ambiente

50° COMPLEANNO PER LA GIORNATA MONDIALE DELLA TERRA

da il sole24ore.it

Take Action | Earth Day

Oggi, 22 aprile, si celebra la giornata mondiale della Terra, ricorrenza arrivata ormai a festeggiare il cinquantesimo anno da che, nel 1970 appunto (per la precisione il 18 gennaio), il New York Times pubblicò a tutta pagina un annuncio per sottolineare come fosse giunto il momento di dedicare un giorno del calendario al nostro pianeta.

Nata prevalentemente come lotta contro l’inquinamento (nell’annuncio sul NY Times si faceva infatti riferimento allo smog arrivato allo Yosemite Park ed ai rifiuti scaricati nelle acque del fiume Hudson), l’iniziativa ebbe una risonanza piuttosto elevata che riuscì a coinvolgere oltre venti milioni di persone e che portò alla seguente emanazioni di diversi leggi per l’ambiente come il Clean Water Act per la qualità dell’acqua e l’Endangered Species Act, volta a preservare le specie in pericolo di estinzione.

A distanza di cinquant’anni, e con una situazione decisamente peggiorata rispetto ad allora, vale la pena ricordare di avere maggiore consapevolezza del pianeta su cui tutti siamo ospiti di passaggio, visto che, molto spesso, sembriamo dimenticarcene con troppa facilità.

Earth Day 2020 | Earth day facts, World earth day

Per contribuire, anche noi di Infodata abbiamo pensato di rendere omaggio alla Terra a nostro modo, ovvero avvalendoci dei dati, sia riproponendo un paio di spunti di riflessione pubblicati in passato sia con alcuni contenuti inediti dedicati appunto all’ambiente.

Considerando che il tema centrale di quest’anno per l’Earth Day sarà il clima, abbiamo deciso di proporvi un esempio di come si possono utilizzare i numeri per monitorare i rischi collegati al cambiamento climatico e a tutte le conseguenze ad esso associate.

Nello specifico, abbiamo graficato una delle passate edizioni del Cimate Risk Index – sviluppato annualmente da GermanWatch – e per il quale, relativamente alla pubblicazione del 2017, su Data World sono stati resi disponibili nella loro versione integrale.

 L’indice in questione è infatti uno strumento che serve a stimare il livello di rischio a cui un paese è sottoposto in virtù dei cambiamenti climatici, declinato secondo quattro fattori che, combinati e pesati opportunamente, contribuiscono ad un valore con cui è possibile osservare quali siano le nazioni maggiormente esposte..( )

articolo originale di Fabio Fantoni

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EFSA PROPONE DI ABBASSARE I LIMITI DEI PFAS


L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha proposto di abbassare la dose settimanale tollerabile di un gruppo di quattro sostanze perfluoroalchiliche (Pfas), le più persistenti nell’ambiente. I Pfas sono sostanze largamente utilizzate in diversi settori industriali, ad esempio per rendere resistenti ai grassi e all’acqua i tessuti e i rivestimenti per contenitori di alimenti.  Il parere dell’Agenzia ne aggiorna uno precedente del 2018 su sole due sostanze prese individualmente, ed è stato realizzato grazie alla metodologia MixTox, finalizzata nel 2019, che consente di valutare il rischio per la salute di una miscela di chimici, noto anche come effetto cocktail. Efsa propone di fissare una dose settimanale tollerabile di 8 ng / kg di peso corporeo alla settimana per quattro Pfas. Il parere è in consultazione pubblica e tutti possono fornire dati, suggerimenti e indicazioni fino al 20 aprile.

da dottnet.it

PFAS ALTERANO LA COAGULAZIONE DEL SANGUE

da dottnet.it

E’ stato individuato il legame tra inquinamento da Pfas, le sostanze chimiche che possono essere presenti in vernici, farmaci e presidi medici, e malattie cardiovascolari.

Una ricerca italiana su 78 persone con diversi livelli di esposizione a queste sostanze ha scoperto che questi inquinanti possono attivare le piastrine, rendendole più suscettibili alla coagulazione e predisponendo a un aumento del rischio cardiovascolare. Pubblicata sull’International Journal of Molecular Sciences, la ricerca è stata condotta dall’università di Padova sotto la guida di Carlo Foresta, ordinario di endocrinologia, in collaborazione con i gruppi di Luca De Toni e Andrea Di Nisio.

La ricerca nasce dalle osservazioni riportate sia in studi internazionali che dal Servizio Epidemiologico Regionale del Veneto che indicano un aumento del rischio cardiovascolare associato all’inquinamento da Pfas, i composti che vengono utilizzati per rendere resistenti ai grassi e all’acqua molti prodotti, dai tessuti ai rivestimenti per contenitori di alimenti. In particolare, i ricercatori hanno mostrato che una di queste sostanze, lo Pfoa (acido perfluoroottanoico), il principale inquinante ambientale nel territorio veneto, “sarebbe in grado di attivare le piastrine, rendendole più suscettibili alla coagulazione, anche in condizioni normali, predisponendo a un aumento del rischio cardiovascolare”, spiega Foresta. Il risultato è stato ottenuto prima in vitro e poi confermato, in collaborazione con Paolo Simioni dell’università di Padova, dai test su 78 persone con diversi livelli di esposizione a Pfas.

I test “hanno confermato dei segnali di aumentata attivazione piastrinica con conseguente incremento della propensione all’aggregazione delle stesse”, rileva Foresta. “Questi dati – aggiunge – potrebbero spiegare l’osservazione epidemiologica tra Pfas e patologie cardiovascolari, soprattutto se sussistono altri fattori di rischio noti per queste patologie, come diabete, obesità, fumo e alcol“. La normale fluidità del sangue è mantenuta infatti dall’equilibrio tra elementi che ne bloccano la coagulazione e altri che la stimolano. In questo giocano un ruolo chiave le piastrine che, in caso di danni ai vasi sanguigni, innescano il processo della coagulazione. Ma in presenza di fattori di rischio quali fumo di sigaretta o diabete, l’equilibrio si rompe rendendo le piastrine molto più reattive e inclini a innescare la coagulazione, con il rischio di infarto cardiaco e ictus cerebrale.

La scoperta arriva a pochi giorni dall’allarme lanciato dall’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente (Isde) che ha definito la situazione determinata in Veneto dalla contaminazione da Pfas, usati nei processi industriali e poi sversati per decenni nel suolo e nelle falde acquifere, “una delle più gravi emergenze ambientali mai affrontate, che richiede interventi immediati, come studi epidemiologici e una mappa dei pozzi”. Alcuni Paesi, intanto, come Olanda, Danimarca, Svezia e Norvegia, hanno manifestato la volontà di arrivare a una proposta di divieto per tutta la famiglia dei Pfas.

 

fonte: International Journal of Molecular Sciences

PIOPPI CONTRO LA PLASTICA


I pioppi sono dei “mangiaplastica”: le loro radici sono infatti in grado di assorbire e accumulare i principali composti inquinanti, gli ftalati, eliminandoli dall’ambiente. Lo dimostra una ricerca tutta italiana pubblicata sulla rivista Environmental Science and Pollution Research e guidata Francesca Vannucchi, dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Lo studio pone le basi anche per approfondire il meccanismo con cui queste sostanze tossiche vengono degradate all’interno dei tessuti vegetali.

Gli ftalati sono microinquinanti dagli effetti decisamente negativi sul funzionamento degli ecosistemi e sulla salute umana. Si tratta di una famiglia di composti chimici usati nell’industria delle materie plastiche, in particolare nel Pvc, per migliorarne flessibilità e modellabilità, ma trovano impiego anche in profumi, pesticidi, smalti per unghie e vernici.

La ricerca, cui ha collaborato anche l’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) di Pisa, ha dimostrato che il pioppo della specie Populus alba Villafranca, potrebbe essere il candidato adatto per ridurre gli impatti negativi dovuti alla persistenza di questi composti nell’ambiente: le sue radici, infatti riescono ad assorbire e immagazzinare gli ftalati, confermando la grande tolleranza di questa pianta alle sostanze inquinanti. Ulteriori studi saranno necessari per capire come i composti vengono poi smaltiti e utilizzati all’interno dei tessuti vegetali.

 

da Repubblica.it

CELLULARI E TUMORI : PER LA CORTE D ‘APPELLO ESISTE UN NESSO

Da la Stampa

TORINO. «Nuoce gravemente alla salute. A meno che non venga utilizzato correttamente». È questa l’etichetta che Roberto Romeo vorrebbe apporre sulle scatole dei cellulari.  Dipendente di Telecom Italia, ha passato la sua vita con il telefonino appiccicato all’orecchio. Anche per 4 o 5 ore al giorno. Poi si è ammalato. Ha scoperto di avere un neurinoma dell’acustico, tumore benigno, ma invalidante.

Il nesso
Tra le giornate passate al cellulare e il tumore al cervello c’è un nesso. Ad affermarlo è la Corte d’Appello di Torino che ha confermato la sentenza di primo grado del Tribunale di Ivrea con cui, nell’aprile 2017, i giudici avevano condannato l’Inail a corrispondere a Romeo una rendita vitalizia da malattia professionale. «Una sentenza storica, come lo era stata quella di Ivrea, la prima al mondo a confermare il nesso causa-effetto tra il tumore al cervello e l’uso del cellulare – spiegano gli avvocati Stefano Bertone e Renato Ambrosio dello studio Ambrosio&Commodo di Torino, che hanno seguito la vicenda – La nostra è una battaglia di sensibilizzazione sul tema. Manca informazione, eppure è una questione che interessa la salute dei cittadini».

Il rischio
Basta usare il cellulare 30 minuti al giorno per otto anni per essere a rischio. «Le persone – aggiungono gli avvocati – devono conoscere le possibili conseguenze di un utilizzo prolungato del telefonino, così da poter analizzare con consapevolezza il loro rapporto, e quello dei loro figli, con i cellulari e altri strumenti dannosi per la salute».

La Codacons, che commenta la sentenza della Corte d’Appello, chiede di inserire sulle confezioni dei telefoni cellulari indicazioni sulla pericolosità per la salute umana, come viene fatto sui pacchetti di sigarette. «Ancora una volta – afferma il presidente Carlo Rienzi – viene confermata la pericolosità dei cellulari per la salute umana. Dallo Iarc all’Oms, passando per i recenti studi condotti dal National Toxicology Program degli Stati Uniti (NTP) e dall’Istituto Ramazzini, tutti gli enti di ricerca affermano senza ombra di dubbio come l’esposizione alle onde elettromagnetiche prodotte dai telefonini sia potenzialmente cancerogena». «I cittadini – conclude Rienzi – hanno ora il diritto di essere informati riguardo i rischi che corrono, e per tale motivo non basta avviare campagne informative: serve apporre sulle confezioni dei telefonini avvisi circa i rischi per la salute, al di pari di quanto già avviene con i pacchetti di sigarette».

Il parere dell’Istituto Superiore della Sanità
L’uso prolungato dei telefoni cellulari, su un arco di 10 anni, non è associato all’incremento del rischio di tumori maligni (glioma) o benigni (meningioma, neuroma acustico, tumori delle ghiandole salivari). E’ quanto è emerso dall’ultimo Rapporto Istisan “Esposizione a radiofrequenze e tumori” curato da Istituto superiore di sanità, Arpa Piemonte, Enea e Cnr-Irea, pubblicato lo scorso agosto che arriva ad una conclusione differente rispetto a quello della Corte d’Appello di Torino secondo cui l’uso prolungato del telefono cellulare può causare tumori alla testa.

I dati attuali, tuttavia, si precisa nello studio, «non consentono valutazioni accurate del rischio dei tumori intracranici e mancano dati sugli effetti a lungo termine dell’uso del cellulare iniziato durante l’infanzia». Si tratta del più recente studio pubblicato sul tema, ma le ricerche in merito all’eventuale nesso tra telefonini e tumori sono in corso da oltre 20 anni.

NUOVE REGOLE EU PER LE ACQUE POTABILI

Dopo oltre 20 anni l’Ue aggiorna i requisiti minimi sull’acqua potabile per renderla più sicura, accessibile e ‘trasparente’ a cittadini più informati.   L’accordo tra le istituzioni europee sulla nuova direttiva acque, nata grazie alla spinta dell’Iniziativa dei cittadini right2water del 2013, è arrivato nella notte di ieri ed è provvisorio. Deve aspettare l’ok finale dei paesi membri, nell’anno nuovo. Ma introduce per la prima volta valori limite per le sostanze perfluoro-alchiliche (Pfas), a cominciare dalle venti più comuni delle 4.700 attualmente utilizzate.

“Un successo italiano”, rivendica il ministro all’ambiente Sergio Costa, con il nostro paese “in prima fila nel chiedere massima ambizione sui Pfas”.  “Vedere 0,1 microgrammi al litro come valore limite per tutta l’Europa – aggiunge Costa – è un riconoscimento del lavoro fatto da noi”. I valori limite Ue non impediscono ai Paesi di adottare criteri anche più stringenti.  Al Consiglio ambiente di oggi altri quattro Stati (Danimarca, Lussemburgo, Olanda e Svezia) hanno chiesto all’Ue nuove azioni per ridurre l’emissione di questi contaminanti industriali nell’ambiente. Una buona occasione potrebbe essere la strategia delle sostanze chimiche per la sostenibilità, che nell’agenda verde (green deal) della Commissione europea è in programma per l’estate dell’anno prossimo.  Se approvata definitivamente nei primi mesi del 2020, la nuova direttiva acque dovrà essere recepita dai paesi membri al massimo nel 2022. Dimezza i valori limite del piombo (da 10 a 5 microgrammi per litro) in 15 anni e per il cromo, introduce nuovi limiti per il bisfenolo A e una lista di ‘osservati speciali’ tra cui le microplastiche. All’agenzia europea per i chimici (Echa) spetterà creare requisiti tecnici per i materiali da contatto, cioè tubi e condutture.

Oltre ad aggiornare parametri sanitari e di qualità risalenti al 1998, la direttiva prevede obblighi per i fornitori e sancisce diritti dei consumatori che sono completamente nuovi.   Gli Stati membri dovranno promuovere e migliorare l’accesso all’acqua potabile, e i fornitori dare informazioni ai consumatori in tutta Europa, come la misurazione delle perdite d’acqua, parametri microbiologici e chimici (come quelli già disponibili per l’acqua in bottiglia), prezzo dell’acqua per litro e metro cubo, quantità consumata per famiglia e l’andamento annuale e confronto con una famiglia media, e consigli sulla riduzione dei consumi. Da dottnet.it

UN MURALES MANGIA SMOG A MILANO

Da il sole24ore

Murales, realizzato con una pittura che purifica l’aria , dell’ artista Iena Cruz . in via Viotti a Lambrate (Maurizio Maule/Fotogramma, Milano – 2019-11-15)

Si chiama «Anthropoceano», il murale mangia-smog creato a Milano. L’iniziativa, promossa dalla onlus Worldrise, in collaborazione con l’artista Federico Massa Iena Cruz, è stata realizzata con Airlite, una pittura che attraverso la luce riduce dell’88% la percentuale di biossido di azoto nell’aria.

Il murale
Il murale è stato disegnato sul muro di un edificio di via Viotti, davanti alla stazione di Lambrate, a Milano. «Con questo murale – ha scritto su Facebook l’associazione che ha promosso questa iniziativa – abbiamo voluto portare il mare a Milano, per ricordare ai cittadini che anche se invisibile, esiste un legame fra noi e lui, un legame fatto di responsabilità e amore. Perchè se il cuore del mare smetterà di battere, il silenzio arriverà molto più lontano del rumore delle onde».

Bisogna dire che questa volta Roma ha battuto Milano di qualche mese . È stato infatti inaugurato proprio nella capitale nel 2018 il primo grande murales di questo tipo come nella cronaca tratta dal sito archiportale.com

07/11/2018 – È stato inaugurato il 26 ottobre 2018 a Roma il più grande murales d’Europa realizzato con pitture eco-sostenibili, al 100% naturali, che purificano l’aria. Hunting Pollution, questo il titolo che lo street artist Federico Massa, ha dato alla sua opera, sostenuta ed ideata da Yourban2030, no-profit nata con l’obiettivo di contribuire a tracciare un percorso verso lo sviluppo sostenibile utilizzando il linguaggio artistico.

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FTALATI E MICROPLASTICHE NEMICI DELLA FERTILITÀ

La fertilità è sempre più a rischio a causa di fattori ambientali, tra questi alcuni inquinanti presenti in ciò che mangiamo che, secondo la Società Italiana di Andrologia (SIA), stanno “avvelenando” gli spermatozoi.

Come è noto, la fertilità cala sempre di più e non solo nel nostro paese. Le cause di questo fenomeno sono molte e non staremo ora ad elencarle tutte (se vi interessa l’argomento leggete QUI). Tra queste, però, una certa responsabilità sembrano avere pesticidi e microplastiche che, purtroppo, sempre più spesso arrivano sulle nostre tavole.

A dirlo sono gli esperti della SIA che, in occasione del Congresso nazionale “Natura Ambiente Alimentazione Uomo”, hanno fatto il punto sull’odierna situazione degli uomini. Questi, ogni anno, attraverso il cibo assumono ben 250 grammi tra plastica e pesticidi. Oltre a ciò, vi è anche il problema degli ftalati che dai contenitori per alimenti possono migrare ai cibi e arrivare dunque nell’organismo.

Questi inquinanti non sono certo innocui per il corpo umano e, sottolineano gli andrologi, portano anche serie conseguenze per la salute degli spermatozoi. Nello specifico possono contribuire a farli diminuire ma anche ad un calo della loro motilità o della capacità di fecondare l’ovocita. Tutto questo concretamente significa che possono ridurre la fertilità maschile.

Pesticidi e microplastiche

I pesticidi sono molti e tra questi, come ha ricordato Bruno Giammusso, responsabile Programmi Fertilità SIA:

“Gli alchilfenoli sono molto simili alla struttura degli ormoni sessuali e quindi possono ‘confondere’ il metabolismo. Si trovano in moltissimi prodotti, dalla frutta e verdura a diversi tipi di pesci e molluschi pescati anche nei nostri mari come per esempio tonno e sgombro”. 

ha poi aggiunto:

“Non dobbiamo dimenticare il pericolo microplastiche: i dati sulla quantità di particelle presenti nei cibi di utilizzo comune sono preoccupanti. Sappiamo infatti che il consumo annuale si attesta fra le 39.000 e le 52.000 particelle di microplastiche, a cui si aggiungono fino a 90.000 particelle se si beve soltanto acqua in bottiglie di plastica: ne ingeriamo l’equivalente di una carta di credito a settimana, circa 5 gr, con effetti che temiamo possano essere consistenti” 

Ftalati

Ftalati e fitoestrogeni si comportano da interferenti endocrini: ‘mimano’ ormoni come gli estrogeni e gli androgeni presenti nell’organismo e in questo modo influenzano pesantemente gli equilibri ormonali” ha dichiarato Alessandro Palmieri, presidente SIA.

Anche in questo caso abbiamo il potere di fare qualcosa per evitare di trovarci alle prese con queste sostanze e preservare la nostra fertilità ma, più in generale, garantire salute a tutto l’organismo.

Gli esperti SIA consigliano di:

  • mangiare cibi biologici
  • evitare cibi imballati nella plastica

Altri consigli utili sono quello di non fumare e di mantenere il più possibile uno stile di vita sano.

da Greenme.it

STOP AL PIOMBO!

Da dottnet.it

L’esposizione al piombo contenuto soprattutto nelle vernici avrebbe provocato 1,06 milioni di morti nel 2017. 24,4 milioni sarebbero gli anni persi a causa di disabilità e morte causati dagli effetti a lungo termine sulla salute, in particolare nei paesi in via di sviluppo. Lo ricorda l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in occasione della Settimana internazionale di prevenzione contro l’avvelenamento da piombo, che si celebra dal 20 al 26 ottobre. Focus della campagna quest’anno sarà l’eliminazione delle vernici al piombo, ancora ampiamente diffuse e tuttora usate in molte regioni a scopi decorativi, pur essendo disponibili alternative non pericolose per la salute.

Anche se si tratta di un problema ormai riconosciuto e su cui molti paesi hanno preso provvedimenti, l’esposizione al piombo, soprattutto nell’infanzia, rimane una delle principali preoccupazioni per le autorità sanitarie. Nel 2011 si è formata l’Allenza globale per l’eliminazione del piombo per promuovere l’eliminazione delle vernici al piombo nella produzione e vendita. Un obiettivo da raggiungere con apposite leggi nazionali per bloccare produzione, importazione, esportazione, distribuzione, vendita e uso non solo di vernici, ma anche di prodotti ricoperti con queste sostanze. Il termine stabilito è che entro il 2020 tutti i paesi abbiano avviato questo percorso a livello regolatorio, ma secondo una rilevazione dell’Oms fatta lo scorso luglio, solo 72 governi (su 194 stati membri) hanno preso misure di controllo stringenti contro le vernici al piombo. Rimane dunque ancora molto da fare.

I VANTAGGI DI UN UFFICIO “GREEN”

È cosa ben nota che l’avere intorno a noi piante in vaso apporti benefici per la purificazione degli ambienti e la qualità della vita. Esse interagiscono regolarmente con l’ambiente che le circonda e con i suoi frequentatori, con ottimi influssi sull’equilibrio biologico e sul reciproco stato di salute.L’aggiunta di piante negli spazi interni, che sia a casa o in ufficio, non serve solo alla funzione estetica tipica delle piante da appartamento, ma contribuisce a purificare l’aria da una serie di agenti  inquinanti, ad ossigenare l’ambiente ed a ripristinare il giusto equilibrio d’umidità.

Si è notato come la presenza di piante nelle stanze d’ospedale acceleri i tempi di recupero dei pazienti chirurgici, e di come questi ultimi richiedano minor uso di antidolorifici, abbiano frequenze cardiache più basse ed una migliore pressione sanguigna, rispetto ai malati alloggiati nelle camere prive di verde.Altri studi confermano i benefici su psiche e sistema immunitario dati dalla presenza di vegetali in ambienti di lavoro o studio: si parla di una diminuzione delle assenze per malattia degli impiegati degli uffici e di un aumento significativo della produttività e della capacità di concentrazione.

Le piante da interni contribuiscono a:

  1. ridurre i livelli di biossido di carbonio nell’aria (ossigenazione)
  2. ridurre i livelli di alcuni inquinanti volatili (purificazione)
  3. ridurre i livelli di polveri nell’aria (purificazione)
  4. aumentare l’umidità degli ambienti(umidificazione)
  5. attutire il rumore di fondo (insonorizzazione)
  6. ridurre la pressione sanguigna e gli stati ansiosi e di stress (azione sulla fisiologia e sulla psiche umana).

 

Ossigenazione dell’aria

L’uomo prende ossigeno e rilascia anidride carbonica nell’ambiente, le piante di giorno col processo di fotosintesi fanno l’esatto contrario. Assorbono biossido di carbonio e aumentando i livelli d’ossigeno nell’aria. Alcune specie – come le orchidee e le succulente –rilasciano ossigeno durante la notte e sono le uniche consigliabili per le stanze da letto.

 

Umidificazione degli ambienti

Con il rilascio fisiologico di vapore acqueo le piante aumentano l’umidità degli ambienti ed abbattono le particelle di polvere presenti nell’aria. Ciò aiuta a prevenire allergie e mali di stagione, facilita la respirazione ed aiuta a mantenere sgombre le prime vie respiratorie.

Purificazione dell’aria

Lo sapevate che secondo una ricerca della NASA le piante possono eliminare fino all’87% dei composti organici volatili (COV) nelle 24 ore?  Sostanze inquinanti come formaldeide, benzene, tricloroetilene e xilene, comunemente rilasciate negli ambienti da mobili, vernici e suppellettili, vengono assorbite, riciclate e “digerite” dai microrganismi del terriccio dei vasi.

Riduzione del rumore di fondo

Già utilizzate per ridurre l’inquinamento acustico nelle vie trafficate, le piante d’appartamento possono abbassare i livelli di rumore all’interno degli edifici, assorbendo, riflettendo o diffrangendo soprattutto le alte frequenze.Tra le specie amiche del nostro benessere citiamo il Chlorophytum comosum, le Dracaena marginata, fragrans e deremensis, molte varietà di Chamaedorea (palme minori), di Pothos, di Ficus; l’Hedera helix, la Nephrolepis exaltata Bostoniensis, la Sansevieria trifasciata, il Philodendron, lo Spathiphyllume l’albero di giada (Crassula Ovata).

da biopianeta.t