OCULISTICA E LAVORO

OCCHIO SECCO E COMPUTER :IL PARERE DELL ‘ESPERTO

Il centro Oftalmico CARONES é da molti anni sinonimo di eccellenza nel campo oculistico ed Oftalmico.

In questo WEBINAR il Dott Vigo ci spiega tutto ciò che riguarda un disturbo oculistico molto diffuso sicuramente accentuato dall ‘uso ormai sempre più necessario di videoterminalisti.

Buona visione

 

OCCHI PORTA DI PASSAGGIO E CONTAGIO PER IL COVID 19

Coronavirus isolato nelle lacrime: la scoperta dello Spallanzani. Rezza (Iss): occhi porta di ingresso e uscita del Covid

Il contagio può avvenire anche attraverso le lacrime di chi è positivo al COVID19.  Lo dimostra uno studio pubblicato su Annals of Internal Medicine dai ricercatori dell’Istituto SPALLANZANI di Roma secondo il quale il virus SarsCov2 è attivo anche nelle secrezioni oculari. Gli occhi quindi non sono solo una delle porte di ingresso del virus nell’organismo, ma anche una «potenziale fonte di contagio». Insomma, è stato dimostrando che il virus oltre che nell’apparato respiratorio, è in grado di replicarsi anche nelle congiuntive.

IL TAMPONE – La ricerca ha analizzato un tampone oculare prelevato tre giorni dopo il ricovero da una paziente positiva al virus, gli studiosi quindi hanno isolato il virus dimostrando che esso è in grado di replicarsi anche nelle congiuntive.  La paziente ricoverata allo Spallanzani alla fine di gennaio aveva una congiuntivite bilaterale.

L’OMS – Si tratta di una scoperta che ha «importanti implicazioni anche sul piano della salute pubblica, tant’è che il risultato è stato comunicato all’Organizzazione Mondiale della Sanità d’accordo con l’Editor della rivista prima della pubblicazione». «Questa ricerca dimostra che gli occhi non sono soltanto una delle porte di ingresso del virus nell’organismo, ma anche una potenziale fonte di contagio – commenta Concetta Castilletti, responsabile dell’Unità Operativa Virus Emergenti del Laboratorio di Virologia dello Spallanzani – ne deriva la necessità di un uso appropriato di dispositivi di protezione in situazioni, quali gli esami oftalmici, che si pensava potessero essere relativamente sicure rispetto ai rischi di contagio che pone questo virus».

LA POSITIVITA’ – La ricerca ha evidenziato che i tamponi oculari possono essere positivi quando invece i campioni del distretto respiratorio non mostrano più tracce del virus: i campioni respiratori della paziente, infatti, a tre settimane dal ricovero risultavano ormai negativi, mentre il campione oculare era ancora debolmente positivo sino a 27 giorni dal ricovero. Saranno necessari ulteriori studi per verificare fino a quando il virus continua ad essere attivo e potenzialmente infettivo nelle lacrime. La scoperta dei nostri ricercatori, sottolinea Marta Branca, direttore generale dello Spallanzani, «è un altro piccolo tassello che si inserisce nel complicato puzzle di questo virus. La nostra soddisfazione è quella di contribuire, con questa ricerca, a far conoscere meglio i meccanismi di contagio e, quindi, a creare maggiore consapevolezza e sicurezza negli operatori chiamati a confrontarsi con la gestione clinica dei pazienti».

Coronavirus, il contagio potrebbe avvenire anche attraverso le ...

REZZA (ISS): OCCHI PORTA DI INGRESSO E USCITA – «In qualche modo è stato dimostrato che il virus ‘entra ed esce’ dagli occhi. Anche la stessa congiuntivite», che era già stata posta sotto l’attenzione dei ricercatori per il suo legame con il nuovo coronavirus, «deriva dal fatto che Sars-Cov-2 può entrare anche dagli occhi. Oggi con questo nuovo tassello che si aggiunge alla conoscenza del virus emerge che si può moltiplicare anche nell’epitelio congiuntivale». Così Gianni Rezza, direttore del dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità (Iss), commenta all’Adnkronos Salute il nuovo studio dell’Inmi Spallanzani di Roma. «È molto importante – aggiunge – che si continui a studiare e ad approfondire la conoscenza di questo virus».

OCULISTI: INDOSSARE OCCHIALI – L’unica protezione per tenere in sicurezza gli occhi dal rischio di essere la ‘portà del virus è mettersi gli occhiali di protezione, che creano una ‘camerà chiusa intorno agli occhi, insieme alle mascherine. Chi porta già quelli da vista ha una minima difesa, ma attenzione dipende dalla grandezza della montatura. Perché parliamo di goccioline che possono essere dirette o fluttuare nell’aria. Lo studio dello Spallanzani quindi ci dice che occorre portare tutti gli occhiali di protezione se vogliamo avviare la Fase II». Così Matteo Piovella, presidente della Società oftalmologica italiana (Soi).

Piovella ricorda che «la prima persona a dare conto della gravità del coronavirus è stato un medico oftalmologo di Wuhan. Questo perché uno dei sintomi evidenziato era la congiuntivite virale da coronavirus che ha, purtroppo, caratteristiche molto simili a quelle della tradizionale congiuntivite. Ovvero – chiarisce il presidente degli oculisti – prende un occhio solo, che rimane più rosa che rosso, da dei fastidi limitati come se ci fosse la presenza di un ciglio. Infine c’è il rigonfiamento del linfonodo recettore all’attaccatura della mandibola. Cose che tutti gli oculisti sanno».

da il messaggero

Il Messaggero Digital

GIORNALE ITALIANO DI MEDICINA DEL LAVORO ED ERGONOMIA 2019 E ARCHIVI

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Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia

Volume XLI – N. 4 Ottobre-Dicembre 2019

In questo volume sono presenti 20 articoli:

1. Nuovi criteri internazionali per la valutazione del rischio vascolare e la stadiazione clinica della sindrome da vibrazioni mano-braccio (Massimo Bovenzi) SCARICA
2. La valutazione dei rischi da radiazioni ottiche: metodi, casi studio, criticità (Iole Pinto, Andrea Bogi, Francesco Picciolo, Nicola Stacchini) SCARICA
3. La valutazione del rischio da esposizione a CEM con particolare riguardo alla tutela dei soggetti sensibili (Rosaria Falsaperla, Eugenio Mattei, Federica Censi, Andrea Bogi, Iole Pinto, Giovanni Calcagnini) SCARICA
4. Metodi e strumenti sanitari per l’idoneità lavorativa dei soggetti particolarmente sensibili a CEM (Fabriziomaria Gobba) SCARICA
5. I rischi per la salute e la sicurezza nel lavoro portuale: aggiornamento della revisione narrativa della letteratura (Anna Barbieri, Laura Sabatini, Francesca Graziosi, Elena Severi, Gianpiero Mancini, Francesco Saverio Violante) SCARICA
6. L’approccio armonizzato alla salute e sicurezza nei porti italiani: l’esperienza del gruppo tecnico interregionale sui porti e le navi (Giulio Andrea Tozzi) SCARICA
7. Salute e sicurezza sul lavoro in ambito portuale e governo dei processi sociali e di sviluppo economico (Giovanni Civranÿ) SCARICA
8. L’organizzazione della prevenzione nel porto di Ravenna (Gianpiero Mancini, Giampiero Lucchi, Elio Elia, Sandra Olanda, Francesco Martinini, Mauro Rossetto, Raffaella Angelini) SCARICA
9. Lo strumento dell’AUDIT nella gestione della sicurezza sul lavoro nelle aziende che operano nell’area portuale di Trieste. Un progetto di prevenzione interistituzionale (Paolo Toffanin, Valentino Patussi, Giuseppe Camponna) SCARICA
10. Allergia a caffè verde ed esposizione a particelle ultrafini nei lavoratori del porto di Triesteonomico (Francesca Larese Filonk) SCARICA
11. Effects of transportation noise and particulate matter on the cardiovascular system: What is the new evidence? (Martin Rööslian) SCARICA
12. Limiti e potenzialità dell’analisi combinata epigenetica e trascrizionale su ampia scala per individuare obiettivi terapeutici nelle malattie cardiovascolari (Roberta Paolillo, Nicola Boccella, Stefania D’Apice, Giovanni Esposito, Cinzia Perrino) SCARICA
13. Allostatic Load as a mediator of the association between psychosocial risk factors and cardiovascular diseases. Recent evidence and indications for prevention (Giovanni Veronesi, Marco Cavicchiolo, Marco M. Ferrario) SCARICA
14. Impatto della riabilitazione cardiaca ambulatoriale per la ripresa dell’attività lavorativa del cardiopatico1? (Sara Doimo, Antonella Cherubini, Patrizia Maras, Donatella Radini, Andrea Di Lenarda, Gianfranco Sinagra?) SCARICA
15. Idoneità lavorativa nel cardiopatico: valutare i rischi fisici e psico-sociali‚ (Rossana Borchini, Marco M. Ferrario) SCARICA
16. I rischi nei laboratori di ricerca: i rischi di tipo chimico,3 (Domenico M. Cavallo, Andrea Cattaneo, Andrea Spinazzèna) SCARICA
17. Esposizione a nanoparticelle nei laboratori di ricercaa (Ivo Iavicoli, Veruscka Leso, Luca Fontana) SCARICA
18. Allergia da animali da laboratorio (Massimo Corradi, Luisella Selis, Giovanna Pela’, Paola Mozzoni, Roberta Andreoli, Matteo Goldoni) SCARICA
19. Rischio biologico nei laboratori di ricercaso1 (Stefano Porru, Marco Chiappin, Nicolò Sfrisop) SCARICA
20. In memoriam
Francesco Candura (1929-2019) ()
SCARICA

Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia

Volume XLI – N. 3 Luglio-Settembre 2019

1. La “nuova direttiva cancerogeni” dell’Unione Europea: gli impegni che ci attendono, le nuove opportunità che ci si presentano (e non dobbiamo sprecare) in Italia (Roberto Calisti) SCARICA
2. Gammopatia monoclonale di incerto significato (MGUS) e fattori occupazionali di rischio: criteri di attuazione della sorveglianza sanitaria (Giuseppe Taino, Lorenzo Bordini, Cecilia Sarto, Sara Porro, Francesco Chirico, Enrico Oddone, Marcello Imbriani) SCARICA
3. Infortuni sul lavoro nelle micro e piccole imprese nel periodo 2013-2015 in provincia di Roma (Giuseppe La Torre, Ferdinando Petronzi, Giorgio Bollini, Alice Mannocci, Sabina Sernia) SCARICA
4. Percezione dei rischi e personalità: una ricerca nel settore dei trasporti (Dario Cafagna, Massimiliano Barattucci) SCARICA
5. Proposta di un metodo per la valutazione del rischio di burnout negli insegnanti: il VA.RI.B.O (VAlutazione RIschio Burn-Out) (Francesco Chirico, Giuseppe Taino, Nicola Magnavita, Ines Giorgi, Giuseppe Ferrari, Maria Carmela Mongiovì, Marcello Imbriani) SCARICA
6. Influence of socioprofessional determinants on teachers’ mental well-being (Aouatef Mahfoudh, Ahlem Bakhrouf, Ines Rassas, Hajer Ammar, Lamia Bouzgarrou, Amira Omrane, Adnene Henchi, Mohamed Akrout, Taoufik Khalfallah) SCARICA
7. Il lavoro in un cantiere in alta quota: generalità fisiopatologiche e analisi di una casistica occupazionale (Giuseppe Taino, Guido Giardini, Alberto Delogu, Roberto Foti, Enrico Oddone, Marcello Imbriani) SCARICA
8. Congress of the United States, Ramazzini Institute and its affiliates, IARC: questions on scientific transparency (Enrico Pira, Maria Luigia De Piano, Michael Declementi, Alessandro Godono, Denis Longo) SCARICA
9. 100 Hz Localized vibration increases ipsilateral cerebellar areas activity during a motor task in healthy subjects: Three Cases Report (Roberto Casale, Cira Fundar, Zaira Symeionidou, Anna Furnari, Nicola Taiocchi, Caterina Galandra) SCARICA

Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia

Volume XLI – N. 2 Aprile-Giugno 2019

1. Il modello clinico ICD-ICF di cure ospedaliere (Egidio Traversi, Isabella Springhetti, Mario Melazzini, Gianni Giorgi) SCARICA
2. Misure di valutazione e abbinamento dei codici ICF in medicina riabilitativa: la sfida del passaggio dalla teoria alla pratica (Anna Giardini, Michele Vitacca, Roberto Pedretti, Antonio Nardone, Luca Chiovato, Antonio Spanevello, a nome del gruppo ICF Maugeri) SCARICA
3. Percorsi diagnostico terapeutici assistenziali anche riabilitativi o riabilitazione “da scarico”? (Tommaso Redaelli, Stefania Moro, Giacomo Corica, Claudio Garbelli, Egidio Traversi) SCARICA
4. Verso un’ontologia di riferimento per i sistemi informativi in medicina riabilitativa: il nomenclatore delle prestazioni riabilitative (Paolo De Nardi, Gianni Giorgi, Alessandro La Manna, Silvia Traversoni, Anna Giardini) SCARICA
5. La medicina riabilitativa e i criteri di appropriatezza: tra cronicità, multimorbilità e complessità (Domenico Scrutinio, Mauro Carone) SCARICA
6. Nuovo concetto di spazio riabilitativo nell’era della Digital Health in riabilitazione cardio-respiratoria (Antonio Mazza, Mara Paneroni, Michele Vitacca, Marco Ambrosetti) SCARICA
7. La Palestra Digitale in ambito neuromotorio (Isabella Springhetti) SCARICA
8. Il percorso ambulatoriale ICD-ICF in terapia occupazionale (Monica Panigazzi, Edda Maria Capodaglio, Elena Prestifilippo, Silvia Traversoni, Claudia Quaccini, Marcello Imbriani) SCARICA
9. Invecchiamento della popolazione attiva, modello clinico ICD-ICF e Medicina del lavoro e della Riabilitazione (Marcello Imbriani, Giuseppe Taino, Monica Panigazzi, Edda Capodaglio, Enrico Oddone, e gli altri componenti del Dipartimento di Medicina del Lavoro, Ergonomia, Tossicologia e Rischi ambientali, ICS Maugeri IRCCS) SCARICA
10. Implementazione del modello ICD-ICF in medicina riabilitativa: presentazione di un caso clinico in cardiologia riabilitativa (Sergio Masnaghetti, Federica Gramegna, Paola Mariani, Giulia Contardina Salvaneschi , Simona Sarzi Braga) SCARICA
11. Implementazione del modello ICD-ICF in medicina riabilitativa: presentazione di un caso clinico in riabilitazione respiratoria (Cinzia Lastoria, Serena Cirio, Raffaella Bido, Piero Ceriana, Michele Vitacca) SCARICA
12. Implementazione del modello ICD-ICF in medicina riabilitativa: presentazione di un caso clinico in riabilitazione neuromotoria (Gioacchino Castronovo, Angela De Palo, Domenico De Cicco) SCARICA

Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia

Volume XLI – N. 1 Gennaio-Marzo 2019

1. Le tutele del lavoratore con patologie oncologiche e il ruolo del medico competente per il suo reinserimento lavorativo (Fabrizio Caldi, Giovanni Guglielmi, Alfonso Cristaudo) SCARICA
2. Pendolarismo e lavoro: effetti sulla salute di una popolazione di lavoratori interessati dal fenomeno (Giuseppe Taino, Enrico Oddone, Gina Bianco, Giorgia Malagò, Ennio Pucci, Maria Carmela Mongiovì, Marcello Imbriani) SCARICA
3. Patologie professionali correlate ad attività di movimentazione manuale di carichi (Renato Nardella) SCARICA
4. Le scale di misura della soddisfazione lavorativa: una rassegna critica (Palmira Faraci, Paola Magnano, Giusy Danila Valenti) SCARICA
5. Valutazione del burnout nel personale dipendente del reparto di Ematologia di un Policlinico Universitario (Alice Mannocci, Cristina Sestili, Federico Carlevale, Clara Minotti, Maria De Giusti, Paolo Villari, Roberto Foà, Claudio Cartoni, Giuseppe La Torre) SCARICA
6. Assessment of functional status and rehabilitative strategies in occupational therapy: role of the Groningen Activity Restriction Questionnaire (Eliana Giambelluca, Monica Panigazzi, Abdo Saade, Marcello Imbriani) SCARICA
7. Critical Illness Polyneuropathy (CIP): a multicenter study on functional outcome (Zaira Symeonidou, Kassiani Theodoraki, Athanasios Chalkias, Erifili Argyra, Roberto Casale) SCARICA

 

ARCHIVI

Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia

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CAMPAGNA NAZIONALE PREVENZIONE MACULOPATIA

 CAMO Centro Ambrosiano Oftalmico
in collaborazione con l’Ospedale San Raffaele di Milano e ASST H Fatebenefratelli-Sacco di Milano promuove dal 23 gennaio al 28 febbraio 2020 la Campagna Nazionale di Prevenzione della Maculopatia e Retinopatia Senile. Questa importante iniziativa medico-sociale ha avuto il patrocinio del Ministero della Salute, del Comune di Milano, della Società Oftalmologica Italiana e di IAPB Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità.

Partendo dalla certezza che la miglior cura è sempre la prevenzione, quest’anno sono 26 i centri in 12 regioni in cui si potrà effettuare un esame gratuito volto alla rilevazione di queste due invalidanti patologie che, se non diagnosticate per tempo, possono portare alla cecità. Gli screening saranno effettuati da equipe medico-infermieristiche altamente qualificate e dotate delle attrezzature più all’avanguardia.

La degenerazione maculare senile, legata all’invecchiamento della retina, colpisce in Italia oltre un milione di persone, soprattutto dopo i 65 anni di età. Ma i numeri sono in crescita, proprio perché sta aumentando la popolazione anziana potenzialmente candidata alla malattia. L’aspettativa di vita è in aumento nel mondo, ma vivere più a lungo è un premio senza valore se la qualità della vita è compromessa da cattive condizioni di salute e dalla perdita di autonomia, come quando si perde la capacità di vedere. Investire negli screening e in efficaci terapie per mantenere e migliorare la funzionalità dell’individuo è di cruciale importanza. “Questa è la linea da seguire e lo scopo e finalità del nostro impegno”, afferma il Dott. Lucio Buratto.

COME FUNZIONALO SCREENING

Generalmente lo screening avrà una durata massima di circa 20 minuti e non causerà alcuno stress al paziente. Durante lo screening per la maculopatia saranno eseguiti due esami.

  • TEST DI AMSLER

    Il test d Amsler è utile ad individuare subito la presenza di metamorfopsia, cioè una visione distorta e/o deformata delle immagini. Le metarmofopsie sono sintomi tipici della maculopatia. Si tratta di un test assolutamente non invasivo e davvero molto “facile”, in quanto consiste nell’osservare – prima con un occhio e poi con l’altro – una semplice griglia a quadretti.

  • OCT

    La Tomografia ottica a radiazione coerente (OCT) utilizza un raggio di luce e permette di analizzare così vari strati della retina. Questo esame fornisce moltissime informazioni sullo stato della retina centrale, e, quindi, riveste un ruolo fondamentale nello studio di numerose patologie della macula. Anche in questo caso l’esame non è invasivo, in quanto eseguito senza alcun contatto con l’occhio e senza alcuna somministrazione di farmaci.

INFO E PRENOTAZIONI

Data la natura della patologia, gli screening della maculopatia senile sono riservati alle persone di età superiore ai 50 anni, che non abbiano già una diagnosi di maculopatia.

Agli screening gratuiti si potrà accedere tramite prenotazione online, scegliendo giorno e orario preferiti sul sito curagliocchi.it a partire dal 23 gennaio e fino ad esaurimento delle disponibilità.

Per maggiori informazioni: Tel. 02 6361 1999

Curagliocchi.it

STRESS E SINDROME DELL’OCCHIO SECCO

Questo studio è stato condotto per valutare la prevalenza e i fattori di rischio della sindrome dell’occhio secco (DED) tra i lavoratori paramedici in un ospedale universitario in Corea. Per questo motivo lo studio trasversale ha incluso 566 paramedici in un ospedale universitario in Corea.

I sintomi dell’occhio secco sono stati valutati usando un questionario con 9 domande e “DED” è stato definito come avere uno o più sintomi dell’occhio secco spesso o continuamente. Sono stati inoltre valutati i  dati demografici ed eventuali altri potenziali fattori di rischio di DED. Lo stress psicologico è stato misurato utilizzando VAS e questionari sulla scala di stress 4 (PSS-4). Dei 566 paramedici, 232 (35 maschi e 197 femmine) hanno completato il sondaggio. La prevalenza di DED era del 42,7% (99/232). L’analisi univariata ha rivelato che i punteggi di sesso femminile (P <0,001), uso prolungato del computer (P = 0,003) e stress VAS (P <0,001) e PSS-4 (P = 0,009) più elevati avevano una significativa associazione con DED.

Nell’analisi multivariata, la DED aveva un’associazione significativa con il sesso femminile (P = 0,003) e lo stress VAS (P = 0,013) dopo aggiustamento per il sesso, la durata dell’uso del computer e lo stress VAS, e aveva un’associazione significativa con il sesso femminile (P = 0,003) e durate dell’uso del computer (P = 0,029) dopo aggiustamento per sesso, durata dell’uso del computer e punteggio PSS-4. In conclusione, DED era prevalente tra i paramedici in Corea. Il suo rischio è aumentato tra donne e lavoratori con aumentato stress psicologico. L’uso prolungato del computer era probabilmente associato a DED.

per leggere l’articolo originale tratto da nature.com cliccare qui sotto su

LINK ARTICOLO

Da nature.com

Liberamente tradotto ed adattato da dott Alessandro Guerri medico specialista in medicina del lavoro

OCCHIO SECCO NELL’AREA METROPOLITANA MILANESE

Da Adnkronos

Occhio secco epidemia metropolitana, o meglio ancora padana. L’overdose digitale – con una tecno-dipendenza da computer, tablet e smartphone che supera le 6 ore al giorno – l’abuso di aria condizionata o riscaldamentoe lo smog ‘asciugano la vista’ al 75% degli italiani, con punte dell’83% fra chi abita in Pianura padana. E’ quanto emerge da uno screening nazionale che ha coinvolto 745 persone di 11 regioni della Penisola, sottoposte a controlli gratuiti nei 16 centri che lungo lo Stivale hanno aderito alla quarta campagna di prevenzione e diagnosi promossa dal Cios (Centro italiano occhio secco) di Milano diretto da Lucio Buratto, in collaborazione con la clinica Oculistica dell’università dell’Insubria di Varese diretta da Claudio Azzolini.

Risultati immagini per occhio secco

I risultati dell’iniziativa, patrocinata da ministero della Salute e Soi (Società oftalmologica italiana) vengono diffusi nel capoluogo lombardo insieme a quelli della prima campagna di prevenzione e diagnosi del cheratocono, che sempre con il patrocinio di ministero e Soi ha permesso di valutare 317 persone in 21 centri, ancora sotto l’egida di Buratto quale direttore del Camo (Centro ambrosiano oftalmico), con Neovision e in collaborazione con le università di Verona e di Chieti-Pescara. Ne è emerso che quasi 2 italiani su 10 soffrono o potrebbero ammalarsi di questa patologia progressiva della cornea, tipica dell’adolescenza e associata – se non trattata – a un crollo della capacità visiva.

“Quest’anno abbiamo organizzato tre campagne di diagnosi e prevenzione contro maculopatia diabetica (gennaio), occhio secco (maggio-giugno) e cheratocono (settembre-ottobre)”, ricorda Buratto, direttore scientifico di Cios e Camo. “E’ stato impegnativo, ma grazie alla collaborazione con università e centri d ricerca e con il sostegno delle istituzioni, in primis il ministero della Salute, abbiamo raggiunto ottimi risultati ed è stato centrato l’obiettivo: aiutare le persone a vivere meglio, diffondendo la cultura della prevenzione. Tutti gli esami sono stati completamente gratuiti – precisa l’esperto – e le tecnologie a disposizione all’avanguardia nel mondo della diagnostica”, anche con l’impiego di test genetici (test Avellino) e intelligenza artificiale per stanare il cheratocono.

Tra i fattori di rischio per l’occhio secco si confermano età (gli over 50 sono più colpiti), sesso (donne più esposte), alterazioni ormonali, malattie sistemiche, fumo e alcol. “Ma insieme a questi, e con un’incidenza sempre maggiore nell’insorgenza della sindrome – sottolineano gli specialisti – ci sono l’inquinamento atmosferico, il lavoro in ambienti con aria condizionata oppure molto ventilati o secchi, e l’uso prolungato di dispositivi dotati di schermo luminoso“. Condizioni che alterano la funzionalità lacrimale e che sono “riscontrabili nelle grandi città metropolitane, soprattutto del Nord, in percentuale doppia rispetto alle altre zone d’Italia”.

Per l’analisi dei dati raccolti grazie alla campagna sull’occhio secco, considerando anche la distribuzione dell’inquinamento sul territorio nazionale sono state individuate due categorie: informazioni provenienti dai centri situati in Pianura padana (gruppo A – Milano, Varese, Torino e Padova), o da altri territori (gruppo B – Napoli, Arezzo, Pisa, Bari, Catania, Sassari e Lecce). Si quindi calcolato che nel gruppo A più del 20% dei pazienti trascorre oltre 6 ore al giorno in un ambiente condizionato, contro meno del 10% nel gruppo B. Anche l’uso della tecnologia per più di 6 ore al giorno è maggiore nel gruppo A (47%) rispetto al B (33%). “Di fronte agli schermi luminosi – avvertono gli esperti – si tende a sbattere le palpebre (ammiccamento) molto meno frequentemente, con una ridotta produzione di lacrime e un’eccessiva evaporazione” che ‘desertificano’ l’occhio.

“L’aumento dei casi di secchezza oculare che si è registrato negli ultimi anni – aggiungono gli specialisti – è correlato anche alla crescita esponenziale dei casi di allergia“, riscontrata nel 18% dei pazienti di entrambi i gruppi A e B. Quanto infine alle patologie sistemiche, dagli screening condotti, solo per le tiroiditi il campione B conta più pazienti (20%) rispetto all’A (11%).

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Dalla campagna dedicata al cheratocono è emerso invece che l’82% delle persone visitate non presenta alterazioni riconducibili alla patologia, il 10% mostra alterazioni sospette e l’8% modifiche corneali spia di un cheratocono già evidente e mai diagnosticato in precedenza. Un 18% che, riguardando una malattia di giovani e giovanissimi, desta negli addetti ai lavori “una certa preoccupazione”.

Nell’occhio affetto da cheratocono la cornea si assottiglia e cambia foggia. Spesso diventa miope, ma è l’astigmatismo irregolare a disturbare maggiormente la visione restituendo immagini sfocate e deformate. La patologia può esordire fin dalla pubertà e, se non viene immediatamente diagnosticata, diventa difficile da curare. Individuare precocemente il problema permette invece di trattarlo con il Cross linking, una tecnica para-chirurgica che si è dimostrata efficace nel rallentare e in molti casi fermare l’evoluzione del cheratocono. Si tratta di applicare sulla cornea un farmaco chiamato riboflavina, successivamente attivato da una luce ultravioletta Uva. L’azione combinata stimola la cornea a rinforzare i legami fra i tessuti che la compongono.

Commenta Buratto: “Gli screening hanno evidenziato come la sindrome dell’occhio secco sia una patologia in continuo aumento nella nostra società, in particolare nei grossi centri urbani e in maniera molto evidente nella Pianura padana, mentre il cheratocono è una grave patologia che colpisce in prevalenza gli adolescenti. Non ha un’incidenza altissima, ma se non diagnosticata può diventare un serio problema risolvibile solo con il trapianto di cornea. Per queste e altre patologie dell’occhio, e non solo – ammonisce l’esperto – la via maestra è quella della prevenzione. Una sempre più stretta collaborazione tra medici, ricercatori e istituzioni, in un’ottica di Welfare Community, è il modo migliore per garantire una diagnostica di alta qualità alle persone e per evitare impegni più gravosi in futuro”.

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OCCHIO SECCO : NON SOLO PER I VIDEOTERMINALI

E’ una disfunzione delle ghiandole presenti all’interno della palpebre la causa dell’occhio secco. E, a contribuire a questo problema molto diffuso tra gli adulti e anche nei giovani portatori di lenti a contatto, è anche un’alimentazione particolarmente povera di lipidi. A fare il punto sulle nuove conoscenze che emergono sulle ghiandole di Meibomio e sulle ripercussioni del loro mal funzionamento, è il 99/mo Congresso Nazionale Società Oftalmologica Italiana (Soi).

I fattori che possono diminuire l’efficienza di queste ghiandole, incaricate di secernere la sostanza grassa che riduce l’evaporazione delle lacrime, sono diversi e il primo è l’età.  “Con le modifiche ormonali dell’invecchiamento – spiega Pasquale Troiano, direttore Uoc di Oculistica dell’Ospedale Fatebenefratelli Sacra Famiglia di Erba e presidente del Comitato Tecnico Scientifico Soi – decade il ricambio dei meibociti. Questo è particolarmente evidente per la ridotta popolazione di cellule staminali associata a queste ghiandole”. Vi sono poi una serie di fattori che possono influire, come “bassa umidità, l’aumento della velocità dell’aria, l’uso di lenti a contatto, l’aumentato intervallo di ammiccamento tipico durante l’uso di video e gli interventi chirurgici oculari. Ma anche una dieta troppo povera di lipidi”.

Oltre a correggere questi fattori, il trattamento della disfunzione di queste ghiandole è basato prevalentemente su approcci fisici e meccanici. “La supplementazione di lipidi sia locali (colliri lipidici, spray con liposomi) sia a livello sistemico, può avere un ruolo importante. Inoltre, il rosiglitazone e altri farmaci tiazolidinedioni usati per il trattamento del diabete non insulino dipendente sembrano in grado di stimolare la sintesi di lipidi”. Intervenire è importante anche perché le conseguenze dell’occhio secco, conclude Troiano, “ricadono negativamente sui risultati attesi di chirurgia oculare, ad esempio nei pazienti con cataratta candidato all’impianto di lenti intraoculari ad alta tecnologia”. 

Da dottnet.it

PRIME VISITE OCULISTICHE IN 5 G

Da 01health.it

Dalla collaborazione tra due istituti del Regno Unito e dall’impiego in campo medico delle ultime tecnologie delle telecomunicazioni, arriva uno dei primi esempi di “tele-visita” oftalmologica al mondo: l’esame a distanza di un occhio effettuato in streaming dal vivo usando uno smartphone 5G.

È stato il sistema di test di tele-oftalmologia sperimentato dall’Università di Strathclyde di Glasgow e dal NHS Forth Valleyscozzese a spianare la strada a questa prova pionieristica. Il sistema utilizza un feed video in diretta per collegare in modo sicuro medici, ottici e pazienti attraverso una combinazione di tecnologia di stampa 3D sviluppata a Strathclyde e la piattaforma di Video Consultation Attend Anywhere, finanziata dal governo scozzese.

Tale tecnologia in fase di test è stata sfruttata per consentire un tele-esame live utilizzando uno smartphone connesso via 5G collegato a una lampada a fessura portatile che emette un intenso fascio di luce, per fornire un’immagine dal vivo di un occhio.

Il dott. Mario Giardini e il dott. Iain Livingstone con parte dell’apparecchiatura utilizzata nelle consultazioni virtuali

L’esame è stato trasmesso in streaming in diretta dal consulente oftalmologo del NHS Forth Valley Iain Livingstone, durante una conferenza tenutasi alla fine di settembre a Edimburgo, dal direttore dell’innovazione digitale al Moorfields Eye Hospital di Londra, Peter Thomas, che ha usato un’immagine del proprio occhio.

Il dott. Livingstone, ha reso noto il team dell’Università di Strathclyde, è stato in grado di eseguire un esame virtuale, mostrando che un’immagine di qualità abbastanza elevata potrebbe essere trasmessa in tempo reale, aprendo le porte a grandi potenzialità per la telemedicina in futuro.

Il tele-esame ha sfruttato la nuova rete 5G di Londra ed Edimburgo e ha permesso una consulenza completa senza la necessità di una clinica. Il test mette in evidenza come l’emergere della tecnologia 5G possa offrire ampie opportunità per la medicina e l’assistenza sanitaria.

Secondo il Dott. Mario Giardini del Dipartimento di Ingegneria Biomedica dell’Università di Strathclyde, la qualità delle telecomunicazioni di ultima generazione ora consente la trasmissione di immagini molto dettagliate e la telemedicina potrebbe raggiungere presto la stessa chiarezza delle consultazioni di persona, collegando aree remote ai medici e promuovendo l’eguaglianza nell’accesso all’assistenza sanitaria.

INTERVENTO CATARATTA E GUIDA SICURA

Da quotidianosanità.it

14 ottobre – Gli interventi di cataratta contribuiscono a rendere le strade più sicure perché dimezzano incidenti stradali e situazioni a rischio incidente (i cosiddetti ‘near miss’). Lo stabilisce una ricerca australiana appena presentata a San Francisco al congresso dell’American Academy of Opthalmogy. E secondo gli esperti, per definire l’idoneità alla guida dei pazienti più avanti negli anni, andrebbe introdotta, accanto alla tradizionale valutazione dell’acuità visiva, anche una valutazione ‘qualitativa’.

Che la chirurgia della cataratta fosse in grado di restituire ai pazienti il piacere di vedere i colori in tutto il loro splendore e di migliorare la visione notturna è cosa nota da tempo, ma che potesse avere delle ricadute sulla sicurezza stradale non era stato finora dimostrato.

La cataratta è un pegno comune da pagare all’invecchiamento: un 80enne su due presenta questo problema. I colori perdono le loro note vibranti, di notte si vede peggio perché le luci si sfrangiano in mille raggi che disturbano la visione, si fa più fatica a vedere gli oggetti da vicino. Tutto perché il cristallino, che dovrebbe essere limpido come suggerisce il suo nome, si opaca. Il rimedio c’è ed è (almeno per ora) affidato alla chirurgia: il cristallino opacato viene sostituito da una lente artificiale e si torna a vedere. Spesso anche senza occhiali.
Un intervento dai tempi contenuti, che viene effettuato quasi sempre in day hospital, in anestesia locale. Rapido e risolutivo. Ma non tutte le persone con cataratta decidono di affrontarlo.  Qualcuno ritiene che non interferendo troppo con le attività del vivere quotidiano, si possa vivere bene anche senza correggere la cataratta. Ma è davvero così?

Jonathon Nge colleghi della University of Western Australia hanno deciso di oggettivare l’impatto della cataratta sulla qualità di vita, in un contesto particolare: guidare la macchina. A tale proposito hanno arruolato 44 pazienti candidati all’intervento di cataratta e li hanno sottoposti ad un test di guida con un simulatore che proponeva loro varie situazioni:  limiti di velocità, traffico, incroci non controllati e attraversamenti pedonali.
I pazienti venivano nuovamente sottoposti al test di guida simulato dopo l’intervento di cataratta al primo occhio, poi dopo il secondo intervento (in genere viene operato prima un occhio, iniziando con quello con la cataratta più ‘densa’, poi l’altro occhio).
I risultati ottenuti si commentano da soli. Dopo il primo intervento, incidenti e situazioni al limite dell’incidente (i cosiddetti ‘near miss’) sono risultati ridotti del 35%; dopo il secondo intervento si arriva  a ridurli del 48%.

Secondo gli autori dello studio, l’acuità visiva (quella misurata con le tavole optometriche per la patente) rappresenta un importante esame per definire l’idoneità alla guida di una persona , ma dà comunque una valutazione incompleta. Un indicatore altrettanto importante è la qualità della visione. Una migliore sensibilità al contrasto e una migliore visione crepuscolare possono avere ricadute importanti sulla sicurezza alla guida.

“In Australia e in altri Paesi – commenta il dottor Ng – i pazienti spesso aspettano mesi prima di essere operati, dopo la diagnosi di cataratta. I risultati di questo studio sottolineano invece l’importanza di sottoporsi tempestivamente all’intervento, per garantire la sicurezza e l’indipendenza negli spostamenti in auto anche nei guidatori più avanti con gli anni”.

Maria Rita Montebelli

COMPUTER E LAVORO I CONSIGLI DELL ‘ESPERTO

Dal quotidiano “La Repubblica”
Con la ripresa delle attività lavorative e anche delle scuole, gli occhi tornano incollati a computer e vari dispositivi che li affaticano a causa del cosiddetto ‘stress accomodativo’. I consigli dell’esperto per lavorare prendendosi cura degli occhi

Dopo un periodo di relax estivo, con lo sguardo rivolto verso il mare e l’orizzonte, siamo tornati alla vita di tutti i giorni. La maggioranza degli italiani è rientrato in ufficio o sui banchi di scuola, con la solita routine quotidiana e gli occhi sempre incollati ad uno schermo, che sia computer, tablet o smartphone. Con l’aiuto di Matteo Piovella, presidente della Società Oftalmologica Italiana, vediamo come tornare al lavoro e allo studio proteggendo gli occhi.

Stimoli digitali che affaticano la vista  

Ogni giorno i nostri occhi rispondono a migliaia di stimoli digitali. Secondo una ricerca condotta da Captain Cook Research per conto di Hoya – azienda giapponese nel settore delle lenti da vista – ogni giorno tra utilizzo di smartphone, computer, tablet, tv e altri dispositivi, la maggior parte delle persone trascorre in media 8-10 ore (con picchi fino a 15 ore) guardando schermi a distanza ravvicinata (il 33% da 3 a 5 ore, il 32% da 6 a 9 ore e il 28% oltre le 10 ore). La prolungata esposizione agli schermi digitali è accentuata dalla pratica sempre più diffusa di utilizzare contemporaneamente più dispositivi: smartphone e portatile (64%), smartphone e pc (56%), smartphone e tablet (50%). Una consuetudine che, tra continue messe a fuoco e cambi di intensità della luce, richiede costanti e rapidi adattamenti visivi, causando il cosiddetto stress accomodativo.

Il passaggio dall’aria aperta al chiuso è piuttosto impegnativo anche per gli occhi: “Di solito in vacanza siamo meno stressati e anche la vista è impegnata solo a vedere cose belle”, esordisce Piovella che spiega: “Invece, quando si guarda un computer gli occhi funzionano in modo differente perché lo sguardo resta a lungo fisso sullo schermo o su altri dispositivi”. Come reagiscono i nostri occhi ai continui stimoli digitali? I sintomi più frequenti sono irritazione degli occhi per la visione prolungata di schermi retroilluminati e secchezza oculare causata dalla scarsa lubrificazione dovuta al ridotto ammiccamento. “Molte persone avvertono anche una riduzione della sensibilità al contrasto quindi hanno bisogno di più luce per vedere, ma per fortuna oggi la tecnologia ci aiuta a risolvere questo problema perché basta andare sulle impostazioni di luminosità e contrasto per regolarle in modo tale che risultino meno faticose per la vista”, spiega Piovella.

Palpebre come tergicristalli

Quando guardiamo una persona – senza rendercene conto – apriamo e chiudiamo le palbebre. Si tratta dell’ammiccamento che avviene con molta frequenza. “Le palpebre si comportano come dei tergicristalli che spalmano il lubrificante naturalmente presente nell’occhio”, prosegue l’oculista. “Ma quando lavoriamo al computer i nostri occhi fissano sempre un punto e quindi l’ammiccamento si riduce di tre volte e specie se si lavora per molte ore di seguito il disagio può essere forte perché quando l’occhio resta aperto a lungo l’evaporazione aumenta e fa diminuire la lubrificazione”.

Luce blu e possibili danni alla retina

Stare tante ore al computer o su altri dispositivi può danneggiare anche la retina accelerando l’insorgenza di maculopatie? La questione non è ancora del tutto chiara. Secondo i ricercatori dell’Università di Toledo è possibile. Loro hanno scoperto il meccanismo che conduce alla morte dei fotorecettori della retina che ci consentono di vedere: la luce blu trasformerebbe una molecola chiamata retinale, indispensabile per la vista, in un killer cellulare.Ma l’American Academy of Ophtalmology (Aao), l’organizzazione no-profit che rappresenta gli oftalmologi statunitensi, è intervenuta in merito chiarendo che l’esperimento non riproduce ciò che realmente avviene nell’occhio umano perché le cellule testate nello studio sono esposte alla luce in laboratorio, dunque non come avviene quando si sta naturalmente sotto la luce del sole o al computer. Proprio per questo, secondo gli oftalmologi americani da questa ricerca non si può trarre la conclusione che la luce degli schermi faccia male.

Le precauzioni per lavorare senza stressare gli occhi

Visto che non possiamo evitare di lavorare (e i ragazzi di studiare), quali precauzioni adottare? “E’ buona abitudine utilizzare dei lubrificanti al bisogno ma anche controllare che il luogo in cui lavoriamo non abbia un ambiente troppo secco dovuto ad un eccesso di calore quando saranno accesi i termosifoni o di aria condizionata ora che fa ancora caldo”, suggerisce Piovella. A volte può essere utile mettere in ufficio un piccolo umidificatore perché rende l’ambiente più sano e confortevole anche per la vista.

Allenare gli occhi per mantenerli in buona salute

Il fatto è che ad un certo punto dovremmo concederci delle pause durante il lavoro e non tirare a lungo per ore ed ore: “Lo prevede anche la legge 626 sulla sicurezza del lavoro: basterebbe fare altro e staccarsi per almeno 10-15 minuti dal computer”, dice l’esperto. Naturalmente il tempo di pausa andrà personalizzato anche in base alle condizioni della vista e alla presenza di altri eventuali disturbi. “E’ un po’ come andare in palestra per mantenere una buona forma fisica: allo stesso modo cerchiamo di ‘allenare’ gli occhi per mantenerli in buona salute”.

Il check up della vista: mai online

La ripresa dell’attività lavorativa e della scuola può essere un’occasione utile per fare un check up dall’oculista: “E’ bene fare dei controlli adeguati per verificare le condizioni dell’occhio e anche per farsi consigliare eventualmente il tipo di lubrificante più adatto alle proprie esigenze oppure degli occhiali cosiddetti riposanti”, suggerisce l’esperto. La visita oculistica andrebbe programmata, specie in presenza di problemi specifici come miopia o cataratta: “La visita oculistica è l’unica prestazione medica che fa prevenzione, diagnosi precoce, prescrizione e cura nello stesso momento. Questo è un grande impegno per il medico ed è necessario diffondere la cultura della prevenzione anche dei disturbi della vista”, fa notare Piovella. Spesso, invece, quando ci sono dei disturbi lievi la gente se li porta dietro sopportandoli e rimandando sempre un controllo: “Ma gli occhi sono delicati e quando ci sono dei disturbi è bene farsi vedere dal medico”, avverte l’esperto che mette in guardia anche dai check up online sempre più diffusi: “E’ come voler risolvere un problema di ortopedia andando in un negozio di scarpe: sono strumenti inaffidabili soprattutto perché non c’è un medico che si prende la responsabilità della diagnosi”.