IGIENE INDUSTRIALE

FOTO ESPOSIZIONE SOLARE E SICUREZZA SUL LAVORO

Da superabile.it

Sono in tanti a svolgere le proprie mansioni all’aperto, soprattutto in questo periodo dell’anno: una situazione che può comportare a causa delle radiazioni notevoli rischi per la salute. I consigli dei ricercatori dell’Inail per cercare di prevenire i danni. 

Gli esperti li chiamano “lavoratori outdoor” perché svolgono una frazione significativa del proprio orario lavorativo all’aperto e sono interessati dalle patologie correlate con l’esposizione a luce solare. Sono gli agricoltori, i giardinieri, i portuali, gli operai, ma anche gli istruttori di sport all’aperto, i benzinai, i portalettere, i bagnini, i vigili urbani e l’elenco non finisce qui. Sono tutte persone che per lavoro devono stare sotto il sole, spesso troppe ore e senza protezione. A loro e ai datori di lavoro è stato dedicato in passato un opuscolo, curato da Adriano Papale, medico ricercatore dell’Inail (ex Ispesl), “La radiazione solare ultravioletta: un rischio per i lavoratori all’aperto”, una guida sempre utile con consigli e le valutazioni sul rischio da esposizione solare, di cui esamineremo in questo approfondimento i principali aspetti suggeriti in ambito preventivo.

Come l’Inail misura la potenza del sole. Il laboratorio Agenti fisici del dipartimento Igiene del lavoro dell’Inail (ex Ispesl) svolge attività di ricerca sulla prevenzione dei rischi di esposizione lavorativa alle sorgenti di radiazioni ultraviolette, visibili e infrarosse di origine artificiale ma anche, e da più tempo, sulle problematiche relative all’esposizione lavorativa alla radiazione ultravioletta solare. Il laboratorio dispone di un radiometro solare situato sul tetto del Centro di ricerca di Monteporzio. Si tratta di uno strumento di precisione che misura la potenza che il nostro sole “dona” al nostro pianeta nelle varie bande dello spettro elettromagnetico, in particolare, misura la potenza per unità di superficie (irradianza) nelle bande Uva e Uvb. Da questi dati è possibile ricavare l’Uv-Index, una semplice scala di valori da zero a 11, che permette di quantificare con estrema semplicità il fattore di rischio di esposizione alla radiazione ultravioletta solare da “basso” (1-2), a “medio” (3 a 5) fino a “molto alto” (da 6 a 10). Questi studi sono coordinati da Massimo Borra, ricercatore, che ha progettato un portale per gestire, visualizzare e condividere i dati dei radiometri istallati e di tutti i futuri radiometri di altre istituzioni pubbliche o meno che vorranno utilizzare i vantaggi della rete.

I rischi da eccessiva esposizione ai raggi Uv. La radiazione solare ultravioletta deve essere considerata a tutti gli effetti un rischio di natura professionale per tutti i lavoratori outdoor e deve essere posto alla stregua di tutti gli altri rischi (chimici, fisici, biologici) presenti nell’ambiente di lavoro. La permanenza al sole per un periodo più o meno prolungato (la variabilità è soggettiva) può provocare, in particolare se la pelle non è già abbronzata, la comparsa dell’eritema solare. Se l’esposizione è stata particolarmente intensa possono comparire vescicole o bolle seguite da erosioni (ustioni solari). Altro tipo di lesione cutanea è la fotosensibilizzazione, reazione secondaria all’assunzione di alcune sostanze (soprattutto farmaci o composti chimici fotosensibilizzanti contenuti in creme, cosmetici o profumi), con meccanismo tossico o allergico nel momento in cui ci si espone al sole.

Dal fotoinvecchiamento alle neoplasie. Fenomeni rilevanti a carico della cute sono anche il fotoinvecchiamento e la foto carcinogenesi, effetti cronici che derivano dall’accumularsi dei danni causati da esposizioni prolungate nel tempo (anni), al sole e/o a fonti artificiali e sono tanto più precoci e marcati quanto più la pelle è chiara o non adeguatamente protetta. Le neoplasie cutanee possono essere di origine epiteliale come le cheratosi solari, gli epiteliomi spinocellulari (o squamocellulari) e gli epiteliomi basocellulari e di origine melanocitica, come il melanoma. L’esposizione cumulativa ai raggi ultravioletti favorisce l’instaurarsi dell’epitelioma (o carcinoma) squamocellulare. Questa neoplasia infatti presenta un’incidenza massima nelle persone con una esposizione ai raggi Uv cumulativa elevata nel corso della propria vita e tipicamente in chi svolge un’attività lavorativa all’aperto – come marinai e agricoltori – e le sedi più frequentemente colpite sono quelle più esposte al sole (volto, cuoio capelluto, dorso delle mani).  Per quanto riguarda invece la relazione esistente tra esposizione a raggi Uv e insorgenza del carcinoma basocellulare e del melanoma maligno, gli studi indicano che le due neoplasie sono legate a un’esposizione massiva al sole, soprattutto in chi tende più a scottarsi. Il rischio di melanoma è maggiore nelle aree corporee coperte, cioè non abituate al sole e, sottolineano gli esperti, per i soggetti che normalmente non si espongono al sole per motivi professionali.

Ma quanto sono esposti i lavoratori outdoor? La ricerca “Neoplasie cutanee non-melanoma nei lavoratori professionalmente esposti a radiazione solare ultravioletta”, condotta (nel 2007) dalle sezioni di Medicina del lavoro e tossicologia occupazionale e di Dermatologia dell’Università degli studi di Siena, in collaborazione con il dipartimento di Medicina del Lavoro Inail (ex Ispesl) e il Dipartimento di Prevenzione della Ausl n.7 di Siena, ha evidenziato che i lavoratori outdoor del comparto agricolo della Toscana sono esposti a dosi elevate di radiazione solare ultravioletta. Tipici valori di Med (minima dose d’esposizione alla radiazione solare per produrre arrossamento entro le 24 ore successive) per un individuo caucasico, debolmente pigmentato, vengono largamente superati (per un fattore da 6 a 30 volte) anche all’inizio della stagione lavorativa outdoor (Aprile). L’età media dei casi epitelioma riscontrati occorsi nella popolazione agricola studiata si è rivelata molto alta, compatibile con il lungo periodo di latenza della neoplasia, con un’esposizione lavorativa media alle radiazioni solari molto lunga (42,9 anni nei maschi e 36,3 anni nelle femmine).

Le tutele legislative: un aggiornamento. La legislazione riguardante la protezione dagli Uv risale al 1956. La protezione dei lavoratori nei confronti degli agenti fisici è oggi disciplinata al titolo VIII del D.lgs 81/2008. Il capo V del titolo VIII del D.lgs 81/2008 recepisce la direttiva 2006/25/CE e si applica solo ai lavoratori esposti a radiazioni ottiche artificiali durante il lavoro. Visto che il campo di applicazione del D.lgs 81/2008 è esteso a tutti i rischi per i lavoratori, la valutazione dei rischi e le relative misure di tutela vanno poste in atto anche per i lavoratori esposti a radiazioni ottiche di origine naturale, in pratica alla radiazione solare. La norma Uni En 14255 “Misura e valutazione dell’esposizione personale a radiazioni ottiche incoerenti” è composta da 4 norme che trattano le sorgenti articiali; tra queste la terza, la Uni En 14255-3, si applica, invece, al caso di esposizione residenziale e lavorativa alla radiazione solare e può essere utilizzata come indicazione per effettuare una valutazione del rischio occupazione alla radiazione naturale. Attualmente il decreto ministeriale 9 aprile 2008 (G.U. n. 169 del 21 luglio 2008) “Nuove tabelle delle malattie professionali nell’industria e nell’agricoltura” ha inserito la seguente voce tra le malattie tabellate “malattie causate da radiazioni solari”: cheratosi attiniche; epiteliomi cutanei delle sedi fotoesposte; altre malattie causate dalla esposizione professionale alle radiazioni solari.

Le strategie di protezione: i consigli degli esperti. La fotoprotezione ambientale, come sottolinea Papale, consiste nell’attuare una sorta di schermatura con teli e con coperture, ove possibile, e fornire cabine schermate per i lavoratori che devono sostare a lungo all’aperto. Per creare zone d’ombra esistono anche strutture portatili (simili a ombrelloni) che il lavoratore sposta secondo le proprie esigenze. Bisognerebbe poi sfruttare le ombre degli alberi o di costruzioni vicine e fornire al lavoratore un luogo ombreggiato per le pause.  Un altro consiglio è l’organizzazione dell’orario di lavoro: durante le ore della giornata in cui gli Uv sono più intensi (ore 10/14 oppure 11/15 con l’ora legale) dedicarsi ai compiti svolti all’interno, riservando quelli all’esterno per gli orari mattutini e serali.

L’importanza di creme solari, abiti adeguati e occhiali. Anche i prodotti antisolari (creme con filtri solari) hanno dimostrato la loro validità nel ridurre l’incidenza sia di alterazioni neoplastiche epiteliali della cute sia il fotoinvecchiamento. E ancora indossare un cappello in tessuto anti Uv, a tesa larga e circolare (di almeno 8 cm.) per proteggere capo e viso. Quando si lavora al sole, anche se fa caldo non bisogna scoprirsi, vanno usati invece abiti leggeri e larghi, maniche e pantaloni lunghi e tessuti che proteggano dai raggi Uv. Non dimentichiamo infine di proteggere gli occhi. Infatti l’esposizione per una o due ore senza protezione, può determinare arrossamento e bruciore (cheratite) dovuta alla radiazione Uva che può favorire, soprattutto nei più giovani, la formazione precoce di cataratta. Gli occhiali da sole proteggono anche da quella parte dello spettro visibile ancora molto energetica (luce blu) che, raggiungendo la retina e contrariamente agli Uva assorbiti tra la cornea e il cristallino, può provocare, reazioni fototossiche alla base di potenziali effetti di degenerazione maculare senile.

La prevenzione più efficace? Un po’ di “buon senso”. Insomma, come rileva Massimo Borra, l’esposizione alla radiazione solare deve essere “pensata” per poterne godere degli aspetti benefici e salutari senza incorrere, o perlomeno rendendo minimi, gli immancabili ma “naturali” effetti dannosi. “Per lavorare correttamente all’aperto limitando i rischi di esposizione alla radiazione solare dobbiamo solo ritrovare il “buon senso al sole” dei nostri nonni e bisnonni contadini, che si alzavano all’alba per mietere il grano, riposavano all’ombra durante le ore di canicola e vestivano camicie e cappelloni di paglia”, conclude Borra. “Se poi consideriamo che forse non sapevano neppure leggere e che “sicurezza del lavoro” forse significava solamente “certezza di un salario” alla fine della giornata, allora possiamo essere sicuri che, se ci sono riusciti loro, con un po’ di “buon senso” anche noi, oggi, possiamo lavorare nel modo corretto “alla luce del sole”. (fonte Inail)

MICOTOSSINE IN AMBITO AGRO-ZOOTECNICO

Da Inail.it

Contaminazione da micotossine in ambito agro-zootecnico

L’opuscolo è il prodotto finale di una manifestazione d’interesse voluta da Inail, Direzione regionale Campania, e il Dipartimento di medicina veterinaria e produzioni animali dell’Università di Napoli, Federico II.

Immagine Contaminazione da micotossine in ambito agro-zootecnico

I micromiceti e le micotossine (metaboliti fungini tossici), sono contaminanti naturali rinvenibili frequentemente nei prodotti dell’agricoltura. Essi possono costituire un’importante causa o concausa determinante l’insorgenza o la progressione di patologie respiratorie (sindrome da polveri organiche tossiche, effetti irritativi, tosse, asma, bronchiti croniche, neoplasie). I soggetti maggiormente esposti sono tutti i lavoratori che a vario titolo maneggiano i prodotti di origine agricola anche provenienti, attraverso mezzi di trasporto, da vari paesi del mondo.

Prodotto: Volume
Edizioni: Inail – 2020
Disponibilità: Consultabile solo in rete
Info: dcpianificazione-comunicazione@inail.it

SICUREZZA CON L ‘USO DI STAMPANTI 3D

Da Inail.it

Le tecnologie additive (cosiddette stampanti 3D) si stanno sempre più diffondendo anche nel settore manifatturiero.

Immagine La sicurezza nelle tecnologie additive per metalli

Il lavoro pubblicato ha l’obiettivo di fornire un riferimento per l’individuazione e la caratterizzazione dei pericoli specifici presenti nelle attrezzature che adottano la tecnologia Powder Bed Fusion/sintering laser o a fascio di elettroni. Le stampanti 3D inserite in luoghi di lavoro rientrano infatti nel campo di applicazione del d.lgs. 81/08 e s.m.i. che individua, in merito all’uso di attrezzature di lavoro e alla sicurezza dei luoghi di lavoro, specifiche figure e ruoli per l’espletamento di attività volte ad assicurare e mantenere un adeguato livello di sicurezza.

Prodotto: Volume
Edizioni: Inail – 2020
Disponibilità: Si – Consultabile anche in rete
Info: dcpianificazione-comunicazione@inail.it

SANIFICAZIONI:IL PARERE DELL’IGIENISTA

 

È passato poco più di un mese dalla fine del lockdown, da una vita “normale” che l’Italia ha ripreso a tappe. Una normalità condizionata dalla paura di una ripresa dei contagi, di una seconda ondata paventata da gran parte degli esperti che non si sa se, quando e come, colpirà. Intanto, gran parte delle misure attuabili a cavallo tra la fase 2 e la fase 3, per conciliare la necessaria ripresa delle attività economiche e sociali con l’esigenza di prevenzione, riguardano la pulizia e la disinfezione degli ambienti comuni. Un punto su cui ancora, come per tutto ciò che riguarda il nuovo Coronavirus, è difficile trovare certezze e pareri univoci. Sanità Informazione ha chiesto delucidazioni (ed impressioni) sul tema al prof. Gaetano Privitera, ordinario di Igiene presso l’Università di Pisa e Responsabile di Igiene ed Epidemiologia presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana.

L’OMS, seguita a ruota dall’Istituto Superiore di Sanità, ha di recente fatto dietrofront sull’opportunità di sanificare strade e marciapiedi, con la motivazione che questo tipo di interventi su superfici porose come quelle del manto stradale sarebbero inutili ai fini della disinfezione ed anzi, rilascerebbero sostanze tossiche. Cade così uno dei baluardi più sfruttati dai mass media nella prevenzione al virus. Durante il picco della pandemia, chi non ricorda le immagini trasmesse in tv dei cortei di camion addetti alla disinfezione sfilare per le strade di Wuhan? Un modello subito preso in prestito dall’Italia, dove si è proceduto alle stesse operazioni di sanificazione del suolo pubblico.

Teco milano sanificazioni

«Si tratta di una misura puramente ‘coreografica’, se mi passa il termine, utile solo a rassicurare la popolazione sul fatto che ci si stia in qualche modo adoperando – commenta Privitera. – L’evidenza scientifica sull’utilità di decontaminare le strade come strumento di prevenzione per la diffusione del Coronavirus è pressochè nulla. L’unico elemento certo è un maggiore inquinamento dell’ambiente. Parliamoci chiaro: il rischio di contagio è legato alle superfici che potenzialmente entrano in contatto con le mani, che a loro volta possono toccare viso e mucose. Devono essere superfici – spiega – su cui si sono depositate un numero sufficiente di particelle virali e che non siano state soggetti ad agenti ambientali, come la luce solare, che abbiano causato il decadimento di queste particelle. È evidente – osserva – che il manto stradale non rientra tra le superfici in questione. Gli ambienti a maggior rischio sono quelli interni e a maggior rischio di contatto, con le dovute differenze dovute anche al materiale di cui sono composte

Le misure all’interno degli esercizi commerciali, soprattutto nei rapporti con la clientela, rischiano di presentare falle o al contrario inutili eccessi. Insomma, non sempre regna la coerenza, nonostante si proceda con le migliori intenzioni. « Le faccio l’esempio – prosegue Privitera – della sanificazione preventiva dei locali, chiusi per due mesi, alla vigilia della riapertura. Un procedimento abbastanza illogico, dal momento che, a serrande abbassate per 60 giorni e nessun accesso, che rischio di contaminazione ci sarebbe potuta essere al loro interno? Il problema si pone nel momento immediatamente successivo alla riapertura. In sintesi, il punto non è la messa in sicurezza dell’ambiente prima della riapertura, ma avere un piano razionale di sanificazione ambientale che garantisca una decontaminazione efficace e costante nel tempo durante gli accessi della clientela e lo svolgimento dell’attività commerciale».

Ma la nostra vera curiosità è: che sensazione ha un Professore ordinario di Igiene quando, a ridosso di una pandemia, entra da cliente in negozi, bar, ristoranti eccetera? Esercenti promossi o bocciati? «Le dirò – confessa Privitera – impressioni molto variabili. Partendo dal presupposto che la trasmissione del virus per contatto non ha la stessa forza della trasmissione da droplet, la prevenzione del contagio da contatto deve basarsi su tre tipi di intervento: il primo è quello rivolto all’igiene delle mani. Se vedo che all’ingresso e all’uscita di un locale c’è il dispenser con il disinfettante idroalcolico è già un buon inizio. Meglio ancora – aggiunge – se alla clientela vengono anche forniti guanti monouso. Se a questo aggungiamo degli obblighi di sanificazione periodica rispettati scupolosamente, posso personalmente ritenermi soddisfatto».

Un altro baluardo in cui, in piena pandemia, avevamo riposto quel poco che restava della nostra tranquillità, sono stati proprio i guanti monouso. E anche qui, l’OMS ci ha messo una pietra sopra: i guanti monouso sarebbero inutili. «Sono tendenzialmente d’accordo con l’OMS su questo punto – afferma Privitera -. Da un lato mi è capitato spesso di vedere persone indossare i guanti in situazioni completamente prive di rischio, come brevissimi passeggiate solitarie senza incontrare anima viva, magari per portare fuori il cane a tarda sera. E per contro i guanti possono generare una falsa sicurezza in chi li indossa, lo stesso paio anche tutta la giornata. Magari toccano di tutto e per il solo fatto di avere i guanti hanno una ridotta percezione del rischio. Il guanto di per sè non conferisce nessuna immunità – precisa il Prof – ed anzi può diventare a sua volta veicolo di contagio. Le mani nude, regolarmente lavate e sanificate con prodotti idroalcolici, restano la soluzione più sensata. È chiaro che però – conclude – in contesti sanitari, assistenziali, o di dispensazione di generi alimentari, il discorso cambia e i guanti, rigorosamente monouso e utilizzati in modo giusto, sono una risorsa imprescindibile».

( Da sanitaeinformazione.it)

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TECO MILANO :

Quando si parla di sicurezza sul lavoro, ambiente, medicina del lavoro e formazione Teco Milano srl è il riferimento giusto per chi cerca un partner adatto.

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SERVIZI DI SANIFICAZIONE, DISINFEZIONE, IGIENIZZAZIONI IN AMBIENTI DI VITA E DI LAVORO

Da qualche giorno a questa parte Teco Milano offre i seguenti servizi di sanificazione:

FASE 1: PULIZIA 

  • insieme di operazioni che occorre praticare per rimuovere lo “sporco visibile” di qualsiasi natura (polvere, grasso, liquidi, materiale organico…) da qualsiasi tipo di ambiente, superficie, macchinario ecc. 
  • La pulizia si ottiene con la rimozione manuale o meccanica dello sporco anche – eventualmente – con acqua e/o sostanze detergenti (detersione). La pulizia è un’operazione preliminare ed è indispensabile ai fini delle successive fasi di sanificazione e disinfezione. 

FASE 2: SANIFICAZIONE 

  • è un intervento mirato ad eliminare alla base qualsiasi batterio ed agente contaminante che con le comuni pulizie non si riescono a rimuovere. 
  • La sanificazione si attua per riportare il carico microbico entro standard di igiene accettabili ed ottimali che dipendono dalla destinazione d’uso degli ambienti interessati. La sanificazione deve comunque essere preceduta dalla pulizia. 

FASE 3: DISINFEZIONE 

  • Consiste nell’applicazione di agenti disinfettanti, quasi sempre di natura chimica o fisica (calore), che sono in grado di ridurre, tramite la distruzione o l’inattivazione, il carico microbiologico presente su oggetti e superfici da trattare. 
  • La disinfezione deve essere preceduta dalla pulizia per evitare che residui di sporco possano comprometterne l’efficacia. La disinfezione consente di distruggere i microrganismi patogeni. 
  1. PROCEDURA DI STERILIZZAZIONE CON IMPIEGO DI MACCHINE AD OZONO
     Il costo della sanificazione con ozono - Padova24Ore
  2. PROCEDURA DI STERILIZZAZIONE CON NEBULIZZAZIONE 
    Coronavirus. LpR al sindaco De Pascale: "Nebulizzare con perossido ...

TIPOLOGIA DI SANIFICAZIONE OFFERTA 

PROCEDURA DI STERILIZZAZIONE CON IMPIEGO DI MACCHINE AD OZONO 

Il Ministero della Salute, con il protocollo n. 24482 del 31.07.1996 ha riconosciuto il sistema di sanificazione con l’ ozono come presidio naturale per la sterilizzazione di ambienti contaminati da batteri, virus, spore e parassiti. 

L’ozono è un gas naturale composto da tre molecole di ossigeno (O3) che si forma naturalmente nella stratosfera per azione dei raggi UV e delle scariche elettriche generate dai fulmini. 

L’ozono igienizza, ossigena e rigenera l’ aria che respiriamo e disinfetta l’ acqua che utilizziamo. Oltre ad essere un repellente naturale per gli insetti infestanti , elimina i cattivi odori neutralizzando completamente le particelle che ne sono causa. 

COS’È L’OZONO ?

 

Ma soprattutto l’ ozono ELIMINA oltre il 99% di patogeni come batteri, muffe, funghi, spore, lieviti e virus disgregando la loro struttura molecolare, causandone la morte (BATTERI) o l’ inattivazione (VIRUS) ed eliminandone così OGNI POSSIBILE EFFETTO. 

ECOLOGICO: l’ozono disinfetta senza additivi e detergenti chimici, sfruttando la sua naturale forza ossidante. Terminato il trattamento, l’ozono si riconverte in ossigeno senza rilasciare alcun residuo tossico o chimico. 

EFFICACE: l’ozono è il disinfettante più efficace contro 

allergeni e agenti patogeni presenti nell’aria e nell’acqua. È un gas più pesante dell’aria e si diffonde negli ambienti in maniera capillare, penetra nei tessuti in profondità e raggiunge anche i punti più nascosti, là dove si annidano batteri e allergeni 

SICURO: l’ozono non è infiammabile, abrasivo o esplosivo. Non danneggia tessuti, pareti, arredi, attrezzature e oggetti ne’ in natura arreca danni a persone, animali e ambiente. 

E’ un sistema riconosciuto come disinfettante di aria e acqua: per il Ministero della Salute è un presidio naturale per la sterilizzazione di ambienti contaminati da batteri, virus, spore, (prot. n. 24482 del 31 luglio 1996) e agente disinfettante e disinfestante nel trattamento dell’aria e dell’acqua (CNSA del 27 ottobre 2010). Via Pompeo Neri n. 13 20146 Milano CF,PIVA 12466110157 

QUALI SONO I VANTAGGI DELLA SANIFICAZIONE CON OZONO? 

Sanificazione e disinfezione con ozono - Clean Service

È un trattamento assolutamente ecologico e naturale, utilizza nel processo di formazione dell’ozono soltanto l’ossigeno 

presente nell’ ambiente. 

Non essendo necessario l’impiego di additivi o di detergenti chimici non rilascia inquinanti. 

L’ozono è un gas che satura completamente l’ambiente non tralasciando nessun punto del locale interessato come può involontariamente avvenire con le sanificazioni manuali. 

EFFETTI PRATICI DELLA SANIFICAZIONE CON OZONO 

Non appena trascorso il tempo di esposizione (cioè la permanenza dell’ozono) il locale potrà essere arieggiato per consentire nuovamente l’accesso alle persone. L’ozono ha un ciclo di vita limitato in quanto entro un breve periodo si ritrasforma in ossigeno: in un ambiente chiuso con temperatura 20 °C, la concentrazione di ozono si dimezza in modo naturale in circa 40 minuti. 

Questa tabella fornisce i tempi di esposizione all’ozono necessari alla eliminazione di vari organismi presenti in ambiente dopo la saturazione (con concentrazione 6 ppm) del locale a fine ciclo di lavoro del generatore. 

ORGANISMO CONCENTRAZIONE MINIMA RICHIESTA 

TEMPO DI ESPOSIZIONE PRIMA DI ARIEGGIARE 

TEMPO DI ESPOSIZIONE PRIMA DI ARIEGGIARE 

Muffe Aspergillus Niger, vari ceppi di Penicillum, Cladosporium 

2 ppm 60 minuti 

2 ppm 60 minuti 

Funghi Candida Parapsilosis, Candida Tropicalis 

0,02 ppm – 0,26 ppm < 2 minuti 

0,02 ppm – 0,26 ppm < 2 minuti 

Batteri E. Coli, Legionella, Mycobacterium, Fecal Streptococcus 

0,23 ppm – 2,2 ppm < 20 minuti 

0,23 ppm – 2,2 ppm < 20 minuti 

Virus Poliovirus type-1, Human Rotavirus, Enteric virus 

0,2 ppm – 4,1 ppm < 20 minuti 

PROCEDURA DI STERILIZZAZIONE CON IMPIEGO DI MACCHINE NEBULIZZANTI 

Sanificazione auto a ozono, ecco le soluzioni anti contagio - Il ...

Procedura con attrezzature per la nebulizzazione e prodotti PMC disinfettanti germicidi. Un sistema semplice ed economico ma molto efficace per una veloce sanificazione delle piccole e medie superfici produttive. 

GENSOL base elevato ottime l’attuazione di capacità SALI spettro V, dei QUATERNARI detergente/disinfettante piani di detergenti. attività di controllo contro Può DI AMMONIO essere batteri, HACCP concentrato utilizzato virus, (10%). muffe anche Ha germicida e un alghe per a e RIFRAX Destinato Gram-), azione l’attuazione autoasciugante. funghi SAN, all’impiego dei e piani detergente/disinfettante virus. di per Il Può controllo prodotto il essere controllo HACCP. presenta utilizzato dei batteri a base inoltre anche di (Gram+ per alcool. una forte e Viene presenza mascherina, risciacquo effettuata di con persone. occhiali, nebulizzante la nebulizzazione Il guanti personale e se tuta. non tecnico in Non in ambiente ambito è sarà necessario alimentare. dotato senza un di la Via Pompeo Neri n. 13 

Vengono effettuati due trattamenti separati, uno manuale tramite panno con il Rifrax San, ed un altro tramite un elettropompa a zaino con pompa a membrana (Springer 16) con il GensolV. 

La diversificazione dei trattamenti permette di essere più efficaci e nello stesso tempo è garanzia della maggior cura possibile per i beni presenti nell’ambiente. 

EFFETTI PRATICI DELLA SANIFICAZIONE CON NEBULIZZAZIONE 

La nebulizzazione con impiego di prodotti disinfettanti PMC garantisce un ottimo risultato di sanificazione che può essere facilmente programmato e ripetuto. 

Via Pompeo Neri n. 13 20146 Milano
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EMERGENZA COVID: INDICAZIONI SULLA TUTELA DELLA SALUTE DEI LAVORATORI SECONDO GLI IGIENISTI INDUSTRIALI

Convegno di Igiene Industriale | 26-29 marzo 2019 Corvara - Contec AQS

L’ASSOCIAZIONE ITALIANA DEGLI IGIENISTI INDUSTRIALI ( AIDII)  HA ELABORATO LE PROPRIE INDICAZIONI VOLTE ALLA TUTELA DEI LAVORATORI IN QUESTA SITUAZIONE EMERGENZA COVID

scarica qui il documento :

200330_COVID_19_NUOVO_DOCUMENTO_AIDII_completo_Rev00

 

Ricordiamo che l’Associazione italiana degli igienisti industriali, per l’igiene industriale e per l’ambiente (AIDII), è l’Associazione scientifica no profit di rilevanza nazionale fondata nel 1969 per promuovere lo sviluppo e la diffusione della disciplina igiene industriale e ambientale e della cultura per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro e di vita, favorendo il più ampio dibattito tecnico scientifico fra i soci e con gli interlocutori istituzionali e del mondo produttivo. AIDII è tra le prime associazioni igienistico-occupazionale al mondo per numero di associati dopo la American Industrial Hygiene Association (AIHA), la American Conference of Governmental Industrial Hygienists (ACGIH®) e la British Occupational Hygiene Society (BOHS)

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UNA SANIFICAZIONE DELL’AUTO A PROVA DI COVID-19

Lotta al coronavirus attraverso la sanificazione e la igienizzazione dell’auto.

Un’autovettura mantenuta nelle migliori condizioni rappresenta sempre un piacere per i conducenti e per i passeggeri; e ciò vale ancora di più per tutti coloro che soffrono di allergie stagionali: è sempre bene ricordare che l’abitacolo, proprio a causa della sua conformazione, rappresenta un “deposito” privilegiato per pollini ed allergeni che così tanta noia provocano a sempre più persone.

Un rapporto Istat diffuso nella primavera 2019 in occasione della “Giornata mondiale dell’asma” indicava che ogni anno in Italia circa 9 milioni di persone si ammalano di allergie respiratorie provocate dalla presenza di pollini nell’aria; quattro milioni di esse devono ricorrere alle cure mediche. Nel dettaglio, l’asma dovuta ad allergie colpisce il 50% degli adulti e l’80% dei bambini.

Il Covid-19 sopravvive sulle superfici

Tuttavia, mai come in questo delicatissimo periodo di emergenza coronavirus è importante considerare l’opportunità di una corretta sanificazione ed una adeguata igienizzazione dell’abitacolo dellauto. Due azioni alle quali in molti casi non si dà l’importanza che esse meriterebbero, salvo accorgersene quando ci si renda conto che anche queste due procedure possono contribuire alla diminuzione dei batteri che si annidano nell’abitacolo (i quali, d’altro canto, sono per di più alla base dei cattivi odori che vengono emanati dagli impianti di climatizzazione non mantenuti in maniera corretta). Il Covid-19, indicano gli esperti, sopravvive per lungo tempo sulle superfici; di conseguenza, anche all’interno dei veicoli. E se si considera che, in media, l’autovettura viene utilizzata per 11 ore alla settimana, è facile comprendere come, insieme agli ambienti domestici, l’auto costituisca uno dei principali ambiti di vita quotidiana per la grande maggioranza delle persone.

Impariamo dalle emergenze

Se si deve, per questioni di salute, di necessità o di lavoro (gli unici tre motivi che, motivati da autodichiarazione, il Dpcm “Io resto a casa” del 9 marzo 2020 concede alle persone per uscire di casa) mettersi al volante della propria auto, è quindi utile conoscere in anticipo quali accorgimenti adottare per limitare i rischi di contagio da Covid-19. Si tratta di operazioni alla portata di chiunque, e che è altresì opportuno non archiviare “fra le cose meno utili” una volta che questa emergenza sarà terminata (tutti ci auguriamo che ciò avvenga quanto prima); al contrario: l’auspicio è che questa epidemia, assurta al rango di “pandemia” da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dia a tutti un importante insegnamento: che, cioè, mantenere sempre vigile la propria attenzione e ricordarsi sempre che gli oggetti di uso più comune necessitano di adeguata pulizia diventino “cosa pubblica”.

Se non posso lavarmi le mani…

In casa o sul lavoro, tutti hanno la possibilità di lavarsi – e, se del caso, anche disinfettarsi – quando più lo ritengono opportuno. Quando si sale in auto, la protezione dai contatti che si sono avuti con l’ambiente esterno è inferiore. Nasce anche da qui, cioè dal fatto che sono le stesse persone ad “accumulare” gli agenti virali sugli oggetti, a suggerire l’opportunità di una adeguata pulizia dell’abitacolo dell’auto. “Sotto”, quindi, una volta pulite le mani con gel a base alcolica, con le salviette disinfettanti ed igienizzanti, particolarmente indicate per tutti i punti di maggiore contatto con le mani:

  • volante
  • pomello del cambio
  • chiave di avviamento
  • pulsanti autoradio
  • pulsanti dell’impianto A/C
  • levette sul piantone dello sterzo
  • display del modulo infotainment

Igienizzare l’abitacolo: bastano pochi minuti

Questa operazione, che ha l’obiettivo di liberare l’ambiente nel quale si soggiorna da impurità e sostanze nocive, è opportuno che venga eseguita con prodotti adeguati, normalmente reperibili in commercio. Alcuni di essi sono a tutti gli effetti “Presidio medico chirurgico 19440”. Con questi prodotti, venduti sotto forma di spray, è possibile disinfettare l’abitacolo (spruzzandone il contenuto sulle superfici) e l’impianto di condizionamento. In quest’ultimo caso, il procedimento è semplice: è sufficiente introdurre il tubicino – generalmente a corredo del prodotto – nelle bocchette di aerazione e dare il via all’erogazione del contenuto, nei tempi indicati dall’azienda produttrice e avendo cura di attivare l’impianto di condizionamento, prima, ed aerare l’abitacolo per alcuni minuti ad operazione completata. È tuttavia importante seguire le istruzioni del produttore.

C’è poi l’ozono, procedimento attraverso il quale l’abitacolo – mediante una emissione controllata di questo gas formato da tre atomi di ossigeno – viene saturato e liberato da muffe, microbi e batteri. La sanificazione dell’interno dei veicoli con l’ozono va effettuata presso centri di assistenza (officine, autolavaggi) che dispongono dell’attrezzatura adatta.

Le operazioni da fare con più frequenza

Tanto per la propria auto quanto per le vetture utilizzate in condivisione (ad esempio quelle destinate all’autonoleggio oppure ai servizi di car sharing) è altresì importante, oltre a seguire le indicazioni di cui sopra, provvedere ad altri accorgimenti: utilizzare, ad esempio, l’aspirapolvere sulla tappezzeria e sui sedili, e lavare i tessuti con i prodotti detergenti appositi, facendo particolare attenzione ai tappetini e avendo cura di sostituirli di tanto in tanto.

Buon senso, soprattutto

Questo “vademecum” sulla corretta manutenzione dell’abitacolo della propria auto nell’emergenza coronavirus va inteso che debba accompagnarsi ad una indispensabile prescrizione (e da parte nostra non ci stancheremo mai di farlo fino a quando le necessità sociali lo richiederanno): tenere sempre a mente i comportamenti-base da adottare in questo periodo indicati dal Ministero della Salute.

  • Lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o con gel a base alcolica
  • Evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute
  • Non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani
  • Coprirsi bocca e naso con fazzoletti monouso quando si starnutisce o si tossisce; se non si ha un fazzoletto a portata di mano, usare la piega del gomito
  • Non assumere farmaci antivirali né antibiotici senza la prescrizione del proprio medico
  • Pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro od alcol
  • Usare la mascherina soltanto se si sospetta di essere malati o se si assistono persone malate
  • Tener presente che i prodotti “Made in China” e i pacchi ricevuti dalla Cina non sono pericolosi
  • Gli animali da compagnia non diffondono il nuovo coronavirus
  • In caso di dubbi, non recarsi al Pronto soccorso, ma chiamare il proprio medico di famiglia e seguire le sue istruzioni.

Essenziale, poi, è tenere presente che dallo scorso 10 marzo, ed almeno fino al prossimo 3 aprile 2020, tutta Italia è stata decretata “Zona rossa”; dunque, qualsiasi spostamento al di fuori delle mura domestiche deve avvenire per “comprovati motivi”, e va accompagnato da una autodichiarazione che viene firmata sotto la propria responsabilità (costituisce atto ufficiale, come tale è soggetta alle sanzioni previste dal Codice Penale per i trasgressori).

Da motori. It

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SANIFICAZIONE PERCHE’ È UTILE

La sanificazione ambientale non va confusa con  la pulizia o la disinfezione.

Vediamo qui di seguito  in cosa consiste la sanificazione di :

1) Cos’è la sanificazione ambientale? 

La sanificazione ambientale è un intervento mirato ad eliminare tutti i batteri, Virus ed agenti contaminanti che le comuni pulizie e detergenti non sono in grado di rimuovere.

La sanificazione si effettua per riportare il carico microbico  e virale entro parametri  di igiene ottimali in relazione  alla destinazione d’uso degli ambienti interessati.

2) Quando si effettua? 

La sanificazione ambientale é una attività raccomandata  ordinaria per ottemperare alle leggi in vigore, per poter garantire la salute delle persone e  come efficace sistema di prevenzione delle infezioni.

3) Vantaggi della sanificazione ambientale

  • Abbattere batteri, virus, muffe, funghi;
  • Abbattimento degli inquinanti chimici/biologici;
  • Riduzione contaminazione batterica;
  • Eliminazione cattivi odori;
  • Rispetto norme e regolamenti;
  • Eliminazione allergeni;
  • Abbattimento proliferazione batteri;
  • Riduzione giorni di malattia sui posti di lavoro (aria sanificata=qualità della vita);
  • Miglioramento produttività del lavoro;
  • Riduzione particelle fini.

4) Ambienti in cui viene consigliata

  • Settore ristorazione/alberghiero
  • Settore  sanitario ospedaliero
  • Settore Uffici/Luoghi di Lavoro attività terziario
  • Settore alimentare
  • Settore industriale
  • Trasporti
  • Settore Residenziale .

5) Vantaggi di una sanificazione permanente

  • Sanificazione in continuo rispetto alla sanificazione periodica;
  • Non chiusura ed inagibilità degli ambienti, che invece è indispensabile nei processi di sanificazione non permanenti;
  • Unica spesa di fornitura, installazione e manutenzione periodica dei sistemi fotocatalitici, rispetto alle ingenti spese periodiche e ripetitive nel tempo delle altre soluzioni;
  • Utilizzo di sistemi naturali rispetto all’uso di solventi e detergenti della classiche
  • soluzioni;

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L’I-CLOUD SIKURO ELOGIATO DA FORBES

Una breve panoramica sul sull’iCloud SIKURO segnalato anche da “Forbes”, prestigiosa rivista statunitense di economia.

Troppo spesso avvengono incidenti sul posto di lavoro. Ogni volta gli infortuni o le drammatiche morti bianche pongono l’attenzione sull’importanza di evitare il rischio che si possano verificare.


Le nuove tecnologie possono avere un ruolo strategico per favorire la prevenzione e da queste premesse è nato “Sikuro
, uno strumento di condivisione e gestione (in cloud) della documentazione e di tutti gli adempimenti che l’impresa deve fare per garantire la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro. A idearlo Walter Licini, 32enne bergamasco con un’esperienza ultradecennale nel mondo dell’edilizia, che spiega: “L’idea è nata dall’esigenza di condividere e avere sempre a disposizione la documentazione relativa alla sicurezza grazie alle opportunità offerte dall’innovazione tecnologica. Alla base c’è il concetto del cantiere 4.0 che punta sui vantaggi della digitalizzazione: ridurre il tempo di gestione della documentazione, migliorare la propria sicurezza e avere la certezza che tutto sia in ordine e aggiornato”.


La documentazione viene gestita utilizzando un nome utente e una password e il portale permette di condividere e archiviare i documenti, di gestire gli accessi, le autorizzazioni e le scadenze. Al tempo stesso è in grado di estrapolare i verbali di controllo e stampare i badge ma anche inoltrare comunicazioni e verbali a tutte le imprese. Inoltre, consente di monitorare gli accessi dei lavoratori in cantiere tracciando gli orari d’ingresso e di uscita garantendo la sicurezza dei lavoratori e la loro incolumità in caso di emergenza.

Sikuro

“Sikuro”, che è sul mercato da poco più di 2 anni, ha già al suo attivo 2mila imprese, 3.500 utenti, 900 cantieri e 45mila lavoratori che ogni mattina effettuano il loro ingresso nei cantieri distribuiti praticamente su tutto il territorio italiano.

Si è diffuso grazie alla sua praticità, frutto dell’esperienza di chi l’ha inventata. Licini evidenzia: “Quando chiedo ai nostri clienti cosa apprezzano di Sikuro la prima cosa che tutti riconoscono è che si tratta di una piattaforma sviluppata da chi che conosce fino in fondo il mondo della sicurezza e il cantiere”.

Non è tutto: Sikuro avrà nuovi importanti sviluppi. Licini afferma: “Entro un paio di mesi il portale verrà integralmente tradotto in inglese, francese e spagnolo in modo da soddisfare anche le richieste dall’estero. Stiamo anche completando lo sviluppo del nuovo gestionale Cantieri in cloud per la gestione di direzione lavori, progettazione, qualità e ambiente e, nel frattempo, verranno rilasciate altre due app Sikuro ti trovo, per la tracciabilità delle attrezzature, e Sikuro audit, l’app di auditing che oggi è in fase di test. Infine, nel 2020 diventerà realtà il progetto Sikuro Industries che gestirà la sicurezza all’interno dell’industria perché se oggi Sikuro può già essere usato anche nelle industrie: questo nuovo software sarà ad hoc per rispondere a specifiche esigenze di sicurezza delle imprese”.

Per avere ulteriori informazioni accedere al sito www.sikuro.it

da bergamonews

NUOVE SVHC PER L’AGENZIA EUROPEA ECHA


Sono 4 le nuove sostanze che l’Agenzia europea delle sostanze chimiche (ECHA) ha inserito nel novero delle Substances of very high concern (SVHCs) (sostanze pericolose per i propri effetti su salute e ambiente).
Vediamo quali sono e le loro caratteristiche pericolose, mettendo anche in luce cosa succede ad una sostanza quando entra in questo novero di sostanze per le quali il mondo industriale dovrà richiedere specifica autorizzazione.

Il 16 gennaio l’ECHA ha aggiunto quattro nuove sostanze all’elenco di quelle candidate per l’autorizzazione: si tratta dell’elenco delle Substances of very high concern (SVHCs), sostanze che possono avere effetti gravi sulla salute umana o sull’ambiente, e che conta ora 205 voci.
Tre delle nuove quattro (Diisohexyl phthalate, 2-benzyl-2-dimethylamino-4′-morpholinobutyrophenone e 2-methyl-1-(4-methylthiophenyl)-2-morpholinopropan-1-one) sono state inserite per via del loro carattere di tossicità per la riproduzione.


La prima non era registrata al REACH, le altre sono utilizzate soprattutto nella produzione di polimeri.
La quarta sostanza (l’acido perfluorobutano solfonico (PFBS) e i suoi sali) è stata inserita vista la sua combinazione con altre proprietà problematiche e per i probabili e gravi effetti sulla salute umana e sull’ambiente, dando origine a un livello di preoccupazione equivalente a quello delle sostanze cancerogene, mutagene e reprotossiche (CMR), persistenti, bioaccumulabili e tossiche (PBT) e molto persistenti e molto bioaccumulabili (vPvB).
L’acido ed i suoi Sali sono per lo più usati come catalizzatori, additivi e reagentinella produzione di polimeri e in sintesi chimiche, o come ritardanti di fiamma nei policarbonati (per dispositivi elettronici).

Cosa vuole dire entrare nell’elenco delle Substances of very high concern (SVHCs)

Le sostanze presenti nell’elenco delle sostanze candidate all’autorizzazione sono anche note come sostanze “estremamente problematiche”: una volta inserite nell’elenco delle autorizzazioni, il mondo industriale dovrà richiedere l’autorizzazione per continuare a utilizzare la sostanza.
Anche le società devono tenere conto dell’inserimento di una sostanza nell’elenco delle SVHC in merito al suo utilizzo da sola, in miscele o articoli: i fornitori di articoli contenenti una delle sostanze pericolose al di sopra di una concentrazione dello 0,1% hanno obblighi di comunicazione verso i clienti e verso i consumatori. Inoltre, gli importatori e i produttori di articoli contenenti la sostanza hanno sei mesi dalla data della sua inclusione nell’elenco dei candidati (16 gennaio 2020) per notificarlo all’ECHA.

da insic.it

Per Echa clicca qui Link

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