IGIGNE INDUSTRIALE

CLIMATIZZATORI SICURI CON SANIFICAZIONE E FILTRI

Da il sole24ore.it

Da una parte, le temperature che in questi giorni d’estate hanno iniziato ad arroventare le nostre città. Dall’altra, un dubbio, emerso da letture e interpretazioni, chiusi nel lockdown per il Covid-19: ma in questa estate sarà possibile accendere gli impianti di condizionamento o i sistemi di climatizzazione rischiano di essere un veicolo per il diffondersi del virus in ambienti chiusi?

Due concetti base

La risposta sta in una serie di concetti chiave, che vanno compresi. Primo: la sanificazione dei sistemi e la pulizia dei filtri (consigliata di recente anche da un documento di linee guida emanato dall’Istituto Superiore di Sanità) non è una pratica straordinaria cui dobbiamo ricorrere quest’anno, in via eccezionale, per scongiurare il rischio coronavirus. «Si tratta, al contrario, di una buona norma, che andrebbe praticata sempre – spiega Giuseppe Bonfante, esperto della Onleco, società di consulenza e servizi ingegneristici – che si sia reduci o meno da un periodo straordinario come quello vissuto la scorsa primavera. Anche perché gli interventi di pulizia professionale possono favorire una maggiore efficienza dell’impianto».

Secondo: occorre distinguere da impianto a impianto. Gli impianti di climatizzazione (specialmente quelli installati nelle nostre case, che lavorano con un’unità esterna e uno o più split interni) non sono in grado di introdurre in casa un virus presente all’esterno né di diffonderlo nell’ambiente o di concentrarlo, per il semplice motivo che i ventilatori esterni lavorano in sinergia con l’unità interna in modo ermetico: non c’è scambio d’aria, ma solo un gas refrigerante che corre tra le due unità. Ipotizziamo però che all’interno dell’appartamento ci sia una persona affetta dal virus. Anche in casa, in linea teorica, il virus potrebbe essere spostato dal movimento dell’aria, ma il medesimo principio vale anche per i ventilatori o le pale a soffitto.

I sistemi centralizzati

Una condizione che peggiora laddove i sistemi di climatizzazione siano centralizzati (è il caso di uffici, alberghi, ma anche mezzi di trasporto): si tratta di impianti che, in genere, prelevano l’aria da un ambiente e la trattano, trasferendola anche in un altro ambiente. Il virus, in questo caso, può spostarsi anche fra locali diversi. «Per diminuire il rischio e ridurre la carica virale dell’ambiente – spiega Alessandro Giuliani, di nrgzero – è possibile aumentare i ricambi orari di aria esterna. Tenendo conto che l’operazione può ovviamente incidere sui consumi energetici, visto che la macchina dovrà lavorare di più per riscaldare, raffrescare o umidificare l’aria. Per questo, per ciò che riguarda il comparto residenziale o gli uffici a ridotto afflusso di persone, ventilare e mantenere dei buoni standard di igiene, controllando l’assenza di persone infette, può essere sufficiente».

Esistono poi sistemi di sanificazione specifici, come filtri Hepa ad hoc o tecnologie che vanno dall’impiego di lampade UV alla ionizzazione e ozonizzazione degli spazi. Va detto che non esistono però studi specifici rispetto alla comprovata efficacia verso il coronavirus. «Più in generale, se dal solo Covid parliamo di qualità dell’aria indoor, oltre a inserire impianti di ventilazione meccanica controllata o naturale – prosegue Bonfante – è possibile anche ricorrere a sistemi capaci di misurare la presenza in uno spazio di inquinanti chimici, biologici e fisici e che avvertono chi è all’interno sulla necessità di ventilare».

La pulizia

Compreso il quadro, come si può pulire una macchina già installata in casa? Premesso che la pulizia principale dei climatizzatori andrebbe fatta a fine stagione (verso settembre-ottobre) e ripetuta a inizio estate, per evitare che polvere e sporco si incrostino sull’apparecchio durante l’inverno, l’operazione può essere fatta anche dal singolo proprietario di casa. Con l’interruttore elettrico dedicato o staccato, occorre innanzitutto controllare che griglie e i filtri siano puliti: le prime sono in genere supporti di plastica, che possono essere igienizzati con acqua calda e sapone. Per ciò che riguarda, invece, i filtri sono sovente lavabili e possono essere sostituiti con una cadenza almeno mensile.

Il motore esterno, se posizionato in un luogo raggiungibile, si può spazzolare (anche con l’aspirapolvere) e lavare con un panno umido e sapone. Ogni altro controllo, come quello del liquido refrigerante, va effettuato annualmente da un tecnico: più che altro è di nuovo per una questione di efficienza (ad esempio, per il rischio di eventuali perdite di pressione).

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LA RADIOPROTEZIONE DELLA NUOVA DIRETTIVA EURATOM

La Commissione europea, con Parere motivato, ha invitato l’Italia a recepire la normativa dell’UE in materia di radioprotezione contenuta nella Direttiva 2013/59/EURATOM, il cui termine per l’adeguamento è scaduto il 6 febbraio 2018. Tale normativa una volta recepita sarà l’occasione per ridisegnare con maggiore attenzione la radioprotezione in Italia non solo del personale che utilizza le radiazioni come strumento di lavoro ma anche per pazienti e cittadini.

Infatti per quanto attiene alla protezione dei lavoratori dalle radiazioni ionizzanti il Testo Unico rimanda al decreto legislativo 230 del 1995 (e sue successive modifiche). Il recepimento della Direttiva 2013/59/EURATOM andrà a modificare questo decreto, soprattutto per quanto riguarda la protezione del lavoratori e della popolazione dall’esposizione al gas Radon, in quanto molti studi epidemiologici in zone residenziali hanno evidenziato un aumento statisticamente significativo del rischio di carcinoma polmonare legato a questo agente di rischio.
Importanti novità riguarderanno inoltre il limite di legge per l’esposizione del cristallino e la protezione dei lavoratori che impiegano materiali contenenti radionuclidi presenti in natura (i cosiddetti NORM).
Infine la Direttiva richiede agli Stati Membri di identificare quali pratiche che comportano esposizioni con metodiche per immagini a scopo non medico vogliano giustificare, imponendo diversi vincoli, ma di fatto lasciando la libertà di autorizzare pratiche quali l’impiego di radiazioni ionizzanti ai fini dell’individuazione di oggetti nascosti nel corpo umano.

Riguardo all ‘argomento vi segnaliamo questo articolo comparso sulla rivista SIMG

Potete leggere questo contributo al seguente link

https://www.progettoasco.it/Riviste/rivista_simg/2019/04_2019/4.pdf

COSA DICE LA DIRETTIVA CANCEROGENI UE 2017/2398

La Comunità Europea ha  aggiornato la normativa cancerogeni con la nuova Direttiva (UE) 2017/2398 del 12/12/2017 riguardante la protezione dei lavoratori contro i rischi cancerogeni o /mutageni.La direttiva  è entrata in vigore il 17 gennaio 2018 e tutti i Paesi membri, tra cui l’Italia, dovranno recepirla entro il 17 gennaio 2020 .

Immagine correlata TECO MILANO DIRETTIVA UELe modifiche riguardano gli aggiornamenti dell’Allegato III della direttiva 2004/37/CE: le sostanze con valore limite di esposizione (ossia la quantità massima di sostanza alla quale i lavoratori posso essere esposti) passa da 3 (polveri di legno duro, benzene, cloruro di vinile) a 14 (di cui 10 agenti chimici, le fibre di ceramica refrattarie e la polvere di silice cristallina).

La direttiva aggiorna inoltre i valori limite relativi al cloruro vinile monomero e  alle polveri di legno duro.

Nella Direttiva viene già indicata la necessità di possibili ulteriori aggiornamenti dei valori limite in linea con l’evoluzione degli studi e delle evidenze scientifiche

NRisultati immagini per CANCEROGENI UE TECO MILANOella direttiva è indicato un elenco di moltissime sostanze potenzialmente responsabili di tumori professionali

Qui di seguito elenchiamo esclusivamente le più rilevanti :

  • Silice cristallina: i lavoratori maggiormente esposti sono gli addetti alla lavorazione dei minerali, dell’energia, dei metalli e delle costruzioni
  • Arsenico: responsabile di diversi tipi di tumore (alla cute, al polmone e alla vescica), entra nell’organismo attraverso le principali vie assorbimento (inalazione, ingestione, contatto)
  • Fumi di scarico diesel classificati come cancerogeni di gruppo 1 (solo nel 2012), sono responsabili per l’insorgenza di tumore al polmone e alla vescica.   I lavoratori esposti sono principalmente: addetti alle ferrovie e addetti ai trasporti
  • Amine aromatiche: associate ad un aumento di rischio per tumore (vescica, polmone), leucemia e linfomi, sono spesso usate in molte lavorazioni (verniciatura, raffinatura metalli, ecc.)
  • Formaldeideimpiegata nelle industrie tessili e plastiche, è causa di tumori al naso e leucemie mieloidi
  • Idrocarburi policiclici aromatici(IPA): associati ad un aumento di rischio per tumore del polmone e della cute; sono presenti nei processi di produzione del carbone
  • Benzene: derivato del petrolio, presente in vari processi di sintesi chimica, è causa di linfomi, leucemie linfocitarie e mielomi

I tumori professionali non si differenziano tanto dagli altri tipi di tumore, in termini clinici e biologici se non per il nesso causale legato a prevalente causa lavorativa.Risultati immagini per CANCEROGENI TECO MILANO

La prevenzione per tali esposizioni deve essere sempre massima perché , come noto , non esiste dose tossica per cancerogeni e teoricamente anche una singola esposizione a tali agenti  può portare allo sviluppo di forme neoplastiche.

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