Monthly Archives: aprile 2020

COVID-19 VIAGGIARE IN SICUREZZA :LA CIRCOLARE DEL MINISTERO

Da quotidianosanità.it

29 aprile – “È necessario mettere in pratica una efficace riorganizzazione del sistema di trasporto pubblico, nell’ottica della ripresa del pendolarismo, anche garantendo la tutela della salute del personale addetto nelle stazioni e sui mezzi di trasporto, per sostenere la ripresa delle attività e quindi della mobilità delle persone attraverso la gestione efficiente delle criticità legate ai rischi di affollamento e di esposizione a possibili fonti di contagio”. LA CIRCOLARE

TEST COVID RAPIDI ACCREDITATI: A BREVE L’ELENCO

Da Dottnet.it

Diversi da quelli Abbott, arriva la lista tra i 200 in commercio

Test sierologici per avere un quadro completo dell’epidemia in Italia e test sierologici rapidi, insieme ai tamponi, per rientrare al lavoro in sicurezza: è questo il bagaglio essenziale per affrontare la riapertura.

Se dei test sierologici assegnati nei giorni scorsi alla Abbott si è parlato molto, è attesa a breve dal ministero della Salute la lista dei test sierologici rapidi accreditati: meno complessi dei primi, ma comunque da eseguire in laboratori indicati dalle Regioni, e più economici, dal costo stimato attorno a 20 euro. Sono circa 200 quelli in commercio e la lista attesa a breve dal ministero della Salute dovrebbe indicare quelli che possono dare i risultati più attendibili, ha osservato il virologo Francesco Broccolo, dell’Università Milano Bicocca e direttore del laboratorio Cerba di Milano.

Questi test sono uno strumento importante per “riaprire in modo graduale e sicuro, mantenendo l’attenzione estremamente alta sulla comparsa di eventuali nuovi focolai, ma per fare questo – ha osservato – vanno fatti estensivamente, soprattutto considerando che, come molti scenari indicano, la maggior parte dei contagi potrà avvenire nell’ambito lavorativo“. Per questo, ha aggiunto, “i medici del lavoro e i medici di base, per i liberi professionisti e per il resto della popolazione, dovranno valutare il rischio legato al rientro al lavoro utilizzando, con la scheda amnestica, test sierologici economici e rapidi”. Sono test orientativi alla diagnosi, che forniscono il risultato in tempi rapidi e possono cercare gli anticorpi sia nel sangue sia nel siero; in quest’ultimo caso, ha osservato Broccolo, hanno una maggiore sensibilità ma richiedono un tempo più lungo. “Test orientativo è una definizione corretta – ha osservato – perché aiuta il medico del lavoro, o quello di base, a valutare i rischi”.

I test possono identificare sia gli anticorpi IgM, indicativi di un alto rischio di contagiosità e dell’infezione che risale a una settimana prima del contagio, sia gli anticorpi IgG, indicativi di un basso rischio di contagiosità e dell’infezione avvenuta da almeno due settimana. Se il test è positivo, bisogna eseguire il tampone per capire se c’è ancora il virus; se anche il tampone è positivo il lavoratore dovrà andare in quarantena e sottoporsi a tamponi successivi, finché questi non daranno un risultato negativo. Soltanto allora sarà possibile tornare al lavoro in sicurezza.

E’ auspicabile – ha rilevato l’esperto – che il test rapido venga fatto al maggior numero di persone possibili in questo particolare momento di riapertura. Per chi non lavora in un’azienda, quindi liberi professionisti o qualsiasi altra categoria di persone, dovrebbero essere prescritti dal medico di base secondo scienza e coscienza e dovrebbero par parte della diagnostica consueta quotidiana“. Come i test sierologici per l’indagine epidemiologica, anche quelli rapidi dovranno essere eseguiti da laboratori accreditati, pubblici e privati, indicati da ciascuna Regione.

COVID-19, IL TELEMONITORAGGIO

I pazienti Covid-19 che rimangono in quarantena a casa dopo un trattamento ospedaliero possono essere ulteriormente curati monitorando i loro parametri vitali, mentre per altri pazienti il ricovero può essere ridotto o anche completamente evitato: a questo serve il sistema di telemonitoraggio che CompuGroup Medical sta introducendo in Italia tramite la società recentemente acquisita H&S Qualità nel Software SpA.

H&S ha oltre 20 anni di esperienza nel telemonitoraggio ospedaliero e ha già diversi ospedali italiani come utenti.

La H&S Health Platform è parte di un intero sistema di monitoraggio e consente di registrare i parametri vitali in modalità wireless, trasmetterli ai professionisti e avvisarli immediatamente in caso di emergenza.

Il software è un dispositivo medico certificato, in uso da molti anni.

telemontoraggio

Come funziona il software di telemonitoraggio

CompuGroup Medical ha potenziato le soluzioni di telemonitoraggio, all’interno della famiglia di prodotti Cgm Smart Home.

I pazienti utilizzano l’applicazione H&S Health Platform con uno smartphone. Un pulsossimetro misura regolarmente il battito cardiaco e la saturazione di ossigeno. Se lo si desidera è possible aggiungere un monitor per la pressione arteriosa per avere dati clinici aggiuntivi.

I dispositivi trasmettono le loro misurazioni allo smartphone tramite Bluetooth e da lì all’ospedale o allo studio medico. I pazienti possono inserire manualmente ulteriori dati tramite l’app.

Se necessario, l’app ricorda al paziente di eseguire le misurazioni.

Telemonitoraggio: cos'è e perché riduce la degenza ospedaliera ...

Tramite una piattaforma web il medico può rilevare i parametri dei suoi pazienti in tempo reale, nonché impostare la frequenza di misurazione, quali parametri monitorare e i valori di soglia.

Se i valori misurati sono al di fuori di queste soglie, il sistema invia immediatamente un avviso all’ospedale o al medico curante indicati.

CGM ha avviato, inoltre, una soluzione di teleconsulto che consente la comunicazione video tra medico e paziente. Ciò aiuta anche a proteggere la salute del personale medico e di altri pazienti, riducendo il contatto diretto con i pazienti infetti.

Chi è CompuGroup Medical Italia

CompuGroup Medical Italia Group è parte di CompuGroup Medical SE, multinazionale di sanità elettronica. In Italia ha oltre 500 dipendenti e 30.000 clienti tra medici, farmacie, dentisti, amministrazioni pubbliche, industrie pharma e pazienti, utilizzatori delle sue varie soluzioni software gestionali e dei servizi connessi. Si occupa anche di sanità domiciliare, monitoraggio e raccolta di parametri vitali dei pazienti con avanzate soluzioni di Smart Telemedicine e Smart Compliance. Confeziona anche servizi e progetti di comunicazione digitale specifici in ambito sanitario.

Emanuele Mugnani, Country Manager Italia di CGM rivela in una nota di aver “recentemente consegnato alcune piattaforme di telemonitoraggio alla AUSL in Piacenza, l’ospedale Luigi Sacco di Milano e l’ASL del Sud Tirolo. Il sistema è integrato con i software di cartella clinica in uso presso i Medici di Medicina Generale, al fine di gestire la presa in carico“.

La stessa nota riporta il parere di Giorgio Orsi, Direttore Ingegneria Clinica e Sistema Informativo dell’Ospedale Sacco di Milano: “la piattaforma e i kit per il telemonitoraggio dei pazienti sono un ottimo ausilio, completo e di facile utilizzo ed avvio, che consentirà di ricevere e analizzare informazioni raccolte direttamente dal paziente anche in autonomia e presso il proprio domicilio”.

da www.01health.it

LA RISPOSTA DIGITALE A COVID-19

Microsoft ha messo a disposizione le proprie tecnologie di smart working e di bot con intelligenza artificiale per aiutare la sanità italiana nell’emergenza Covid-19.

La  piattaforma di collaborazione Microsoft Teams, che a livello globale conta 44 milioni di utenti giornalieri e che nell’ultimo mese in Italia ha registrato un incremento del +775% in termini di chiamate e meeting, è già gratuitamente a disposizione di tutte le strutture e i professionisti della sanità per abilitare smart working ed esperienze di telemedicina.

Grazie alla collaborazione con INAIL, Microsoft ha reso disponibile il proprio Healthcare Bot, che può essere adottato o personalizzato da istituti di qualsiasi dimensione per affrontare la pandemia attraverso una migliore autovalutazione dei sintomi.

Come funziona l’healthcare Bot

Il servizio Microsoft Healthcare Bot fa leva sull’intelligenza artificiale per aiutare le strutture sanitarie a rispondere più efficientemente alle richieste, liberando così il tempo del personale medico e amministrativo alle prese con cure prioritarie.

L’Healthcare Bot è un servizio scalabile, basato sul public cloud di Azure, che consente di sviluppare e implementare rapidamente bot abilitati dall’intelligenza artificiale su siti o applicazioni, che possono offrire ai pazienti accesso personalizzato a informazioni sanitarie attraverso un’esperienza di conversazione naturale. Il Bot può essere customizzato per rispondere agli scenari e ai protocolli propri di ogni organizzazione.

Per supportare le realtà sanitarie nella rapida adozione di Bot tarati sul COVID-19, Microsoft sta rendendo disponibile un set di template con risposte predefinite sulla nuova epidemia, che gli ospedali possono facilmente utilizzare e modificare: Valutazione del rischio COVID-19, Triage clinico COVID-19, Risposte aggiornate alle FAQ sul COVID-19, Metriche globali sul COVID-19. In linea con l’impegno di Microsoft in ambito Cybersecurity, il servizio offre massime garanzie di sicurezza e privacy in conformità con i più elevati standard di settore, come ISO 27001, 27018, CSA Gold e GDPR.

A livello globale nell’ultimo mese il bot ha già offerto consulenza a 18 milioni di persone e gestito circa 160 milioni di messaggi. In dieci giorni sono quasi 10.000 le persone che ne hanno già beneficiato in Italia – con una mole di oltre 42.000 messaggi – riconoscendo l’utilità dello strumento (89%).

Tra le prime realtà del Paese ad attivare il bot per supportare le persone nell’autovalutazione dei sintomi del Coronavirus c’è l’Istituto Nazionale Malattie Infettive IRCCS “Lazzaro Spallanzani”, che tramite il sito ha reso accessibile il nuovo assistente virtuale. Lo Spallanzani è stato da subito in prima linea nella gestione dei primi casi di Covid-19 in Italia e ha ricevuto un sempre crescente numero di richieste da parte dei cittadini. Per riuscire a offrire risposte immediate e a garantire un servizio puntuale ai pazienti, ha quindi scelto di introdurre il Bot come canale informativo per gli utenti.

IRCCS Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro ...

Grazie al supporto degli esperti Microsoft in collaborazione con il team IT, è stato possibile attivare la soluzione in poche ore senza defocalizzare le risorse interne dalle priorità del momento. Nella fase attuale il focus della struttura resta sul servizio ai pazienti e sulla gestione dell’emergenza sanitaria in corso: nel giro di pochi giorni il Bot si sta già rivelando utile per offrire indicazioni su come comportarsi in caso di sospetto Coronavirus e sulle precauzioni che tutti, in particolare i soggetti a rischio, devono adottare.

Quando i tempi lo consentiranno, il progetto evolverà a più ampio raggio e si prevede già di arricchire il Bot con informazioni utili per l’utenza tipica dell’istituto, come ad esempio gli immunodepressi. Il bot è estremamente discreto e, nel massimo rispetto delle norme su sicurezza e privacy, consente di ottenere informazioni chiave in pochi click. Un supporto strategico non solo nella relazione con i pazienti, ma anche in una prospettiva più ampia di valorizzazione del patrimonio informativo per l’analisi epidemiologica e la sorveglianza sanitaria proattiva.

Gabriele Rinonapoli, U.O.S.D. Sistemi Informatici e Telecomunicazioni dell’IRCCS Lazzaro Spallanzani dice di star valutando l’utilizzo di strumenti analoghi nella gestione di pazienti cronici coinvolti in percorsi clinici continuativi e immaginiamo che nei prossimi mesi il ruolo del Bot sarà sempre più centrale. Se tutte le aziende sanitarie si dotassero di tali strumenti, si garantirebbe l’uniformità delle informazioni fornite ai cittadini e si faciliterebbe la raccolta in tempo reale di dati utili anche per analisi epidemiologiche e per azioni di sorveglianza sanitaria proattiva”.

Altro esempio virtuoso arriva dall’Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata che attraverso INAIL ha potuto adottare il Microsoft Healthcare Bot come ulteriore canale per l’autovalutazione del Covid-19, sia a vantaggio dei cittadini, sia a supporto degli operatori sanitari.

Uno strumento che si è da subito rivelato efficace, perché in grado di gestire molte più richieste del call center e perché integra un meccanismo di verifica dei sintomi in linea con i protocolli medici. Il progetto del San Giovanni Addolorata va oltre il bot e si articola su più fronti, grazie all’impiego estensivo della piattaforma per la collaborazione Microsoft Teams.

Smart working: come organizzare riunioni virtuali su Microsoft ...

La soluzione era già in uso ma in modo circoscritto, mentre in 3 giorni è stata estesa a tutto lo staff amministrativo: 170 persone sono ora attive attraverso Teams ed è stato possibile portare avanti in virtuale perfino i concorsi e le assunzioni di personale necessario in questa fase di emergenza. È inoltre la piattaforma cloud ad abilitare in modo sicuro l’Unità di Crisi attivata per gestire l’epidemia, una task force di 24 dirigenti sanitari e amministrativi che si confrontano ogni giorno attraverso riunioni online per decidere come affrontare la situazione e programmare le attività.

Non solo, grazie a Microsoft Teams, e in particolare al modulo Bookings, è stata data vita a un’esperienza di Telenursing per seguire anche a distanza i pazienti risultati negativi a un primo tampone e che, in attesa di sottoporsi al secondo, devono rientrare al domicilio: un gruppo di infermieri resta in contatto con loro, offrendo sia supporto psicologico, sia indicazioni sui passi successivi. Interessante anche l’esperienza di TeleMidwifery, nata contestualmente, che vede un gruppo di ostetriche restare in contatto virtuale con le future mamme, dando seguito al corso di preparazione al parto in videoconferenza, proprio per non abbandonare le donne in un momento delicato come quello della gravidanza e per limitare i rischi legati a possibili contagi.

L’Ingegnere Francesco Saverio Emmanuele Profiti, Dirigente Responsabile UOSD ICT ha guidato il progetto di adozione di Teams e di attivazione del Bot dice che “Il progetto di Telenursing, che ruota intorno a Teams ci permette di assistere in televisita i pazienti dimessi da pronto soccorso nella fase di transizione verso la presa in carico da parte dei servizi territoriali. Ormai la tecnologia è matura, tutte le organizzazioni sanitarie dovrebbero dotarsi di strumenti analoghi”. 

L’ASL Napoli 3 Sud, che con 8 plessi ospedalieri in 57 comuni gestisce un bacino di 1.070.000 utenti e grazie alla collaborazione con Microsoft è stata in grado di attivare sulla propria home page il bot per l’autovalutazione del Coronavirus in tempi rapidissimi, così da ottimizzare la gestione dell’ingente mole di richieste provenienti dalla cittadinanza e focalizzare le risorse sui pazienti realmente critici.

Il bot, basato su piattaforma cloud Azure dell’ASL è ora in fase di personalizzazione grazie alla cooperazione con l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, che sta contribuendo a tradurre linee guida e protocolli del Centro per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie degli Stati Uniti, in modo da arricchire sempre più l’assistente virtuale e perfezionare l’interrogazione con domande libere. Non solo, l’ASL sta utilizzando in modo estensivo la piattaforma Teams, già in uso presso la struttura, per abilitare sempre più la collaborazione di tutto il personale in questo momento di emergenza. Mentre nel rapporto con i pazienti si sta rivelando strategico Skype, grazie a cui è possibile continuare i percorsi di cura e riabilitazione. In particolare, un team di logopedisti sta proseguendo l’attività con i piccoli pazienti che si collegano da casa e un team di psichiatri sta dando continuità alle proprie terapie attraverso video-sedute con i pazienti, che mai come in questo momento stanno affrontando una situazione di particolare stress.

Per Bruno Cavalcanti, IT Manager dell’ASL Napoli 3 Sud “In pochi giorni è stato possibile attivare l’Healthcare Bot e personalizzarlo con i dati della Campania. Non solo, senza dover puntare a tecnologie avanguardistiche e inarrivabili, siamo riusciti a far leva su strumenti d’uso comune come Teams e Skype per dar vita ad esperienze di telemedicina”.

da www.01health.it

 

TEST COVID VENOSI IN REGIONE LOMBARDIA

Regione Lombardia
Dal sito della  regione Lombardia
test sierologici centri prelievi

Via ad analisi nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona e Lodi

“Ci siamo, i percorsi sono stati definiti: da giovedì 23 partono i test sierologici in 14 centri prelievi lombardi delle province di Bergamo, Brescia, Lodi e Cremona. Dal 29 aprile, le analisi vengono estese a tutta la Regione“. Lo conferma l’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera.

I centri in campo

I centri prelievi attivati, a partire da giovedì 23 aprile, si trovano nelle seguenti località:

Bergamo provincia: AlzanoNembro, Albino;

Brescia provincia: Brescia, Manerbio, Desenzano, Chiari e Montichiari (da venerdì 24);

Cremona provincia: Casalmaggiore, Soresina, Cremona e Crema (da venerdì 24);

Lodi provincia: Codogno, Lodi.

Prelievo di sangue venoso periferico

“Si tratta di un prelievo di sangue venoso periferico – aggiunge Gallera – che serve per verificare se un organismo ha sviluppato gli anticorpi. E se questi sono neutralizzanti per il virus”.

La ‘call’

“La ‘call’ a questi test – prosegue – viene coordinata dalle Agenzie per la tutela della Salute, in collaborazione con le ASST di riferimento”. “E ciò avverrà – spiega – in base alle proprie informazioni epidemiologiche. Oppure su segnalazione del Medici di Medicina Generale e dei Pediatri di Libera Scelta”.

Categorie dei test

I test partiranno interessando le seguenti categorie:
– i cittadini ancora in quarantena fiduciaria;
– soggetti sintomatici, con quadri simil influenzali, senza sintomi da almeno 14/21 giorni segnalati dai Medici di Medicina Generale alle ATS;
– i contatti di casi asintomatici o con sintomi lievi, identificati dalle ATS a seguito dell’indagine epidemiologica già prevista, ma senza l’effettuazione del tampone nasofaringeo per ricerca di SARS-CoV-2, anch’essi ancora in quarantena fiduciaria.


Regione Lombardia
centri prelievi test sierologici

Dal 29 aprile attivati altri 33 centri

“A partire da mercoledì 29 aprile, con l’avvio di altri 33 centri prelievi, si estende a tutta la Lombardia l’esecuzione dei prelievi ematici per l’elaborazione dei test sierologici che porteranno a regime, entro l’inizio della prossima settimana, il sistema regionale di analisi degli anticorpi neutralizzanti per il Covid-19“. Lo annuncia l’assessore al Welfare della Regione LombardiaGiulio Gallera.

Sono ora 46 i centri attivi

“In pochi giorni abbiamo attivato 46 centri prelievi – prosegue Gallera – presso i quali vengono invitati i cittadini ancora in quarantena fiduciaria, soggetti sintomatici, con quadri simil influenzali, senza sintomi da almeno 14/21 giorni segnalati dai Medici di Medicina Generale alle ATS e i contatti di casi asintomatici o con sintomi lievi, identificati dalle ATS a seguito dell’indagine epidemiologica già prevista ma senza l’effettuazione del tampone nasofaringeo per ricerca di SARS-CoV-2, anch’essi ancora in quarantena fiduciaria. Contestualmente vengono effettuati i prelievi anche al personale sanitario”.

Ecco la distribuzione aggiornata dei centri prelievi attivi e in fase di attivazione:

Ats Milano: Niguarda, Fatebenefratelli, Sacco (da 29 aprile); Lodi e Codogno già avviati.

Ats Brianza: Lecco, Merate, Bellano, Monza, Desio, Vimercate, Carate Brianza e Seveso (dal 29 aprile).

Ats Insubria: Como, Mariano Comense, Menaggio (dal 29 aprile); Varese, Tradate e Cittiglio dal 4 maggio; Saronno e Gallarate in fase di definizione.

Ats Montagna: Bormio, Tirano, Sondrio, Morbegno, Chiavenna, Dongo (Distretto Valtellina e Alto Lario); Edolo ed Esine dal 1° maggio (Distretto Valcamonica).

Ats Pavia: Policlinico San Matteo.

Ats Valpadana: Cremona, Crema, Casalmaggiore e Soresina già avviati; Mantova, Pieve di Coriano (dal 29 aprile); Bozzolo e Castiglione delle Stiviere dal 4 maggio.

Ats Bergamo: Albino, Alzano Lombardo già avviati; Clusone dal 29 aprile, Piario dal 30 aprile.

Ats Brescia: Brescia, Manerbio, Desenzano, Chiari e Montichiari già avviati.

TESTS SIEROLOGICI PER MEDICI PEDIATRI E SPECIALISTI IN PIEMONTE

Da la srampa

TORINO. Inizieranno lunedì 4 maggio i test sierologici sul personale sanitario (compresi medici di famiglia, pediatri di libera scelta e specialisti convenzionati) di tutte le Aziende sanitarie del Piemonte.
Lo annuncia l’assessore regionale alla Sanità del Piemonte, Luigi Genesio Icardi, osservando che si tratterà di un’indagine a fine epidemiologico, con l’obiettivo di comprendere meglio le caratteristiche della diffusione del virus e di fornire fondamentali informazioni per lo studio della patogenesi e lo sviluppo di strategie mirate di prevenzione, anche riguardanti l’identificazione di coorti target di possibile vaccinazione una volta che tale tecnologia preventiva sia disponibile.

«Tutti gli esiti dei test – rileva l’assessore Icardi – saranno riportati dal CSI sulla piattaforma Covid grazie ad un’integrazione con l’ecosistema informativo della Regione che consentirà di recuperare in tempo reale le informazioni utili ai fini epidemiologici direttamente dai referti validati dai Laboratori analisi delle singole Aziende sanitarie. Vuol dire applicare un modello di automatizzazione che non ha precedenti, risparmiando agli operatori il caricamento manuale di decine di migliaia di esiti. Sul piano sanitario, gli esiti positivi verranno interessati da approfondimenti diagnostici, anche attraverso l’utilizzo dei tamponi».

Il piano di screening regionale avverrà attraverso l’utilizzo di un test immunometrico IgG (test sierologico per IgG neutralizzanti anti-SARS-CoV2). Tramite la Società di committenza regionale Scr, sono stati acquistati con procedura d’urgenza 70 mila kit e la consegna dei lotti necessari da parte delle tre ditte assegnatarie, Diasorin Spa, Abbot Srl e Medical System Srl, è prevista per il 30 aprile.
Al momento, si stanno raccogliendo i fabbisogni di ogni Azienda sanitaria per poter procedere al recapito delle forniture.
Intanto, l’Unità di crisi ha fornito alle Aziende sanitarie regionali le indicazioni per effettuare l’indagine, specificando che si dovrà procedere all’acquisizione del consenso informato e quindi al prelievo del sangue di tutti gli operatori, su base volontaria. I campioni saranno processati da ciascuna Azienda nei propri laboratori, con le apparecchiature di cui già tutte dispongono, escludendo quindi il ricorso ai privati.


I referti saranno inseriti negli applicativi locali e importati nella piattaforma Covid appositamente predisposta dal Csi. L’elaborazione epidemiologica dei dati sarà quindi affidata al Seremi (Servizio di riferimento regionale di epidemiologia delle malattie
infettive) di Alessandria.

FASE 2 SECONDO LA PROPOSTA DI INAIL

DA TECNORING.IT ARTICOLO DI SARA FRUMENTO

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Media Key: Teknoring: Wolters Kluwer crea il portale unico delle ...

Il 4 maggio sarà probabilmente l’inizio della Fase 2 dell’emergenza sanitaria Covid-19 (Sars-CoV-2). In queste ore, è al vaglio del Governo il seguente “Documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione” proposto da Inail.

Riportiamo qui di seguito i contenuti salienti che potrebbero essere presi in considerazione per la Fase 2 di riapertura.

La Fase 2 del Covid-19 e le variabili del rischio di contagio

  1. Esposizione: la probabilità di venire in contatto con fonti di contagio nello svolgimento delle specifiche attività lavorative. Ad esempio settore sanitario, gestione dei rifiuti speciali, laboratori di ricerca.
  2. Prossimità: le caratteristiche intrinseche di svolgimento del lavoro che non permettono un sufficiente distanziamento sociale per parte del tempo di lavoro o per la quasi totalità. Ad esempio specifici compiti in catene di montaggio.
  3. Aggregazione: la tipologia di lavoro che prevede il contatto con altri soggetti oltre ai lavoratori dell’azienda. Ad esempio ristorazione, commercio al dettaglio, spettacolo, alberghiero, istruzione.

Matrice di rischio di contagio da Sars-CoV-2

Il rischio attribuito a ciascun ambito lavorativo è stabilito attraverso la seguente matrice (Figura 1): il risultato ottenuto dalla combinazione di esposizione e prossimità, viene corretto attraverso un fattore che tiene conto della terza variabile, ovvero l’aggregazione.

La Fase 2 del Covid-19 secondo le linee guida Inail sulle variabili di rischio

Figura 1 – Matrice di rischio

Nella tabella sottostante sono riportati i punteggi possibili attribuibili alle tre variabili che concorrono a definire il rischio per ciascun ambito produttivo.

E x P Fattore correttivo di E x P Classi di rischio risultanti
Esposizione Prossimità Aggregazione
0 Probabilità bassa (agricoltore)1 = probabilità medio-bassa

2 = probabilità media

3 = probabilità medio-alta;

4 = probabilità alta (operatore sanitario).

0 = lavoro effettuato da solo per la quasi totalità del tempo;1 = lavoro con altri ma non in prossimità (ufficio privato);

2 = lavoro con altri in spazi condivisi ma con adeguato distanziamento (ufficio condiviso);

3 = lavoro che prevede compiti condivisi in prossimità con altri per parte non predominante del tempo (catena di montaggio);

4 = lavoro effettuato in stretta prossimità con altri per la maggior parte del tempo (studio dentistico).

1.00: presenza di terzi limitata o nulla (es. settori manifatturiero, industria, uffici non aperti al pubblico); 1.15 (+15%): presenza intrinseca di terzi ma controllabile organizzativamente (commercio al dettaglio, servizi alla persona, uffici aperti al pubblico, bar, ristoranti);

1.30 (+30%): aggregazioni controllabili con procedure (sanità, scuole, carceri, forze armate, trasporti pubblici);

1.50 (+50%): aggregazioni intrinseche controllabili con procedure in maniera molto limitata (spettacoli, manifestazioni di massa)

Verde: BASSOGiallo: MEDIO – BASSO

Arancio: MEDIO – ALTO

Rosso: ALTO

La Fase 2 del Covid e l’orientativa attribuzione classi di rischio per ciascuna attività

Nel documento redatto da Inail è presente una tabella orientativa circa le classi di rischio attribuibili ai diversi codici Ateco (Allegato 1 al “Documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione“).

La Fase 2 del Covid-19 secondo le linee guida Inail sulle variabili di rischio

Strategie di prevenzione: suggerimenti di Inail per la Fase 2 del Covid-19

In base all’approccio di matrice di rischio si possono adottare una serie di misure atte a prevenire/mitigare il rischio di contagio per i lavoratori.

La gestione della prima fase emergenziale ha permesso di acquisire esperienze prevenzionali che possono essere utilmente sviluppate nella seconda fase. Riportiamo in modo essenziali le disposizioni proposte all’interno del “Documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione“.

Qui di seguito riportiamo una tabella con la funzione di check-list, per ciascun ambito di competenza, ottenuta estrapolando le istruzioni proposte da Inail.

Documenti di riferimento
  1. d. lgs. 81/2008 e s.m.i.
  2. Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro
Fonti istituzionali di riferimento
  1. Ministero della Salute
  2. Istituto supriore della sanità (Iss)
  3. Inail
  4. Oms
  5. Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie
Figure professionali coinvolte
  1. Datore di lavoro
  2. Medico competente
  3. Rspp
  4. Rls / Rlst
Aggiornamento C’è la necessità di adottare una serie di azioni che vanno ad integrare il Dvr atte a prevenire il rischio di infezione SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro contribuendo, altresì, alla prevenzione della diffusione dell’epidemia.
Misure organizzative
  1. Gestione degli spazi di lavoro
    • Distanziamento sociale vs tipologia di processo produttivo
    • Lavorazioni singole con spazio dedicato
    • Riorganizzazione ambienti con possibilità di barriere separatorie
    • Turnazione presso gli ambienti comuni (ad esempio mense)
    • Orari di ingresso/uscita scaglionati
    • Minimizzazione degli spostamenti all’interno dell’azienda
    • Riunioni in modalità remoto (ad esempio smart working)
    • Accesso disciplinato dei fornitori
  2. Organizzazione e orari di lavoro
    • Limitazioni delle trasferte
    • Flessibilità orario ed alternanza
    • Evitare aggregazioni di trasporto da e per la sede di lavoro
    • Distanziamento sociale sui mezzi pubblici
    • Ricollocazione temporanea ad altre mansioni
    • Possibilità di smart working
    • Privilegi d’orario per i soggetti con figli o persone da accudire
Misure di prevenzione e protezione
  1. Informazione e formazione
    • conoscenza dell’aggiornamento delle misure organizzative
    • poster e locandine con misure igieniche
  2. Misure igieniche e sanificazione degli ambienti: quest’ultima caldamente consigliata nelle aziende in cui vi sono stati casi sospetti o accertati di Covid-19. Prevedere comunque una pulizia giornaliera e periodica
  3. Utilizzo Dpi
  4. Sorveglianza sanitaria e tutela dei lavoratori fragili
    • nomina ad hoc di un medico competente per la situazione emergenziale
    • sorveglianza ad hoc per lavoratori con età superiore ai 55 anni
    • reintegro graduale dei lavoratori affetti da Covid-19
Misure specifiche per la prevenzione dell’attivazione di focolai epidemici
  1. Possibilità di riattivazione del focolaio
  2. Controllo temperatura

 

OCCHI PORTA DI PASSAGGIO E CONTAGIO PER IL COVID 19

Coronavirus isolato nelle lacrime: la scoperta dello Spallanzani. Rezza (Iss): occhi porta di ingresso e uscita del Covid

Il contagio può avvenire anche attraverso le lacrime di chi è positivo al COVID19.  Lo dimostra uno studio pubblicato su Annals of Internal Medicine dai ricercatori dell’Istituto SPALLANZANI di Roma secondo il quale il virus SarsCov2 è attivo anche nelle secrezioni oculari. Gli occhi quindi non sono solo una delle porte di ingresso del virus nell’organismo, ma anche una «potenziale fonte di contagio». Insomma, è stato dimostrando che il virus oltre che nell’apparato respiratorio, è in grado di replicarsi anche nelle congiuntive.

IL TAMPONE – La ricerca ha analizzato un tampone oculare prelevato tre giorni dopo il ricovero da una paziente positiva al virus, gli studiosi quindi hanno isolato il virus dimostrando che esso è in grado di replicarsi anche nelle congiuntive.  La paziente ricoverata allo Spallanzani alla fine di gennaio aveva una congiuntivite bilaterale.

L’OMS – Si tratta di una scoperta che ha «importanti implicazioni anche sul piano della salute pubblica, tant’è che il risultato è stato comunicato all’Organizzazione Mondiale della Sanità d’accordo con l’Editor della rivista prima della pubblicazione». «Questa ricerca dimostra che gli occhi non sono soltanto una delle porte di ingresso del virus nell’organismo, ma anche una potenziale fonte di contagio – commenta Concetta Castilletti, responsabile dell’Unità Operativa Virus Emergenti del Laboratorio di Virologia dello Spallanzani – ne deriva la necessità di un uso appropriato di dispositivi di protezione in situazioni, quali gli esami oftalmici, che si pensava potessero essere relativamente sicure rispetto ai rischi di contagio che pone questo virus».

LA POSITIVITA’ – La ricerca ha evidenziato che i tamponi oculari possono essere positivi quando invece i campioni del distretto respiratorio non mostrano più tracce del virus: i campioni respiratori della paziente, infatti, a tre settimane dal ricovero risultavano ormai negativi, mentre il campione oculare era ancora debolmente positivo sino a 27 giorni dal ricovero. Saranno necessari ulteriori studi per verificare fino a quando il virus continua ad essere attivo e potenzialmente infettivo nelle lacrime. La scoperta dei nostri ricercatori, sottolinea Marta Branca, direttore generale dello Spallanzani, «è un altro piccolo tassello che si inserisce nel complicato puzzle di questo virus. La nostra soddisfazione è quella di contribuire, con questa ricerca, a far conoscere meglio i meccanismi di contagio e, quindi, a creare maggiore consapevolezza e sicurezza negli operatori chiamati a confrontarsi con la gestione clinica dei pazienti».

Coronavirus, il contagio potrebbe avvenire anche attraverso le ...

REZZA (ISS): OCCHI PORTA DI INGRESSO E USCITA – «In qualche modo è stato dimostrato che il virus ‘entra ed esce’ dagli occhi. Anche la stessa congiuntivite», che era già stata posta sotto l’attenzione dei ricercatori per il suo legame con il nuovo coronavirus, «deriva dal fatto che Sars-Cov-2 può entrare anche dagli occhi. Oggi con questo nuovo tassello che si aggiunge alla conoscenza del virus emerge che si può moltiplicare anche nell’epitelio congiuntivale». Così Gianni Rezza, direttore del dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità (Iss), commenta all’Adnkronos Salute il nuovo studio dell’Inmi Spallanzani di Roma. «È molto importante – aggiunge – che si continui a studiare e ad approfondire la conoscenza di questo virus».

OCULISTI: INDOSSARE OCCHIALI – L’unica protezione per tenere in sicurezza gli occhi dal rischio di essere la ‘portà del virus è mettersi gli occhiali di protezione, che creano una ‘camerà chiusa intorno agli occhi, insieme alle mascherine. Chi porta già quelli da vista ha una minima difesa, ma attenzione dipende dalla grandezza della montatura. Perché parliamo di goccioline che possono essere dirette o fluttuare nell’aria. Lo studio dello Spallanzani quindi ci dice che occorre portare tutti gli occhiali di protezione se vogliamo avviare la Fase II». Così Matteo Piovella, presidente della Società oftalmologica italiana (Soi).

Piovella ricorda che «la prima persona a dare conto della gravità del coronavirus è stato un medico oftalmologo di Wuhan. Questo perché uno dei sintomi evidenziato era la congiuntivite virale da coronavirus che ha, purtroppo, caratteristiche molto simili a quelle della tradizionale congiuntivite. Ovvero – chiarisce il presidente degli oculisti – prende un occhio solo, che rimane più rosa che rosso, da dei fastidi limitati come se ci fosse la presenza di un ciglio. Infine c’è il rigonfiamento del linfonodo recettore all’attaccatura della mandibola. Cose che tutti gli oculisti sanno».

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