Monthly Archives: settembre 2019

BIG DATA IN HEALTH A ROMA

Dalla gestione dell’emergenza sanitaria e ambientale di Taranto e delle altre aree industriali, passando per l’analisi dei modelli di diffusione degli agenti patogeni, per non dimenticare poi la verifica dell’impatto dei fattori ambientali e meteorologici sulla salute dei cittadini. Sono solo alcuni dei grandi temi nei quali l’analisi incrociata dei dati ci aiuta e ci fornisce informazioni preziose. Non solo. I dati, o meglio, l’analisi puntuale di grandi quantità di dati è diventata ormai una prassi quotidiana nella ricerca di nuovi farmaci, della modellizzazione delle interazioni delle proteine e del genoma, nella messa a punto di nuovi strumenti diagnostici. Al punto che vengono perfino create speciali applicazioni, in alcuni casi veri e propri videogiochi, che permettono di modellizzare e individuare con precisione e con grande anticipo segnali di insorgenza di malattie neurodegenerative quali l’Alzheimer.

Non è tutto. I dati permettono di approcciarsi sul territorio e di verificare la distribuzione o la penetrazione dei servizi sanitari, la loro accessibilità non solo in base al reddito, ma anche in base alla distribuzione sul territorio delle persone. Quello della gestione dei servizi sanitari è poi un filone davvero molto interessante per il mondo dei Big Data soprattutto in un contesto in cui la razionalizzazione delle spese impone scelte che devono essere guidate da una attenta analisi dei costi e dei benefici.

Il punto di caduta è una medicina e una sanità, sempre più disegnata a misura del singolo individuo. L’obiettivo della Conferenza Big Data in Health 2019 è quello dunque di dare spazio e vita a questo delicato settore che sta emergendo grazie alle nuove tecnologie digitali, e che avrà un grande impatto su molteplici aspetti sensibili della nostra vita, della nostra salute e del nostro essere cittadini.

Una sfida culturale di primo livello da affrontare tenendo conto della complessità della materia e della sua continua evoluzione a cui occorre guardare con attenzione e con un approccio necessariamente multidisciplinare coinvolgendo cittadini, medici, associazioni di pazienti, politici, amministratori e aziende. Big Data In Health 2019 è un luogo in cui i vari attori si incontrano, un appuntamento annuale che vuole raccordare i vari aspetti del problema affinchè le parti possano agire insieme, di concerto, senza rischiare di paralizzare il sistema tirando ognuno in una direzione opposta.

Parteciperanno all’evento: Il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, il presidente del CNR Massimo Inguscio, l’Istituto Superiore di Sanità, SNPA-AssoArpa, Ministero della Salute, Agcom, Agid, Federsanità, Google Cloud, Eni, Darktrace e molti altri.

Programma

Nella prima giornata della Conferenza, che si aprirà alla presenza del Ministro dell’Ambiente Costa, si cercherà dunque di fare una panoramica non solo sulle basi di dati ambientali a disposizione, ma anche sulle nuove basi di dati che, grazie anche all’interesse ed alla partecipazione dei cittadini, iniziano ad essere presenti nel nostro territorio e dovranno vedere le Regioni recitare un ruolo organizzativo di primo piano. Avviare già da ora un discorso sull’accessibilità di tali dati, sulla necessità di “standardizzarli” per poterli integrare e sulle modalità di accesso permetterà di ottimizzarne l’utilizzo e l’efficacia.


A seguire, giovedì 3 ottobre la Conferenza affronterà invece questioni di stretta attualità per il nostro Sistema sanitario nazionale, come l’utilizzo dei dati sanitari individuali conformemente alle regole sulla protezione dei dati secondo Gdpr, privacy e sicurezza, l’interconnessione e l’interoperabilità dei dati, la revisione dei sistemi tariffari per il modificarsi delle modalità di erogazione delle prestazioni abilitate dalle nuove tecnologie, il ruolo del comparto assicurativo nel disegnare soluzioni sanitarie personalizzate e concorrenziali.

In particolare,  nel caso della sanità, il GDPR è andato ad impattare su pratiche consolidate di gestione dei flussi di dati sui pazienti, pratiche improntate all’efficacia ed alla concretezza del processo di tutela della salute e di cura del paziente, ma che fino ad ora non avevano considerato approfonditamente le implicazione della privacy. Siamo ora nella situazione di dover capire cosa è stato fatto, cosa si sta facendo ma soprattutto cosa si può fare in un vicino futuro non solo per permettere ad esempio ai ricercatori di accedere in maniera “agile” ai dati dei pazienti senza incorrere in violazioni del GDPR, ma allo stesso sistema sanitario ed ai medici per poter accedere tempestivamente ai dati pregressi di un paziente in modo da poter effettuare diagnosi e prescrivere cure essendo a conoscenza di tutti gli aspetti critici della sua storia clinica e — possibilmente — anche dei suoi stili di vita nonchè delle sue esposizioni ambientali.

Il tema del pomeriggio è invece il problema specifico della sicurezza dei dati sanitari. Al momento esistono già framework dettagliati per la sicurezza dei dati in generale (in particolare, vedi il framework di cybersecurity come dettagliato dal libro bianco del CINI . Allo stesso tempo, manca la possibilità per operatori del settore sanitario di accedere ad indicazioni meno corpose e meno tecniche che permettano loro di comprendere ed implementare i processi del framework. In pratica, manca una “verticalizzazione” del nostro eccellente framework di cybersecurity in ambito salute, verticalizzazione che sia allo stesso tempo accompagnata dalla stesura di testi, guidelines e how-to semplificati per i decisori che dia loro la possibilità di decidere percorsi di implementazione senza dover prima diventare degli esperti in dettagli tecnici e tecnologici.‌

da sanitarinformazione.it

NUOVO MANUALE INAIL SULLE VIBRAZIONI

È stata pubblicata sul sito dell’INAIL una nuova pubblicazione gratuita Inail, del Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale su “La valutazione del rischio vibrazioni”.
Il volume si propone come riferimento operativo per la misura, la valutazione e il controllo del rischio derivante dall’esposizione alle vibrazioni meccaniche nei luoghi di lavoro, sulla base dello stato dell’arte delle conoscenze tecniche e scientifiche in materia.


Viene proposto un metodo per la corretta classificazione dei lavoratori in fasce di rischio, e un nuovo metodo standardizzato per il calcolo dell’incertezza sui descrittori del rischio. Nelle Appendici sono presentati diversi esempi pratici.
Di seguito affrontiamo l’articolazione del volume, i suoi obiettivi e riportiamo un estratto sui percorsi di valutazione previsti dall’art. 202 del d.lgs. 81/2008.

 

Articolazione del Volume

La Pubblicazione comincia con la Determinazione dell’esposizione al rischio vibrazioni ed identifica le diverse tipologie, le diverse misure di esposizione. Si concentra quindi sul documento di valutazione dei rischi, affrontando le diverse fasi di questa valutazione, la giustificazione del rischio, la quantificazione, i possibili DPI antivibrazione, informazione, formazione e sorveglianza sanitaria.
Inoltre, un capitolo specifico riguarda il controllo delle vibrazioni meccaniche delle macchine e le indicazioni sulla Corretta manutenzione. Nelle appendici aspetti più tecnici relativi a metodi e calcoli di esposizione (e non solo).

Obiettivo del Volume

Il Dipartimento INAIL ha inteso fornire a tutti gli operatori della sicurezza un documento operativo di sintesi sulle attuali conoscenze nazionali e internazionali per consentire loro di valutare nel migliore dei modi i rischi legati all’esposizione alle vibrazioni meccaniche, sia quelle trasmesse al sistema mano-braccio che quelle trasmesse al corpo intero. In particolare, vengono date indicazioni operative dettagliate sulla corretta metodologia di valutazione del rischio vibrazioni per ciascuno dei tre ‘percorsi’ previsti dall’art. 202 del d.lgs. 81/2008 che utilizzano, alternativamente, i dati di certificazione dei costruttori, le banche dati o le misurazioni. Per ognuno di questi percorsi è inoltre definito un metodo per il calcolo dell’incertezza associata alla stima dei descrittori di rischio. Indicazioni tecniche per la riduzione del rischio e un’ampia casistica di esempi completano il documento.

I percorsi di valutazione del rischio ai sensi d ell”art. 202 del Testo Unico di Sicurezza

Il d.lgs. 81/2008 prevede, all’art. 202 comma 2, la possibilità che l’accelerazione prodotta da un utensile/veicolo venga stimata per tre diverse vie:
a) Misure. L’esecuzione di misure di accelerazione, ed il successivo calcolo del descrittore di esposizione A(8), verrà discussa nella sezione 2.5 per le HAV e nella sezione 2.6 per le WBV. Nella stessa sezione 2.6 verranno anche brevemente presentati metodi integrativi per la quantificazione di vibrazioni con forte contenuto impulsivo. Infine, nell’Appendice G verranno illustrate le caratteristiche richieste alla strumentazione di misura.
b) Informazioni fornite dal costruttore delle attrezzature. L’utilizzo dei dati forniti dal fabbricante verrà discusso nella sezione 2.7.
c) Informazioni reperite in banche dati. L’utilizzo delle banche dati verrà discusso nella sezione 2.8 del Volume.

Procedura da seguire secondo il Coordinamento tecnico delle Regioni e delle Province autonome

Sulla base dell’interpretazione resa dal Coordinamento tecnico delle Regioni e delle Province autonome, si può stabilire che la procedura da seguire su questo tema sia la seguente:
a) si ricercano, all’interno di una banca dati, le informazioni relative alle accelerazioni dei diversi utensili/veicoli. I dati possono essere utilizzati a patto che essi descrivano le reali condizioni di rischio relativamente a:
– modello e utilizzo dell’attrezzatura;
– manutenzione dell’attrezzatura;
– disponibilità di tutti gli elementi utili per una eventuale bonifica del rischio.
b) Qualora l’opzione a) non sia percorribile, si utilizzano le informazioni relative alle accelerazioni dei diversi utensili/veicoli fornite dal costruttore. I dati possono essere utilizzati a patto che:
– siano disponibili fattori correttivi (se richiesti);
– l’attrezzatura sia in buone condizioni di manutenzione; – essi contengano gli elementi utili per una eventuale bonifica del rischio.


c) Qualora né l’opzione a) né l’opzione b) risultino percorribili, vanno eseguite misure. In quanto ‘metodo di riferimento, va fatto ricorso a misure in tutti i casi dubbi o controversi o che abbisognano di particolare precisione nel calcolo dell’esposizione, ed in generale nei casi elencati nel documentodel Coordinamento tecnico delle Regioni e Province autonome e di seguito riportati:
– situazioni espositive nelle quali, non potendo giustificare, non sono disponibili né dati pertinenti in BDV né valori forniti dal fabbricante;
– attrezzature di lavoro per le quali i dati del fabbricante siano in palese disaccordo (ed in particolare sottostimano) con i dati misurati riportati in BDV;
– attrezzature di lavoro i cui libretti di istruzione riportino valori di accelerazione senza riferirsi ad alcuna normativa CEN o ISO non pertinente al macchinario stesso;
– contenziosi sull’attendibilità dei livelli di esposizione;
– valutazione dei livelli di esposizione per indagini su presunte malattie professionali.

Il Volume INAIL afferma anche che la misurazione delle vibrazioni serve anche per verificare se il programma di manutenzione del parco macchine (es.: sedili, ammortizzatori, attrezzi di lavoro collegati) è efficace e nel caso ridefinirne programmazione e specificità.

da Insic

Prodotto: Volume
Edizioni: Inail – 2019
Disponibilità: Si –  Consultabile anche in rete
Info: dcpianificazione-comunicazione@inail.it

LA VALUTAZIONE DELLA MMC PER COMPITI COMPLESSI

La ISO 11228 parte 1 si occupa di assegnare lo standard per l’analisi del rischio da sollevamento e trasporto. In supporto a tale normativa, nel 2014 è stato pubblicato il Technical Report 12295, un applicativo delle ISO 11228 che fornisce gli strumenti per lo studio delle movimentazioni secondo gli algoritmi di calcolo previsti dalle norme tecniche.

Per ampliare l’applicazione di ISO 11228-1, la ISO TR 12295 propone nuovi criteri che consentono di analizzare compiti di sollevamento complessi ossia compiti compositi con più di 10 “varianti” e compiti variabili. Queste tipologie di compiti di sollevamento vanno valutate tramite le procedure di analisi differenziate che si fondano comunque sul metodo originale della RNLE che è alla base della ISO 11228-1 ed anche della EN 1005-2.

MMC TECO MILANO

Come vengono classificate le tipologie di movimentazione?

Compito semplice: è definito come compito che include il sollevamento di un solo tipo di oggetto (con lo stesso peso) usando sempre la medesima postura (geometria del corpo) nello stesso schema all’origine e alla destinazione. In questo caso viene utilizzata la procedura di calcolo dell’Indice di Sollevamento “tradizionale”, come riportato nella ISO 11228-1.

Compito composito: è definito come compito che include il sollevamento di oggetti (generalmente dello stesso tipo e massa) usando geometrie differenti (raccogliere e posizionare da/su mensole a diverse altezze e/o diversi livelli di profondità). In questo caso viene applicata la procedura di calcolo dell’Indice di Sollevamento Composito (CLI), mediante l’Equazione del NIOSH Revisionata.

Compito variabile: viene definito come un compito in cui sia la geometria del corpo che il peso della massa variano durante diversi sollevamenti eseguiti dai lavoratori nello stesso periodo di tempo. In questo caso viene applicata la procedura di calcolo dell’Indice di Sollevamento Variabile (VLI).

Quali sono le caratteristiche della movimentazione da prendere in considerazione?

Per il calcolo degli indici CLI e VLI è importante riconoscere dei dati rappresentativi della movimentazione. Tali dati comprendono:

  • il numero dei carichi sollevati e il loro peso,
  • l’altezza della mani,
  • la distanza orizzontale,
  • l’asimmetria, ecc.

Per calcolare gli indici di sollevamento occorre adottare alcune semplificazioni nelle diverse variabili (e relativi moltiplicatori) presenti nell’Equazione originale:

m ≤ mref× hM× vM× dM× αM× fM× cM

Le semplificazioni riguardano, infatti, i seguenti parametri:

  1. collocazione verticale (altezza delle mani all’origine/destinazione del sollevamento).
  2. dislocazione (distanza) orizzontale (Massimo punto di presa delle mani lontano dal corpo durante il sollevamento).
  3. Asimmetria (dislocamento angolare del carico).
  4. Dislocazione verticale del sollevamento (distanza verticale delle mani tra l’altezza d’origine e la destinazione).
  5. Tipo di presa

Per gestire le valutazioni specifiche dovute a sollevamento e trasporto, Blumatica ha sviluppato l’innovativa soluzione Blumatica DVR che consente di implementare la Valutazione dei rischi di qualunque organizzazione e mediante specifici tools integrati di eseguire le analisi di tutti i rischi specifici, tra cui quelli derivanti dalla Movimentazione dei carichi

MMC – Sollevamento e trasporto: valutazione rapida ai sensi del Technical Report ISO TR 12295 e valutazione dettagliata “STEP by STEP” prevista dalla norma UNI ISO 11228-1. Accanto alla verifica dell’attività in condizioni ideali, della durata e della frequenza della movimentazione, viene proposta l’applicazione dell’equazione RNLE (Revised NIOSH Lifting Equation), pubblicata dal NIOSH ed opportunamente modificata.

Algoritmi differenti propongono, poi, l’analisi dei compiti compositi e variabili con relativo calcolo degli indici di riferimento

da ediltecnico

BENESSERE VS STRESS IN OSPEDALE

Da nurse24.it

Quanta influenza ha l’ambiente che ci circonda? È importante lavorare in un ambiente familiare e protettivo? Una corretta percezione del clima interno ad una organizzazione è essenziale per migliorare la qualità del lavoro, per assicurare adeguati livelli di performance degli operatori, per fornire nuove opportunità di sviluppo professionale. Si parla spesso di malessere organizzativo da parte degli operatori o di stress lavoro-correlato fino ad arrivare alla non soddisfazione nello svolgere il proprio lavoro.

Lo stato di benessere di un’organizzazione altro non è che la misura di un insieme di parametri che descrivono la qualità del clima organizzativo, ossia l’atmosfera che circonda l’intera organizzazione, il livello del morale e l’intensità dei sentimenti di appartenenza, di affezione e buona volontà che si riscontra tra i dipendenti.

Per indagare il clima organizzativo è necessario tener conto della relazione tra i dipendenti e l’organizzazione e di quella tra i dirigenti e i dipendenti. Queste relazioni sono determinate dalle interazioni tra obiettivi e risultati, dalla struttura del processo di management, dal comportamento delle persone.

Sebbene un clima di benessere organizzativo non sia garanzia di efficienza organizzativa, è molto probabile che si ottenga una buona performance operativa laddove i dipendenti siano motivati a lavorare in maniera volenterosa ed efficace.

Secondo Petrick e Manning (1990), per migliorare il morale e di conseguenza il clima, i responsabili delle organizzazioni devono intervenire su quattro aree principali:

  1. Area lavorativa: le persone devono poter dare importanza e significato al lavoro loro assegnato
  2. Area relazionale: le relazioni personali devono permettere di migliorare la capacità dei dipendenti di lavorare tra di loro e di relazionarsi con i superiori
  3. Area personale: ciascun dipendente deve ottenere il giusto riconoscimento per il contributo dato al lavoro
  4. Area economica: i risultati ottenuti devono essere ricompensati economicamente e in termini di progressioni di carriera

Multi

La promozione del benessere organizzativo nel contesto di tutte le organizzazioni, compreso il SSN, deve partire dalla conoscenza approfondita e puntuale dei punti di forza e delle aree critiche presenti in esse, sulla cui base progettare gli opportuni interventi di miglioramento e ottenere una serie di vantaggi riassumibili schematicamente in tre macroaree:

Vantaggi per la salute Vantaggi sociali Vantaggi economici
Riduzione della percentuale di infortuni e malattie professionali Miglioramento della qualità della vita lavorativa e, in generale, della qualità della vita dei lavoratori Aumento della produttività e dell’efficienza economica
Adozione di stili di vita sani e l’equilibrio della persona Aumento dell’autostima e della motivazione Aumento della competitività dell’organizzazione
Riduzione delle assenze per malattie ed infortuni Innalzamento delle competenze professionali e delle capacità di far fronte alle esigenze della vita professionale Miglioramento dell’immagine istituzionale

 

RISCHIO ANTIMONIO NELL ‘AMBIENTE

Da quanto tempo non si sentiva parlare di antimonio? Il suo simbolo chimico, Sb, deriva dal latino Stibium ed è un metallo che vanta gli utilizzi più svariati e grotteschi: da colorante per le decorazioni del palazzo di Nabucodonosor a pillole dagli effetti lassativi, da sostanza con effetti afrodisiaci a medicinale per trattare la febbre elevata. Potrebbe addirittura essere stato la causa, tra le varie ipotizzate, della morte di Wolfgang Amadeus Mozart.

Nonostante fin dall’antichità sia nota l’elevata tossicità, l’antimonio triosside viene ancora oggi ampiamente utilizzato e, da alcuni anni a questa parte, è tornato al centro dell’attenzione per la sua possibile cancerogenicità per gli esseri umani. La preoccupazione maggiore è data dal fatto che anche moltissimi oggetti di uso comune lo contengono, tra questi i giochi e i tappetini di plastica per i bambini, oltre ai ritardanti di fiamma utilizzati nella composizione dei materiali plastici, all’imballaggio usato per gli alimenti e al materiale a base di BPA (bisfenolo A), come le bottiglie dell’acqua minerale e delle bibite.

Proprio queste sono entrate nel novero delle leggende, di cui l’antimonio vanta un’antica tradizione, essendo utilizzato come catalizzatore per la polimerizzazione nella plastica.

Secondo un messaggio allarmistico di parecchi anni fa, ancora in circolazione e attribuito a Sheryl Crowe, star della scena musicale pop sopravvissuta a un cancro al seno, bere l’acqua contenuta nelle bottiglie di plastica dopo l’esposizione al sole provoca il cancro: “Se sei una di quelle persone che lascia la sua bottiglia di plastica in macchina durante i giorni caldi e bevi l’acqua dopo, quando torni in macchina, corri il rischio di ammalarti di cancro al seno! … Sheryl Crow ha detto, nel corso del programma di Ellen, che in questa maniera aveva contratto il cancro al seno. I medici hanno spiegato che il caldo fa sì che la plastica emetta tossine tossiche [sic!] che portano a contrarre il cancro al seno”.

Alcuni studi scientifici hanno da tempo dimostrato che le bottiglie in BPA rilasciano antimonio se esposte al sole, ma la cancerogenicità dell’antimonio presente negli alimenti non è ancora stata dimostrata.

Cosa dicono gli ultimi studi

Un recente studio condotto in Qatar e apparso su Environmental Monitoring and Assessment ha misurato la quantità di antimonio presente nelle bottiglie di plastica esposte al sole tra i 24 °C e i 50 °C. Le analisi sono state condotte su 66 marche di acqua in bottiglia: la concentrazione di antimonio variava dai 0.168 ai 2.263 μg/L a 24 °C e dai 0.240 ai 6.110 μg/L a 50 °C. Quindi, il rilascio di antimonio è maggiore all’aumentare della temperatura e, a 50 °C, supera il limite raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che è di 6.11 μg/L..

Uno studio analogo, pubblicato su Environmental Science and Pollution Researchè stato condotto in Cina giungendo a conclusioni sovrapponibili: la marca con minor quantità di antimonio nella plastica ha aumentato in maniera sensibile la concentrazione di Stibium nell’acqua dopo 24 ore di esposizione a temperature superiori ai 40° C. Per questo, conservare le bottiglie d’acqua a temperatura normale non rappresenta un rischio di contaminazione da antimonio.

“Come tutte le materie plastiche, i materiali e gli oggetti in PET (comprese le bottiglie) rientrano nel regolamento quadro sui materiali a contatto con gli alimenti 1935/2004 e in particolare nel regolamento (UE) 10/2011 sulle materie plastiche” dichiara a OggiScienza un portavoce dell’EFSA.

“In base a tale regolamento, il triossido di antimonio è autorizzato per la produzione di materie plastiche con un limite massimo di migrazione specifica (LMS), ovvero la quantità rilasciata, di 0,04 mg per kg di prodotto alimentare. Va notato che, conformemente a tale regolamento, gli ‘aiuti alla polimerizzazione’ non inclusi nell’elenco dell’Unione possono essere presenti negli strati plastici di materiali o oggetti di plastica”.

In arrivo una revisione della letteratura scientifica

Per quanto riguarda la valutazione della sicurezza del triossido di antimonio effettuata dall’EFSA, l’ultima è stata effettuata dal gruppo di esperti AFC (Food Additives, Flavourings, Processing Aids and Materials in Contact with Food) nel gennaio 2004. “La valutazione si è conclusa con una restrizione di 40 µg/kg di prodotto alimentare che è stato utilizzato per fissare il limite massimo di migrazione specifica. Tale restrizione consentirebbe di assegnare il 10% della DGA (dose quotidiana ammissibile) ai materiali destinati al contatto con gli alimenti” conclude EFSA.

Sulla cancerogenicità dell’antimonio triosside, la forma più pericolosa, è in corso dal 2017 un processo di revisione della letteratura e dei dati degli esperimenti condotti su animali da parte del National Toxicological Program (NTP) su indicazione del National Institute of Occupational Safety and Health (NIOSH).

Amy Wang, responsabile del progetto di valutazione dell’antimonio al NTP, spiega a OggiScienza che “il documento elaborato dal suo gruppo di ricerca basa il proprio razionale sulla potenziale diffusione a livello di esposizione occupazionale e su un database di esperimenti su animali per valutare la cancerogenicità dell’antimonio. Negli Stati Uniti, la fonte più importante per l’esposizione lavorativa all’antimonio la troviamo nella produzione di ritardanti di fiamma alogenati utilizzati nella gomma e nei tessili, nel processo di produzione dei materiali a base di PET, negli impianti di produzione chimica, nelle fonderie e impianti di lavorazione dei metalli. Inoltre, come additivo, nella lavorazione del vetro, nei pigmenti colorati, nei quadri, nella ceramica e nel cemento”.

L’esposizione quotidiana

Per quanto riguarda la tossicità dell’antimonio a livello alimentare, Wang precisa che “la forma di antimonio presente negli alimenti non è l’antimonio triosside. L’esposizione nell’ambito della vita quotidiana è legata all’inalazione di aria contaminata, dai fumi di impianti o alla presenza nella polvere all’interno delle case”.

Una valutazione in linea con quanto rileva l’OMS che, nel report Antimony on drinking water(2003) indicava come, a livello mondiale “i livelli di antimonio, misurati attraverso l’analisi del sangue e delle urine, sono diminuiti nel tempo. Tuttavia, livelli di antimonio nelle urine si riscontrano nelle fasce più povere e deprivate della popolazione, che lo assorbono soprattutto per inalazione, sia di aria ambientale che nelle case”.

La conclusione a cui è giunto il NTP nel 2017 è la raccomandazione che questa sostanza, l’antimonio triossido, sia inserito nel Report on Carcinogens (RoC) come ‘ragionevolmente atteso cancerogenico per l’uomo’ (Reasonably Anticipated to Be A Human Carcinogen). La decisione finale dipenderà dalle valutazioni del Segretario americano del Dipartimento della Salute. “Noi” conclude Amy Wang “auspichiamo possa essere presa entro il 2019”.

da agorabox.it

 

ALLEGATO 3 B SEMINARIO A MILANO

La Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione ha organizzato il prossimo 2 ottobre, presso la Clinica del Lavoro di Milano, il Seminario “Le comunicazioni dei medici competenti fonte di conoscenza dei rischi: utilizzi e criticità dell’Allegato 3B“.

La CIIP ha attivato nel 2019 un gruppo di lavoro che ha avviato un confronto sulla sorveglianza sanitaria tra le associazioni ad essa aderenti.

Tra i temi trattati quello delle comunicazioni dei Medici Competenti, tra cui quelle inserite nell’Allegato 3B. Ogni anno i medici competenti inseriscono in un portale web gestito da INAIL informazioni relative alla sorveglianza sanitaria riferite all’anno precedente.

Sono fra le poche informazioni disponibili sui rischi presenti negli ambienti di lavoro e sui lavoratori che vi sono esposti, mentre la maggior parte dei sistemi informativi utilizzati per la prevenzione sono basati sui danni (infortuni e malattie professionali). Queste informazioni sono quindi rese disponibili ai Servizi di Prevenzione delle ASL che possono utilizzarle per la programmazione di attività di prevenzione, così come per evidenziare situazioni abnormi meritevoli di approfondimenti e di controlli. D’altro canto l’analisi dei dati aggregati può consentire di supportare e orientare i medici competenti a confrontarsi per una valutazione omogenea dei rischi per attività produttiva. Inoltre, se i dati fossero resi disponibili, le associazioni di categoria e le organizzazioni dei lavoratori e degli imprenditori potrebbero giovarsene per la condivisione e programmazione strategica di misure di prevenzione, in funzione delle evidenze “epidemiologiche” che emergono in determinati settori. Le esperienze di immissione dei dati e della loro elaborazione hanno messo in luce diverse criticità che potrebbero essere in buona parte superate avviando momenti di confronto tra medici competenti e operatori sanitari dei Servizi di prevenzione delle ASL/ATS.

Questo primo seminario CIIP intende aprire un confronto sull’utilizzo di queste informazioni e sulle possibilità di migliorarne la fruibilità. Altri incontri sono in previsione in particolare sulle idoneità difficili e sull’accomodamento ragionevole.

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TECO MILANO :

Quando si parla di sicurezza sul lavoro, ambiente, medicina del lavoro e formazione Teco Milano srl è il riferimento giusto per chi cerca un partner adatto.

info@tecomilano.it      Telefono 02 48958304

MEDICO COMPETENTE JOURNAL 2/2019

È disponibile nell’ archivio digitale  anma
Il numero 2/2019 del medico Competente Journal . Il numero  è dedicato in particolare all’inserimento lavorativo del disabile sulla base delle norme emanate da Inail.
L’attualità affronta il problema dell’alcol e delle droghe: un prezioso contributo, corredato da commenti e considerazioni, dedicato alle relazioni istituzionali sul tema.


Tante le pagine di approfondimento con particolari focus sul supporto psicologico in azienda in situazioni di crisi, smart working, depressione e acrofobia nei luoghi di lavoro.

Clicca qui

 

MEDICO COMPETENTE JOURNAL 1/2019

È on line e scaricabile dall’apposita sezione del sito il n 1/2019 di Medico Competente Journal, notiziario ufficiale dell’Associazionenazionale medici d ‘azienda .

Il numero si apre con le riflessioni di ANMA sulle linee di indirizzo sulla gestione delle problematiche correlate all’uso di alcol e sostanze stupefacenti e dei soggetti esposti al rischio da sovraccarico biomeccanico
La nuova pubblicazione del Journal riporta, come consuetudine, l’articolo della rubrica ufficio & salute con la presentazione della scheda per lo screening ergoftalmologico del videoterminalista .

Infine, si parla  di accertamenti sanitari per lavoratori non soggetti a sorveglianza sanitaria

Clicca qui

GUIDA NIOSH PER I VIAGGI DI LAVORO

Tutti i viaggi comportano dei rischi ma i viaggi internazionali  rappresentano una tipologia di rischio completamente diverso. Per i dipendenti che viaggiano all’estero per lavoro, ci sono molte considerazioni che riguardano la sicurezza e la salute, e questo è particolarmente rilevante per le piccole imprese. L’Istituto nazionale per la sicurezza e la salute sul lavoro (NIOSH) ha recentemente pubblicato una guida che fornisce preziose informazioni e strumenti a datori di lavoro e dipendenti per rispondere alle preoccupazioni di viaggio. ( the Small Business International Travel Resource )

Per le aziende con meno di 50 dipendenti, l’organizzazione dei viaggi internazionali spesso ricade sul dipendente o sul manager, e ciò rende più difficile garantire che ogni dipendente sia sempre in sicurezza. La nuova guida di NIOSH da delle semplici precise indicazioni per garantire che la sicurezza dei viaggi dei lavoratori sia organizzata in tre fasi: pre-viaggio, in viaggio e post-viaggio.

L ‘azienda aiuta il dipendente a organizzare i suoi piani con un piano cronologico:

Calendario delle attività del datore di lavoro: fornisce un modo per pianificare i viaggi e proteggere il dipendente identificando i rischi chiave, le responsabilità e le esigenze logistiche e di comunicazione necessarie.  Pianificazione del viaggio: i datori di lavoro possono rivedere questo elenco di controllo con i dipendenti a seconda del loro lavoro, posizione e necessità personali per aiutare a gestire i rischi, la responsabilità e la comunicazione.
Post Travel Report: aiuta il dipendente a prepararsi per l’attività in loco, l’imminente ritorno alla vita quotidiana di casa e un modo per programmare il riposo e il recupero del jet-lag al ritorno.
“Molte delle piccole imprese non dispongono del personale delle risorse umane per pianificare le esigenze dei viaggi di lavoro internazionali. Spesso quindi  la responsabilità di tutto ció ricade su proprietari e dirigenti “, ha dichiarato il direttore di NIOSH John Howard, MD “Questa nuova guida di viaggio internazionale fornisce gli strumenti necessari per organizzare  e pianificare la sicurezza di un viaggio sicuro all’estero “.

La guida ha lo scopo di aiutare i dipendenti a gestire  con la pianificazione del viaggio , la sicurezza in tutte le fasi della trasferta (pre, durante e post). La maggior parte dei dipendenti concentra le proprie energie sul pre-viaggio e su dove deve andare. Tuttavia, questo è solo il primo passo e i datori di lavoro devono mantenere i dipendenti al sicuro durante l’intero viaggio. La guida di viaggio di NIOSH include anche un modo per valutare lo stato di salute durante la trasferta , un elenco del materiale da portare con se, un piano di salute e sicurezza sul luogo, moduli di contatto e informazioni di emergenza, rapporti sugli incidenti e un elenco internazionale delle risorse di viaggio di lavoro.

Ecco il link per leggere la guida Small Business International Travel Resource here. Altre informazioni si possono reperire presso the Center for Disease Control and Prevention Traveler’s Health page o al NIOSH’s Small Business topic page.

Da oshonline.com liberamente tradotto da

dott Alessandro Guerri medico del lavoro

VADEMECUM PER LA SCELTA DI UNA SCARPA ANTINFORTUNISTICA

Scarpa antinfortunistica base della sicurezza

Che il lavoro coinvolga un turno in fabbrica, o una conta di materiale pesante, o magari semplicemente del lavoro intenso in un campo, la presenza di una buona scarpa antinfortunistica è probabilmente uno dei fattori chiave per evitare molti incidenti.

Non solo la scarpa antinfortunistica garantisce la resistenza a eventuali oggetti in caduta, o allo sversamento di liquidi corrosivi e altre situazioni di rischio, ma se di buona qualità, la suola viene studiata appositamente per essere resa antiscivolo, con dei coefficienti di attrito più alti del normale e con diverse qualità aggiuntive, a seconda della tipologia di lavoro che si va a svolgere: impermeabili, ignifughe, antistatiche o resistenti al caloree in grado di reggere nel tempo a usi prolungati e intensivi.

Ma come scegliere la scarpa giusta? Come capire quando è di buona qualità?

Tipi e livello di sicurezza

Al pari di ogni altra norma di sicurezza dettata da disposizioni di legge, anche le scarpe antinfortunistiche rispettano delle classificazioni di vario livello con degli standard da rispettare piuttosto specifici. Ovviamente il livello di sicurezza è molto dipendente dall’impiego che si svolge, ma è una realtà che ormai le calzature anti infortunio siano necessarie in praticamente qualsiasi ambito.

I tipi di scarpe si dividono in:

Basse: coprono solo il piede, senza superare la caviglia.

Alte: questo tipo arriva a proteggere la caviglia o, nel caso di stivali, possono arrivare al ginocchio.

Sandali: è il modello che non ha lacci per chiudere, ma solo una cinghia in velcro per aprirli facilmente.

Zoccoli: è il classico tipo di scarpa usato in ambiente sanitario o alimentare, come le cucine, sono aperte sul retro tramite una piccola cinghia.

Ogni tipo è ovviamente adatto a un ambito lavorativo specifico, come appunto nel caso degli zoccoli i quali è facile vedere dentro gli ospedali o nella cucina di una mensa universitaria.

Diversamente, ogni tipo di calzatura ha poi una classificazione a livello europeo per indicare gli standard di sicurezza che è in grado di rispettare:

SB (Sicurezza Base): questo livello rispetta le norme EN345 richiedenti un puntale di acciaio resistente fino a 200 Joule. Spesso prevedono anche una suola antiscivolo per oli e idrocarburi di vario tipo.

S1/S1P: il livello di queste calzature è leggermente superiore all’SB, possedendo una suola antistatica e un puntale di acciaio per le dita dei piedi. È il tipico modello indossato da magazzinieri e operatori alberghieri o dell’industria alimentare.

Le scarpe con classificazione S1P hanno l’aggiunta della lamina antiperforazione per oggetti contundenti e perforanti, quindi adatti a cantieri edili o settori industriali dove si lavora legno e metallo, ma anche settori alimentari dove sono in uso macchinari pesanti oppure coltelli particolarmente pericolosi.

S2: seguendo tutte le misure precauzionali dello standard S1, l’S2 aggiunge l’impermeabilità della tomaia, adottando pelle o altri materiali idonei a resistere all’acqua per 60 minuti. Molto usati in ambito di trasporti e stoccaggio materiali, vengono usate limitatamente in quanto sprovviste di suola antiforo e altri sistemi di sicurezza come l’S3.

S3: includendo tutte le precedenti dotazioni, le calzature S3 hanno la suola antiforo, per evitare di ferirsi con schegge, chiodi o altri oggetti contundenti, è idrorepellente ed è la tipologia più utilizzata in quasi tutti gli ambiti lavorativi.

Il campo di applicazione tipico di questo livello sono le officine, l’edilizia e l’agricoltura, risultando quindi anche il tipo su cui porre più attenzione al momento dell’acquisto.

S4 e S5: questi livelli di protezione prevedono un’impermeabilità del 100% per ogni durata di tempo e la versione S5 è provvista di lamina antiperforazione. I campi di applicazione sono molteplici e prevedono spesso il rischio o la presenza costante di oli o acqua, come nel caso di cantieri edili, impianti di lavaggio o siti di lavorazione dove vi è presenza di acidi.

È evidente come, dalla classificazione, sia necessario capire quali standard devono essere rispettati sul proprio sito di lavoro. La classificazione europea è un ottimo modo per stabilire facilmente se il modello che si sta andando ad acquistare o che è stato messo a disposizione sia più o meno adatto e in linea con le norme vigenti.

Scegliere quella giusta

Oltre che alla classificazione europea, però, è necessario capire che non ogni tipo di scarpa è uguale all’altro, anche nel rispetto dello stesso standard di sicurezza. Così al momento dell’acquisto diventa essenziale considerare alcuni fattori per niente secondari, i quali dovranno essere valutati sulla base del lavoro che si svolge: se si dovrà stare molte ore in piedi, sarà necessario che la suola sia confortevole e se il tipo di lavoro costringe a stare piegati o inginocchiati per diverso tempo, di certo servirà che la calzatura sia elastica e non troppo rigida.

Pensare di ignorare, o rendere triviale la valutazione di questi fattori, può non solo compromettere l’effettiva utilità della scarpa sul luogo di lavoro, ma anche esporre a problemi di salute, oltre che incidere sull’attività lavorativa stessa.

Quando si sta per usare una scarpa antinfortunistica, o si sta per effettuare l’acquisto di un paio, è bene quindi considerare innanzitutto la sicurezza,dopodiché il comfort e la comodità, valutando la leggerezza della scarpa (preferendo quindi una punta in materiale composito piuttosto che una più pesante di alluminio) la sua flessibilità, la calzata(ovvero la larghezza della pianta del piede) e la tomaia, la quale dovrebbe rispettare quantomeno dei requisiti di traspirabilità, impermeabilità e persino di protezione da acidi o sostanze corrosive .

conclusioni

Nonostante il prezzo non possa minimamente essere trascurato quando si parla d’investimento per svolgere il proprio lavoro, è di vitale importanza capire che il risparmio eccessivo, sacrificando la vestibilità della calzatura o le sue proprietà di sicurezza, può risultare una scelta davvero sbagliata, costringendo a un nuovo acquisto nel caso la calzatura risulti scomoda o non idonea alla mansione che si andrà a svolgere, ma, soprattutto, al bisogno di dover comprare un nuovo paio per via di qualche danno ingente arrecato alla calzatura da un agente esterno per cui la scarpa non era stata progettata.

da adnkronos