($$$), caroselli ($$) e flusso di imballi $).

Questi sono solo  alcuni dei suggerimenti e un punto di partenza che dovrà essere adattato in base alla struttura , il numero dei dipendenti, il tempo medio di rifornimento ecc.

Dopo aver assegnato a  tutte le merci una tipologia è tempo di iniziare a inserirli per posizioni di lavoro. Qui è dove iniziamo a vedere il potere della zona d’oro. Assegnando gli oggetti che si muovono più velocemente alle posizioni lavorative che richiedono una movimentazione manuale  all’interno della zona aurea, ci assicuriamo che gli oggetti che sono maggiormente movimentati siano anche quelli più ottimizzati. L ‘eccezione è costituita dalle merci  di grandi dimensioni e gli oggetti pesanti.

Riservare i livelli inferiori degli scaffali per un sissistemi di flusso del cartone per oggetti pesanti.   Gli oggetti più pesanti devono essere sollevati correttamente in maniera ergonomica senza piegare la schiena nè senza sollevare gli arti sopra le spalle . È consigliabile verificare il peso dell’articolo prima di sollevarlo. Se stai sollevando una scatola o una borsa, assicurati che gli oggetti all’interno siano stabili e non si spostino improvvisamente con il rischio di un infortunio. Il limite di peso raccomandato per il sollevamento sicuro di oggetti è:
• In piedi, i lavoratori possono sollevare 50 libbre. tenendolo proprio di fronte alla zona dello stomaco o alla zona di potenza, a circa 40 “dal suolo.
• Se il lavoratore raggiunge i 10 pollici, il lavoratore può sollevare in sicurezza tra 41 e 47 libbre. prima di sforzare la schiena.
• Se il lavoratore raggiunge 15 pollici, può sollevare in sicurezza 35 libbre .; se raggiungono i 20 pollici, il lavoratore può sollevare in sicurezza 26 libbre. Se raggiunge i 25 pollici, può sollevare in sicurezza 20 libbre.
Dalle linee guida sopra è chiaro che il livello inferiore è la posizione migliore per gli oggetti pesanti.

Anche oggetti grandi ma di ridotto peso sono un problema . Sarebbe meglio posizionare tali i oggetti al di fuori del sistema di movimentazione abituale. Se invece non è possibile fare altrimenti  andrebbero posizionati sugli scaffali più alti. Il motivo è che iin genere gli scaffali più alti hanno il maggior spazio.

Da  ehstoday.com

Liberamente tradotto e adattato  da dott Alessandro Guerri medico specialista in medicina del lavoro

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TECO MILANO :

Quando si parla di sicurezza sul lavoro, ambiente, medicina del lavoro e formazione Teco Milano srl è il riferimento giusto per chi cerca un partner adatto.

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PROPRIOCEZIONE E RIDUZIONE DEI DISTURBI OSTEOARTICOLARI

Capire il meccanismo  della propriocezione può rendere consapevoli che il movimento corretto richieda segnali ben organizzati e accurati dai muscoli al cervello. Questi segnali possono essere facilmente controllati semplicemente con la maggiore consapevolezza del comportamento dei movimenti. La consapevolezza della corretta esecuzione del movimento ridistribuisce i segnali, diminuendo la probabilità di lesioni.

Esistono numerosi approcci in merito agli interventi preventivi in ​​ergonomia e di gestione dei movimenti manuali, tuttavia l’importanza e i dettagli di una consapevolezza del movimento e di una corretta educazione di questo, sono spesso trascurati.  Generalmente infatti lo studio dei disturbi muscoloscheletrici (DMS) sul posto di lavoro si concentra su aree di rischio  – l’individuo, l’attività e l’ambiente – piuttosto che su movimenti isolati.

Questo articolo si concentra sulla persona ovvero l’individuo e l’effetto positivo che può fornire lo sviluppo della propriocezione sulla prevenzione dei disturbi osteoarticolari .

Secondo l’assicurazione Liberty nel 2017, gli infortuni sul lavoro e gli infortuni sul lavoro sono costati 59,9 miliardi di dollari ai datori di lavoro statunitensi nel 2014. Tra le cause principali che rappresentano la metà del costo sono ci sono i disturbi muscoloscheletrici L’aumento della propriocezione può avere un effetto significativo su tutti gli aspetti della sicurezza sul posto di lavoro da distorsioni, stiramenti, tendiniti e dolore lombare a scivolamentia, viaggi e cadute.

Che cos’è la propriocezione?

Conoscere la posizione del corpo nello spazio può essere descritto come propriocezione. È la capacità di percepire la posizione di qualsiasi parte del corpo in un determinato momento senza guardarsi allo specchio o osservare. Un semplice esempio potrebbe essere quello di allungare le braccia a 90 gradi con l’intenzione di averle esattamente in linea con le spalle, mantenendo un’esecuzione perfetta. Questo è generalmente un primo tentativo realizzabile e, in caso contrario, sono necessarie pochissime pratiche o consapevolezza per realizzarlo.

Tuttavia, eseguire lo stesso esercizio con gli occhi chiusi toglie il senso della vista e ci si basa esclusivamente sulla “propriocezione”. Un altro modo semplice e facile per testare e coltivare la propriocezione è con la pratica dell’equilibrio permanente, un requisito per avere un buon equilibrio e ridurre gli incidenti. In piedi su una gamba, prima con gli occhi aperti e poi chiusi e notando la differenza tra le due situazioni. Quando gli occhi sono chiusi, gli impulsi nervosi dal muscolo vengono trasferiti di nuovo al cervello per l’interpretazione e vengono intensificati e allenati. Concentrarsi sulla propriocezione è un modo semplice e pratico per ridurre in modo significativo il rischio di incappare distorsioni scivolamenti  o cadute, infortuni sul lavoro molto comuni.

Come funziona la propriocezione?

I segnali posturali vengono ricevuti dal muscolo in movimento e dalle articolazioni e vengono quindi inviate al cervello per l’interpretazione. Questi impulsi nervosi situati all’interno della pelle, dei muscoli e delle articolazioni sono chiamati joints e si muovono estremamente velocemente, più velocemente del nostro senso visivo. I joints sono super sensibili e possono rilevare una differenza di variazione dello 0,002 percento nella lunghezza del muscolo; pertanto, è importante che questi puntatori afferenti siano precisi e soprattutto sul segno quando ci muoviamo, in particolare in ambienti stressanti.

È estremamente utile che questi joints  possano rilevare i cambiamenti molto più rapidamente del nostro senso visivo, poiché è normale non guardare la parte del nostro corpo in movimento contemporaneamente al sollevamento di una scatola o al movimento . Grazie a questi impulsi rapidissimi , possiamo quindi concentrare la nostra attenzione su altre cose mentre ci muoviamo. Ad esempio, quando si fa una passeggiata e allo stesso tempo bisogna abbassare il capo perché c’è il pericolo di picchiare contro un ramo. Il corpo si affida sempre alla propriocezione.

Tuttavia, sebbene sia una fortuna che questi impulsi siano così , il rovescio della medaglia è che sono facilmente interrotti e talvolta possono essere sbagliati.  Inoltre, possono cambiare  a causa di diverse influenze. Pertanto, è fondamentale controllarli e mantenerli regolarmente addestrati.

Perché addestrare i lavoratori a sviluppare la propria propriocezione?

Ad un semplice livello di interpretazione, la propriocezione può essere definita senso posizionale del corpo o consapevolezza. È saggezza popolare che alti livelli di propriocezione richiedano un addestramento permanente. Pensate a ballerini e atleti professionisti e alla loro capacità di esibirsi con precisione. Sono consapevoli di come si stanno muovendo, dove gli arti, la colonna vertebrale e tutte le aree dei loro corpi sono nello spazio in qualsiasi momento e quindi hanno meno possibilità di sperimentare la disabilità. Il loro senso propriocettivo è stato esercitato e sviluppato e i circuiti di feedback al cervello sono allineati.

La propriocezione disallineata può causare posizioni articolari imprecise compromissione dell’equilibrio e errori di interpretazione forzata, problemi che possono causare MSDs immediatamente o nell ‘arco del tempo. Molti fattori diversi possono contribuire ai segnali che trasferiscono informazioni in modo impreciso, tra cui le lesioni, il dolore cronico, schemi di movimento pigri o abituali o ripetizione di tecniche imprecise.

Qualsiasi lesione – intrapresa sul posto di lavoro, durante lo sport o a casa – ha un impatto sulla propriocezione e inibisce la capacità del cervello di elaborare le informazioni sensoriali che si estendono dall’articolazione o dal muscolo compromessi. Questo è il motivo per cui l’articolazione o il muscolo leso richiede il check-in, la rivalutazione o la riqualificazione dopo un evento. Le variazioni di attività che richiedono un nuovo tipo di movimento sono anche delle opportunità  per fornire formazione e  consapevolezza al fine di prevenire nuove lesioni derivanti da movimrnti inusuali. Quando si ha a che fare con posture o movimento sbagliati inveterati  , un training muscolare ripetuto in quest’area può aiutare a rompere in questi schemi e creare percorsi più sani.

Formazione e movimento Cambiamenti comportamentali

Tutti gli strumenti di apprendimento che aumentano la consapevolezza del movimento sono la chiave per una formazione efficace. Le discipline che includono promemoria, biofeedback, micro-apprendimento in situ, elaborazione riflessiva ed esercizi di consapevolezza correttiva sono alcune pedagogie per aiutare il viaggio di riorganizzazione dei percorsi neurali per riallineare muscoli, articolazioni ed equilibrio.

L’apprendimento sul posto di lavoro intorno alla propriocezione dovrebbe essere continua con promemoria mensili o biennali e riqualificazione, nonché  dopo infortuni o cambiamenti della mansione lavorativa per evitare che schemi di movimento erronei divengano abituali e più difficili da correggere

Cambiare il comportamento del movimento può inizialmente sembrare innaturale. Può portare incertezza ed disagio poiché questi segnali iniziano  in un percorso alternativo rispetto al loro orientamento normale. I movimenti abituali ci fanno sentire sicuri anche se potrebbero essere dannosi per il corpo, spesso c’è avversione all’adattamento dovuto a sentimenti inconsapevoli di stress e paura

L’educazione e il training di quest’area della nostra rete neurale dovrebbe essere comunicata in modo completo ai lavoratori. Se i lavoratori hanno la capacità di autogestire il proprio movimento rimappando in situ e ad un ritmo a loro agio, il cambiamento può essere un’esperienza piacevole e incoraggiante con risultati duraturi. L’acquisizione di questa abilità  può essere  utile in tutti gli aspetti della loro vita, non solo sul posto di lavoro.

In sintesi, lo sviluppo di questa facoltà sensoriale può determinare una riduzione degli MSD sul posto di lavoro distorsioni, stiramenti, scivolamenti  o cadute. In particolare, quando si allena il corpo a modificare i modelli di movimento abituali scorretti, il recupero da un infortunio per prevenire il ripetersi (o la progressione in stadi cronici), è essenzialmente propriocettivo. Fornire ai lavoratori una formazione continua in questo senso offre benessere per tutta la vita.

Questa è una padronanza che se focalizzata su, avrà un impatto sui tassi di infortunio generali per le organizzazioni. Non solo i lavoratori beneficeranno delle ore lavorative, ma otterranno anche un dono che avrà un effetto positivo sulle loro attività quotidiane per il resto della vita.

Liberamente tradotto da Dott Alessandro Guerri medico specialista di medicina del lavoro

 

FOCUS OSHA SUI DISTURBI MUSCOLOSCHELETRICI

Da osha.europa.eu

I disturbi muscoloscheletrici rappresentano uno dei disturbi più comuni legati al lavoro e affliggono milioni di lavoratori europei per un costo quantificato in miliardi di euro a carico dei datori di lavoro. La lotta ai DMS non solo contribuisce a migliorare la vita dei lavoratori, ma è anche una scelta molto sensata per le imprese.

In genere i disturbi muscoloscheletrici (DMS) interessano la schiena, il collo, le spalle e gli arti superiori, ma possono anche colpire gli arti inferiori. Indicano qualsiasi lesione o patologia alle articolazioni o ad altri tessuti.  I problemi di salute vanno da malesseri e dolori di lieve entità sino a problemi più seri che costringono ad assentarsi dal lavoro e possono richiedere cure mediche. Nei casi cronici più gravi, possono addirittura portare alla disabilità e all’abbandono forzato del posto di lavoro.

I due gruppi principali di DMS sono costituiti dai dolori/disturbi alla schiena e dai disturbi degli arti superiori legati all’attività lavorativa(conosciuti comunemente “disturbi da stress fisici ripetuti”).

LA CAUSA DEI DMS

La maggior parte dei DMS legati all’attività lavorativa si sviluppano nel tempo. Di norma non hanno una sola causa: spesso sono provocati da una combinazione di diversi fattori. Tra le cause fisiche e i fattori di rischio riconducibili all’organizzazione del lavoro si annoverano:

  • la movimentazione di carichi, specialmente quando si ruota o si piega la schiena;
  • movimenti ripetitivi o che richiedono uno sforzo;
  • l’assunzione di posture scorrette o statiche;
  • vibrazioni, scarsa illuminazione o lavoro in ambienti freddi;
  • ritmi intensi di lavoro;
  • il mantenimento prolungato della stessa posizione in piedi o seduta.

Crescono le prove che dimostrano un collegamento dei DMS con i fattori di rischio psicosociali (soprattutto se individuati in concomitanza con i rischi fisici), tra cui:

  • una domanda di lavoro elevata o una scarsa autonomia;
  • una scarsa soddisfazione sul lavoro.

PREVENZIONE

Non c’è una soluzione unica; talvolta può essere necessario rivolgersi a un esperto in caso di problemi gravi o inconsueti. Tuttavia, molte soluzioni sono semplici e poco costose (per esempio si possono fornire i lavoratori di un carrello di supporto per movimentare le merci o spostare oggetti su una scrivania).

Per contrastare i DMS, i datori di lavoro dovrebbero servirsi di una combinazione dei seguenti fattori:

  • la valutazione dei rischi:adottare un approccio olistico, valutando e affrontando l’insieme delle cause (vedi sopra);
  • la partecipazione dei dipendenti: coinvolgere il personale e i suoi rappresentanti nelle discussioni sui problemi e sulle soluzioni possibili.

Per saperne di più, leggi la scheda informativa “prevenire le patologie muscoloscheletriche legate all’attività lavorativa“.

AZIONI

Le azioni di prevenzioni potrebbero includere modifiche riguardanti:

  • gli spazi di lavoro,adeguandoli al fine di migliorare le posture lavorative;
  • le attrezzature, assicurando che siano ergonomiche e adatte ai compiti da svolgere;
  • i lavoratori, migliorando la loro consapevolezza dei rischi e impartendo una formazione su buoni metodi di lavoro;
  • i compiti, cambiando metodi o strumenti di lavoro;
  • la gestione, pianificando il lavoro in modo da evitare mansioni ripetitive o prolungate con posture scorrette, programmando pause, la rotazione delle funzioni o la riassegnazione del lavoro;
  • i fattori organizzativi,sviluppando una politica in materia di DMS.

Anche il monitoraggio e la promozione della salute, il riadattamento e il reinserimento dei lavoratori che ancora soffrono di DMS vanno considerate nell’approccio di gestione di tali disturbi.

LA NORMATIVA EUROPEA

Le direttive europee, i regolamenti degli Stati membri e gli orientamenti sulle buone prassi già riconoscono quanto sia importante prevenire i DMS. Tra le direttive pertinenti figurano la “direttiva quadro” generale sulla SSL e le direttive sulle tematiche seguenti: la movimentazione manuale di carichi, le attrezzature di lavoro, gli standard minimi per i luoghi di lavoro e le attività lavorative svolte con videoterminali (schermi di computer).

Nel 2007 la Commissione europea ha avviato una consultazione  su possibili interventi comunitari, tra cui una nuova normativa. I possibili piani sono stati sospesi in pendenza di un riesame delle direttive dell’UE nel 2014-2015. I DMS sono riconosciuti come una priorità degli Stati membri dell’UE e delle parti sociali europee.

 

MIGLIORE E PIÙ SEMPLICE L ‘USO DI UN QUESTIONARIO NELLA VALUTAZIONE DELLA SINDROME DEL TUNNEL CARPALE


Compiti mansioni lavorative caratterizzate da movimenti ripetitivi, innaturali e con richiesta di sforzo  della mano e del polso possono aumentare il rischio di sindrome del tunnel carpale (CTS) tra i lavoratori dei caseifici. La compromissione del nervo mediano può essere valutata con l’ecografia (US) e gli studi di conduzione nervosa (NCS), ma un questionario strutturato può aiutare a identificare i primi sintomi.

OBIETTIVI DELLO STUDIO

a) confrontare la sensibilità delle indagini statunitensi e NCS ( studi di conduzione nervosa)per rilevare i primi segni di CTS;

b) esplorare la correlazione dei risultati di questi due test con i sintomi di CTS ottenuti dalla somministrazione di un questionario mirato.

METODI: Sono stati reclutati quaranta lavoratori maschi della sala di mungitura. Il protocollo di studio includeva:

1) l’identificazione dei sintomi caratteristici della CTS attraverso un questionario mirato;

2) imaging del tunnel carpale (utilizzando un dispositivo ad ultrasuoni portatile;

3) NCS del nervo mediano distale.

RISULTATI: Il questionario sui sintomi è stato considerato positivo se almeno un sintomo CTS era presente entro due settimane prima dell’esame. Il questionario sui sintomi ha mostrato un alto livello di specificità (92,6%) e sensibilità (61%) rispetto ai risultati di conduzione nervosaNCS.

I risultati degli ultrasuoni hanno rivelato una prevalenza della neuropatia mediana del 55%, ma rispetto all’NCS, l’ecografia ha mostrato valori predittivi piuttosto bassi (NPV del 37% e PPV del 38%).

DISCUSSIONE: il questionario sui sintomi era associato alla patologia del nervo mediano spesso osservata nella CTS. Inoltre, i risultati dello studio hanno dimostrato che il questionario è il metodo di screening più efficace rispetto agli ultrasuoni.

 

Liberamente tradotto da dottAlessandro Guerri medico del lavoro

 

NUOVO MANUALE INAIL SULLE VIBRAZIONI

È stata pubblicata sul sito dell’INAIL una nuova pubblicazione gratuita Inail, del Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale su “La valutazione del rischio vibrazioni”.
Il volume si propone come riferimento operativo per la misura, la valutazione e il controllo del rischio derivante dall’esposizione alle vibrazioni meccaniche nei luoghi di lavoro, sulla base dello stato dell’arte delle conoscenze tecniche e scientifiche in materia.


Viene proposto un metodo per la corretta classificazione dei lavoratori in fasce di rischio, e un nuovo metodo standardizzato per il calcolo dell’incertezza sui descrittori del rischio. Nelle Appendici sono presentati diversi esempi pratici.
Di seguito affrontiamo l’articolazione del volume, i suoi obiettivi e riportiamo un estratto sui percorsi di valutazione previsti dall’art. 202 del d.lgs. 81/2008.

 

Articolazione del Volume

La Pubblicazione comincia con la Determinazione dell’esposizione al rischio vibrazioni ed identifica le diverse tipologie, le diverse misure di esposizione. Si concentra quindi sul documento di valutazione dei rischi, affrontando le diverse fasi di questa valutazione, la giustificazione del rischio, la quantificazione, i possibili DPI antivibrazione, informazione, formazione e sorveglianza sanitaria.
Inoltre, un capitolo specifico riguarda il controllo delle vibrazioni meccaniche delle macchine e le indicazioni sulla Corretta manutenzione. Nelle appendici aspetti più tecnici relativi a metodi e calcoli di esposizione (e non solo).

Obiettivo del Volume

Il Dipartimento INAIL ha inteso fornire a tutti gli operatori della sicurezza un documento operativo di sintesi sulle attuali conoscenze nazionali e internazionali per consentire loro di valutare nel migliore dei modi i rischi legati all’esposizione alle vibrazioni meccaniche, sia quelle trasmesse al sistema mano-braccio che quelle trasmesse al corpo intero. In particolare, vengono date indicazioni operative dettagliate sulla corretta metodologia di valutazione del rischio vibrazioni per ciascuno dei tre ‘percorsi’ previsti dall’art. 202 del d.lgs. 81/2008 che utilizzano, alternativamente, i dati di certificazione dei costruttori, le banche dati o le misurazioni. Per ognuno di questi percorsi è inoltre definito un metodo per il calcolo dell’incertezza associata alla stima dei descrittori di rischio. Indicazioni tecniche per la riduzione del rischio e un’ampia casistica di esempi completano il documento.

I percorsi di valutazione del rischio ai sensi d ell”art. 202 del Testo Unico di Sicurezza

Il d.lgs. 81/2008 prevede, all’art. 202 comma 2, la possibilità che l’accelerazione prodotta da un utensile/veicolo venga stimata per tre diverse vie:
a) Misure. L’esecuzione di misure di accelerazione, ed il successivo calcolo del descrittore di esposizione A(8), verrà discussa nella sezione 2.5 per le HAV e nella sezione 2.6 per le WBV. Nella stessa sezione 2.6 verranno anche brevemente presentati metodi integrativi per la quantificazione di vibrazioni con forte contenuto impulsivo. Infine, nell’Appendice G verranno illustrate le caratteristiche richieste alla strumentazione di misura.
b) Informazioni fornite dal costruttore delle attrezzature. L’utilizzo dei dati forniti dal fabbricante verrà discusso nella sezione 2.7.
c) Informazioni reperite in banche dati. L’utilizzo delle banche dati verrà discusso nella sezione 2.8 del Volume.

Procedura da seguire secondo il Coordinamento tecnico delle Regioni e delle Province autonome

Sulla base dell’interpretazione resa dal Coordinamento tecnico delle Regioni e delle Province autonome, si può stabilire che la procedura da seguire su questo tema sia la seguente:
a) si ricercano, all’interno di una banca dati, le informazioni relative alle accelerazioni dei diversi utensili/veicoli. I dati possono essere utilizzati a patto che essi descrivano le reali condizioni di rischio relativamente a:
– modello e utilizzo dell’attrezzatura;
– manutenzione dell’attrezzatura;
– disponibilità di tutti gli elementi utili per una eventuale bonifica del rischio.
b) Qualora l’opzione a) non sia percorribile, si utilizzano le informazioni relative alle accelerazioni dei diversi utensili/veicoli fornite dal costruttore. I dati possono essere utilizzati a patto che:
– siano disponibili fattori correttivi (se richiesti);
– l’attrezzatura sia in buone condizioni di manutenzione; – essi contengano gli elementi utili per una eventuale bonifica del rischio.


c) Qualora né l’opzione a) né l’opzione b) risultino percorribili, vanno eseguite misure. In quanto ‘metodo di riferimento, va fatto ricorso a misure in tutti i casi dubbi o controversi o che abbisognano di particolare precisione nel calcolo dell’esposizione, ed in generale nei casi elencati nel documentodel Coordinamento tecnico delle Regioni e Province autonome e di seguito riportati:
– situazioni espositive nelle quali, non potendo giustificare, non sono disponibili né dati pertinenti in BDV né valori forniti dal fabbricante;
– attrezzature di lavoro per le quali i dati del fabbricante siano in palese disaccordo (ed in particolare sottostimano) con i dati misurati riportati in BDV;
– attrezzature di lavoro i cui libretti di istruzione riportino valori di accelerazione senza riferirsi ad alcuna normativa CEN o ISO non pertinente al macchinario stesso;
– contenziosi sull’attendibilità dei livelli di esposizione;
– valutazione dei livelli di esposizione per indagini su presunte malattie professionali.

Il Volume INAIL afferma anche che la misurazione delle vibrazioni serve anche per verificare se il programma di manutenzione del parco macchine (es.: sedili, ammortizzatori, attrezzi di lavoro collegati) è efficace e nel caso ridefinirne programmazione e specificità.

da Insic

Prodotto: Volume
Edizioni: Inail – 2019
Disponibilità: Si –  Consultabile anche in rete
Info: dcpianificazione-comunicazione@inail.it

LA VALUTAZIONE DELLA MMC PER COMPITI COMPLESSI

La ISO 11228 parte 1 si occupa di assegnare lo standard per l’analisi del rischio da sollevamento e trasporto. In supporto a tale normativa, nel 2014 è stato pubblicato il Technical Report 12295, un applicativo delle ISO 11228 che fornisce gli strumenti per lo studio delle movimentazioni secondo gli algoritmi di calcolo previsti dalle norme tecniche.

Per ampliare l’applicazione di ISO 11228-1, la ISO TR 12295 propone nuovi criteri che consentono di analizzare compiti di sollevamento complessi ossia compiti compositi con più di 10 “varianti” e compiti variabili. Queste tipologie di compiti di sollevamento vanno valutate tramite le procedure di analisi differenziate che si fondano comunque sul metodo originale della RNLE che è alla base della ISO 11228-1 ed anche della EN 1005-2.

MMC TECO MILANO

Come vengono classificate le tipologie di movimentazione?

Compito semplice: è definito come compito che include il sollevamento di un solo tipo di oggetto (con lo stesso peso) usando sempre la medesima postura (geometria del corpo) nello stesso schema all’origine e alla destinazione. In questo caso viene utilizzata la procedura di calcolo dell’Indice di Sollevamento “tradizionale”, come riportato nella ISO 11228-1.

Compito composito: è definito come compito che include il sollevamento di oggetti (generalmente dello stesso tipo e massa) usando geometrie differenti (raccogliere e posizionare da/su mensole a diverse altezze e/o diversi livelli di profondità). In questo caso viene applicata la procedura di calcolo dell’Indice di Sollevamento Composito (CLI), mediante l’Equazione del NIOSH Revisionata.

Compito variabile: viene definito come un compito in cui sia la geometria del corpo che il peso della massa variano durante diversi sollevamenti eseguiti dai lavoratori nello stesso periodo di tempo. In questo caso viene applicata la procedura di calcolo dell’Indice di Sollevamento Variabile (VLI).

Quali sono le caratteristiche della movimentazione da prendere in considerazione?

Per il calcolo degli indici CLI e VLI è importante riconoscere dei dati rappresentativi della movimentazione. Tali dati comprendono:

  • il numero dei carichi sollevati e il loro peso,
  • l’altezza della mani,
  • la distanza orizzontale,
  • l’asimmetria, ecc.

Per calcolare gli indici di sollevamento occorre adottare alcune semplificazioni nelle diverse variabili (e relativi moltiplicatori) presenti nell’Equazione originale:

m ≤ mref× hM× vM× dM× αM× fM× cM

Le semplificazioni riguardano, infatti, i seguenti parametri:

  1. collocazione verticale (altezza delle mani all’origine/destinazione del sollevamento).
  2. dislocazione (distanza) orizzontale (Massimo punto di presa delle mani lontano dal corpo durante il sollevamento).
  3. Asimmetria (dislocamento angolare del carico).
  4. Dislocazione verticale del sollevamento (distanza verticale delle mani tra l’altezza d’origine e la destinazione).
  5. Tipo di presa

Per gestire le valutazioni specifiche dovute a sollevamento e trasporto, Blumatica ha sviluppato l’innovativa soluzione Blumatica DVR che consente di implementare la Valutazione dei rischi di qualunque organizzazione e mediante specifici tools integrati di eseguire le analisi di tutti i rischi specifici, tra cui quelli derivanti dalla Movimentazione dei carichi

MMC – Sollevamento e trasporto: valutazione rapida ai sensi del Technical Report ISO TR 12295 e valutazione dettagliata “STEP by STEP” prevista dalla norma UNI ISO 11228-1. Accanto alla verifica dell’attività in condizioni ideali, della durata e della frequenza della movimentazione, viene proposta l’applicazione dell’equazione RNLE (Revised NIOSH Lifting Equation), pubblicata dal NIOSH ed opportunamente modificata.

Algoritmi differenti propongono, poi, l’analisi dei compiti compositi e variabili con relativo calcolo degli indici di riferimento

da ediltecnico

IL RISARCIMENTO NELL ‘ERNIA DISCALE

Da laleggepertutti.it

L’ernia del disco è una patologia diffusa, che colpisce molti lavoratori, spesso non correttamente diagnosticata: di che cosa si tratta?

Il problema si manifesta con un dolore acuto alla schiena (lombalgia), che può propagarsi lungo la gamba, fino al ginocchio (lombosciatalgia) o al piede (lombo cruralgia). A questo dolore di frequente si associano intorpidimento e formicolii (parestesie) e perdita di forza negli arti.

Dolori e intorpidimenti si manifestano in quanto l’ernia del disco consiste nella fuoriuscita di una parte del disco intervertebrale (la struttura anatomica della colonna vertebrale posta tra una vertebra e l’altra) dallo spazio tra le due vertebre, sua sede naturale. La fuoriuscita del disco, andando a interferire con i nervi circostanti, causa appunto i dolori agli arti ed alla schiena e gli intorpidimenti.

Nel caso in cui vi sia addirittura l’espulsione dell’ernia, ossia quando una parte della massa gelatinosa del disco si distacca, andando a toccare il nervo sciatico, il dolore risulta ancora più acuto e l’arto può risultare totalmente addormentato

L’ernia del disco, o ernia discale, o lombare, può essere causata dall’attività lavorativa svolta, qualora, ad esempio, le mansioni comportino il dover stare seduti o fermi a lungo in una postura che comprima la colonna vertebrale, o la movimentazione manuale di carichi.

Si ha dunque diritto al risarcimento Inail ernia del disco?

L’ernia discale può essere indennizzata dall’Inail sia in caso d’infortunio, ossia se risulta causata da un trauma avvenuto in occasione di lavoro, sia nel caso in cui l’attività lavorativa svolta causi la degenerazione progressiva del disco intervertebrale.

L’ernia discale può avere comunque più concause: postura scorretta nello svolgimento dell’attività lavorativa, insufficiente attività fisica, predisposizione genetica, invecchiamento, artrosi, traumi ripetuti o sforzi eccessivi aumentano sicuramente le possibilità che la patologia insorga o peggiori.

Ma come scoprire se si ha l’ernia del disco, e come essere risarciti? Facciamo chiarezza.

Indice

  • 1 diagnosi di ernia del disco
  • 2 Indennità di malattia INPS per ernia del disco
  • 3 Ernia del disco : infortunio sul lavoro
  • 4 Ernia de disco : malattia professionale
  • 5 Indennizzo INAIL per ernia del disco
  • 6 Invalidità civile per ernia del disco

Diagnosi di ernia del disco

L’ernia del disco è diagnosticata dal medico in base all’anamnesi del paziente (cioè alla raccolta dei sintomi lamentati dal paziente) ed all’esame clinico; l’esame d’elezione per la diagnosi di ernia del disco è la RMN (risonanza magnetica nucleare).

Indennità di malattia Inps per ernia del disco

Se i dolori ed i sintemi dell’ernia del disco sono così intensi da impedire lo svolgimento dell’attività lavorativa, il dipendente può assentarsi dal lavoro per malattia, dietro presentazione dell’apposito certificato medico. In questo caso può ricevere, a seconda delle ipotesi, l’indennità per malattia da parte dell’Inps e l’integrazione da parte del datore di lavoro.

È il medico curante a stabilire le giornate di assenza necessarie.

Ernia del disco: infortunio sul lavoro

Se l’ernia del disco si è manifestata a causa di un incidente nello svolgimento dell’attività lavorativa, dietro presentazione dell’apposita certificazione medica, il datore di lavoro è obbligato a inviare all’Inail la denuncia di infortunio sul lavoro.

Che cos’è l’infortunio? L’infortunio sul lavoro è un evento lesivo, che avviene per una causa violenta in occasione dello svolgimento dell’attività lavorativa.

Non deve essere confuso con la malattia professionale , che invece avviene per “causa lenta”, cioè si verifica a causa del prolungato svolgimento di una specifica attività, o della prolungata esposizione a determinate sostanze o permanenza in un certo ambiente; infortunio sul lavoro e malattia professionale sono entrambi indennizzati dall’Inail.

Ma quando, in particolare, l’ernia del disco può essere ricondotta a un infortunio sul lavoro? Secondo quanto affermato dalla Cassazione [1], è sufficiente che la lesione si verifichi in un brevissimo arco di tempo, a seguito dell’attività lavorativa: basta che sia causata da un’azione che non esuli dalle condizioni abituali e tipiche delle mansioni alle quali il lavoratore è addetto.

Inoltre, tra attività lavorativa e lesione deve sussistere un nesso causale, e l’evento deve verificarsi in occasione di lavoro.

Ernia del disco: malattia professionale

L’ernia del disco può essere ricondotta alla malattia professionale, come confermato dalla Cassazione [2]: una malattia è infatti considerata professionale quando la sua causa è riconducibile all’attività lavorativa svolta o all’ambiente di lavoro.

Certamente, non è semplice stabilire con certezza se la malattia è professionale, cioè se è causata dall’attività svolta o dall’ambiente lavorativo, considerando che alcune patologie possono verificarsi anche dopo anni, a causa dell’esposizione nel tempo ai fattori di rischio.

Ad esempio, l’ernia del disco, come osservato, può avere più concause, alcune connesse all’attività svolta, ed altre non collegate.

Sino a non molto tempo fa, a causa delle difficoltà nell’individuazione la connessione tra patologia e lavoro svolto, le uniche malattie considerate professionali erano le sole malattie tabellate, cioè indicate in specifici elenchi o tabelle: all’interno delle tabelle, determinate patologie sono collegate a particolari attività. Se il lavoratore contrae una malattia tabellata, gli è sufficiente dimostrare di aver svolto una delle attività collegate alla patologia per ottenere dall’Inail gli indennizzi previsti per le malattie professionali.

L’elenco delle malattie tabellate è stato notevolmente ampliato col tempo; oggi, ad ogni modo, può essere considerata professionale anche una malattia non tabellata, se si dimostra che la patologia è collegata all’attività svolta o all’ambiente di lavoro.

Indennizzo Inail per ernia del disco

Per ernia discale del tratto lombare, con disturbi trofico-sensitivi persistenti, l’Inail riconosce un’inabilità, cioè una riduzione della capacità lavorativa, fino al 12%. Quest’inabilità è indennizzabile?

Per rispondere, bisogna sapere che le prestazioni dell’Inail sono riconosciute quando, a seguito di un infortunio sul lavoro o di una malattia professionale, la capacità lavorativa dell’interessato si riduce, in modo temporaneo o permanente. Inoltre, è indennizzato anche il danno biologico, cioè il danno conseguente alla violazione del diritto di ogni persona alla salute e alla propria integrità psico-fisica, indipendentemente dall’incidenza dell’evento lesivo sulla capacità di guadagno.

Le principali prestazioni economiche che l’Inail riconosce in caso d’inabilità, temporanea o permanente, sono:

  • la rendita diretta per inabilità permanente;
  • la rendita per inabilità temporanea assoluta;
  • l’indennizzo per danno biologico;
  • la rendita unificata per eventi lesivi ricadenti nello stesso regime assicurativo;
  • l’assegno personale continuativo;
  • la rendita di passaggio;
  • l’erogazione integrativa di fine anno.

L’Inail riconosce anche delle prestazioni non economiche, come la fornitura di protesi ed ausili, i soggiorni termali e climatici, il rimborso di alcuni farmaci…

Invalidità civile per ernia del disco

L’ernia lombare non risulta tabellata, cioè non risulta tra le malattie alle quali è ricollegata una determinata percentuale d’invalidità civile o al lavoro (Inps).

Se, però, il paziente viene sottoposto ad un intervento chirurgico di stabilizzazione del rachide lombare, è possibile ricondurre per analogia la patologia nel codice 7010 (anchilosi di rachide lombare), con una percentuale di riconoscimento del 31 – 40%.

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TECO MILANO :

Quando si parla di sicurezza sul lavoro, ambiente, medicina del lavoro e formazione Teco Milano srl è il riferimento giusto per chi cerca un partner adatto.

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