ODONTOIATRIA

EMERGENZA COVID E RISCHIO LEGIONELLA NEGLI STUDI ODONTOIATRICI

Indicazioni per la prevenzione del rischio Legionella nei riuniti ...

Questo documento fornisce indicazioni specifiche per contenere il potenziale rischio di trasmissione di infezione da Legionella legato all’acqua contenuta nei riuniti odontoiatrici alla luce dell’emergenza COVID-19. In questo periodo, infatti, la considerevole riduzione dell’erogazione delle prestazioni odontoiatriche con conseguente fermo tecnico di molti riuniti, ha favorito il ristagno dell’acqua e la conseguente formazione di biofilm con una maggiore proliferazione di microrganismi ad esso associato, portando ad un innalzamento del rischio di infezione da Legionella. Il documento si ispira alle linee guida nazionali per la prevenzione ed il controllo della legionellosi, al decreto legislativo 81/2008, ai dettami del DM 14 giugno 2017 inerente ai piani di sicurezza dell’acqua e al documento dell’ESCMID Study Group for Legionella Infections (ESGLI).

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iss odonto rapporto-covid-19-27-2020

Riunito dentale Skema 6 | Castellini

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PERFLUOROSULFONATI E AUMENTO DELLA CARIE


Sostanze chimiche largamente impiegate specie in passato per prodotti sia industriali sia di largo consumo e diffuse nell’ambiente – i ‘perfluorosulfonati’ (PFAS) – che spesso contaminano anche le acque che beviamo, potrebbero aumentare il rischio di carie nei bambini.   Lo suggerisce uno studio di Constance Wiener e Christopher Waters West Virginia University pubblicato sul Journal of Public Health Dentistry.

Associate a diversi problemi di salute tra cui il colesterolo alto, queste sostanze chimiche sono particolarmente resistenti alla degradazione, pertanto i composti PFAS presentano un’elevata persistenza ambientale e capacità di bioaccumulo, con effetti tossici sull’uomo di varia natura. I PFAS fanno parte della famiglia di sostanze definite come “interferenti endocrini” in quanto in grado di alterare gli equilibri ormonali.

Young woman at the dentist


Nello studio gli esperti hanno misurato la concentrazione di queste sostanze 
nel sangue di 629 bambini di 3-11 anni ed anno osservato lo stato di salute dei loro denti, tenendo conto anche di una serie di fattori noti per influire sul rischio di carie, come l’igiene orale e l’alimentazione.  È emerso che i bambini con concentrazioni ematiche maggiori di acido perfluorodecanoico erano più a rischio di presentare carie. È possibile che questa sostanza ostacoli il corretto sviluppo dello smalto dentale, esponendo i denti dei bambini all’attacco dei batteri che causano le carie.  “È interessante notare come in questo campione quasi il 50% dei piccoli coinvolti presentava carie o otturazioni – sottolinea all’ANSA Luca Landi, presidente della Società Italiana di Parodontologia e Implantologoa: un dato che deve far riflettere sulla necessità di intensificare i programmi di prevenzione e di diffusione delle informazioni. Conoscere ciò che si beve o ciò che si mangia – conclude Landi – è fondamentale anche per prevenire i problemi della bocca, e questa informazione deve essere parte integrante di qualunque sistema di prevenzione”.

 

Da dottnet.it fonte: Journal of Public Health Dentistry, ansa

STUDIO SULLO STRESS LAVORO CORRELATO NEL SETTORE ODONTOIATRICO

ABSTACT
Introduzione I dentisti sono spesso esposti a fattori di stress professionali, che comprendono le reazioni empatiche  con pazienti che avvertono dolore, ansia e paura. Non sorprende che i dentisti siano quindi un gruppo lavorativo che sperimenta livelli particolarmente elevati di esaurimento professionale. Il presente studio fornisce il primo test empirico per stabilire se il burnout professionale è più elevato e il benessere generale è più basso, per i dentisti e gli studenti che hanno maggiori difficoltà a gestire le proprie emozioni (disregolazione delle emozioni) e individuare e interpretare segnali sociali dagli altri (difficoltà cognitive sociali ).

Materiali e metodi Novantasei professionisti (dentisti e odontoiatri) e 54 studenti di odontoiatria hanno completato tests per la misurazione della regolazione delle emozioni, della funzione cognitiva sociale del born out  professionale e  della misurazione del benessere.

Risultati Coerentemente con altri dati di letteratura , i tassi di burnout erano significativamente più elevati sia nei professionisti odontoiatri  che negli studenti, rispetto ai normali standard . È importante sottolineare che i risultati hanno anche identificato associazioni significative tra i tassi di esaurimento sia con la disregolazione delle emozioni, sia con una delle misure della funzione cognitiva sociale ovvero la disposizione empatica a provare disagio in risposta all’angoscia degli altri (angoscia personale). Anche la valutazione della disregolazione emotiva e del disagio personale era significativamente più alta per gli studenti di odontoiatria rispetto ai professionisti.

Conclusione Questi dati evidenziano l’importanza di essere in grado di gestire efficacemente le emozioni negative ed i fattori stressogeni  negli studi dentistici

liberamente tradotto ed adattato da dott Guerri

BRUXISMO E IPERTENSIONE ARTERIOSA

ABSTRACT
Contesto e obiettivi: la renalasi, una nuova ammina ossidasi, è coinvolta nello sviluppo dell’ipertensione. Il bruxismo del sonno (SB) è un comportamento correlato al sonno caratterizzato da attività ritmica o non ritmica dei muscoli masticatori, che porta all’usura meccanica dei denti, al dolore dei muscoli masticatori oltre a problematiche correlate a disturbi del  sonno .

Studi recenti indicano che SB svolge un ruolo nella patogenesi dell ‘ipertensione. Pertanto, questo studio mirava a determinare la relazione tra intensità del bruxismo nel sonno e concentrazione di renalasi, che potrebbe aiutare in futuro a chiarire la patogenesi dell’ipertensione e altri disturbi cardiovascolari.

Materiale e metodi: SB è stato valutato in 87 pazienti adulti utilizzando la polisonnografia con misurazione notturna  integrata da registrazioni audio e video .Gli episodi di bruxismo sono stati valutati secondo gli standard dell’American Academy of Sleep Medicine. I livelli di renalasi sierica sono stati misurati nei pazienti utilizzando kit di analisi degli immunosorbenti enzimatici. Risultati: SB (Bruxism Episode Index (BEI) ≥2) è stato diagnosticato nel 54% (n = 47) della popolazione studiata e la concentrazione media di renalasi è risultata ridotta nel gruppo ipertensivo rispetto al gruppo normotensivo (133.33 ± 160,71 vs 219,23 ± 220,58, p = 0,047). Inoltre, è stata osservata una correlazione lineare negativa tra la concentrazione di renalasi e l’indice di massa corporea (BMI) nel gruppo SB (r = 0,38, p <0,05) ma non nei controlli. Pertanto, un BEI più elevato e un BMI più elevato sono stati identificati come fattori associati indipendentemente alla più bassa concentrazione di renalasi, ma solo nel gruppo di pazienti che avevano una concentrazione di renalasi ematica> 212,5 ng / mL.

Conclusione: esiste un’associazione tra concentrazione di renalasi e intensità SB e sono necessari ulteriori studi per chiarire il ruolo della renalasi nella patogenesi dell’ipertensione e di altri disturbi cardiovascolari.

Parole chiave: renalasi; dormire; bruxismo del sonno; ipertensione

Liberamente tradotto e adattato

da dott Guerri

APNEE NOTTURNE E INCIDENTI STRADALE : QUANDO IL DENTISTA PUO’FARE LA DIFFERENZA

Da un articolo di Cristina Marrone sul corriere della sera neuroscienze

Sua moglie le dà le gomitate di notte perché russa troppo? È in sovrappeso? È iperteso?» Se il vostro dentista vi fa queste domande durante una normale visita di controllo vuol dire che svolge in modo completo il suo lavoro e ricopre bene il ruolo di «sentinella epidemiologica» affidato dal ministero della Salute agli odontoiatri per intercettare attraverso un rapido screening le Osas, la Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno. È un problema di cui si parla poco ma ha ricadute concrete, talvolta drammatiche, sulla sicurezza stradale (e non solo).

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Gli incidenti stradali

Secondo gli ultimi dati Aci (Automobile Club Italiano) i colpi di sonno alla guida dell’auto sono responsabili del 7% dei 175 mila incidenti stradali ogni anno in Italia, con conseguenze stimabili in 250 morti e oltre 12 mila feriti. Anche i dati dell’Inail sono inquietanti: si parla di un milione di incidenti sul lavoro ogni anno dovuti alle Osas con 1200 morti e 25 mila invalidi permanenti, nonché 16 milioni di giornate lavorative perse. Una strage silenziosa dai costi altissimi e sottostimati.

Sottodiagnosi

Dodici milioni di italiani soffrono di apnee notturne. «Si stima che in Italia l’80% dei casi non sia diagnosticato» spiega Paolo Appendino, direttore del reparto di Odontostomatologia all’ospedale Mauriziano di Torino, dove a novembre si è svolto un convegno su questo tema. E, dato ancor più allarmante, è che nel nostro Paese solo il 17% dei pazienti con questa patologia viene curato contro l’88% della Francia, l’85% della Germania e il 71% della Spagna.

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Il ruolo del dentista

È in questo contesto che si inserisce il ruolo del dentista. I dati Istat 2013 dicono che gli odontoiatri sono circa 58 mila su tutto il territorio italiano ed il 38% dei pazienti al di sopra dei 3 anni vi si reca almeno una volta all’anno per un totale di circa 20 milioni di visite: il dentista è dunque una figura chiave per intercettare il sommerso. Come? Con un’anamnesi mirata volta ad indagare ipertensione, obesità, russamento notturno e sonnolenza diurna. Il sospetto diagnostico del dentista va confermato dalla polisonnografia dello pneumologo. «I casi lievi o medio-lievi possono essere trattati con successo dal dentista con l’applicazione di bite da portare durante il sonno per l’avanzamento mandibolare» spiega Appendino. Per i casi più seri l’opzione prescelta è la ventilazione notturna applicata dallo pneumologo. I bite funzionano e sono ben tollerati dai pazienti ma ci sono delle criticità. La fascia di popolazione più colpita dalle Osas è sopra i 65 anni e questi apparecchi vanno ancorati ai denti che spesso con l’età sono sostituiti da dentiere. Inoltre il Servizio Sanitario Nazionale non rimborsa i costi del dispositivo, che sono però di gran lunga inferiori a quelli sanitari e sociali derivanti dalla mancata cura della patologia.

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RISCHIO BIOLOGICO IN ODONTOIATRIA A NIGUARDA

DA ITALIAN DENTAL JOURNAL

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Mercoledì 6 giugno l’Asst Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano ospiterà il convegno “La valutazione dei rischi biologici dell’acqua e dell’aria nell’ambiente odontoiatrico”, patrocinato dal ministero della Salute. «L’obiettivo del convegno è quello di dare giusta luce a un problema oggi sottostimato, in maniera rigorosa e senza allarmismi» ha spiegato a Italian Dental Journal il dottor Fabio Di Carlo, componente del Gruppo tecnico sull’odontoiatria del ministero della Salute ed esperto dell’Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza in sanità di Agenas. «Le nuove linee guida sulla legionella e i controlli ad oggi effettuati dall’autorità pubblica hanno dimostrato che il rischio esiste» sottolinea Di Carlo, convinto che qualsiasi posizione negazionista, ovvero che non sia capace di stimolare l’attenzione del professionista pubblico e privato verso la corretta valutazione del rischio biologico dell’acqua e dell’aria nell’ambiente di lavoro odontoiatrico, sia potenzialmente pericolosa poiché può esporre l’odontoiatra a un problema di responsabilità professionale e che spesso non è nemmeno protetto una adeguata copertura assicurativa.

 

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rischio biologico odontoiatria

Il convegno (accreditato Ecm per tutti i professionisti sanitari e a partecipazione gratuita) sarà di fatto un confronto tra esperti per fare il punto anzitutto sugli aspetti epidemiologici e scientifici, per poi condividere con il management delle strutture sanitarie pubbliche e private che vorranno partecipare, «una visione costruttiva della valutazione del rischio e le buone pratiche attese in ambulatori odontoiatrici moderni e sicuri» stimolando così «piani di miglioramento delle proprie realtà dove specificamente si esercita il servizio di odontoiatria». «Sarà un’occasione di incontro per dare il giusto peso al problema e iniziare a ragionare su soluzioni tecnologicamente sicure e politicamente concrete, ovvero che permettano di limitare al minimo l’onere del dentista, già vessato da un’enorme burocrazia» ci ha detto Di Carlo.
Sul palco dei relatori saliranno il professor Luigi Checchi (ordinario di parodontologia e implantologia all’Università di Bologna), il dottor Giorgio Tulli (Agenzia Regionale Sanità Regione Toscana), la dottoressa Antonietta P. Sparaco (direttore sanitario dell’unità operativa di odontoiatria all’Ospedale Sacco di Milano), la dottoressa Livia Barenghi (consulente del Sacco), l’avvocato Silvia Stefanelli (esperta di diritto sanitario), la dottoressa Maria Luisa Ricci (dipartimento di malattie infettive, parassitarie e immuno-mediate dell’Istituto Superiore di Sanità), il dottor Gaetano Elli (direttore medico di presidio ospedaliero al Niguarda) e la dottoressa Elisabetta Masturzo (dirigente medico al Niguarda e responsabile aziendale per la prevenzione e il controllo della legionellosi).

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rischio biologico odontoiatria

Cambia l’odontoiatria, cambia il rischio
Il rischio biologico dell’acqua e dell’aria nell’ambiente odontoiatrico non è immutabile nel tempo. «L’odontoiatria non è più quella di una volta – riflette Di Carlo –. Se nel secondo millennio l’odontoiatra si dedicava sostanzialmente alla protesi ed esprimeva il massimo della sua chirurgia nell’estrazione dentaria, nel terzo millennio la pratica chirurgica è aumentata sensibilmente, sia nella complessità degli interventi che nella frequenza. Per questo nel rispetto delle buone pratiche e della sicurezza delle cure oggi è necessario alzare e adeguare il livello di sicurezza del setting in cui tali trattamenti vengono eseguiti».

Una ulteriore ipotesi riguardo l’aumento del rischio della contaminazione crociata nel terzo millennio non riguarda solo l’evoluzione nella pratica clinica del dentista, ma potrebbe essere correlata anche a fattori ambientali: spiega Di Carlo che l’aumento medio delle temperature climatiche ha di fatto provocato una sostanziale tropicalizzazione del clima italiano, che a sua volta ha diminuito l’incidenza dello shock termico estate-inverno, elemento che in passato contribuiva a porre un freno allo sviluppo del biofilm batterico ove presente nella reti idriche pubbliche e private. A questo, per Fabio Di Carlo, si associa anche il fatto che le tubature condominiali, soprattutto nei palazzi storici, sono fuori dal controllo dell’autorità pubblica (a differenza delle tubature pubbliche), con un rischio aumentato di contaminazione dell’acqua nell’ultimo tratto che è fonte di alimentazione dei circuiti idrici del riunito odontoiatrico, il quale mediante la nebulizzazione di flussaggio strumentale è capace di trasmettere nell’ambiente al paziente e agli operatori i contaminanti provenienti dalla rete idrica di alimentazione del riunito. «L’ipotesi di creare una efficace barriera a monte del riunito, scongiurandone la contaminazione dalla rete, unitamente a periodici controlli – sottolinea l’esperto – potrebbe rappresentare un ulteriore livello di prevenzione fondamentale in tale ambito ».

Andrea Peren
Giornalista Italian Dental Journal

Per informazioni e iscrizioni al convegno:
Physiolife – http://ecm.physiolife.it 
ecm@physiolife.it – cell. 327.0630298

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