Monthly Archives: maggio 2020

EMERGENZA COVID E RISCHIO LEGIONELLA NEGLI STUDI ODONTOIATRICI

Indicazioni per la prevenzione del rischio Legionella nei riuniti ...

Questo documento fornisce indicazioni specifiche per contenere il potenziale rischio di trasmissione di infezione da Legionella legato all’acqua contenuta nei riuniti odontoiatrici alla luce dell’emergenza COVID-19. In questo periodo, infatti, la considerevole riduzione dell’erogazione delle prestazioni odontoiatriche con conseguente fermo tecnico di molti riuniti, ha favorito il ristagno dell’acqua e la conseguente formazione di biofilm con una maggiore proliferazione di microrganismi ad esso associato, portando ad un innalzamento del rischio di infezione da Legionella. Il documento si ispira alle linee guida nazionali per la prevenzione ed il controllo della legionellosi, al decreto legislativo 81/2008, ai dettami del DM 14 giugno 2017 inerente ai piani di sicurezza dell’acqua e al documento dell’ESCMID Study Group for Legionella Infections (ESGLI).

PER SCARICARE IL DOCUMENTO CLICCARE QUI SOTTO :

iss odonto rapporto-covid-19-27-2020

Riunito dentale Skema 6 | Castellini

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RACCOMANDAZIONI SANIFICAZIONE ISS STRUTTURE NON SANITARIE-superfici, ambienti interni e abbigliamento

L’ISS ha recentemente introdotto delle linee guide contenenti le raccomandazioni ad interim
sulla sanificazione di strutture non sanitarie nell’attuale emergenza COVID-19: superfici, ambienti interni
e abbigliamento. E’ un documento importante nella scelta oculata e scientificamente provata delle modalità operative di sanificazione.

Per consulatzione o download cliccare qui sotto :

Rappporto ISS COVID-19 n. 25_2020

Covid-19, Iss: rapporto su sanificazione di superfici, ambienti e ...

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SCREENING SIEROLOGICI E LA GESTIONE DEI CASI POSITIVI.

Da Punto sicuro.it

Venezia, 26 Mag – Due aspetti critici per ogni azienda che abbia ripreso le attività lavorative o che le abbia potute continuare durante tutta l’emergenza COVID-19 è relativo alla eventuale effettuazione di test di screening e alla gestione di casi positivi in azienda.

Quando e come effettuare i test? Come gestire i casi positivi? Quali sono gli scenari plausibili e come comportarsi?

 

Per avere qualche suggerimento possiamo fare riferimento ad un documento regionale, arrivato alla sua undicesima versione (29 aprile 2020), che offre utili indicazioni per la riapertura delle attività produttive.

Stiamo parlando del documento della Regione Veneto “Nuovo coronavirus (SARS-CoV-2). Indicazioni operative per la tutela della salute negli ambienti di lavoro non sanitari – Manuale per la riapertura delle attività produttive” destinato, in particolare, ai soggetti con ruoli e responsabilità in materia di salute nei luoghi di lavoro.

L’articolo si sofferma sui seguenti argomenti:

Come gestire i casi positivi in azienda?

Il documento – elaborato dall’Area Sanità e Sociale – Direzione Prevenzione, Sicurezza alimentare, Veterinaria della Regione Veneto – si sofferma sulla gestione dei casi positivi nel territorio regionale.

 

Si indica che eventuali casi di infezione dal virus SARS-CoV-2 (tampone naso-faringeo positivo) “andranno tempestivamente segnalati alle strutture competenti (Servizio Igiene e Sanità Pubblica o Medico di Medicina Generale), per la presa in carico da parte del Servizio Sanitario Regionale secondo le procedure previste. Diversamente, casi di possibile/probabile infezione (test sierologici suggestivi di infezione in atto) andranno gestiti dal Medico Competente e segnalati al Servizio Sanitario Regionale solo a seguito di eventuale positività al tampone naso-faringeo di conferma”.

 

Si segnala poi che in caso di riscontro di “casi positivi tra lavoratori di aziende terze che operano nello stesso sito produttivo (es. manutentori, fornitori, addetti alle pulizie o ai servizi di vigilanza), appaltatore e committente dovranno collaborare con l’autorità sanitaria fornendo elementi utili all’individuazione di eventuali contatti stretti”.

 

Si precisa poi che, in relazione alle conoscenze attuali relative al SARS-CoV-2, nel caso di un “contatto indiretto (vale a dire un contatto avvenuto con persona che a sua volta abbia avuto un contatto stretto con un soggetto risultato positivo), qualora il soggetto non presenti alcun sintomo e comunque fino a quando non venga eventualmente classificato come un contatto diretto, non si rendono necessari particolari provvedimenti sanitari o misure di prevenzione aggiuntive rispetto alle raccomandazioni espresse per la popolazione generale”.

 

Sempre riguardo a questo tema il documento riporta poi alcuni scenari plausibili “con le indicazioni operative ritenute appropriate per una loro corretta gestione, eventualmente da integrare avvalendosi della collaborazione del Medico Competente, anche nell’ambito di iniziative di informazione/formazione.

Questi gli scenari analizzati:

  • Lavoratore sottoposto alla misura della quarantena che non rispettando il divieto assoluto di allontanamento dalla propria abitazione o dimora si presenta al lavoro;
  • Lavoratore che riferisce di essere stato nei 14 giorni precedenti a contatto stretto con un caso di COVID-19 che si presenta al lavoro;
  • Lavoratore che, inizialmente asintomatico, durante l’attività lavorativa sviluppa febbre e sintomi respiratori (tosse e difficolta respiratoria);
  • Lavoratore asintomatico durante l’attività lavorativa che successivamente sviluppa un quadro di COVID-19;
  • Lavoratore in procinto di recarsi all’estero in trasferta lavorativa (qualora consentito ai sensi dei provvedimenti nazionali);
  • Lavoratore in procinto di rientrare dall’estero da trasferta lavorativa.

L’uso razionale e giustificato dei test di screening

Veniamo all’uso razionale e giustificato dei test di screening e cerchiamo di capire come la Regione Veneto affronta questo tema spinoso.

Si indica che allo stato attuale “non è richiesto, al Medico Competente, alcun controllo sanitario aggiuntivo dei lavoratori legato all’emergenza epidemiologica da SARS-CoV-2. Tuttavia, in previsione di una graduale ripresa delle attività produttive, è in corso un progetto pilota sperimentale di livello regionale finalizzato a caratterizzare la circolazione virale nella popolazione lavorativa e ad acquisire informazioni sulla validità dei diversi test diagnostici disponibili”.

 

In questo senso “l’effettuazione di test di screening su lavoratori asintomatici da parte, o sotto la supervisione, del Medico Competente (tampone naso-faringeo, test sierologici e, se validati dalle competenti strutture tecnico-scientifiche pubbliche, test sierologici rapidi) potrà avvenire nell’ambito della sorveglianza sanitaria, con oneri a carico del Datore di Lavoro. Resta inteso che l’inquadramento diagnostico e la gestione dei soggetti sintomatici è a carico delle strutture del Sistema Sanitario Nazionale”.

 

In ogni caso – continua il documento – per l’effettuazione dei test “dovranno essere rispettate le seguenti condizioni:

  • idoneità del personale sanitario coinvolto, sia in termini di qualificazione e capacità tecniche, sia di misure di prevenzione e protezione;
  • rispetto degli standard per l’effettuazione dei test, in ogni loro fase (dalla predisposizione dei locali al conferimento al laboratorio autorizzato);
  • rispetto dei flussi informativi e degli obblighi di notifica alle strutture sanitarie competenti;
  • corretta comunicazione degli esiti ai lavoratori coinvolti”.

 

Il documento regionale precisa infine che, secondo le indicazioni del Ministero della Salute ( Lettera circolare n. 11715 del 3 aprile 2020), “sebbene l’impiego di kit commerciali di diagnosi rapida virologica sia auspicabile e rappresenti un’esigenza in situazioni di emergenza, gli approcci diagnostici al momento tecnicamente più vantaggiosi e attendibili rimangono quelli basati sul rilevamento di RNA virale in secrezioni respiratorie (tampone naso-faringeo), da eseguire presso i laboratori di riferimento regionali e i laboratori aggiuntivi individuati dalle Regioni. I test sierologici basati sull’identificazione di anticorpi IgM e IgG specifici necessitano di ulteriori evidenze sulle proprie performance e utilità operativa e non possono, allo stato attuale dell’evoluzione tecnologica, sostituire il test molecolare basato sull’identificazione di RNA virale dai tamponi naso-faringei secondo i protocolli indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Pertanto, ad oggi l’uso su larga scala di test sierologici a fini diagnostici individuali, nonché, nei contesti occupazionali, per l’espressione del giudizio di idoneità alla mansione, risulta improprio e prematuro, essendo possibile solo a seguito di validazione da parte delle strutture tecnico-scientifiche nazionali o nell’ambito delle indagini preliminari di carattere sperimentale sopra citate”.

 

Ilruolo del medico competente e la sorveglianza sanitaria

Riportiamo, in conclusione, alcune indicazioni relative al ruolo del medico competente e la sorveglianza sanitaria.

 

Si indica che “nell’ambito della sorveglianza sanitaria, coerentemente con le previsioni del protocollo nazionale, dovranno essere garantite prioritariamente visite mediche pre-assuntive, preventive, per cambio mansione, a richiesta del lavoratore e per rientro dopo assenza per motivi di salute superiore a 60 giorni continuativi”. E per quanto riguarda le visite mediche periodiche, “esse rappresentano certamente un’occasione utile per intercettare possibili casi o soggetti a rischio, nonché per le informazioni e le raccomandazioni che il Medico Competente può fornire nel corso della visita. Pur ritenendo, in linea con le indicazioni operative del Ministero della Salute, che visite mediche ed accertamenti periodici, senza alcun effetto pregiudizievole per la salute dei lavoratori, possano essere differiti per un tempo strettamente limitato al persistere delle misure restrittive adottate a livello nazionale, si prende atto che i provvedimenti di livello nazionale confermano la necessità di non sospendere la sorveglianza sanitaria periodica”.

In ogni caso – continua il documento regionale – “per l’effettuazione della sorveglianza sanitaria dovranno essere garantite al Medico Competente le condizioni per poter operare in sicurezza”.

 

Inoltre “le precedenti indicazioni regionali, che prevedevano la facoltà, stante l’esigenza superiore di tutela della salute pubblica, di esprimere il previsto giudizio di idoneità anche a seguito di valutazione documentale e/o valutazione a distanza, se ritenuta sufficiente dal Medico Competente per l’espressione del giudizio stesso (es. valutazione a distanza, somministrazione di questionari anamnestici), non sono in linea con le recenti raccomandazioni ministeriali. Pertanto, pur ritenendo che tale misura eccezionale ma coerente con analoghe disposizioni adottate anche a livello nazionale (es. possibilità per i Medici di Medicina Generale di certificare lo stato di malattia a seguito di valutazione telefonica; possibilità per le commissioni istituite presso le Aziende Sanitarie Locali di esprimere giudizi a seguito di sola valutazione documentale), sia funzionale a ridurre le occasioni di contatto e di spostamento, a tutelare i lavoratori da un possibile contatto stretto con il Medico Competente, potenziale diffusore del virus, a tutelare il Medico Competente da esposizioni a rischio, nonché a consentirgli di prestare la propria assistenza ad un numero maggiore di soggetti (lavoratori, aziende), si prende atto dell’indicazione del Ministero della Salute circa l’imprescindibilità del contatto diretto tra Medico Competente e lavoratore”.

Inoltre, ai sensi delle indicazioni ministeriali, “per i lavoratori positivi all’infezione da SARS-CoV-2 per i quali è stato necessario un ricovero ospedaliero, oltre alla certificazione di avvenuta negativizzazione al tampone naso-faringeo da parte dei Dipartimenti di Prevenzione territorialmente competenti, è prevista la visita medica precedente la ripresa dell’attività lavorativa indipendentemente dalla durata dell’assenza per malattia”.

 

Rimandiamo, in conclusione, alla lettura integrale del documento regionale che riporta ulteriori raccomandazioni per il medico competente e che si sofferma anche su altri aspetti correlati alla prevenzione del contagio da COVID-19:

  • Pulizia, decontaminazione e aerazione degli ambienti di lavoro
  • Informazione ai lavoratori e a tutti i frequentatori dell’azienda
  • Limitazione delle occasioni di contatto
  • Rilevazione della temperatura corporea
  • Distanziamento tra le persone
  • Igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie
  • Dispositivi di protezione individuale.

 

Tiziano Menduto

 

 

Scarica il documento da cui è tratto l’articolo:

Regione Veneto, Area Sanità e Sociale – Direzione Prevenzione, Sicurezza alimentare, Veterinaria, “ Nuovo coronavirus (SARS-CoV-2). Indicazioni operative per la tutela della salute negli ambienti di lavoro non sanitari – Manuale per la riapertura delle attività produttive”, versione 11 del 29 aprile 2020 (formato PDF, 407 kB).

VITAMINA D CONTRO GLI EFFETTI DEL COVID-19

Il mantenimento dei normali livelli plasmatici di vitamina D (VitD) non solo può giocare un ruolo nel ridurre i rischi di infezioni acute delle vie respiratorie, ma potrebbe essere importante per il trattamento di due sintomi tipici della malattia da Covid-19, quali l’anosmia e l’ageusia, ossia rispettivamente la perdita dell’olfatto e del gusto lamentati da più pazienti. E’ questo, in sintesi, il contenuto della lettera pubblicata questo mese sull’American Journal of Physiology – Endocrinology and Metabolism, che un gruppo di ricercatori di varie istituzioni italiane (IDI-IRCCS di Roma, ISA-CNR di Avellino e Ospedale S. Andrea di Roma) e di una università americana (Augusta University, Augusta, Georgia), coordinati da Francesco Facchiano del Dipartimento di Oncologia e Medicina Molecolare dell’ISS, ha scritto in risposta ad un’altra lettera pubblicata ad aprile sulla medesima rivista. Lettera in cui lo studioso Hrvoje Jakovac, dell’Università di Rijeka (Croazia), indagava su “COVID-19 and vitamin D-Is there a link and an opportunity for intervention?”.

“Sulla base di un’ampia meta-analisi pubblicata nel 2017 che riporta una revisione sistematica di studi randomizzati controllati – spiega Facchiano – confermiamo ciò che ha proposto il collega croato, ossia il potenziale impatto benefico dell’integrazione di VitD contro le infezioni acute delle vie respiratorie. Inoltre, sottolineiamo che l’anosmia e l’ageusia, sintomi osservati nei pazienti affetti da COVID-19, sono state rilevate anche in soggetti con deficit di VitD. In letteratura è poi riportato che i pazienti affetti dalla sindrome di Kallmann, una rara forma congenita di ipogonadismo ipogonadotropico, presentano spesso diverse caratteristiche comuni ai pazienti affetti da COVID-19 come: ipo- o anosmia, maggiore frequenza della malattia nei soggetti di sesso maschile, nonché bassi livelli di VitD. Perciò, queste ricerche sottolineano la necessità, attraverso approfonditi studi epidemiologici, di raccogliere dati dai pazienti per correlare l’infezione da COVID-19 e l’assetto ormonale dei pazienti stessi”.

Attualmente – concludono gli studiosi nella lettera – sono in corso numerosi trial clinici, ad esempio negli USA, che mirano a testare l’integrazione di VitD nei pazienti con COVID-19 in combinazione con altri farmaci e a confrontare l’effetto di dosi elevate rispetto alle dosi standard. I risultati di questi studi saranno fondamentali per verificare l’utilità di un’integrazione di VitD per i pazienti COVID-19”.

INDICAZIONI TESTS SIEROLOGICI IN LOMBARDIA

Regione Lombardia ha approvato due nuove delibere, la dgr 3131 contenente indicazioni in merito all’utilizzo di test sierologici da parte del Servizio Sanitario Regionale e il loro utilizzo extra SSR, vale a dire nel caso in cui si intenda effettuare in uno specifico ambito collettivo (esempio in ambito aziendale) un percorso di screening dei soggetti appartenenti a tale collettività, e la dgr 3132 in materia di trattamento informativo ed economico rispetto ai test molecolari (tampone) in ambito SSR.

Le indicazioni contenute nella dgr 3131 per una prima parte riguardano l’utilizzo in ambito SSR dei test sierologici per la valutazione epidemiologica della sieroprevalenza della popolazione generale e fa riferimento:
 al percorso di screening già in essere per gli operatori sanitari e socio sanitari, sia ospedalieri che della medicina territoriale;
 a collettività con presenza di soggetti fragili (ospiti di particolari collettività chiuse e gli operatori delle stesse);

 ai percorsi di riammissione nella vita sociale delle persone poste in isolamento domiciliare durante la fase del lock-down.

Nella seconda parte la dgr 3131, richiamando l’art. 2, comma 6, del DPCM 26 aprile 2020 che dispone l’attuazione di quanto previsto nel “Protocollo condiviso del 24 aprile c.a. ove si prevede che il medico competente, in osservanza delle indicazioni delle Autorità Sanitarie, possa suggerire al datore di lavoro l’utilizzo di eventuali mezzi diagnostici extra Servizio Sanitario Regionale, quindi a pagamento, qualora ritenuti utili al fine
del contenimento della diffusione del virus e della salute dei lavoratori, si dettano le seguenti indicazioni:
 va data comunicazione ad ATS del percorso di screening riportando le seguenti informazioni:
 il medico, responsabile per gli aspetti sanitari del percorso;
 il numero dei soggetti che si prevede di coinvolgere;
 il laboratorio che effettua il test rapido, qualora previsto come primo step, stante che i test rapidi
essendo di natura puramente qualitativa possono solo indicare la presenza o assenza di anticorpi e
sono di scarsa o inadeguata affidabilità;
 la documentazione relativa al test rapido che si intende utilizzare;
 il laboratorio che effettua il test sierologico con metodica raccomandata CLIA o ELISA o equivalenti
(che abbiano una specificità non inferiore al 95% e una sensibilità non inferiore al 90%, al fine di
ridurre il numero di risultati falsi positivi e falsi negativi);
 la documentazione relativa al test sierologico con metodica CLIA o ELISA o equivalenti;
 la documentazione atta a comprovare di avere informato i soggetti coinvolti:
o sul significato dello screening e dei test,
o dell’invio dell’esito positivo del sierologico ad ATS,
o dell’isolamento domiciliare a seguito di positività del sierologico con metodica CLIA o ELISA
o equivalenti, fino all’esito negativo del test molecolare (tampone);
 la documentazione circa la volontarietà di adesione a tutto il percorso di screening e la modalità di trattamento dei dati sanitari;
 l’evidenza della disponibilità di test (tampone) per la ricerca del genoma virale, acquisita oltre la quota che deve essere garantita dalla rete dei laboratori per COVID-19 per il SSR; tale quota deve essere pari ad almeno il 10% del numero di soggetti arruolati;
 la disponibilità può essere acquisita sia dai laboratori della rete lombarda dei laboratori per COVID-19 oppure al di fuori purché il laboratorio sia nella rete dei laboratori per l’effettuazione del test molecolare riconosciuti dal Ministero della Salute;
 i laboratori accreditati ed autorizzati inseriti nella rete lombarda dei laboratori per COVID-19 devono processare in via prioritaria i tamponi secondo le indicazioni regionali e per quantitativi non inferiori
a quelli che verranno definiti con apposita delibera indicante altresì la tariffa del test.

Inoltre, si precisa che i relativi costi non sono in carico al SSR e l’eventuale referto di positività del test sierologico con metodica CLIA o ELISA o equivalenti deve essere comunicato alla ATS di residenza del soggetto, attraverso gli appositi flussi predisposti secondo specifiche indicazioni regionali, indicando i dati anagrafici, un recapito telefonico, il referto del test, la data di avvio dell’isolamento fiduciario, la data prevista per l’effettuazione del tampone, e comporta altresì l’avvio del percorso di sorveglianza di caso sospetto.
Infine, la dgr 3132 stabilisce che il test molecolare per COVID-19 in ambito SSR sia classificabile come prestazione esonerata dalla compartecipazione dell’assistito alla spesa trattandosi di misure di sanità pubblica e ne regola la tariffa da riconoscere all’erogatore.

DA CISL Lombardia

SORVEGLIANZA COVID19 E MEDICI COMPETENTI:ATS MILANO

Sorveglianza da parte dei medici competenti

Regione Lombardia prevede che i datori di lavoro si avvalgano della figura del medico competente per le attività di “sorveglianza COVID” che, in questa ‘’Fase 2’’, riveste un ruolo centrale nella intercettazione e segnalazione di casi sospetti e/o contatti.

ATS Città Metropolitana di Milano ha inviato una specifica comunicazione ai Medici Competenti con indicazioni sulle attività da svolgere e sulla modalità di effettuazione delle segnalazioni dei casi sospetti in ambito lavorativo.

E’ opportuno che le aziende verifichino che i loro medici competenti abbiano ricevuto tale comunicazione e, nel caso in cui non fosse arrivata, ATS suggerisce agli stessi medici competenti di segnalarlo all’indirizzo mail psal19@ats.milano.it

I medici competenti devono, quindi, segnalare tutti i casi, anche solo sospetti, attraverso uno specifico portale di ATS Milano Città Metropolitana; il portale serve anche per segnalare all’ATS i casi di lavoratori con sintomi, anche alla luce dell’Ordinanza n. 547/2020 (clicka qui le istruzioni che deve seguire il medico per l’accesso al portale)

ATS completerà l’inchiesta epidemiologica, identificando tutti i contatti e le collettività coinvolte, confermando l‘isolamento già effettuato e attivandone di nuovi ove necessario e applicabile; successivamente, ATS segnalerà/confermerà al Medico Competente la presenza di un caso, per le azioni di isolamento necessarie e per gli approfondimenti dell’inchiesta epidemiologica (‘’contact tracing’’ in ambito lavorativo).

Non è previsto alcun tampone per i lavoratori in relazione alla ripresa dell’attività lavorativa di un’azienda sottoposta a fermo per disposizione nazionale/regionale, fatti salvi i soggetti sottoposti a quarantena per i quali il periodo di isolamento non è stato ancora concluso.

 

Una guida ATS per le aziende

ATS ha anche realizzato una Piccola Guida alla ripresa del lavoro nelle aziende non sanitarie o sociosanitarie in emergenza Covid-19Il documento contiene alcune indicazioni utili per impostare/aggiornare il protocollo aziendale (all. 12 DPCM 17 maggio 2020), in particolare per quanto riguarda:

  • informazione generale
  • modalità ingresso in azienda
  • accesso in azienda fornitori esterni
  • pulizia /sanificazione ambienti di lavoro
  • precauzioni di igiene personale
  • dispositivi di protezione individuali
  • gestione spazi comuni
  • sorveglianza sanitaria e medico competente
  • effettuazione tamponi n/f e test sierologici

APP, START UP, BARRIERE BIO: INNOVAZIONE E CREATIVITÀ ANTI COVID-19

Da il sole24ore articolo di Maria Chiara Voci.

A partire dalle grandi città, ripartire nella fase 2 in piena sicurezza?
Start-up tecnologiche, aziende della mobilità, studi di ingegneria specializzati in safety, operatori o aziende fino a ieri impegnate nella produzione di componenti per settori specifici, come l’agricoltura: tutti sono al lavoro per dare un aiuto concreto con l’innovazione alla “funzionalizzazione” dei nostri ambienti urbani.

Idee e tecnologie che spaziano in ogni ambito.
A partire da quelle che consentono il controllo della febbre per i clienti di uffici pubblici e privati: dal panettiere, al supermercato alla filiale di una banca. Una fra le proposte è quella dell’azienda vicentina Borinato Security, che vende con il marchio Bos una innovativa telecamera termica, del tutto simile a un tablet installato su un piedistallo e collocabile all’ingresso di un negozio o un ufficio.

Il dispositivo legge, con un sensore termico, la temperatura corporea delle persone in ingresso, esaminandone il volto, e vede se la persona indossa o meno la mascherina. In caso di febbre o mancata protezione, una voce avvisa i presenti della violazione in corso, scatta un allarme che può bloccare le porte automatiche oppure avvisare gli addetti ai controlli. Sempre in Veneto, ma a Caorle, la start up Sunrise (fondata da un gruppo di imprenditori con competenze nel digitale, nell’artigianato e nel management) hanno lanciato “Spray For Life”, dispositivo brevettato che unisce un termoscanner per la misurazione della febbre con due apparati evoluti di disinfestazione per mani e piedi.

Lo scanner a infrarossi è attivo a un metro di distanza e in meno di un secondo è in grado di analizzare la temperatura corporea con margine di errore di 0,2 gradi. Obiettivo degli imprenditori è quello di lanciare anche un più complesso Box for Life: una cabina dotata di augelli nebulizzanti che circondano la persona e la sanificano in estrema velocità. Un prodotto riservato ai grandi concentramenti: spiagge, discoteche, concerti, eventi sportivi, piazze.

Dal comasco arriva, invece, una proposta alternativa alle barriere in plexiglas, che soprattutto all’aperto rischiano di chiudere lo spazio. La Arrigoni, azienda specializzata negli schermi agrotessili per il controllo climatico e biologico delle coltivazioni, ha studiato Delimita, una gamme di speciali tessuti tecnici che, pur imponendo un distanziamento sociale, riducono quasi del tutto la possibilità di contagio annullando l’effetto “dropled” e garantiscono il passaggio e il ricambio d’aria.

Le reti sono facilmente installabili, lavabili e sanificabili, sono pensate per una lunga durata e costano circa 2 euro al metro quadro. Per spiagge, parchi, dehor di ristoranti, palestre, centri benessere.

C’è infine chi lavora da tempo sulla segnaletica: importantissima per orientare i comportamenti della popolazione. Anche online, su siti per la stampa digitale come prinko.it, è facile ordinare vetrofanie, segnaletiche per pavimenti (ad esempio per i supermercati) così come pannelli informativi personalizzati. Tutto disponibile in un click.

L’innovazione (anche) nella mobilità
A riflettere è anche il settore della mobilità: Jojob (azienda specializzata in carpoolong) ha approntato una proposta ad hoc per le aziende (in prova gratuita per maggio e giugno): equipaggio di massimo due persone, sedute una davanti ed una dietro e dotate di dispositivi di sicurezza adeguati (guanti e mascherine), con l’invito di sanificare con regolarità l’abitacolo e di creare degli equipaggi fissi.

Saniko Plus, divisione di 03 Technology di Brescia che da oltre 20 anni realizza nel nostro paese sistemi tecnologici integrati ad ozono coperti da brevetto sulla metodologia distributiva dell’ozono, propone dispositivi portatili per disinfettare spazi piccoli (come l’abitacolo di un’auto) senza correre rischi: sofisticati sensori permettono, infatti, la rilevazione del gas erogato e quindi la certezza di non superare la norma di legge e non arrivare a concentrazioni pericolose per l’aria indoor.

I progetti sulla strategia
Questo il caso della GAe Engeneering di Torino, società nata nel 2009 e fra le più specializzate al mondo nella gestione della Safety, applicata anche al contesto delle grandi manifestazioni pubbliche (solo per citarne alcune, il carnevale di Venezia, il Giro d’Italia, i Capodanni e la Milano Marathon).

Il team, guidato dall’ingegner Giuseppe Amaro, si è messo al lavoro da settimane: ha creato un vero e proprio marchio di certificazione “Virus Free and Safe” e propone l’applicazione e gestione (per clienti pubblici e privati) di una serie di protocolli, pensati per diverse tipologie di immobili, e che ovviamente, dallo studio generale, dovranno essere declinate sulla singola realtà di chi li vorrà implementare.

Le simulazioni realizzate da GAe, che hanno preso in esame edifici reali, dalla stazione di Porta Nuova a Torino al Museo del Castello Estense di Ferrara, seguono le linee dell’Oms e si basano su tre pilastri: la riorganizzazione dei flussi logistici (ad esempio, separando i percorsi di ingresso e di uscita); l’uso di tecnologie facilmente usabili, anche da smartphone; l’attività di informazione ai fruitori dei servizi, per arrivare al cosiddetto effetto nudge, quello del comportamento automatico e positivo delle persone.

«Tutte le simulazioni hanno dato come risultato quello di una riduzione anche consistente del pubblico – conclude l’ingegner Amaro –, con punte fino al 60% per cinema e teatri. Tuttavia, ad esempio nei supermercati, non sarà sempre necessario intervenire con lavori fisici di adeguamento degli spazi, ma basterà ripensare i percorsi. Sul lungo tempo, credo che le persone stesse si abitueranno e ciò che oggi viene percepito come restrizione, diventerà una nuova normalità».

COVID 19:IL CONTATTO CONTAGIOSO PIU’ DEL RESPIRO

Da Dottnet.it

I guanti e la pulizia delle mani sono importanti quanto le mascherine per evitare il contagio. Il contatto, diretto o tramite le superfici, è infatti il modo principale di trasmissione del nuovo coronavirus, dunque molto più efficace delle goccioline nell’aria: lo indica il modello matematico elaborato dall’Istituto israeliano di ricerca biologica, ospitato sul sito medRxiv, che raccoglie i lavori che ancora non hanno passato il vaglio della comunità scientifica.   I virus respiratori come il SarsCov2 si diffondono per contatto, goccioline (prodotte con tosse o starnuti, che viaggiano meno di 1,5 metri) e aerosol sospesi nell’aria, che possono infettare una persona una volta che si depositano nelle sue vie respiratorie. In questo caso i ricercatori guidati da Eyal Fattal hanno calcolato che tra il 60 e 80% del virus si trasmette per contatto diretto e il 20-40% attraverso il contatto con superfici, mentre la trasmissione attraverso l’aria, sia con goccioline che aerosol, conta per meno dell’1%.

Quindi, sulla base dei dati disponibili, il contatto diretto è il meccanismo dominante dell’infezione. Ciò è coerente, secondo i ricercatori, con gli altri studi che hanno analizzato campioni di aria prelevati in ambienti in cui si trovavano pazienti sintomatici con Covid-19, ottenendo risultati negativi per tutti i campioni d’aria. Nello studio è stato analizzato anche il periodo contagioso dei pazienti pre-sintomatici, scoprendo che inizia circa 30 ore prima della comparsa dei sintomi.

Come misure di protezione per evitare il contagio, secondo i ricercatori, la combinazione di frequenti lavaggi di mani, pulizia delle superfici ed evitare il contatto fisico è efficace come indossare guanti e mascherina. Il fatto che il contatto sia la principale via di contagio pre-sintomatica, conclude lo studio, suggerisce che le misure igieniche e comportamentali consigliate a livello pubblico dovrebbero concentrarsi sul ridurre la contaminazione delle mani o sul non toccare il viso con le mani.

IDROSSICLOROCHINA E COVID 19

Annalisa Chiusolo, giovane studiosa di farmacologia, ha intuito il meccanismo d’azione del Sars-Cov-2. Comprendendo questo meccanismo si può mirare e selezionare con accuratezza e precisione i farmaci di contrasto più efficaci. Il Coronavirus intaccherebbe la capacità dell’emoglobina di trasportare ossigeno, creando i presupposti alla base delle irruente complicazioni a livello polmonare, purtroppo note: affanno, dispnea, fino alla sindrome acuta respiratoria grave e decesso.

teoria è il primo passo di ogni verifica. La scienza procede per confutazioni. Se fosse confermata questa tesi si spiegherebbero molte incognite, ad esempio perché il Covid-19 colpisca più gli uomini, i diabetici, e meno le donne, in generale, e ancor meno le donne in gravidanza, e pochissimo i bambini e i talassemici. Si chiuderebbe il cerchio.

Ma entriamo nel merito della teoria. Il virus necessita di porfirine per la sua sopravvivenza, probabilmente per la sua replicazione, perciò attacca l’emogloblina (la proteina che trasporta l’ossigeno nel sangue), in particolare le proteina OFR10 e OFR3 attaccano la catena beta e orf1ab sottrae la porfirina. I concetti sembrano un po’ astrusi, per un non addetto ai lavori, ma semplificando ciò si traduce in una minore disponibilità di ossigeno a disposizione del nostro organismo, con conseguente accumulo di anidride carbonica. Così le cellule polmonari, entrano in sofferenza, e diventano sede della cascata citochinica – ovvero una enorme risposta immunitaria – responsabile dell’infiammazione acuta che caratterizza la polmonite da Covid-19.

Il valore di emoglobina nel sangue può essere un parametro importante per valutare l’infezione da Sars- Cov2: negli uomini il valore normale di Hb (emoglobina) è più alto rispetto alle donne, ciò spiegherebbe la maggior incidenza di polmonite da Covid negli uomini rispetto alle donne, la minor incidenza e la migliore prognosi nei bambini e nelle donne in gravidanza, dove i valori di Hb sono più bassi per un aumentato fabbisogno di ferro, che rende meno disponibile il “nutrimento” del virus. Nei pazienti anziani o di mezza età con diabete la polmonite da Covid19 ha una maggiore incidenza, legata quindi all’aumento di Hb glicata nel sangue, e quindi c’è maggiore “nutrimento” per il virus.

Il danno virale, perciò, è sistemico, ovvero interessa il sangue e non è confinato solamente a livello polmonare. Questo spiegherebbe anche la nascita di neonati sani da madri Covid positive. Perché nell’Hb fetale – restate seduti, adesso utilizzeremo alcuni concetti tecnici, ma torniamo subito – le due catene beta sono sostituite da due catene gamma, una differenza è la presenza di un residuo di serina, al posto di una istidina presente nella stessa posizione della catena beta, probabilmente responsabile del legame con le proteine virali, che potrebbero mimare l’azione del 2,3bifosfoglicerato. Adesso potete alzarvi, torniamo ad usare un linguaggio più comprensibile. Tutto questo spiegherebbe la minor incidenza e il miglior decorso della patologia nei neonati, venendo a mancare il principale sito d’azione delle proteine virali, vale a dire le catene beta dell’Hb, insomma nei neonati viene a mancare lo stesso concetto di “nutrimento” per il coronavirus.

Stesso discorso vale per una patologia cronica chiamata Beta-Talassemia, dove sono carenti o addirittura assenti le catene “beta” dell’emoglobina (il bersaglio del virus). Questo dimostrerebbe la minor incidenza e migliore prognosi e decorso della patologia nei beta talassemici, che in Italia sono molto diffusi nelle zone mediterranee come la Puglia, la Sicilia e la Sardegna (in particolare nella zona meridionale) dove c’è un tasso di talassemia pari al 12% (alfa e beta). A confermare questa teoria esiste una pubblicazione scientifica che ha messo in relazione i soggetti affetti da beta talassemia e Covid19, nei dati ripresi da pubmed: al 10 aprile 2020 sono stati registrati 11 casi di betatalassemici Covid positivi nel Nord Italia, dove il tasso di contagiosità è più elevato: 10 dei quali affetti da talassemia dipendente da trasfusione, la forma più grave, solo uno da talassemia non dipendente da trasfusione.

Tutti i pazienti che hanno contratto il virus avevano però patologie concomitanti, molto gravi: splenectomizzati, ipertensione polmonare, linfoma e chemioterapia. Nonostante questo quadro pluri-patologico negli 11 soggetti non si è registrata nessuna morte, nessuna tempesta citochinica o grave Sars. (QUI LA FONTE)

Una volta svelato il meccanismo d’azione principale del virus si possono comprendere molte altre cose. Ad esempio, adesso si può spiegare e comprende a fondo il meccanismo d’azione centrale dell’idrossiclorochina, e la sua efficacia nel contrastare Covid19. In cosa consiste questo meccanismo è subito detto: il farmaco legandosi stabilmente con la ferriprotoporfirina (del gruppo Eme dell’Hb) sottrae il substrato alle proteine virali e diviene anche un importante mezzo di profilassi. Sebbene non vi siano ancora pubblicazioni italiane sull’efficacia dell’idrossiclorochina come “schermatura” dal virus, tra i direttori dei reparti di Malattie infettive, gli specialisti, i Primari e i medici di base contattati durante questa ricerca, in molti hanno ammesso – sottovoce – di usare il farmaco come “profilassi”, ovvero per prevenire il contagio. I sanitari che si trovano a contatto stretto con i malati contagiosi, assumono preventivamente il farmaco, proprio per diminuire la probabilità di contrarre l’infezione. Per ora, a sostegno di tale effetto “profilassi”, c’è una pubblicazione recente, che coinvolge 211 persone. È stata pubblicata sull’International Journal of Antimicrobial Agents, l’organo ufficiale della Società Internazionale di Chemioterapia Antimicrobica. Di 211 persone esposte a individui positivi al Covid19 e sottoposte a profilassi con idrossiclorochina, nessuna risultava contagiata.

Infine, ad ulteriore conferma, di questa ipotesi, sono i dati raccolti nel registro della SIR (società italiana di reumatologia). La Sir, per valutare le possibili correlazioni tra pazienti cronici e il Covid19, ha interrogato 1.200 reumatologi in tutta Italia per raccogliere statistiche sui contagi. Su una platea di 65 mila pazienti cronici (Lupus e Artrite Reumatoide), che assumono sistematicamente Plaquenil/idrossiclorochina, solamente 20 pazienti sono risultati positivi al virus. Nessuno è morto, nessuno è in terapia intensiva, secondo i dati finora raccolti.

Da il quotidiano ” il tempo”

L’INFETTIVOLOGO MASSIMO GALLI FAVOREVOLE AI TESTS SIEROLOGICI

Da La Stampa

MILANO. L’accusa arriva da Massimo Galli, il primario del reparto di malattie infettive dell’ospedale di Milano: “Moltissime persone – ha detto intervendo alla trasmissione tv Agorà – stanno prendendo appuntamento negli ambulatori privati per fare il test che non sono riusciti ad ottenere dal Servizio sanitario nazionale e questa è una debacle per l’organizzazione della sanità.

Il professor Galli si riferisce ai test sierologici effettuati dai privati al costo di  63 euro. “È inconcepibile – ha proseguito – che il pubblico non sia in grado di dare questo genere di risposta ai cittadini e gli dica che deve andarsi a pagare il test, come se questa fosse una scelta voluttuaria, e fare a sue spese il tampone… ma per favore! Il test è molto piu importante del distanziamento al ristorante, è il sistema fondamentale per ridurre l’ulteriore diffusione dell’epidemia. Scusatemi ma mi è scappato un momento di indignazione».

Sull’importanza dei test, Galli non ha dubbi: “Continuo a ritenere che si debba lavorare alla fonte, cioè all’identificazione di quelli che ancora hanno l’infezione addosso, si doveva e si deve lavorare per dare risposte alle moltissime persone, anche molto irritate per questo, che chiedono di conoscere il proprio stato e preferirebbero non doverlo fare a pagamento. Inconcepibile che il pubblico decida che va bene così, non è stato in grado di dare questo genere di risposta ai cittadini”.